Mirijana Soldo.
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IL MIO CUORE TRIONFER.
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Traduzione: Augusto Monacelli.
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DOMINUS PRODUCTION EDIZIONI, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica curata da Santo Bono Carminati e 
                resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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PRESENTAZIONE.
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Mirjana Soldo aveva solo sedici anni quando, insieme ad altri cinque ragazzi, vide una misteriosa signora su una collina vicino a Medugorje, un paesino della ex-Jugoslavia. La signora, dotata di una bellezza e di una grazia straordinarie, disse di essere la Madonna. Gli eventi che ebbero inizio quel pomeriggio del 1981 cambiarono drasticamente la vita di Mirjana, causandole notevoli problemi all'epoca del regime comunista. Dopo oltre 35 anni di apparizioni, la gente continua a riversarsi a Medugorje in cerca di risposte ai grandi interrogativi della vita. Tante sono le storie di miracoli e - secondo Mirjana - tante ancora dovranno verificarsi: la Madonna, infatti, le ha affidato dieci segreti profetici riguardanti il futuro del mondo. In "Il Mio Cuore Trionfer" Mirjana racconta la vicenda di Medugorje vista dai suoi occhi - gli stessi che, stando alla sua testimonianza, contemplano la donna pi venerata della storia.
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L'AUTRICE.
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Mirjana Dragicevic Soldo  nata il 18 marzo 1965 a Sarajevo in Bosnia-Erzegovina.
Come veggente di Medjugorje ha ricevuto apparizioni quotidiane dal 24 giugno 1981 al 25 dicembre 1982. Quel giorno, affidandole il decimo segreto, la Vergine le disse che per tutta la sua vita avrebbe avuto unapparizione allanno il giorno 18 marzo.
Dal 2 agosto 1987, secondo la sua testimonianza, ogni secondo giorno del mese Mirjana  sentiva la voce della Madonna e La vedeva, ed insieme a Lei pregava per i non credenti.
Il 18 Marzo 2020, dopo lapparizione annuale della Madonna, Mirjana ha annunciato che non avr pi apparizioni ogni 2 del mese, come accaduto sino al 2 marzo 2020.
Mirjana  sposata, ha due bambini, vive con la sua famiglia a Medjugorje.
A lei la Vergine ha affidato questa intenzione di preghiera: per i non credenti, ovvero quelli che non conoscono lamore di Dio.
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IL MIO CUORE TRIONFERA'.
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Desidero ringraziare, in modo particolare,
Miki Musa e Sean Bloomfield.
Se questo libro  arrivato a voi,
 grazie all'affetto, alla pazienza e all'aiuto
che hanno offerto.
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INTRODUZIONE.
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Mi chiamo Mirjana. Vedo la Madonna da oltre 35 anni. Non
potrei dirlo in modo pi diretto.
Capisco che sia difficile immaginare che al giorno d'oggi possano
succedere cose del genere. Perfino per alcuni credenti, i miracoli
sarebbero cose del passato. Ma dubito che qualcuno possa essere pi
scioccato di quanto lo fui io quando tutto ebbe inizio. Non sapevo
nemmeno che vicende simili potessero effettivamente verificarsi, specie
a Medugorje, un piccolo paese della ex Jugoslavia.
Sappiate che sono stata esaminata da medici e scienziati di ogni parte
del mondo e tutti concordano su un fatto: sono assolutamente
normale. Ho anche un'attestazione scritta che lo conferma.
Dunque, prima che mettiate in dubbio la mia salute mentale, vi chiedo
semplicemente, con il sorriso sulle labbra: voi avete forse un documento
ufficiale che attesti la vostra sanit mentale?
Non ho scritto questo libro per convincervi a credere in me. Io sono
solo un tramite, desidero condividere la mia storia sperando che
possa essere di conforto in un mondo in cui la pace sta diventando
sempre pi rara.
Dire che la mia vita sia cambiata il pomeriggio del 24 giugno 1981
rende a malapena le dimensioni di ci che  accaduto. Fino a quel
giorno avevo vissuto sotto la mano pesante del comunismo e
sopportato tutti i numerosi problemi ad esso connessi; ma la sofferenza
pi grande  iniziata dopo aver vissuto, insieme ad altri cinque ragazzi,
qualcosa di straordinario.
Ci che avevamo visto avrebbe cambiato radicalmente noi, le nostre
famiglie e milioni di persone nel mondo, ma al contempo provocato
l'ira del regime jugoslavo. Temendo che la mia testimonianza fosse
un pericolo per il loro potere, i comunisti mi considerarono ufficialmente un nemico dello stato, all'et di appena 16 anni.
Forse i loro timori erano giustificati, perch avevo vissuto una cosa
pi grande del regime comunista - pi grande, infatti, di qualsiasi
cosa sulla terra...
Avevo fatto l'esperienza dell'Amore di Dio.
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Mirjana Soldo.
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Capitolo 1.
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"Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perch hai nascosto
queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli".
(Ges, Matteo 11, 25).
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All'inizio, fra noi sei, ero io l'estranea.
A differenza degli altri, ero cresciuta a Sarajevo. Tutto nella mia citt
- le strade trafficate, i palazzoni - contrastava fortemente con i
campi, le strade sterrate e le case in pietra di Medugorje. Ma pi che
le caratteristiche fisiche, erano gli aspetti culturali a rendere questi
due luoghi cos diversi.
Medugorje era abitata soprattutto da croati, un popolo fiero che aveva
attraversato grandi difficolt nella storia. Era rimasto fedele alla
fede cattolica, nonostante le invasioni dei turchi e l'oppressione dei
comunisti. Tuttavia, anche nel 1981, chi viveva a Medugorje era costretto
a mantenere il riserbo sulle proprie credenze religiose, s da
non attirare l'attenzione del regime.
La popolazione di Sarajevo, invece, era costituita dall'insieme
variopinto di tutte le persone che abitavano il resto della Jugoslavia.
La citt, chiamata a volte "la Gerusalemme d'Europa", comprendeva
circa 400.000 abitanti, tra cui musulmani bosniaci (circa il 45%),
cristiani serbo-ortodossi (30%), la nostra minoranza di croati cattolici
(8%) e anche una comunit, ancor meno numerosa, di ebrei. L'ideologia
dominante di quell'epoca era quella comunista atea.
La variet della storia di Sarajevo traspariva in modo evidente
soprattutto dalla sua architettura. Era come se tante tessere di un puzzle fossero state messe insieme per creare una citt. In periferia, i
tetti dalle tegole rosse delle case tradizionali bosniache facevano
contrasto con i casermoni in cemento eretti dai comunisti, mentre
vicino alla BascarUja - l'affascinante "centro storico" e cuore di Sarajevo - le decorazioni delle moschee e delle cittadelle ottomane si
affiancavano ai resti stravaganti dell'Impero Austro-Ungarico.
Per tutta la mia infanzia ho avuto molti amici di varie religioni e culture: fra tutti gli amici di Sarajevo, infatti, solo pochi erano cattolici.
I musulmani e gli ortodossi erano molto pi numerosi nella citt,
la cui veduta era dominata da minareti e guglie di chiese bizantine.
Avevo amici di entrambe le religioni, ma le differenze fra di noi non
sono mai state motivo di preoccupazione. Talvolta festeggiavo anche
le loro festivit ed essi le mie. Imparai a rispettare le persone di altre fedi anche prima che la Madonna mi confermasse che era un
comportamento giusto.
Crescendo, ero sempre attirata dall'idea di trascorrere le vacanze
estive a Medugorje, anche se nelle case mancava l'acqua corrente e
passavo gran parte del tempo a lavorare sotto il sole infuocato. I miei
zii e cugini abitavano a Medugorje e i miei genitori mi davano il
permesso di stare da loro ogni anno. Medugorje era diventata la mia
seconda casa.
Zio Simun e zia Slava mi trattavano come una figlia, quindi a casa
loro non mi sentivo mai un ospite. Le loro figlie maggiori, Milena e
Vesna, per me erano pi sorelle che cugine. Dormivamo nella stessa
stanza e parlavamo tra noi ogni sera finch Vlado, il fratello pi
piccolo, non ci diceva di stare zitte o finch le nostre risatine non
svegliavano la sorellina Jelena.
La parrocchia di Medugorje, stretta fra montagne coperte di sterpaglia,
comprendeva cinque piccole frazioni. Fu fondata il 15 maggio
1892 e posta sotto la protezione di San Giacomo, il santo patrono dei
pellegrini - una scelta che, 90 anni dopo, si sarebbe rivelata profetica.
La prima chiesa di San Giacomo fu costruita inavvertitamente
su un terreno instabile, quindi ne fu realizzata un'altra, che venne
completata nel 1969. Inizialmente nessuno capiva perch i sacerdoti
avessero costruito una chiesa cos grande; ora, dopo tutto quello che
 successo dal 1981, essa sembra quasi troppo piccola.
Gli zii abitavano a Bijakovici, una frazione situata ai piedi di una collina chiamata Podbrdo. Come tutti a Medugorje, conducevano una
vita assai umile coltivando il tabacco, l'uva e altri prodotti agricoli.
Mentre le case tradizionali dell'Erzegovina avevano le mura in pietra
e i tetti di mattonelle arancioni, l'abitazione di Simun e Slava era pi
moderna, fatta di mattoni e intonaco.
Nessuno a Sarajevo, neanche i miei genitori, capiva che cosa mi
piacesse cos tanto di Medugorje. A casa avevo tutti i comfort della
vita di citt, che i miei mi assicuravano con il loro duro lavoro. Al
confronto, la vita a Medugorje era molto pi diffcile. Gli abitanti
dovevano procurarsi il cibo coltivandolo, erano costretti a razionare
l'acqua e lavoravano solo per sopravvivere. Eppure era questa
semplicit ad attirarmi l ogni estate.
Nei miei primi nove anni di vita a Sarajevo, i miei mi trattavano
come una principessa. Pap, in particolare, stravedeva per me. Se
mamma mi chiedeva di fare il bucato o lavare i piatti, lui si sostituiva
al posto mio. A volte i miei mi portavano addirittura la colazione a
letto e mi cucinavano sempre quello che volevo; ero molto magra e,
quindi, pensavano che dovessi mangiare di pi. Per incoraggiarmi,
mamma e pap mi applaudivano se finivo tutto quello che avevo
nel piatto. Questo comportamento, per, a volte provocava qualche
momento di imbarazzo. Quando avevo circa sette anni, ad esempio,
andai a trovare alcuni parenti, che avevano preparato un pasto speciale
per il suocero di mia zia. Non sapendo che il cibo fosse solo per
lui, lo mangiai tutto io e poi attesi con orgoglio l'applauso; invece,
tutti mi guardarono sorpresi. Per fortuna il suocero di mia zia ci rise
sopra.
Per una come me, schizzinosa con il cibo, Medugorje era diversa da
com' ero abituata. Ma la mamma, prima che partissi, mi ammoniva
sempre di non lamentarmi. "Se vengo a sapere che non hai voluto
mangiare qualcosa", diceva, "ti faccio tornare immediatamente a
casa".
Nonostante i contrasti, amavo Medugorje. Mentre i miei passavano
le vacanze estive sulla costa adriatica, io mi recavo in un paesino
sconosciuto tra le colline dell'Erzegovina. Ma Medugorje non mi era
del tutto estranea. Per quel che ricordi, ci andavo ogni tanto con la famiglia per recar visita ai parenti. Da bambina mi divertivo un mondo
a giocare con i cugini e i loro amici. Scorrazzavamo per le aie e giocavamo a nascondino tra i vigneti. In quelle occasioni venivo a contatto con una libert rurale che la citt non poteva offrire.
Un ragazzino era particolarmente gentile con me. Si chiamava Marko.
Aveva un anno pi di me, i capelli folti e neri e gli occhi color
caff. Suo zio paterno era il marito della mia zia materna, quindi
spesso, negli anni, ci vedevamo a casa di mia zia. I suoi e i miei genitori amavano passare il tempo insieme; quindi, quando ci venivano
a trovare a Sarajevo, Marko si aggiungeva a loro. I ricordi che ho su
di lui si spingono lontano nel tempo, tanto quanto quelli che ho su
di me. Ricordo perfino che dormimmo nella stessa stanza quando
eravamo piccoli.
Marko era diverso dagli altri ragazzi. Emanava pace - una fermezza
silenziosa e gentile che ammiravo - ed era sempre sorridente. Attribuivo
tale gentilezza alla forte fede in Dio che i genitori gli avevano
trasmesso fin dalla pi tenera et. Nell'adolescenza, l'affetto di Marko
divenne pi che un'attrazione romantica, ma era troppo timido per
dichiararsi. Io, per, avevo ben capito i suoi sentimenti. Ogni volta
che veniva a Medugorje per l'estate, si nascondeva dietro il fatto di
essere venuto a trovare i miei zii. I miei cugini spesso mi prendevano
in giro su questo particolare.
Tuttavia a Medugorje non c'erano molte occasioni per quel tipo di
socializzazione. Una volta arrivata mi mettevo a lavorare sodo, come
tutti gli altri. Molti giorni, io e i cugini ci svegliavamo prima dell'alba per andare nei campi a cogliere il tabacco e a mettere ad asciugare le foglie.
Le prime volte che andavo da loro, gli zii non volevano che mi svegliassi
presto per andare a lavorare nei campi. Pensavano che avessi
bisogno di dormire di pi e che non fossi abituata a quel tipo di vita.
Ma io sentivo di non avere il diritto di dormire mentre i cugini lavoravano, cos iniziai a svegliarmi da sola e ad andare con loro. All'inizio furono tutti sorpresi, poi per mio zio cominci a svegliarmi alle 4 di notte insieme al resto della famiglia.
Una volta finito il lavoro, avevamo di solito un po' di tempo libero.
Ci divertivamo con cose semplici, ad esempio facendo passeggiate
fuori dal paese o sedendoci sui muretti a parlare. I bambini di
Medugorje erano sempre curiosissimi di conoscere particolari della
vita di citt, mentre io ero semplicemente estasiata a sentirli raccontare fatti di vita di campagna.
Tra i miei migliori amici c'era Ivanka, una ragazza dai capelli neri.
Abitava a Mostar, non lontano, e passava l'estate e i weekend a
Medugorje dalla nonna; lei, quindi, era pi integrata di me nel paese.
Andavamo d'accordo soprattutto riguardo alla passione per la
vita di citt; le piaceva, in particolare, parlare di moda - e a volte
dell'affetto che provava per un ragazzo del posto, chiamato Rajko.
Alla fine della giornata ero esausta e avevo le mani appiccicose per
aver colto il tabacco, ma ero sempre contenta. Le mani erano l'unica
cosa di cui mi vergognavo una volta che ritornavo a scuola a Sarajevo.
I compagni tornavano dalle vacanze con belle mani abbronzate,
mentre le mie erano nero-giallastre per i residui del tabacco. Preferivo
nasconderle sotto il banco. Ma era un inconveniente di poco conto.
Quando ero a Medugorje mi sentivo benissimo. Mi sentivo viva.
Non vedevo l'ora che finisse l'anno scolastico per potervi ritornare.
Nel 1981, verso la fine del secondo anno della scuola superiore, iniziai
a sentirmi strana. Era una sensazione pi intensa della solita
eccitazione che avevo prima di partire per Medugorje e, cosa ancora
pi particolare, si esprimeva in uno strano desiderio di rimanere
da sola a pregare. Mi ritirai a pregare in silenzio, disdegnando i
soliti passatempi da adolescente, come passeggiare con gli amici o
frequentare i bar. Mamma era sempre pi preoccupata, pensando
che non fosse un comportamento normale per una ragazza di sedici anni.
All'epoca frequentavo una delle migliori scuole di Sarajevo. Durante
le ricreazioni - quando gli altri ragazzi si mischiavano nei corridoi
- iniziai a recarmi da sola in una chiesa ortodossa l vicino. Molti
amici cattolici evitavano le chiese ortodosse, ma a me quella chiesa
sembrava un rifugio tranquillo. Era sempre vuota. L'interno era
scuro e fresco e si sentiva un odore di vino invecchiato e di incenso.
Ogni giorno accendevo una candela e pregavo. Mentre mi godevo
quel silenzio, cercavo di capire che cosa mi stesse succedendo. La
strana sensazione si intensificava col passare dei giorni e al termine
dell'anno scolastico pregavo pi di quanto non avessi mai fatto prima
di allora.
Quando finalmente partii per Medugorje, non mi sembrava di essere
io a mettermi in viaggio. Era come se stessi guardando la vita
di un'altra persona al cinema. Perch mi sentivo cos strana? Pap,
quando mi lasci alla stazione per prendere il treno per Mostar, si
accorse di come fossi confusa. Come sempre, pianse - ma quella
volta mi preg anche di cambiare idea e di non partire. Lo abbracciai
dicendogli: "Non ti preoccupare, pap. Star bene".
Mentre prendevo posto sul treno, si fece strada in me un senso di
"aspettativa". Aspettativa di che cosa? Non lo sapevo. Come sempre,
non vedevo l'ora di rivedere gli amici e i parenti a Medugorje, ma
quella era una sensazione diversa, pi intensa, come se stessi sull'orlo 
dell'ignoto, sul punto di tufFarmici dentro. Volsi lo sguardo fuori
dal finestrino mentre il treno attraversava la periferia di Sarajevo per
poi seguitare il percorso lungo il fiume Neretva, un nastro azzurro
serpeggiante fra le Alpi Dinariche. Che cosa mi stava succedendo? E
perch avevo tanta voglia di pregare tutto il tempo? I dirupi immersi
nella nebbia lasciarono il posto alla pianura del lago Jablanicko;
dopo una serie di gallerie e ponti ad arco, arrivai alla stazione di
Mostar, dove mi aspettava zio Simun.
In capo a pochi giorni dal mio arrivo a Medugorje, tutte le mie domande
trovarono risposta e in un modo che non avrei mai immaginato.
Il 24 giugno 1981 mi svegliai con il sorriso. Era la festa di San
Giovanni Battista, il profeta descritto nella Bibbia come "la voce che
grida nel deserto per preparare le vie del Signore". Ma la mia gioia non
aveva tanto a che fare con San Giovanni Battista, quanto con il fatto
che quel giorno non saremmo dovuti andare a raccogliere il tabacco.
Durante le festivit a Medugorje non si lavorava, il che significava
avere molto tempo libero.
Era l'occasione perfetta per stare insieme a Ivanka. La sua famiglia
abitava accanto alla casa di mio zio, cos, quando andai a trovarla,
decidemmo di fare una passeggiata per i dintorni di Bijakovici.
Ci incamminammo per una strada stretta, per poi fermarci ad una
casa l vicino per vedere se Vicka, un'altra ragazza del posto, volesse
venire con noi. In quel momento stava dormendo, ma la madre promise
di dirle che eravamo passate. All'epoca, la gente a Medugorje
non chiudeva mai la porta a chiave ed era normale che tra vicini si
entrasse nelle reciproche case senza avvisare. Il passatempo preferito
nel paese era parlare con gli altri. Continuando la passeggiata,
sentimmo dire da qualcuno, in una casa l vicino: "Dove state andando?"
Poi per, passata l'ultima casa del paese, torn il silenzio.
Mentre camminavamo su una strada sterrata ai piedi della collina
del Podbrdo, parlammo di un fortissimo temporale che si era abbattuto
di recente nella zona. Le linee telefoniche erano ancora danneggiate
dopo che un fulmine aveva colpito la centralina telefonica
principale. Parlammo poi del pi e del meno: di quello che avevamo
fatto a scuola, delle nuove amicizie, delle ultime mode e di altri discorsi tipici delle ragazze adolescenti.
Ma su quelle conversazioni serene incombeva un argomento che
nessuna delle due voleva sollevare: la morte della mamma di Ivanka,
passata a miglior vita meno di due mesi prima in seguito a una lunga
malattia. Era una santa donna, che aveva accettato di soffrire fino
all'ultimo senza lamentarsi. Com'era usanza in Erzegovina, Ivanka si
era vestita a lutto il giorno del funerale della madre e avrebbe continuato per un anno a indossare abiti simili.
Mentre passeggiavo con lei, sentivo la tristezza nella sua voce e notavo
una certa sofferenza nei suoi occhi. Speravo che l'aria fresca
l'avrebbe tirata un po' su di morale, seppur momentaneamente. E
infatti, mentre parlavamo e ci raccontavamo le nostre esperienze,
inizi a sorridere.
Stanche del cammino, ci sedemmo su un punto all'ombra sotto la
collina, verso le 5 o le 6 del pomeriggio. Nel bel mezzo della conversazione, Ivanka esclam: "Penso che sulla collina ci sia la Madonna!".
Aveva lo sguardo fisso verso il Podbrdo, ma pensavo che stesse
scherzando, cos non guardai.
"Ah certo,  senz'altro la Madonna!", replicai. "Sar venuta a vedere
cosa combiniamo noi due perch non aveva niente di meglio da fare".
Mentre continuava a dirmi ci che aveva visto, ero piuttosto seccata.
I nostri genitori ci avevano insegnato a rispettare la fede e a non
nominare mai il nome di Dio invano, quindi il pensiero che Ivanka
stesse scherzando con la Madonna mi spaventava e mi faceva sentire
a disagio.
"Io vado", dissi e mi diressi verso casa. Ma quando arrivai ai confini
del paese, sentii una forte stretta al cuore. Qualcosa mi chiedeva di
tornare indietro; era una sensazione cos forte che mi obblig a fermarmi
e a voltarmi.
Trovai Ivanka nello stesso punto: saltava su e gi, con lo sguardo
fisso sulla collina. Non l'avevo mai vista in quello stato di eccitazione
e, quando si volt verso di me, sentii i brividi lungo tutto il corpo.
La sua carnagione, normalmente abbronzata, era diventata bianca
come il latte e i suoi occhi erano raggianti.
"Adesso guarda, ti prego]", supplic.
Mi voltai lentamente e guardai in alto, verso la collina. Quando vidi
una figura, il mio cuore fu pervaso dalla paura e dallo stupore, ma
con la mente cercai di razionalizzare. Nessuno saliva su quella collina,
ma quello che vidi era inconfondibile: l, tra i sassi e gli arbusti,
c'era una giovane donna.
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Capitolo 2.
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"Vengo tra di voi perch desidero essere la vostra Madre, la vostra mediatrice".
(Dal messaggio della Madonna del 18 marzo 2012).
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Sono viva o morta? Ecco che cosa mi chiesi quando fissai per la
prima volta la bellissima donna che era sulla collina. Avevo il
cuore in subbuglio, tanto da non riuscire a distinguere le varie emozioni
che si susseguivano luna dietro l'altra.
Datti un pizzicotto, pensai. Starai sognando!
In quei primi momenti frenetici non osai avvicinarmi alla donna.
A circa cento metri di distanza era difficile distinguerne il volto, ma
riuscii a individuare che indossava un vestito blu e grigio e che teneva
in braccio un bambino.
Una madre non salirebbe mai su una collina con un bambino piccolo
in braccio, pensai.
Ero troppo intenta a fissare quella donna per prestare attenzione a
ogni altra cosa, ma ricordo vagamente che attorno a noi si radunarono
altri ragazzi del posto, tra cui un ragazzino di nome Ivan, che
portava delle mele. Non appena vide quello che vedemmo noi, le
lasci cadere tutte e scapp. Vicka, quando ci raggiunse, era cos
spaventata da togliersi le scarpe per correre via pi in fretta. Ivanka e
io, dopo che Vicka era fuggita, ci guardammo l'un l'altra. Senza dire
una parola, scendemmo rapidamente dalla collina.
Entrai di corsa a casa di mio zio gridando: "Credo di aver visto la
Madonna!".
Mia nonna Jela, che era da sola in casa, mi guard scioccata. Dopo
avermi scrutato un momento, disse: "Lascia la Madonna l dov', in
Cielo. Prendi il Rosario, vai in camera tua e prega Dio". Ero troppo
emozionata per spiegare alla nonna che avevo davvero visto qualcosa,
quindi feci esattamente come mi aveva detto: corsi nella mia
stanza e iniziai a pregare.
Quando terminai, ero tutta tremante. Quella notte non riuscii a
prendere sonno. Ogni volta che chiudevo gli occhi, rivedevo quella
donna sulla collina. Ero certa che fosse la Madonna, pi per quello
che sentivo dentro di me che per ci che avevo visto. Ma la Madonna
non doveva essere in Cielo? Cercai tra i ricordi qualcosa che mi
aiutasse a capire quello che avevo vissuto.
Fino a quel momento, non avevo mai immaginato che una persona
potesse vedere sulla terra la Gospa - come viene chiamata in croato
la Beata Vergine Maria. Non avevo mai sentito parlare di altre cosddette
"apparizioni" e pensai che quella fosse stata la prima in assoluto.
Nella Jugoslavia comunista, i libri religiosi erano ritenuti praticamente
merce di contrabbando; pertanto, la nostra conoscenza dei
miracoli si limitava a qualche vago riferimento fatto nelle omelie,
sempre piuttosto "misurate":  i nostri sacerdoti, infatti, sapevano che
tra i banchi della chiesa poteva nascondersi qualche spia comunista
e che quindi, a ogni minimo accenno di critica al regime, sarebbero
potuti finire in prigione o incorrere in condanne peggiori.
Gli anni della mia infanzia trascorsa a Sarajevo trascorsero comunque
abbastanza tranquilli, malgrado la citt fosse una roccaforte comunista.
I miei genitori, Jozo e Milena, erano originari di Bijakovici,
ma dopo il matrimonio si erano trasferiti a Sarajevo, dove io nacqui
il 18 marzo 1965. Anche nei miei ricordi pi remoti, sono stata sempre
un po' diversa dagli altri bambini.
Fino all'et di quattro-cinque anni avevo pochissimi capelli, ispidi e
bianchi. Un giorno mamma, stanca di attendere che mi crescessero,
segu il consiglio di un vicino di casa e me li tagli a zero prima che
pap tornasse dal lavoro. La testa calva mi rendeva strana agli occhi
delle altre bambine, cos indossai un berretto e mi misi a giocare
a calcio con i bambini del vicinato. Ero il portiere. Poi, per fortuna,
come aveva sperato mamma, i capelli cominciarono a crescermi
normalmente e tornai tra le bambine.
Giocavo sempre con una bambina di nome Minka. Durante i richiami
alla preghiera dei musulmani che riecheggiavano per la citt,
Minka smetteva improvvisamente di giocare, si inginocchiava e pregava
a capo chino. La guardavo con stupore. Una volta feci esattamente
come lei. Mamma mi vide e mi disse di venire subito a casa,
dove mi spieg che Minka e io appartenevamo a religioni diverse.
Tuttavia, quell'amicizia mi ha insegnato a non soffermarmi sulle differenze
fra le persone.
Giocare con gli amici era bello, ma spesso preferivo passare il tempo
da sola. Nel tranquillo isolamento del nostro appartamento scrivevo
poesie, dipingevo e disegnavo. Ero particolarmente brava a disegnare
figure di donne e di ragazze, tanto che le mie compagne mi
chiedevano di far loro un ritratto. Uno dei miei disegni fu scelto per
rappresentare la mia scuola elementare in una gara artistica internazionale
tenutasi in Giappone.
Amavo molto anche leggere. Cera un libro in particolare. Il Piccolo
Principe, di Antoine de Saint-Exupry (Mali Princ, nella mia lingua
croata) - che mi commuoveva. La storia di un pilota appiedato che
incontra un principino di un altro mondo mi lasci la sensazione
che ci fosse qualcosa di pi grande oltre quello che vedevo, insieme
ad un altro grande interrogativo: qual  il snso della vita? Come
disse il principino, "solo i bambini sanno cosa cercano".
Il geografo, il lampionaio e gli altri personaggi de Il Piccolo Principe
erano vivi dentro di me con tutti i loro mondi. Mi ricordavano le
persone che abitavano nel nostro palazzo, gente di ogni estrazione
sociale che viveva in piccole scatole di cemento luna sull'altra, cos
vicine ma allo stesso tempo cos lontane tra loro.
A Sarajevo non cerano molti bambini di religione cattolica. Quei
pochi di noi che venivano da famiglie praticanti erano costretti a
frequentare in segreto le lezioni di catechismo tenute nella Chiesa
di SantAntonio di Padova, situata nel rione storico di Bistrik. Quella
chiesa, dalla facciata color marrone, sembrava trascendere ogni divisione
etnica: era infatti frequentata anche dai musulmani e dagli
ortodossi, che vi entravano a pregare, nonch dai francescani che
vivevano nel monastero adiacente, che la utilizzavano per servire i
poveri di ogni fede.
Al catechismo imparai a temere pi che ad amare Dio. Al termine
del corso mi era rimasta l'immagine di un dominatore arrabbiato
che mi osservava dal Cielo per giudicarmi e punirmi ad ogni errore
commesso. Ma sviluppai anche una certa devozione a SantAntonio,
il santo che dava il nome alla nostra chiesa. La sua compassione e
il suo amore mi suggerivano l'idea che Dio avesse un altro aspetto.
Un genitore della comunit cattolica locale si prestava ad accompagnare
quattro-cinque di noi in chiesa. Prima di andare, mamma
mi diceva: "Se strada facendo qualcuno ti chiede dove vai, digli che
stai andando a prenderti un gelato, al parco giochi o qualcosa del
genere".
Un giorno, andando al catechismo, passammo accanto alla maestra
della scuola elementare che, come tutti gli altri insegnanti, era un
membro del Partito Comunista.
"Mirjana!" disse, fermandosi.
Mi fermai anch'io. "Uhm, salve, compagna insegnante". Dovevamo
sempre salutare ogni insegnante con l'appellativo di "compagno" -
nella nostra lingua, drug per gli uomini e drugarica per le donne.
"Dove sei diretta?", mi chiese.
Ero raggelata dalla paura.
"Non ho idea", le dissi e mi voltai subito, correndo per raggiungere
gli altri. La maestra, probabilmente, rimase pi confusa che sospettosa.
Sotto il regime del presidente Josip Broz Tito, il governo cercava
di indottrinare precocemente i cittadini, tenendo sotto controllo il
settore dell'istruzione. I nostri libri di storia elogiavano le ideologie
"eroiche" di Karl Marx, Friedrich Engels e Vladimir Lenin. Gli insegnanti
ci ripetevano che Dio era una favola e che la religione, come
disse una volta Marx, "era l'oppio dei popoli". Spesso ero confusa
riguardo a cosa dovessi credere.
Il governo registrava automaticamente i bambini che iniziavano
la prima elementare nella Savez Pionira Jogoslavije o Unione dei
Pionieri della Jugoslavia. Da nuovi pionieri, di appena sette anni,
ricevevamo l'uniforme ufficiale: una bandana rossa e un Titovka o
"cappello di Tito", con sopra la stella rossa comunista. Con il giuramento
da pioniere, ci impegnavamo ad amare la Repubblica
Federale Socialista della Jugoslavia e promettevamo di "diffondere la
fratellanza, l'unit e i principi per i quali il compagno Tito si batteva".
L'indottrinamento continuava con i voti scolastici. Il 25 maggio di
ogni anno la Jugoslavia celebrava il compleanno del presidente Tito
con una festa nazionale nota come "Giornata della Giovent". Verso
tale giorno, il nostro programma scolastico glorificava Tito per aver
portato il comunismo nel Paese. Gli insegnanti chiedevano ad ogni
alunno di scrivere una poesia o un tema per elogiare il presidente e
i media, gestiti dallo Stato, pubblicavano i migliori. Spesso non vedevo
l'ora che iniziasse la gara. Alcuni miei scritti furono selezionati.
Alla "Giornata della Giovent" si radunavano in migliaia. La cerimonia
comprendeva spettacoli sportivi in onore di Tito e danze eseguite
dai pionieri. Le orchestre intonavano canzoni partigiane come
Uz Marsala Tita, con parole che definivano Tito "il figlio eroico",
affermando con orgoglio che "neanche l'Inferno ci fermer" e che ogni
dissidente "sentir il nostro pugno". "L'istruzione  un'arma", disse
Stalin, "i cui effetti dipendono da chi la dirige e verso chi  mirata".
Vivendo in un crocevia di culture come la Jugoslavia, acquisii
un'istruzione diversa, a volte complicata. Il governo ci fece imparare
sia l'alfabeto latino che quello cirillico - il primo veniva utilizzato
dai croati, il secondo dai serbi. Imparare a leggere in due alfabeti
mi insegn, ad esempio, a vedere la differenza fra "Jugoslavia" e
YurocniaBNja". Imparai anche l'inglese seguendo un programma del
Regno Unito che, durante la pratica della lingua, mi fece acquisire
un leggero accento britannico.
Pi che altro, mi piaceva stare a casa con la famiglia. Pap era molto
dolce e pieno di gioia. Mamma era un po' pi rigida e pi suscettibile
agli imprevisti della vita, ma lavorava molto per assicurare alla
famiglia un ambiente felice e pieno di affetto. Da bambina, ero pi
attaccata a pap. Talvolta gli chiedevo: "Perch ci serve anche mamma?".
E lui sorrideva.
Gli occhi grandi e verdi di pap, pieni di energia, erano messi in
risalto dai suoi capelli neri e la barba incolta completava la sua personalit.
Quando i miei cugini ci venivano a trovare dall'Erzegovina,
si svegliava presto e chiedeva loro che cosa volessero per colazione;
poi andava a comprare gli ingredienti e tornava a casa per preparare
il tutto, prima di uscire nuovamente per andare a lavorare.
Anche se all'epoca non me ne accorgevo, la vita a Sarajevo era molto
difficile per i miei. Pap lavorava durante il giorno e passava tante
notti a studiare e a frequentare corsi per lavorare in un reparto di
radiologia. Mamma faceva la cuoca in una grande societ. Usciva
di casa alle 5 del mattino e tornava esausta nel pomeriggio. Prima
che cominciassi ad andare a scuola non potevano permettersi
di pagare una baby-sitter per me; cos, quando compii cinque anni,
rimasi a casa da sola, cosa che non faceva piacere a mamma e pap.
Pi volte al giorno pap tornava a casa e/o mi controllava dalla finestra,
sempre attento a non farsi vedere da me, per poi riaffrettarsi
al lavoro.
Per otto anni vissi da figlia unica - ero la loro "principessina" - fino
al 16 luglio 1973, quando venne al mondo mio fratello Miroslav.
Dopo che mamma partor, attesi nervosamente che i miei tornassero
dall'ospedale. Anche allora ero pi preoccupata per pap che per
gli altri. Ricordo tutti i vestiti che indossava quel giorno (una giacca
sportiva marrone, pantaloni grigi stirati con cura, una camicia dal
colletto bianco) e come fossero pieni d'amore i suoi occhi alla vista
del nuovo bambino. Avrei voluto l'affetto di mio padre tutto per me.
Lo presi allora da una parte e gli dissi: "Se vorrai bene a me, io vorr
bene al mio fratellino".
Mamma, dopo il parto, si ammal gravemente. Nonostante il dottore
le avesse detto di riposarsi, appena tornata a casa aveva ricominciato
a lavorare. Le venne cos un'infezione e una febbre altissima.
Io non capivo che cosa stesse succedendo, ma notavo che pap era
preoccupato, non scherzava con me come faceva di solito. Cercava
sia di essere accanto al letto di mamma che di prendersi cura di Miroslav
o Miro, come lo chiamavamo.
Alla fine mamma si ristabil, ma l'esperienza di vederla malata mi
fece giurare di non dare mai nulla per scontato: da quel momento in
poi, cercai sempre di farle capire quanto le volessi bene.
Mi incaricai di badare a Miro e in poco tempo ogni esitazione che
avevo su di lui scomparve. Avendo nove anni pi di lui, gli feci quasi
spontaneamente da seconda madre. Poich i miei erano impegnati
con il lavoro, avevo io la responsabilit su di lui. Gli cambiavo i pannolini,
gli facevo il bagno, gli davo da mangiare e, quando impar
a camminare, lo portai con me in giro per Sarajevo. I miei amici ci
chiamavano "Mirjana e il rimorchio", per il modo con cui gli tenevo
la mano e lo portavo a spasso.
Nel 1976, dopo che pap aveva cominciato a lavorare come tecnico
in un reparto di radiologia, ci trasferimmo in un altro appartamento,
posto in cima a un palazzo di otto piani vicino al centro della
citt. La nuova casa, con sole due stanze e un bagno, era un po' piccola
per le esigenze di una famiglia di quattro persone, tuttavia non
ci sentivamo mai a disagio. Entrati, c'era un corridoio che divideva
l'appartamento in due parti. La cucina e il salotto erano sullo stesso
lato, mangiavamo su un tavolo posto in un piccolo tinello annesso
alla cucina. Nel salotto c'erano due divani, due poltrone e un televisore:
durante il giorno ci riunivamo l a parlare, a guardare la televisione
e a pregare come famiglia, mentre di notte quello spazio
diventava la camera mia e di Miro; noi due montavamo i divani a
letto e riponevamo i vestiti in un grande armadio lungo il muro. La
stanza da letto dei miei e il bagno erano dall'altro lato del corridoio.
Guardando dalle finestre di un piano cos alto, mi sembrava di vedere
tutto il mondo. Quando dalle montagne lontane scendeva la
nebbia su Sarajevo, avvolgendola tutta, si vedevano solo i campanili
pi alti, i minareti e le guglie, che sembravano segnali stradali su
una strada fatta di nuvole. Alla sera, se la visibilit era buona, la citt
illuminata in mezzo alla valle appariva come un anfiteatro di stelle.
Talvolta osservavo gli aeroplani che decollavano dall'aeroporto di
Sarajevo e mi venivano i brividi al pensiero di essere a bordo di uno
di essi. Non lo far mai, pensavo.
Miro giocava nel parco adiacente al complesso, mentre io mi divertivo
sul sentiero a fianco del fiume Miljacka. Per spostarci prendevamo
il tram, la cui fermata era a pochi isolati di distanza. A volte
passeggiavamo insieme per le strade della Bascarsija, fermandoci a
dare da mangiare ai piccioni vicino alla storica fontana Sebilj o ad
accendere una candela nella Cattedrale del Sacro Cuore.
Vicino a noi abitava una musulmana di nome Paasha. Non aveva
nessun parente nelle vicinanze, cos i miei la trattavano come se facesse
parte della famiglia. Se qualcosa a casa sua si rompeva, mio
padre andava a ripararla; quando la invitavamo a cena, mamma cucinava
cercando sempre di rispettare la legge islamica.
"Il cibo che piace di pi a Dio", diceva Paasha, " quello condiviso fra
tante persone".
Paasha si affezion a me e inizi a chiamarmi Mala Plavusa o "biondina".
A volte, quando ero al parco, apriva la finestra e gridava:
"Biondina mia! Mi vai a comprare un po' di pane?". Anche se dovevo
lasciare gli amici, non le rispondevo mai di no. Fare qualche acquisto
per Paasha mi dava l'occasione di chiacchierare con lei. Anche se
probabilmente sarebbe potuta uscire da sola per fare la spesa, penso
che apprezzasse la mia compagnia. E poi, visto che mia nonna Jela
era cos lontana, Paasha divenne la mia seconda nonna. Amava parlare
di Dio e ammirava le nostre convinzioni cattoliche.
"Conserva la tua fede", mi diceva spesso. "E quando ti sposerai, scegli
una persona che abbia le tue stesse convinzioni religiose.  la
cosa migliore per i figli".
Un giorno mi feci una risata. "Figli? Matrimonio? Sono ancora molto
lontani!" "Ah, ma un giorno, mia cara, dirai:  stato tanto tempo fa...".
Persone dalla fede forte come Paasha erano rare a Sarajevo. I comunisti
erano riusciti a secolarizzare la cultura locale. Perfino Natale
era un giorno lavorativo e i bambini dovevano andare a scuola. Il
governo era molto attento a controllare chi si assentava dal lavoro o
da scuola in quel giorno.
La mia famiglia festeggiava il Natale nel modo migliore possibile,
nell'intimit della casa. I giorni precedenti alla festa addobbavamo
un piccolo albero, pregavamo insieme e cantavamo canti natalizi. Il
giorno di Natale andavamo al lavoro o a scuola come tutti, ma pi
tardi ci riunivamo alla Messa e poi andavamo a casa a goderci un
ricco pranzo. Il giorno seguente ricevevamo la visita degli zii. Nonostante
le difficili circostanze, trascorrevamo un Natale meraviglioso.
Quando avevo dodici anni, pap ottenne un posto di insegnante di
tecnici radiografici in Libia. Stare cos lontano dalla famiglia gli costava
fatica; ma lo stipendio pi alto gli permetteva di assicurare a
tutti noi una vita migliore. Quando mi invi un registratore, pensai
che fosse diventato ricco - ma gli articoli elettronici costavano molto
meno in Libia. Nei due anni in cui pap fu assente, mi assunsi
ancora pi responsabilit verso Miro; lui, per, crescendo, spesso
dichiarava che ero noiosa: "Non ho bisogno di un'altra mamma", mi
diceva.
Di solito cercavo di pulire la casa prima che mamma tornasse dal
lavoro. Per renderla ancora pi bella, volevo sempre mettere dei fiori
in un vaso; chiedevo allora a Miro di uscire a comprarli. Ovviamente
egli, da ragazzino, si vergognava di comprare una cosa da "femminucce".
Dopo una lenta opera di persuasione si recava, tutto imbronciato,
dal fiorista e tornava camminando di soppiatto fra i palazzi, in
modo da non farsi vedere dagli amici con un mazzo di fiori in mano.
Una volta tornato, prendevo subito i fiori sulla porta e gli impedivo
di entrare fin quando non fosse tornata mamma, perch altrimenti
avrebbe vanificato tutta la mia opera di pulizia. Miro non era mai
contento di questo.
Nonostante questi bisticci, a casa dominava sempre l'amore. I miei
non mi parlavano mai della fede, almeno non a parole. Ma erano comunque
esempi viventi di fede e, con il loro esempio, mi dimostravano
l'importanza della preghiera. Praticavamo la nostra religione
in privato, anche se quasi tutti i vicini di casa sapevano che eravamo
cattolici. Era impossibile nascondere le nostre convinzioni. Tra i vicini
c'era una famiglia con una figlia di nome Gordana. Anche se
di nascita erano serbo-ortodossi, non praticavano alcuna religione.
Come molti a Sarajevo, i genitori di Gordana non le davano alcun
valore. Ma lei, osservando da vicino la mia famiglia quando ci veniva
a trovare, vedeva come andavamo alla Messa, come pregavamo
insieme, come nella nostra casa regnasse sempre qualcosa di speciale
- qualcosa di invisibile ai suoi occhi, ma di evidente al suo cuore.
"Perch non apparteniamo a nessuna parte?", chiese un giorno Gordana
a sua madre. "Che intendi dire?", disse la madre.
"Sarebbe cos bello vivere come la famiglia di Mirjana. Perch non
preghiamo e non andiamo alla Messa come fanno loro?"
All'inizio i genitori non le diedero retta; poi, per, sotto le sue insistenze,
cedettero. Iniziarono a frequentare la chiesa ortodossa vicina
e a pregare insieme in famiglia. Crescendo, pur non essendo particolarmente
devota, conservai la fede. Come altri cattolici, avevo
molto rispetto per la Madonna, ma avevo un rapporto pi profondo
con Ges. Gli parlavo spesso. Nella mia fede infantile, consideravo
Ges un fratello maggiore al quale confidare ogni piccola preoccupazione,
dai litigi con i bambini nelle aree giochi alle difficolt incontrate
negli esami di scuola. Gli facevo anche domande sulla vita,
tra le quali una che mi ronzava sempre nella testa: "Perch bisogna
soffrire?".
Per quel che posso ricordare, avevo a cuore chiunque soffrisse. Da
piccola, se vedevo una persona malata o depressa, piangevo per lei.
Mi chiedevo sempre perch il Dio dell'amore permettesse quelle sofferenze.
Gli adulti mi dicevano che anzich preoccuparmi di cose
tristi, era meglio mi divertissi e fossi felice come gli altri bambini.
Ma come potevo essere felice se c'era qualcuno che soffriva?
Mamma, pur essendo gi consapevole della mia sensibilit, quando
iniziai a nascondermi nella primavera del 1981 era comunque
preoccupata. La mia insistenza nel voler trascorrere tutta l'estate a
Medugorje non faceva che esasperarle i suoi timori.
"Non hai un libro di preghiere che io possa leggere?", le chiesi una notte.
"Un libro di preghiere?", chiese. "E perch?".
"Non lo so. So solo che ho voglia di pregare".
Dopo un po' di esitazione, and nella sua stanza e ritorn con il libro
di preghiere matrimoniali suo e di pap.
"Questo  tutto quello che ho", disse.
I libri di preghiere erano rari in Jugoslavia: i comunisti, infatti, scoraggiavano
la stampa e l'importazione di materiale religioso. Tuttavia,
in linea con la tradizione, permettevano ad ogni coppia di avere
un libro di preghiere per le nozze. Mamma e pap avevano custodito
con cura il loro.
Mi ritirai in un angolo tranquillo e iniziai a meditare su quel libro.
Era come se mamma mi avesse dato un tesoro di inestimabile valore.
Ad ogni preghiera che recitavo, mi sentivo gonfiare il cuore di gioia.
Dall'altra parte della casa mamma, sdraiata sul letto, era in ansia. Per
lei, il mio strano comportamento era una sorta di auspicio. Pianse
tutta la notte, convinta che mi sarebbe accaduto qualcosa. Ed aveva
ragione: qualcosa in effetti accadde... .


Capitolo 3.

"Figli miei, non abbiate paura ad aprirmi i vostri cuori. Io con amore
materno vi dimostrer che cosa aspetto da ciascuno di voi,
che cosa aspetto dai miei apostoli. Incamminatevi con me".
(Dal messaggio della Madonna del 18 marzo 2011).

Non posso dire che il mattino del 25 giugno 1981 mi fossi svegliata,
perch non credo di essere riuscita a dormire la notte,
visto lo stato d'animo in cui mi trovavo. Ciononostante, uscii presto
insieme ai cugini per andare a raccogliere il tabacco, come facevo in
qualsiasi altro giorno a Medugorje.
Vesna e Milena mi ricordarono che quella sera avevamo concordato
di andare a casa di nostra zia e che sarebbe venuto anche Marko.
Annuii, ma la sola cosa che volevo fare era ripensare alla donna che
avevo visto sulla collina.
Mentre lavoravo nei campi non vidi gli altri - quelli che, come me,
sarebbero stati chiamati "i veggenti". Immersa nella monotonia della
raccolta e della posatura del tabacco, ripercorsi mentalmente quanto
era accaduto il pomeriggio precedente. Avevo davvero visto ci che
avevo visto? Mentre si avvicinava l'ora in cui il giorno prima avevo
avuto la visione, mi sentii pervasa da una strana sensazione. Qualcosa
dentro di me mi spingeva a tornare sulla collina. Era un impulso
troppo forte perch lo ignorassi.
"Zio Simun", dissi, "sento che devo tornare sulla collina. Posso?".
Lo zio mi guard e ci pens su un momento. "Okay", disse alla fine,
"ma io e tua zia veniamo con te. Vogliamo vedere quello che succede".
Uscimmo subito di casa. Una volta arrivati ai piedi del Podbrdo,
sembrava che met del paese ci avesse preceduto. La notizia si era
sparsa in fretta a Bijakovici. Quando rintracciai tra la folla Ivanka,
Vicka e Ivan, tre lampi di luce bianca attirarono il nostro sguardo
sulla collina. Fummo sbalorditi vedendo la stessa figura apparsa il
giorno precedente. Stavolta si trovava un po' pi in alto sulla collina.
Altri due ragazzi che non erano con noi il giorno prima - Marija,
di 16 anni e Jakov, di 10, un mio cugino - ci raggiunsero e corsero
insieme a noi verso quella signora. La gente, rimasta gi, era esterrefatta
vedendoci salire a velocit incredibile sul ripido pendio; sembrava
che avanzassimo per forza d'inerzia fra i massi e i cespugli di
spine. Alcuni cercarono di correre dietro di noi, ma non riuscivano
a tenere il passo. Io ero una ragazza di citt, non particolarmente
sportiva, ma andavo avanti senza sforzo. Era come se volassi - o se
qualcosa mi trasportasse - verso il punto in cui si trovava la donna.
"Ci vogliono almeno 12 minuti per arrivare fin l", disse pi tardi
lo zio, "eppure i ragazzi ci sono arrivati in due minuti. A vederli mi
sono spaventato".
Appena la fissai da vicino, mi resi conto che quella donna non era
di questo mondo. Immediatamente - e senza volerlo - ci inginocchiammo.
Non sicuri su cosa dire o fare, iniziammo a pregare il Padre
Nostro, l'Ave Maria e il Gloria. Con nostro grande stupore, la
donna inizi a pregare insieme a noi, rimanendo in silenzio solo
durante l'Ave Maria. Una bellissima aura azzurra la circondava. La
sua pelle irradiava una luce color olivo e i suoi occhi mi ricordavano
l'azzurro chiaro del mare Adriatico. Un velo bianco le nascondeva
quasi tutti i neri capelli, ad eccezione di un ricciolo sulla fronte e
delle ciocche che le scendevano sul velo.
Tutta la scena sembrava sovrannaturale, dal bagliore blu-grigio del
suo lungo vestito all'intensit mozzafiato del suo sguardo. Gi la sua
presenza apportava un senso di pace e amore materno; io, comunque,
ero molto spaventata perch non capivo cosa stesse succedendo.
"Djeco moja, ne bojte se", disse in perfetto croato. Figli miei, non abbiate
paura. La sua voce aveva un tono melodico che nessun essere
umano riuscirebbe a imitare, sembrava musica. Ivanka trov il coraggio
di chiederle una cosa, una cosa che ovviamente le bruciava
dentro: "Come sta mia madre?".
La Madonna guard Ivanka con tenerezza e rispose: " con me".
Uno degli altri ragazzi le chiese se sarebbe tornata l'indomani e lei,
dolcemente, annu. Nel complesso, comunque, in quel primo incontro
ci furono poche parole. Era come se ci fosse l'intento di far abituare
tutti a un fatto che poi si sarebbe regolarmente ripetuto.
Ero sempre stata timida. Da bambina, quando qualcuno veniva a
trovarci, correvo in un'altra stanza e chiudevo la porta. Se la mamma
mi invitava ad uscire, rimanevo in silenzio in disparte finch
gli ospiti non se ne fossero andati. E quel pomeriggio... mi sentii
semplicemente stupefatta. L'unica cosa che desiderassi era fissare la
bellezza di quella donna e godere di quell'amore intensissimo che mi
trasmetteva guardandomi. Dopo un po', le persone del paese ci raggiunsero
sulla collina. Nessuna di loro vide quello che avevamo visto
noi, ma in seguito ci riferirono di essere rimasti scioccati notando
l'espressione che avevamo sul viso durante l'apparizione e vedendo
che muovevamo le labbra senza emettere suoni. Ci sentivano parlare
solo quando pregavamo o, a volte, quando rispondevamo ad alcune
domande.
Pi tardi rimasi sconvolta ascoltando altre persone descrivere l'apparizione;
era come se degli estranei mi avessero osservato mentre
dormivo. Ma la gente del posto si era convinta gi da quello che
aveva visto che stessimo vivendo qualcosa di incredibile: sei ragazzi,
dei quali solo alcuni si conoscevano fra loro, erano inginocchiati su
rovi e sassi acuminati, con i volti smaglianti e lo sguardo trasfigurato
rivolto verso qualcosa di invisibile. Come venni a sapere in seguito,
gli scienziati considerarono la nostra esperienza uno stato di estasi.
Per me era stato come essere in Paradiso.
"Ci lascerai un segno, in modo che la gente possa crederci?", disse
Vicka.
La Madonna sorrise; poi Vicka mi chiese l'ora. Sul momento mi
sembrava una strana richiesta ed ero troppo confusa per guardare
l'orologio. Speravo che quell'incontro non terminasse mai, ma alla
fine doveva comunque concludersi.
"Andate in pace", disse la Madonna. E d'un tratto inizi ad ascendere,
scomparendo lentamente nell'azzurro. Nello stesso istante, sentii
di tornare in questo mondo, un momento accompagnato da molto
dolore e tristezza. Desideravo ardentemente restare per sempre con
la Madonna.
Mentre mi asciugavo le lacrime, guardai gli altri veggenti. Anche
loro sembravano accettare a fatica il fatto di essere "ritornati alla realt".
Ivanka era particolarmente emozionata e con buona ragione:
ora sapeva che sua mamma era insieme alla Madonna.
Gli "spettatori" dissero che la nostra visione era durata dieci-quindici
minuti, ma mi sembrava impossibile; mi era parsa molto pi
lunga. Guardai l'orologio per vedere che ora fosse e rimasi perplessa:
i numeri e le lancette erano capovolti - al posto del due cera il dieci
e cos via - e le lancette ticchettavano al contrario. Mi ricordai allora
di Vicka che mi aveva chiesto che ora fosse. Sembrava tutto cos strano.
Mentre scendevamo dalla collina, la gente ci bombard di domande;
noi per eravamo troppo scossi per dare risposte dettagliate.
Avevamo vissuto insieme una cosa straordinaria - un barlume del
divino, un incontro con la Madre di Dio - eppure, per ciascuno di
noi, si era trattato di un incontro intimo e personale. Padre Slavko,
un sacerdote che avrebbe poi svolto servizio a Medugorje, un giorno
si sent frustrato per non riuscire mai ad avere tutti e sei noi veggenti
insieme. "Se fossi la Madonna", disse, "non avrei mai scelto voi sei.
Siete molto diversi e questo per me  un segno che le apparizioni
sono vere".
La maggior parte di noi non avrebbe passato del tempo insieme se
non fosse stato per le apparizioni. Quando tutto ebbe inizio, la gente
aveva probabilmente le stesse impressioni che avevo io degli altri
ragazzi. Nessuno di noi era pi devoto di altri ragazzi del paese e
ciascuno aveva i suoi pregi e difetti. Nonostante ci, o forse proprio
per questo, la Madonna aveva scelto e messo insieme noi.
Vicka Ivankovic, diciassettenne, con i capelli castani e ricci, era una
ragazza gioiosa e vivace, sempre la prima a prendere l'iniziativa nel
gruppo. Vicka  un soprannome; il suo vero nome  Vida, parola
croata che significa visione. Non avevo mai passato il tempo con
Ivan Dragicevic, di sedici anni, prima delle apparizioni. Alto e moro
di capelli, Ivan era timido e silenzioso. Il nome Ivan  l'equivalente
in croato di Giovanni, un nome comune nel Nuovo Testamento che
significa "Dio  misericordioso".
Non conoscevo neanche Marija Pavlovic, di sedici anni, una ragazza
dal fisico magro e dai capelli corti e castani. In croato, la lettera "j"
 pronunciata come la i, quindi Marija  l'equivalente in croato di
Maria. Allo stesso modo, il mio nome, pronunciato Mirjana, deriva
dall'originale nome in ebraico di Maria: Miriam. Il pi giovane e di
gran lunga il pi piccolo del gruppo era Jakov Colo, di dieci anni.
Bench fosse mio cugino, non lo frequentavo molto. Viveva da solo
con la madre Jaka. Con la sua innocenza infantile, Jakov, l'equivalente
in croato di Giacomo, era spassoso e ci faceva fare tante risate.
E poi, ovviamente, c'era la mia cara amica, Ivanka Ivankovic. Avendo
15 anni, era la pi giovane delle quattro ragazze. Era sempre un
po' ritardataria e quando ci incontravamo era l'ultima a presentarsi.
Pur cos diversi, eravamo uniti dalla grazia straordinaria di vedere
la Madonna. Le interpretazioni dell'esperienza erano e sarebbero rimaste
varie come le nostre personalit, ma c' una cosa sulla quale
siamo sempre stati d'accordo, in tutti questi anni: nessuna parola
pu descrivere la bellezza della Madonna e la sensazione che si prova
nel vederla.


Capitolo 4.

"Io vi invito ad essere miei apostoli della luce, coloro che nel mondo
diffonderanno l'amore e la misericordia. Figli miei, la vostra vita 
solo un battito in confronto alla vita eterna".
(Dal messaggio della Madonna del 2 agosto 2014).

"Devessere stata quella ragazza bionda a iniziare".
Quei primi giorni mi capitava spesso di sentire affermazioni del genere,
essendo io il primo obiettivo dei sospetti del regime. Cera chi
mi accusava di aver portato droga dalla citt, quando invece le uniche
sostanze chimiche che conoscevo erano i farmaci utilizzati per
le malattie.
Quelle accuse mi ferirono molto; poi capii perch gli scettici se la
fossero presa con me: in un paesino in cui tutti si conoscevano, io
ero la "straniera". Anche il mio modo di parlare era diverso. Sebbene
in Jugoslavia tutti parlassero la stessa lingua, il dialetto dal forte in-
flusso serbo che si parlava a Sarajevo si distingueva chiaramente dal
croato parlato a Medugorje.
Nel complesso, comunque, la gente del posto ci sosteneva e prendeva
le nostre difese. Non pensavo che potesse essere altrimenti: davo
infatti per scontato che tutti sapessero che vedevamo la Madonna.
Mi sembrava perfino strano che chi ci era vicino durante l'apparizione
non vedesse quello che vedevamo noi. Non avrei mai osato
mentire su una questione cos sacra, quindi credevo che anche gli
altri non avrebbero mai dubitato di me. Eppure l'unica cosa che mi
importava era rivedere la Madonna. In quei giorni vissi pi in Cielo
che sulla terra. Non mi interessava che cosa dicessero i miei genitori,
i sacerdoti, la polizia: vivevo ogni giorno solo per il momento in cui
veniva la Nostra Signora. Nient'altro sembrava importarmi.
La sera del 25 giugno, Marko part dalla sua casa di Mostar con i
genitori e due fratelli per recarsi allo stesso incontro di famiglie a
cui avevo deciso di partecipare. Aveva grandi programmi per quella
notte: finalmente mi avrebbe chiesto di essere la sua fidanzata.
Mentre attraversavano in macchina Citluk, una zia di Marko li vide
dal lato della strada e gli fece segno di fermarsi. Il padre di Marko
si ferm e la zia, accorrendo tutta eccitata, si avvicin al finestrino.
"Hai saputo quello che  successo a Medugorje?", disse.
"No", rispose la madre di Marko. "Dicci".
"Sei ragazzi dicono di vedere la Madonna!".
Marko si chin verso il finestrino. "Quali ragazzi?"
Sua zia li elenc ad uno ad uno e quando pronunci il mio nome,
Marko si sent un crampo allo stomaco. Ecco, pens.  finita.
Sapendo che non avrei mai mentito, credette immediatamente. Ma
temeva che la mia esperienza mi avrebbe radicalmente cambiata ed
era convinto che i sogni di passare il futuro insieme a me si fossero
infranti d'un colpo. Io ero troppo scossa dall'esperienza di quel pomeriggio
per essere alla riunione di famiglia, cos Marko rimase da
solo a porsi varie domande.
Zio Simun, zia Slava e i miei cugini mi avevano conosciuto abbastanza
negli anni per sapere che stavo dicendo la verit. Non mi avevano
mai visto cos eccitata, impaurita o fervente nella preghiera. I
cugini e la zia mi fecero diverse domande sulla Madonna e mi ascoltarono
attentamente mentre la descrivevo: zio Simun mi sosteneva
in pieno cercando per di non essere invadente, sapendo che avevo
bisogno di un po' pi di riservatezza per elaborare quello che mi
stava succedendo. Anche nonna Jela mi credeva. Aveva notato che
trascorrevo tanto tempo a pregare e altri particolari.
"Il tuo viso ha un aspetto diverso", mi disse un giorno.
"Perch, nonna?", chiesi.
Nonna Jela strizz gli occhi avvicinandosi a me. "Come se fosse illuminato
da qualcosa". La fede era tutto per lei. Molti anni prima,
era stata messa alla prova in modi inimmaginabili. Alla fine della
seconda guerra mondiale, lei e il marito Mate - mio nonno materno
- abitavano nella parrocchia di Medugorje con i cinque figli. Come
quasi tutte le famiglie del tempo, lavoravano la terra e si sforzavano
di sopravvivere in condizioni assai dure.
Sono cresciuta sentendo tante storie su nonno Mate, pur non avendolo
mai conosciuto. Mamma e zio Simun volevano molto bene al
loro pap. Era affabile e generoso. Tutti ammiravano la sua saggezza
e gli chiedevano consigli su questioni importanti. All'epoca, un
uomo dell'Erzegovina doveva lottare per procurare da mangiare alla
propria famiglia, ma anche la durezza non avrebbe potuto aiutare
mio nonno nei giorni convulsi in cui i comunisti salirono al potere.
A quei tempi i giovani venivano spesso chiamati per il cosddetto
"lavoro volontario":  si trattava in realt di campi di lavoro che di volontario
non avevano proprio nulla. Quando il regime prese Niko,
il figlio di Jela e Mate, questi guard la madre e disse: "Non torner vivo".
Purtroppo i timori di Niko si rivelarono fondati. Un giorno gli ufficiali
del regime portarono il suo corpo a mia nonna, dicendo che
aveva perso la vita in un incidente. Tante madri sarebbero crollate
dal dolore, invece nonna, in qualche modo, riusc a resistere e si diresse
dal marito, percorrendo quindici chilometri a piedi. Non voleva
che fossero altri a dargli quella triste notizia.
Non molto tempo dopo la morte di Niko (lo zio che non conobbi
mai), le autorit fecero girare false accuse su nonno, sostenendo che
era un nemico dello stato; una notte, senza dare avviso o giustificazione,
lo portarono via. Orrori del genere erano comuni a quel tempo.
Il governo aveva sparso spie in ogni paese. Riferire la presenza
di un "nemico" del regime - sia che fosse un'informazione veritiera
o una bugia inventata dalle spie per qualcuno - era un atto che poteva
assicurare un futuro brillante all'interno del Partito Comunista.
Tanti innocenti vennero uccisi e i loro cadaveri gettati nelle fosse
comuni. Col passare dei mesi, vedendo che Mate non ritornava, Jela
cap, con suo grande dolore, che era morto. Non seppe mai dove
fu sepolto. Mamma aveva solo nove anni quando suo padre scomparve.
Raramente parlava di lui, temendo di provocare i comunisti
e scatenare la loro nota brutalit. Quando si trasfer a Sarajevo, i
comunisti si assicurarono che lei sapesse di essere controllata. Le
dissero che sapevano chi era suo padre, avvertendola che avrebbe
avuto gravi problemi se avesse parlato di lui, della fede o di altri discorsi
"inadeguati" sul lavoro.
Mia nonna per me era un'eroina. Dopo aver perso il marito, sopport
tutte le difficolt di una povera vedova. Riusc a crescere cinque figli
in condizioni di estrema povert, un'impresa che lei attribu solo
alla grazia di Dio. Quando ebbi la prima apparizione, nonna Jela era
sull'ottantina. La sua fede era stata messa alla prova del fuoco e
purificata da una vita di preghiera; per me, quindi, era confortante che
credesse a quello che le avevo raccontato. Sapeva che non avrei mai
mentito, specie su un argomento sacro come quello della Madonna.
Mia nonna non era l'unica ad avere una fede forte. La maggior parte
delle persone della parrocchia di Medugorje viveva per Dio. Ancor
prima che iniziassero le apparizioni, in quasi tutte le famiglie si recitava
il Rosario ogni sera e a guidarlo era sempre il pi anziano. Ci
radunavamo dopo cena dallo zio. Nonna prendeva sul serio il suo
ruolo: dopo aver guidato il Rosario, continuava a pregare per i sacerdoti,
i malati, le donne in gravidanza e ogni altra persona che le venisse
in mente. A noi bambini sembravano preghiere interminabili.
Ma le espressioni di fede andavano ben oltre il Rosario: gran parte
della vita quotidiana a Medugorje ruotava attorno alla religione. Nei
giorni di festa non si lavorava nei campi, il che la dice lunga sulla
fede della gente, per la quale i campi erano l'unica fonte di sostentamento.
Anche la montagna che sovrastava il villaggio, con l'enorme
croce di cemento sulla cima, ricordava sempre la forza della fede
locale. Nel 1933 il parroco, padre Bernardin Smoljan, decise di costruire,
insieme ai parrocchiani, la croce per commemorare il 1900
anniversario della crocifissione di Cristo. Il nome della montagna fu
cambiato in Krizevac, ossia Montagna della Croce. Dieci anni dopo,
i comunisti uccisero padre Smoljan e altri sacerdoti locali.
Vicino a Medugorje sorge la citt di Siroki Brijeg, che ospita un
grande monastero e una chiesa dedicata all'Assunzione di Maria
in Cielo. I sacerdoti e i fratelli che vi abitano - membri dell'ordine
francescano, iniziato da San Francesco d'Assisi - amministrano da
secoli l'Erzegovina. Malgrado i periodi di intense persecuzioni, non
abbandonarono mai la gente locale ed  tuttora comune vedere nella
regione diversi frati con indosso il tipico saio marrone. La parrocchia
di Medugorje  appunto gestita da francescani.
Gli abitanti del posto ricordano con particolare ammirazione i francescani
che vivevano nel 1945 al monastero di Siroki Brijeg.
Nei giorni caotici che seguirono la seconda guerra mondiale, i comunisti
erano bramosi di impadronirsi del potere e di imporre la
loro ideologia atea alla popolazione jugoslava. Per loro la religione
era una seccatura; e questa infatti, data la forte fede della gente, non
manc di rivelarsi un chiaro ostacolo ai loro piani.
Il 7 febbraio 1945 un gruppo di soldati comunisti arriv a Siroki Brijeg
con un programma sinistro: estirpare la fede della gente l dove
essi ritenevano fosse la sua fonte. Per far prosperare il comunismo,
dovevano mettere a tacere i sacerdoti. Come disse una volta Stalin,
"la morte  la soluzione a tutti i problemi. Nessun uomo - nessun
problema". Si raccontava che i soldati avessero radunato i francescani
del monastero e che il comandante avesse iniziato a gridare ai frati:
"Dio non esiste! Il Papa non esiste! La Chiesa non esiste!". Li fiss
negli occhi mentre si spostava lungo la linea, continuando a gridare:
"E non ce bisogno di sacerdoti! Tutti voi ora dovete andare nel mondo
e lavorare come qualsiasi altra persona. Toglietevi subito l'abito!"
I francescani si rifiutarono di obbedire e rimasero fermi. Uno dei
soldati, a quel punto, avrebbe strappato un crocifisso dal muro e lo
avrebbe gettato ai piedi dei frati. "Ognuno scelga: la vita o la morte".
I francescani, ad uno ad uno, si inginocchiarono e abbracciarono
il crocifisso. I soldati, allora, li portarono fuori e li fucilarono, poi
gettarono i cadaveri di dodici frati in una piccola grotta situata nel
terreno del monastero. Per diversi anni le salme rimasero l dentro,
ma oggi sono sepolte in un luogo d'onore dentro la chiesa del monastero.
Un altra testimonianza riporta che, il primo soldato che aveva ricevuto
l'ordine di sparare ai francescani si sarebbe rifiutato di obbedire.
Anche lui fu fucilato e ucciso nel monastero. Un secondo soldato
ebbe lo stesso destino; il comandante, allora, diede ordine a un terzo
soldato. Questi, in seguito, raccont a un altro la sua esperienza: vedendo
che non c'era via d'uscita, si era apprestato a eseguire l'ordine.
Ma quando vide i francescani pacificamente raccolti in preghiera,
si rese subito conto del perch i primi due colleghi non avevano voluto
terminare il lavoro. A quel punto, tuttavia, non era in grado di
riflettere chiaramente e la paura di morire come gli altri due lo aveva
sopraffatto. Si convinse che i francescani sarebbero stati comunque
uccisi. Se avesse eseguito l'ordine, pens, almeno una persona sarebbe
sopravvissuta.
Cos uccise i sacerdoti. Alcuni decenni dopo, si sentiva ancora tormentato
per aver preso tale decisione. " un'immagine che mi  rimasta
impressa negli occhi", avrebbe detto. "All'inizio ho cercato di
dimenticare, ma non ce stato niente da fare. Da allora non riesco a
dormire. Ogni notte  un Inferno senza via d'uscita".
In tutto, i comunisti uccisero 34 francescani a iroki Brijeg; in quel
periodo, oltre 500 sacerdoti furono uccisi nelle repubbliche jugoslave
della Croazia e della Bosnia-Erzegovina. La loro morte, per, non
fu vana: il massacro di Siroki Brijeg, infatti, sort l'effetto opposto di
quello auspicato dai comunisti, contribuendo a rafforzare la fede degli
abitanti locali e confermando i sospetti di questi ultimi circa la
pericolosit del nuovo regime per ogni loro credenza religiosa.
 in quell'ambiente "esplosivo" che sono cresciuta.
"Se muori per Dio, vivrai per sempre", mi disse una volta mamma.
"Ma se dici no a Dio, morirai per sempre".
All'epoca rimasi confusa e turbata da tale frase, ma crescendo capii
cosa stesse cercando di dirmi mia madre: avrei sempre dovuto dare
la precedenza alla fede; niente nella vita  pi importante del meritarsi
la vita eterna nel nome di Dio.
Mi fece riflettere: se avessi dovuto affrontare l'impensabile, sarei stata
capace di difendere le mie convinzioni religiose?
Non ho mai immaginato di dover dare una risposta a tale domanda,
ma quando iniziarono le apparizioni divenni l'obiettivo dello stesso
regime che aveva ucciso mio zio, mio nonno e i 34 francescani a
Siroki Brijeg.


Capitolo 5.

"Desidero essere per voi Madre, maestra di verit, affinch con la
semplicit di un cuore aperto conosciate l'immensa purezza e la luce
che da esso proviene e dissolve le tenebre, la luce che porta speranza".
(Dal messaggio della Madonna del 2 maggio 2014).

Il terzo giorno - 26 giugno 1981 - fummo sbalorditi nel trovare
sulla collina centinaia di persone che attendevano l'apparizione.
La notizia si era sparsa per tutta la regione.
Quel pomeriggio faceva un caldo afoso e, man mano che la folla ci
stringeva, l'aria si faceva pi soffocante. Ma nessun disagio ci avrebbe
impedito di essere l. Salimmo di nuovo sulla collina ad una velocit
impossibile e ci inginocchiammo davanti alla Madonna. In
seguito dei testimoni ci dissero che l'apparizione era durata trenta
minuti.
La Madonna ci salut con le parole "Sia lodato Ges" che, come sapevamo
tutti, erano parte del saluto tradizionale croato Hvaljen Isus
i Marija (Siano lodati Ges e Maria). Poi capii perch la Nostra Signora
aveva detto solo la prima parte: come umile serva di Dio, non
renderebbe mai lode a se stessa. La nonna di Vicka aveva suggerito
di fare un "test" sulla donna dell'apparizione, aspergendo dell'acqua
santa. Se la visione fosse stata di natura diabolica, pensava, l'acqua
santa l'avrebbe fatta scomparire. Ma Vicka, anzich limitarsi ad
aspergere un po' d'acqua, vuot tutto il bicchiere.
"Se sei la Madonna, resta con noi", disse. "Altrimenti, vai via!".
La Madonna sorrise. Uno di noi le chiese perch avesse scelto di
apparire a Medugorje e non da qualche altra parte. "Sono venuta
perch qui ci sono molti veri credenti", rispose. "Sono venuta per convertire
e riconciliare tutto il mondo".
Un altro chiese: "Perch appari a noi? Non siamo migliori degli altri".
"Perch ho bisogno di voi, cos come siete", rispose.
Terminata l'apparizione, mentre tutti scendevano dalla collina, Marija
devi subito di lato: stava per avere un'altra apparizione. In seguito
ci rifer che la Madonna, in lacrime, le aveva detto: "Pace, pace,
pace, solo pace! La pace deve regnare fra Dio e gli uomini, e fra tutti
gli uomini".
Non appena furono riparate le linee telefoniche, zia Slava chiam
mia madre. Non sapeva come informarla: la zia, infatti, era una donna
gentile che cercava sempre di non fare drammi. Come si fa a dire
a una madre che la figlia sostiene di vedere la Beata Vergine Maria?
"A Mirjana dev'essere successo qualcosa", disse zia Slava.
Mamma inizi a preoccuparsi. "Che cosa? Sta bene?".
"Be', non saprei come dire...". Mamma temeva che si trattasse di una
cosa cos brutta che la zia non aveva neanche il coraggio di pronunciare.
Zia Slava continu: "Dice di vedere la Madonna".
Mamma rimase un momento in silenzio, poi chiese: "Be', ti sembra
normale?".
"Mi sembra quella di sempre. Non vedo niente di anormale in lei".
Mamma si ricord del mio comportamento strano a Sarajevo. "Credo
stia vivendo qualcosa di particolare. Non mentirebbe n scherzerebbe
su queste cose".
I miei vennero subito a Medugorje. Rimasero turbati nel vedermi
per la prima volta durante un'apparizione, specie osservando le
emozioni estreme sul mio viso e le lacrime che mi scendevano dalle
guance. Conoscendomi bene - e consapevoli che la mia timidezza
mi avrebbe impedito di essere al centro dell'attenzione in mezzo a
una folla cos numerosa - non ebbero mai dubbi. Miro aveva solo
sette anni quando iniziarono le apparizioni. Ci credette subito. Per
lui era semplice: se la sua sorella maggiore sosteneva di vedere la
Madonna, era tutto vero. I miei, quando dovettero tornare a Sarajevo,
mi chiesero di andare con loro. Erano preoccupati per la mia incolumit;
ogni giorno, infatti, sembrava sempre pi caotico, con folle crescenti
e sempre pi polizia. Dissi allora, con delicatezza, che non ero disposta
a tornare. In verit, volevo rimanere l per sempre - pensavo che la
Madonna potesse apparire solo a Medugorje, quindi vederla era la cosa
pi importante per me. Mamma, in seguito, mi disse che pap aveva
pianto in macchina quando erano partiti senza di me.
"Che le succeder?" ripet pi volte, mentre guidava.
Il giorno seguente, il 27 giugno, noi sei ci incontrammo a casa di
Marija per riposarci e parlare dell'apparizione. Vicka ed io eravamo
sdraiate all'ombra sotto un grande tavolo coperto, mentre gli altri
erano seduti su un divano. Improvvisamente entr un poliziotto.
"Dove sono quelli che dicono di vedere la Madonna?", chiese. Lo
guardammo da sotto il tavolo. Rimase sorpreso nel trovarci l.
"Salite in macchina", disse.
Mentre uscivamo dalla casa, la famiglia di Marija si raccomand:
"Non accettate pillole e non fatevi fare iniezioni!".
Il poliziotto ci port al commissariato della vicina cittadina di
Citluk. Le autorit locali, a quanto pareva, venivano invitate continuamente
dal governo jugoslavo a "spegnere il fuoco". Ma questa
era una fiamma inestinguibile. La polizia ci interrog e ci accus
di mentire. Mentre noi continuavamo a sostenere di dire la verit,
i poliziotti ci urlavano contro insultandoci. Era la prima volta che
sentivo proferire tali volgarit. Naturalmente avevamo paura, ma la
nostra perseveranza inizi a confonderli e ad ammorbidirli. Alcuni
di loro avranno anche creduto in noi, anche se non lo diedero mai a
vedere. A Medugorje e a Citluk, molti poliziotti battezzarono i figli
di nascosto e si sposarono perfino in chiesa, protetti dal buio della
notte. Sul lavoro, per, dovevano obbedire agli ordini. Dopo l'interrogatorio,
ci portarono in una clinica per farci esaminare. Eravamo
tutti nervosi mentre sedevamo in sala d'attesa. Il dottore chiam prima
Ivan, poi Vicka. Attraverso il sottile muro, riuscii a sentire Vicka
che rifiutava di farsi esaminare.
Quando chiamarono Ivanka, erano le 6 meno un quarto. Ero preoccupata
che potessimo far tardi per l'apparizione, quindi entrai nella
stanza del medico con lei. Il dottore mi fiss, dicendo: "Chi ti ha
chiamato?".
"Abbiamo fretta", dissi. "Dobbiamo tornare".
"No. Dovete restare qui". Si accese una sigaretta e me ne offr una.
"No", dissi.
"Come ti chiami?" chiese.
"Mirjana".
"Di dove sei, Mirjana?"
"Di Sarajevo".
"Ah, Sarajevo", disse. "Cos sei tu. Alza le mani".
Controll se le mie mani tremassero; invece erano ferme.
"Dobbiamo davvero tornare", dissi.
In quel momento squill il telefono. Dopo aver risposto, il dottore fu
colto da un senso di urgenza, riconoscibile nella sua voce. Ci chiam
e disse. "Ora sarete visitati da uno psichiatra di Mostar".
"No", dissi.
"No?"
"Lei penser che siamo tutti pazzi, ma che cos'altro volete da noi?".
Aprii la porta. "La saluto. Dobbiamo andare". E ce ne andammo. Ad
una locanda l vicino, chiedemmo se qualcuno poteva darci un passaggio
fino a Bijakovici. Un signore del posto si offr di accompagnarci.
Mentre si avvicinava l'ora delle apparizioni, fummo sconvolti
nel vedere che la polizia aveva bloccato la strada per Medugorje.
Parcheggiate ai lati cerano centinaia di macchine: tanti erano venuti
per l'apparizione, avevano lasciato il proprio mezzo e proseguito a
piedi. La polizia aveva messo le multe su tutte le vetture e preso i numeri
delle targhe. Saltammo gi dalla macchina e corremmo verso
la collina. Non appena arrivammo, tre lampi illuminarono il pendio.
Oltre alle molestie delle autorit, dovevamo anche affrontare i dubbi
della persona che pensavamo ci avrebbe sostenuto di pi: il parroco.
Padre Jozo Zovko, 40enne, era nuovo a Medugorje. Francescano e
noto per le sue lunghe omelie, aveva cominciato a lavorare come
parroco della Chiesa di San Giacomo alcuni mesi prima che tutto
avesse inizio. Durante le prime apparizioni si trovava a Zagabria
per un ritiro spirituale. Il 27 giugno, tornando a Medugorje, si era
fermato brevemente all'ospedale di Mostar per recar visita alla madre
malata. Vicino all'entrata dell'ospedale, incontr una donna di
Medugorje che conosceva e che si era ferita ad un braccio.
"Dov' stato?", esclam la donna appena lo vide. "A Medugorje  apparsa
la Madonna e lei non c'era!".
"Di che cosa sta parlando?", disse. "Senta, chi vede che veda. Quelli
che non vedono che vadano in chiesa a pregare Dio". Mentre proseguiva
il viaggio per Medugorje, padre Jozo raccont a un altro sacerdote
che era con lui quello che gli aveva detto la donna e aggiunse:
"Secondo me si  fatta male alla testa, non al braccio!".
Ma quando vide l'enorme folla che saliva sulla collina, non pot far
finta di niente. All'inizio temette il peggio, che si trattasse cio di
bugie, allucinazioni o di un inganno dei comunisti volto a screditare
la sua attivit. Ma poi rimase turbato nel vedere tutta quella gente
che passava davanti alla Chiesa di san Giacomo per dirigersi sulla
collina. Se davvero la Beata Vergine Maria stava apparendo, perch
non appariva in chiesa?
Padre Jozo aveva iniziato a lavorare a Medugorje qualche mese prima,
mentre io mi trovavo a Sarajevo. In tutta la vita avevo sempre
avuto enorme rispetto verso i sacerdoti, quindi mi sentivo un po'
nervosa quando la sera del 27 giugno mi chiam alla sua canonica.
Il colore marrone scuro dei suoi occhi riprendeva quello dei capelli
e il viso avrebbe avuto un aspetto gentile se non si fosse sforzato
cos tanto di apparire rigido. Senza accennare al minimo sorriso, mi
chiese di sedermi e di descrivere l'apparizione della sera prima.
"Siamo andati sulla collina", dissi, "poi abbiamo visto tre lampi nel
cielo. Ho guardato verso la collina e ho detto: 'Eccola!' Stavolta si
trovava un po' pi in alto delle altre volte". "E che cosa avete fatto?",
chiese padre Jozo. "Siamo corsi su come se niente fosse. Una volta
raggiunto il punto in cui c'era la Madonna, ci siamo subito inginocchiati
davanti a lei. Tanti altri sono saliti sulla collina. Mentre ci inginocchiavamo,
alcuni sono inciampati su di noi, altri mettevano i
bambini davanti a noi. Sono svenuta per tutto questo e per tutte le
emozioni". "Sei svenuta?".
"S, Ivanka ed io siamo svenute, probabilmente a causa dell'umidit
e per tutto il resto. Tutti volevano che chiedessimo qualcosa alla
Madonna. Io le ho chiesto: 'Come sta mio nonno?', perch gli volevo
molto bene. E lei ha detto: 'Il nonno sta bene' ". Nonno Ilija, il padre
di pap, era morto solo qualche mese prima. La sua mamma era
morta quando ero piccola, per cui di lei ho un ricordo vago; ma
nonno Ilija mi era molto caro. Il suo nome - l'equivalente in croato
di Elia - significa "il Signore  mio Dio". Era un uomo dolce, tutte
le volte che andavo a trovarlo mi dava sempre un grande abbraccio
e un bacio. Ricordo quando era seduto e fumava davanti a casa sua,
con un sorriso sereno sul viso rugoso. Siccome arrotolava da solo
le sigarette, gli portavo sempre da Sarajevo la sua carta per sigarette
preferita.
Mentre nonno Ilija moriva, pap era con lui a Medugorje ed io ero a
scuola. Mor prima che io arrivassi. Negli ultimi momenti, nonno mi
aveva chiamato per darmi un ultimo bacio. Ero molto dispiaciuta di
non aver avuto la possibilit di dirgli addio, cos fui molto contenta di
sentir dire dalla Madonna che ora stava bene. Padre Jozo mi chiese di
descrivere che cosa facesse la Madonna durante le apparizioni. Nessuna
parola poteva descrivere che sensazione si provasse ad essere con
lei, ma tentai.
"Spesso ha rivolto lo sguardo alla gente intorno", dissi. "Le abbiamo
chiesto di lasciarci un segno in modo che la gente potesse crederci,
non riderci addosso. Ma non ha risposto. Ha detto solo 'Verr domani?'
" bella?", chiese padre Jozo.
"Oh!  incredibilmente bella! Ha i capelli neri, un po' tirati all'indietro
e gli occhi azzurri".
"Hai mai visto una ragazza come lei?".
"Mai".
"Quante alta?  pi bassa di te?"
" come me, ma  pi magra.  veramente bella".
Volevo descrivere che cosa la rendesse cos bella, ma non riuscivo
a individuare nulla di specifico. Quando si parla di bellezza fisica,
spesso si mettono in evidenza gli occhi, i capelli o qualche altro tratto
caratteristico, ma la bellezza della Madonna era diversa. Ogni tratto
di lei era bellissimo e tutto in armonia. Un velo bianco le incorniciava
il volto ovale. Era di carnagione abbronzata, simile a quella
di tante persone mediterranee e, con i capelli neri, sembrava venire
dal Medio Oriente. Il naso piccolo era in perfetta armonia con gli
occhi a mandorla e il color rosa delle guance era simile a quello delle
labbra, piccole, carnose e gentili. Ma anche il suo "aspetto" suscitava
una bella sensazione: direi forse, per descriverlo al meglio, che
era materno. l'espressione sul suo volto trasmetteva le qualit di una
madre - affetto, compassione, pazienza, dolcezza. I suoi occhi emanavano
un amore tale che sembrava mi abbracciasse ogni volta che
mi guardava.
"E come teneva le mani?", chiese ancora padre Jozo.
"Apriva le braccia in diversi modi", dissi. "Non erano mai nella stessa
posizione".
"Non avevi paura di guardare?".
"No, affatto. Ero veramente felice. Non mi importava se anche avesse
preso uno di noi con s, almeno cos la gente avrebbe potuto vedere
che si trattava davvero di lei". Padre Jozo mi guard con aria dubbiosa.
"Prendere uno di voi? Ti piacerebbe se prendesse te?".
"Si".
"Sul serio, non ti dispiacerebbe?"
"No".
Dicevo sul serio. L'immenso amore che sentivo durante le apparizioni
non aveva nulla a che vedere con quanto avevo vissuto sulla terra.
L'unica cosa che desideravo quando vedevo la Madonna era restare
sempre con Lei. "Mi fa male sentir dire che io avrei portato la droga
da Sarajevo", continuai. Padre Jozo si fece scuro in volto. "Chi dice
questo?".
"I poliziotti. Due di loro mi hanno detto di fargli vedere il mio orologio
e me ne sono andata. Ma ho sentito che tra loro dicevano 'quella
di Sarajevo, avr portato qui della droga' e cos via. Altre persone
hanno detto la stessa cosa".
"Che intendevano dire?".
"Che avevamo preso la droga, come se fossimo tossicodipendenti e
che per questo vedevamo la Madonna".
"E tu che ne pensi?".
"Vorrei dirglielo guardandoli negli occhi: fatemi visitare da un dottore
per vedere se ho preso della droga". Negli anni successivi fui
visitata pi io da dottori che la maggior parte di persone durante
tutta la loro vita; ma essi, anzich trovare ci che avevano sospettato
- droga, epilessia, insanit mentale o inganno - rimasero tutti
sbalorditi dalla mia normalit.


Capitolo 6.

"Un cuore impuro non pu compiere cose rette e giuste, non  un
esempio della bellezza dell'Amore di Dio per coloro che gli stanno
attorno e che non l'hanno conosciuto".
(Dal messaggio della Madonna del 2 luglio 2011).

"Figli miei, l'ingiustizia  sempre esistita in questo mondo".
Fu questa la risposta della Madonna durante l'apparizione del 28
giugno 1981, quando le dissi che ci accusavano di assumere droga o
di avere qualche forma di insanit che ci avrebbe fatto avere le visioni.
Durante la stessa apparizione, le chiedemmo il suo nome. "Sono
la Beata Vergine Maria", rispose.
Le chiedemmo se avesse un messaggio per i sacerdoti. Disse: "Che
credano fermamente". Uno di noi chiese: "Apparirai alla gente della
folla, cos che possa vederti?".
"Beati quelli che credono senza aver visto", poi guard verso la folla.
"Che credano come se mi avessero visto".
Poi, come facevamo sempre, le chiedemmo di lasciare qualche segno
in modo che tutti potessero credere ed esattamente come le altre
volte, disse semplicemente che sarebbe tornata il giorno dopo.
In precedenza, quello stesso giorno, noi sei eravamo stati alla Messa
domenicale della Chiesa di San Giacomo. Traboccava di gente,
molti erano giunti da zone lontane dell'Erzegovina. Era chiaro che
parecchi erano venuti solo per curiosit, non per devozione. Infatti
non facevano che parlare di segni e miracoli. Solo pochi, durante la
Messa, pregavano o si facevano il segno della Croce.
Ma ancora pi sconsolante era sentire che le parole dell'omelia di
padre Jozo sembravano destinate a noi sei: " vero che Dio pu rivelarsi
e che lo ha fatto a volte", disse. "E infatti la Madonna  apparsa
in passato qui sulla terra. Ma perch abbiamo bisogno di questi
miracoli quando abbiamo l'Eucaristia, la Bibbia e la Chiesa? Ges 
quii Amici miei, siamo esseri umani e gli esseri umani si possono
manipolare facilmente. Viviamo in tempi difficili, dobbiamo sempre
essere prudenti. Pi che altro, dobbiamo sempre pregare il Signore".
Dopo aver ascoltato la sua omelia, avevo paura di incontrare padre
Jozo quella sera.
Uno o due giorni prima, un uomo del posto mi aveva dato un libro
sulle apparizioni di Lourdes in Francia e mi aveva consigliato di leggerlo
per vedere se ci fosse stato qualcosa in comune con l'esperienza
che stavamo vivendo noi. Ero affascinata nel sapere che qualcun
altro aveva visto la Madonna. Nel 1858 una contadinella di nome
Bernadette si trovava a raccogliere la legna lungo un fiume. D'un
tratto ud una folata di vento; guard verso l'alto e vide una donna
bellissima dentro una grotta. La donna rimase in silenzio. Nei giorni
seguenti Bernadette continu a vederla nello stesso posto e inizi a
comunicare con lei.
"Non prometto di renderti felice in questo mondo", disse la donna a
Bernadette, "ma in quello che verr".
Gli abitanti del paese si radunarono attorno a Bernadette mentre
lei aveva le apparizioni. Padre Peyramale, per, non entr mai nella
grotta, preferendo interrogare Bernadette nel rettorato. Non credeva
a quello che aveva raccontato. "Non le chiedo di credermi", disse
Bernadette. "Mi hanno solo chiesto di riferirlo a lei".
Un giorno, Bernadette chiese alla donna quale fosse il suo nome e la
donna rispose: "Sono l'Immacolata Concezione".
Quando lo rifer a padre Peyramale, questi cap che la ragazza stava
dicendo la verit. Una bambina cos semplice e povera non avrebbe
mai saputo nulla del dogma, relativamente nuovo, dell'Immacolata
Concezione. La Madonna lasci un segno visibile ancora oggi
a Lourdes: una sorgente miracolosa apparsa nel suolo della grotta.
Tanti malati provenienti da ogni parte del mondo si recano in quel
luogo per fare il bagno nell'acqua e pregare per la propria guarigione.
Quando lessi che la Madonna era apparsa 18 volte a Bernadette,
pensai che sarebbe stata la stessa cosa anche a Medugorje. Qualcosa
continuava a dirmi che sarebbe apparsa solo per qualche altro giorno
e lo dissi agli altri veggenti. Ad un certo punto iniziammo a credere
che potesse essere vero. Con il terrore provocato dai comunisti
e l'emozione generata dalle apparizioni, mangiavamo e dormivamo
poco ed era facile andare in confusione. Ma dentro di me volevo
disperatamente che le apparizioni continuassero. Come avrei fatto a
tornare sulla terra dopo aver sperimentato il Paradiso?
Quei giorni vi fu un susseguirsi di emozioni contrastanti: gioia, paura,
sofferenza, l'amore del Cielo e l'animosit della polizia. Fino ad
allora ero stata una ragazza adolescente come le altre, che aveva vissuto
serenamente in famiglia. All'improvviso tutto era cambiato. Ero
cresciuta d'un sol colpo. Marko impieg qualche giorno per venirmi
a trovare a Medugorje. Quando arriv con il suo motorino, non riusc
a entrare nella casa di mio zio, era troppo a disagio. Cos rimase
fuori, camminando avanti e indietro. Quando aprii la porta e gli dissi
di entrare, mi guard con un'espressione di sorpresa e con sollievo.
"Oh, grazie a Dio", disse.
"Cosa?", dissi.
"Sei normale!".
"Pi di te, a quanto pare. Che cosa ti aspettavi?".
"Be', non sapevo che saresti stata come ora. Avevo paura a venire.
Pensavo che tu avessi un aspetto serioso, che avessi i capelli dritti,
come chi ha preso una scossa elettrica o cose del genere. Invece sei
quella di sempre".
Mi feci una risata. "Be', grazie davvero".
Forse se fossi stata pi piccola sarei cambiata di pi, anche se di sicuro
non cos drasticamente come aveva immaginato Marko. Imparando
a conoscere gli altri veggenti e osservando le nostre diverse
personalit, iniziai a pensare che la Madonna ci voleva proprio cos
come eravamo, con tutte le nostre stranezze e debolezze.
Pi in l, apprendendo pi cose su Lourdes, Fatima e altre apparizioni
del passato, vidi come la Madonna si fosse spesso manifestata
a persone giovani e mi chiesi perch. Forse perch i giovani non
avevano il peso di programmi e obblighi? Perch il loro cuore era
pi puro di quello degli adulti?
Se fossi stata pi avanti con l'et, avrei forse compreso tutto pi in
fretta. I messaggi della Madonna, comunque, non richiedono lunghi
commenti o interpretazioni teologiche. Lei parla a tutti noi e lo fa
con parole semplici.
La sera del 28 giugno, padre Jozo aveva altre domande da farmi.
Sembrava preoccupato del fatto che conoscessi poco della fede cattolica.
"Dimmi, Mirjana, ora leggerai di pi la Bibbia?".
"Vorrei leggere di pi la Bibbia", risposi.
"Lo so che lo vorresti, ma lo farai?"
Ebbi un attimo di esitazione. "Be'...".
"Ma almeno la possiedi, una Bibbia?".
Guardai verso il basso. "No. La mia madrina a Sarajevo ce l'ha. A
volte la vado a trovare e quando sono da lei la leggo".
Vedevo la frustrazione sul viso di padre Jozo. Aveva di fronte una
ragazza che sosteneva di ricevere le visite della Madre di Dio e che
neanche possedeva una Bibbia. La cosa pi simile che avevamo a
casa era un libro illustrato per bambini con storie della Bibbia.
"Non senti il bisogno di imparare qualcosa, ora?", chiese. "Ad esempio,
di pregare la Madonna?".
"Vorrei tanto farlo", risposi, ed ero sincera. Poco prima avevo perfino
chiesto alla gente di scrivermi qualche preghiera perch volevo
impararle. Llesperienza di vedere la Madonna mi aveva ispirato ad
abbracciare la fede con tutto il cuore.
"Sai", disse padre Jozo, "la gente dice di non aver visto quello che
vedete voi".
"Non posso aiutarli", dissi.
Pensai a padre Peyramale e a Bernadette, e volevo chiedere a padre
Jozo per quale motivo non fosse ancora andato sulla collina a vedere
di persona. Ma avevo troppo rispetto per lui, un sacerdote, per fargli
domande.
"Alcuni hanno cominciato a dubitare. Qualche anziano dice che le
apparizioni che avete voi non servono a niente. La gente  delusa".
Ci pensai un momento, incerta su cosa rispondere. "Non tutti possono
vedere".
"E perch non possono vedere? Hai un'opinione su questo? Qualche
dubbio?".
"Se tutti la vedessero, tutti direbbero che Dio esiste. Tutti crederebbero.
Non so spiegarlo. Dio non appare a tutti, si dovrebbe credere
anche senza vederlo".
Ma anche se non vedevano, molti avevano creduto; cos il villaggio
tranquillo e sonnacchioso di Medugorje si stava trasformando
rapidamente in un luogo di pellegrinaggio. Fin dai primi tempi del
Cristianesimo, i credenti hanno effettuato viaggi di fede in Terra
Santa, a Roma e si sono recati in santuari mariani come la Basilica
di Nostra Signora del Filar a Saragozza, in Spagna, dove secondo
la tradizione, San Giacomo apostolo ebbe la prima apparizione di
Maria. Sempre in Spagna, tanti percorrono un itinerario che risale
al Medioevo, noto come il Cammino di Santiago, per rafforzare la
propria fede e rendere omaggio a San Giacomo, patrono dei pellegrini.
Infatti, l'equivalente in croato della parola "pellegrinaggio",
hodocasce, deriva da hodati, che significa camminare.
Gran parte dei pellegrini che cercavano di raggiungere Medugorje
arrivavano in macchina o in pullman, ma a causa dei blocchi della
polizia, molti di essi si trasformarono in hodocasnici, continuando
il pellegrinaggio a piedi. Con l'aumento del flusso di visitatori,
i residenti della parrocchia accettavano sempre pi i messaggi della
Madonna. Grande era la mia gioia nel vedere gli effetti delle apparizioni
sulle persone a me pi vicine. Mia zia, mio zio e i miei cugini
pregavano con maggiore fervore. Mia nonna aggiunse altre decine
di Rosario a quelle che pregava ogni giorno. E, come un vero pellegrino,
Marko percorreva regolarmente i 30 chilometri da Mostar a
Medugorje in onore della Madonna.


Capitolo 7.

"Per coloro che vivranno la parola di mio figlio e ameranno,
la morte sar vita".
(Dal messaggio della Madonna del 2 agosto 2015).

Il 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo, fummo di nuovo convocati
al commissariato di Citruk per un interrogatorio. Un poliziotto
mi fissava piuttosto adirato. "Dove quello stronzetto?", disse,
riferendosi a Jakov.
Sapendo quanto fosse terribile la polizia, eravamo contenti che Jakov
non fosse venuto con noi stavolta. Sembrava impensabile che un
bambino della sua et potesse subire tanta ostilit. I poliziotti erano
maestri in fatto di insulti, sembrava che facessero a gara fra loro per
vedere chi sarebbe stato pi offensivo. "Jakov ha solo dieci anni", dissi.
"Lasciatelo in pace.  troppo piccolo".
"Non mentire, puttana!" rugg uno sbirro. "Non  piccolo se ci mette
due minuti a salire sulla collina".
Chiusi gli occhi e chiesi a Dio di donare pace a quel poliziotto, ma
l'interrogatorio and avanti per ore. Alla fine, non riuscendo a farci
smentire quanto avevamo dichiarato, ci fecero salire su una piccola
ambulanza e ci portarono in una clinica per farci visitare dalla dottoressa
Darinka Glamuzina, una pediatra della zona. La dottoressa,
una donna dai capelli neri e corti, sicura di s e intelligente, ci dichiar
di essere atea. Certa che ci fosse una spiegazione logica alla
nostra vicenda, inizi a bombardarci di domande, una dietro l'altra,
dandoci appena il tempo di rispondere: Che cosa avete visto? Dove
successo? Come vi sentivate? Siete stati ipnotizzati?
L'ultima domanda sembrava alquanto eccentrica; rispondemmo comunque
a tutto con pazienza e sincerit. Alla fine dell'incontro, la
dottoressa Glamuzina afferm: "Pi tardi io e il mio collega verremo
a Bijakovici ad osservarvi".
Ad osservarci? - pensai. Pensa che siamo animali selvaggi?
Erano trascorsi sei giorni dalla prima apparizione e migliaia di persone
venivano ogni pomeriggio a Medugorje da Sarajevo e Zagabria.
Le autorit comuniste, sempre pi timorose di perdere il controllo
dopo la morte del presidente Tito avvenuta l'anno prima, ricorsero
alle loro armi migliori: il terrore e l'intimidazione. La polizia ci
fece salire di nuovo sull'ambulanza. Ammassati alla meglio senza un
posto su cui sederci, sentivamo tutte le asperit del fondo stradale.
Dopo un'ora, finalmente, arrivammo all'ospedale di Mostar.
"Abituatevi a questo posto", disse l'autista. "Potrebbe diventare la vostra
nuova casa quando i dottori vi dichiareranno insani di mente".
La polizia ci port in una stanza scura e senza finestre e chiuse a
chiave la porta dietro di noi. L'aria all'interno era umida, fredda e
stantia. Vidi quella che pensai fosse una persona che dormiva sulla
tavola, ma schiarendomi la vista, mi resi conto che era morta. Guardando
nella stanza, notai altri cadaveri.
" la camera mortuaria", sussurrai. Eravamo terrorizzati. Come potevano
fare una cosa simile a dei ragazzi? Dopo averci fatto uscire
dalla camera mortuaria, ci portarono da un altro dottore per una
visita. Le domande che ci fece erano simili a quelle della dottoressa
Glamuzina, ma il suo atteggiamento era molto pi freddo.
"Sapete", disse, "abbiamo un posto speciale per i malati".
Facendoci credere che fosse una stanza d'attesa, ci chiuse a chiave
in un padiglione pieno di pazienti malati di mente. Si muovevano
senza meta, gridavano e facevano strani rumori. Un paziente si avvicin:
"Sono un soldato", disse, cominciando a marciare per la stanza.
Ci stringemmo tra noi, spaventatissimi. Stavano forse pensando di
tenerci chiusi l dentro per sempre? Per fortuna, un'infermiera ci tir
fuori.
"Non  questo il vostro posto", disse.
Ci condusse in un corridoio scuro fino ad arrivare ad una stanza in
cui si erano radunati altri infermieri. "Raccontateci dell'apparizione
della Madonna", disse l'infermiera. "Tutti ne parlano".
Raccontammo quello che avevamo visto e rispondemmo a un'infinit
di domande. Al termine della nostra testimonianza, alcuni infermieri
piangevano. Rimasi sorpresa dall'interesse e dalle reazioni
che avevano dimostrato.
La visita successiva fu quella della dottoressa Mulija Dzud, capo
del reparto di neuropsichiatria dell'ospedale di Mostar. In seguito ci
riferirono che ci aveva trovati in salute ed equilibrati e che aveva aggiunto:
"Quelli che li hanno portati qui dovrebbero essere dichiarati
insani di mente!".
La cosa che mi colp di pi era che quella dottoressa fosse musulmana;
per me era una conferma del fatto che non avrei mai dovuto aver
paura di parlare a qualcuno della Madonna.
Anche se la polizia ci aveva rilasciato lo stesso giorno, l'esperienza
della camera mortuaria e del reparto psichiatrico mi lasciarono
traumatizzata. Nella mente continuavo a rievocare immagini
impressionanti: un cadavere posto su un tavolo di acciaio inossidabile,
il "soldato" pazzo che marciava per la stanza, i pazienti che mormoravano
continuando a vagare dappertutto. Ma sapevo che se fossi
stata costretta a scegliere fra essere chiusa in un manicomio o negare
di aver visto la Madonna, avrei scelto il manicomio, senza dubbio.
Niente avrebbe potuto farmi rinunciare a lei, nemmeno il carcere o
la morte.
Quella sera ci radunammo per l'apparizione, ancora sconvolti per le
esperienze vissute durante la giornata. Quando la Madonna apparve,
tutti noi piangemmo. Il suo grande amore sembrava far emergere
in noi tutte le emozioni. Ma le mie paure e preoccupazioni svanirono
quando la Madonna mi mostr una serie di scene vive prese
dalla sua vita sulla terra. Era come guardare un film. Le condizioni
in cui Maria visse non avevano nulla di romantico, ben lontane dalle
immagini sulla sua vita che avevo visto nell'arte religiosa. Sin da
quando era una ragazza giovane, aveva vissuto un'esistenza umile e
modesta - difficile, ma allo stesso tempo bellissima nella sua semplicit.
Vidi alcuni tratti dei suoi momenti pi importanti, come quello
dell'angelo che le si avvicina e la nascita di Ges.
Mi resi conto che Maria era una ragazza che aveva vissuto tante sofferenze
e gioie che caratterizzano la vita di ognuno, ma con un'eccezione
profonda: lei era la madre di Dio. Un altro veggente espresse
alla Madonna l'angoscia provata per i fatti vissuti quel giorno. "Ce la
faremo a sopportare tutto questo?".
"S, angeli miei", rispose in modo materno. "Non temete".
L'azzurro celestiale dietro la Madonna si affievol non appena una
forma strana le apparve dietro la spalla destra - era la figura di un
uomo ferito e sanguinante, con gli occhi marroni, i capelli lunghi e
la barba. Riuscii solo a vedere le spalle e il capo di quell'uomo che,
dal volto, lasciava trasparire un'intensa sofferenza.
"Guardate colui che ha dato tutto per la fede", disse la Madonna, "cos
che quello che state attraversando non vi sembri eccessivo".
La figura si dissip pian piano nell'aura azzurra dietro la Madonna.
Ero davvero grata di aver visto un frammento di Ges, ma sentivo
anche un po' di vergogna per aver dato cos tanto peso alla mia sofferenza.
Quell'esperienza mi fece capire di non dare troppo importanza
a me stessa o di non considerarmi in qualche modo una vittima.
La dottoressa Glamuzina, la scettica pediatra che ci aveva visitato
quella mattina, venne a osservare l'apparizione - o meglio, ad osservare
noi durante tale evento. Secondo dei testimoni, vedendo i nostri
volti, sembrava aver mutato atteggiamento: il suo scetticismo aveva
lasciato il posto alla fascinazione. Chiese a Vicka di rivolgere alla
Madonna alcune domande e Vicka acconsent.
"Chiedile chi ", disse la dottoressa.
Vicka rivolse la domanda e la Madonna rispose: "Sono la Regina
della Pace".
"Come possiamo avere la pace se ci sono cos tante religioni?", chiese
la dottoressa.
Vicka rifer la domanda e la Madonna rispose: "C' solo una fede e
un solo Dio".
La dottoressa Glamuzina chiese perch la Madonna avesse scelto di
apparire proprio a Bijakovici.
"Sono venuta qui perch la gente prega e ha una fede solida" rispose.
La dottoressa chiese poi se poteva toccare ci che stavamo vedendo
e noi girammo la domanda alla Madonna.
"Si, pu".
Portammo la dottoressa Glamuzina dalla Madonna. La dottoressa
allung il braccio, ma la Madonna ascese e scomparve. La dottoressa
si volse verso di noi visibilmente delusa e disse: " andata via, vero?".
"S", disse Vicka. " andata via".
"Ha detto qualcosa?"
"Ha detto 'Ci sono sempre stati dei Giuda che dubitano', poi  andata via.
Il viso della dottoressa Glamuzina si riemp di tristezza. Mentre
scendeva dalla collina sembrava sbalordita. Ci rivel di credere in
noi e, poco tempo dopo, torn alle sue radici cattoliche, cominciando
perfino a cantare in un coro di chiesa.
"Quando ho cercato di toccare la Madonna", disse, ricordando
l'esperienza, "ebbi una sensazione incredibile. Era come se sapessi che
stava per andar via e in quale direzione. In seguito me lo hanno confermato
anche i veggenti. All'inizio, quando mi hanno riferito quello
che la Madonna aveva detto a proposito dei Giuda che dubitano,
mi sono sentita offesa. Ma poi si  fatta strada in me una chiara,
serena convinzione: questi ragazzi vedono davvero la Madonna!
Io ero come Giuda: volevo smascherarli. Non credevo in loro. Ma
dopo quell'esperienza, mi sono vergognata e mi sono sentita profondamente
umile davanti alla grandezza della Madonna, che ha letto
dentro di me e - come una buona madre - mi ha dato un avvertimento".
Quell'apparizione fu indimenticabile anche perch un uomo aveva
portato sulla collina il suo figlioletto di tre anni invalido. Il bambino
si chiamava Danijel Setka ed era paralizzato e incapace di parlare sin
dalla nascita. I genitori erano venuti sperando in una guarigione.
"Beata Madre", dicemmo, "questo bambino riuscir a parlare? Guariscilo,
cos tutti crederanno in noi".
La Madonna si volse verso Danijel e lo guard a lungo con compassione
e amore. Alla fine disse: "Che credano fermamente alla sua
guarigione".
Eravamo forse un po' delusi che non vi fosse stato un cambiamento
immediato e visibile delle condizioni fisiche di Danijel; tuttavia, in
seguito i genitori ritornarono sulla collina per ringraziare Dio. Quella
notte Danijel aveva iniziato a camminare e a parlare.
Il mattino seguente padre Jozo mi interrog di nuovo. Sembrava
frustrato dal fatto che la Madonna, nonostante fosse apparsa sette
giorni, avesse detto poche parole. Nelle apparizioni del passato, rifletteva,
aveva dato messaggi e profezie cruciali per il mondo. Come
poteva essere che stavolta avesse cos poco da dirci?
"La gente ha iniziato a criticarvi e a rifiutarvi", mi disse, "perch non
le date nulla, nessun segno. Continuano a venire, sempre pi numerosi,
e ora?".
Rimasi zitta perch non sapevo che cosa rispondergli. Ad ogni apparizione
avevamo chiesto alla Madonna di darci un segno, ma lei non
aveva mai risposto. Padre Jozo chiese ancora: "Come vi giustificherete
con la gente? Dio punisce severamente chi inganna, lo sapete.
Siete convinti di questo?"
Annuii con il capo, ma dentro di me ero triste vedendo che sospettava
che avessimo fatto qualcosa meritevole della punizione di Dio.
Continu poi dicendo che il cattivo comportamento di qualcuno
nella folla - gli spintoni e le parolacce - era forse segno che le apparizioni
della Madonna non fossero vere.
"Chi ha ingannato le persone o ha dato falsi messaggi  stato rimproverato
duramente", afferm. "Fra gli israeliti o tra i primi cristiani,
essi furono esclusi dalla comunit. Dio li ha ripresi severamente.
Avete paura di questo?"
"Io no", dissi.
"E se Dio punir voi sei, domani?"
"Non credo che lo far".
"Perch pensi di no?"
Lo guardai negli occhi. "Perch non stiamo dicendo bugie".
Padre Jozo rimase zitto per un momento. Il suo sguardo si fece
meno teso.
"Perch la Madonna appare ad alcuni e non ad altri?" chiese, questa
volta in tono molto pi delicato. "Pensi che dovresti distinguerti da
quelli che non la vedono?"
"S", dissi. "Dovrei essere anche migliore, credere di pi ed essere da
esempio per loro".
Mi guard negli occhi. "E tu credi sul serio, vero?"
"S, credo".
Padre Jozo annu. "Che cosa ti fa fare la tua fede?".
"Voglio solo fare opere buone".
"E in cosa consistono queste opere buone?"
"Vorrei aiutare tutti quelli che posso e chiedere loro di pregare un
po' di pi".
"Sei dispiaciuta per chi non vede la Madonna, al contrario di voi?"
"S. Vorrei che tutti la vedessero. Vedo le persone, come si sforzano
di salire sulla collina. Alcuni camminano addirittura a piedi scalzi
per sei ore pur di essere l. Non sarebbe bello se apparisse anche a
loro?"
La conversazione si spost quindi sul luogo delle apparizioni. Padre
Jozo era ancora turbato nel vedere tante persone dirigersi verso
quella che i pellegrini chiamano Collina delle Apparizioni anzich
fermarsi a pregare nella chiesa di San Giacomo. Inoltre era preoccupato
per la presenza sempre pi massiccia della polizia.
Mentre il governo proibiva i raduni di massa, a Medugorje, col passare
dei giorni, la folla non faceva che aumentare. Padre Jozo voleva
farci andare in chiesa all'ora dell'apparizione e che invitassimo la
gente a venire l. Sembrava pi sicuro e comodo che dover avere a
che fare con le folle, la polizia, il caldo opprimente del pomeriggio
sulla collina. Ma la Madonna ci sarebbe apparsa in un luogo diverso?


Capitolo 8.

"Poverifigli miei, guardatevi intorno e osservate i segni del tempo....
Anelate dal profondo del cuore a mio Figlio.
Il Suo Nome dissipa la tenebra pi fitta".
(Dal messaggio della Madonna del 2 maggio 2009).

Poco tempo dopo l'incontro con padre Jozo, io ed altri veggenti
fummo avvicinati da due donne, Mica e Ljubica, che si presentarono
come assistenti sociali. Ljubica non la conoscevo, mentre riconobbi
Mica: abitava a Bijakovici, ai piedi della collina ed era stata presente
ad almeno un'apparizione.
"La polizia segreta sta pensando di venire a prendervi", disse Mica
con urgenza.
"Prendono ordini da Belgrado", aggiunse Ljubica.
Assicurammo che ci saremmo chiuse nelle nostre stanze evitando di
uscire, ma le due donne scossero la testa. "Davvero pensate di poter
sfuggire alla polizia segreta nascondendovi nelle vostre stanze?",
disse Ljubica.
"Che ne dite di andare insieme da qualche parte?", disse Mica.
"Possiamo andare a Capljina a prenderci un gelato", disse Ljubica,
facendo spalancare gli occhi a Jakov.
Vicka conosceva Mica e si fidava di lei, cos anch'io mi sentivo tranquilla,
mentre ero un po' scettica su Ljubica. Tuttavia il pensiero della
polizia segreta che veniva a cercarmi mi faceva venire i brividi
per tutto il corpo. Era la "Gestapo" del regime jugoslavo, famigerata
per i suoi tremendi interrogatori, i maltrattamenti e perfino le esecuzioni.
L'idea che potesse intervenire presto non era tanto inverosimile,
visto che le folle aumentavano in modo esponenziale. Dopo
averne parlato in fretta fra di noi, ci ammucchiammo in cinque sul
sedile posteriore della macchina di Mica. Ivan quel giorno non c'era.
Mentre ci lasciavamo alle spalle Bijakovici, il commissario locale,
Zdravko, ci fece segno di avvicinarci. Guardando verso il sedile posteriore,
sembr sorpreso e nel contempo preoccupato nel vederci.
"Mica", disse, "che sta succedendo qui?".
"Abbiamo fretta", rispose Mica.
Zdravko parl in tono sommesso ma serio. "Devo chiederti una
cosa. Mica". Mica guard tutte le persone che si riversavano nel paese.
Alcuni si erano fermati per fissare noi che eravamo in macchina.
"Se rimaniamo qui si affolleranno attorno ai ragazzi".
"Mica, aspetta un minuto".
"Non possiamo aspettare".
Molti si erano fermati vicino alla macchina a guardare. Zdravko
li osserv e loro osservarono noi. "Va bene", disse, e sal nella sua
vettura, seguendoci. Presto arrivammo ad un'auto milicija, parcheggiata
appositamente di lato per impedire a qualcuno di entrare in
macchina in paese o, nel caso nostro, di uscirvi. L nei pressi cerano
diversi poliziotti. Ci fissarono, sembrando confusi sul da farsi.
"Spostatevi!", url Mica dal finestrino. "Abbiamo fretta!".
La sua sicurezza ci sorprese, ma i poliziotti non si mossero - almeno
finch Zdravko non accost dietro di noi. Pensando che fosse con
noi, spostarono la loro macchina. Salutammo il poliziotto confuso
mentre oltrepassavamo il posto di controllo e Mica si allontan in
fretta in modo da seminare Zdravko. Presto ci trovammo a sfrecciare
sulla strada, con i finestrini aperti, sentendo il vento tra i capelli
e ridendo.
La nostra prima tappa fu Pocitelj, un'antica citt murata con una
moschea storica e i resti ormai frammentari di una fortezza militare.
Mentre ci arrampicavamo sulle mura di pietra ed esploravamo le
rovine, tutte le preoccupazioni che avevamo scomparvero. Osservai
l'acqua color smeraldo del fiume Neretva che scorreva fra la valle
sotto a Pocitelj. L'acqua in movimento mi faceva pensare all'afflusso
dei pellegrini a Medugorje che, come il Neretva, sembrava inarrestabile.
Dopo Pocitelj, arrivammo a Capljina, una delle citt pi grandi e
moderne della zona. Mica e Ljubica ci accompagnarono in un bar.
Di bar ne avevo visti tanti a Sarajevo, mentre per gli altri era una
novit.
"Avranno le bottigliette di succhi di frutta?", chiese Jakov.
Mica sorrise. "Certo".
Tutti ridemmo. Le donne ordinarono per noi una torta e del gelato
- e bottigliette di succo di frutta, ovviamente. Restammo seduti a
mangiare e a chiacchierare finch non si avvicin un giovane.
"Siete di Medugorje?", chiese.
"Dov Medugorje?", disse Mica.
Il giovane guard Jakov. "Ma alcuni di voi li conosco. Non siete quelli
che vedono la Madonna? Ero sulla collina la notte scorsa".
"Non ti conosciamo", disse Ljubica.
Il giovane mi guard, poi mi fiss il polso. "Dov' il tuo orologio?
Non ricordi che ti ho chiesto di vederlo?"
"Forse l'hai fatto", dissi. Tanti avevano chiesto di vederlo, ma i poliziotti
me l'avevano sequestrato dopo che si era sparsa la voce di
come ne fosse stato cambiato il meccanismo. Non me lo restituirono
mai, tuttavia in seguito venni a sapere che lo avevano fatto esaminare
da un orologiaio, secondo il quale era impossibile che un orologio
fosse stato cambiato in quel modo e funzionasse ancora.
Altre persone nel bar avevano udito le parole del giovane e presto
tutti si misero a osservarci. Una signora anziana si avvicin e disse:
"Andrete sulla collina, oggi?".
L'attenzione si era fatta eccessiva e capimmo che era meglio andar
via. Mi resi conto che ormai non avevo pi alcuna privacy. Anche le
persone che abitavano fuori Medugorje mi trattavano in modo diverso
e mi guardavano come se fossi una santa, quando in realt ero
la ragazza di sempre. Usciti dalla caffetteria, notammo delle altalene
in un parco-giochi e chiedemmo alle signore se potessimo usarle.
Ljubica, sia pure riluttante, acconsent. Salimmo a turno sull'altalena:
Ivanka era quella che andava pi in alto, con un sorriso che
contrastava piacevolmente con i vestiti neri da lutto delle signore.
La successiva destinazione fu Kravice, una splendida cascata lungo
il fiume Trebizat. Strada facendo, esprimemmo la nostra preoccupazione
di non riuscire a tornare a Medugorje in tempo per l'apparizione,
che avveniva ogni giorno alle 18,40 circa. Mica e Ljubica
ci rassicurarono dicendoci di non preoccuparci. Arrivati a Kravice,
fummo cos estasiate nell'ammirare il torrente d'acqua, la vegetazione
lussureggiante e la fredda foschia che non prestammo pi attenzione
all'orario. In ogni caso non avevo pi l'orologio.
Ci rendemmo conto che si era fatto tardi solo quando il sole era tramontato
sotto gli alberi e l'ombra aveva riempito la valle. Supplicammo
allora Mica e Ljubica di riportarci a Medugorje. Alla fine acconsentirono,
anche se sembravano guidare pi lentamente di quanto
avessero fatto durante tutto il giorno. Qualcosa ci diceva che Mica e
Ljubica non erano esattamente venute a salvarci.
Avvicinandoci a Medugorje, scorgemmo la Collina delle Apparizioni
e la folla immensa di persone in attesa. Ci sentimmo un po' in
colpa: avremmo dovuto essere con loro, ma ora raggiungere in tempo
la collina sembrava impossibile. All'improvviso, mentre stavo per
gridare, fui completamente "presa" dallo stesso senso di aspettativa
che avevo sempre avvertito prima di ogni apparizione.
"Accosta", dissi.
"Dove?", disse Mica.
"Da qualsiasi parte!"
Mica accost la macchina fuori della strada, su un sentiero roccioso.
Scendemmo tutti e ci inginocchiammo in uno spiazzo desolato di
sassi e rovi. La tranquillit della natura circostante era una variante
molto gradita rispetto al caos della folla a cui ci eravamo abituati.
Mica e Ljubica rimasero accanto alla macchina ad osservarci mentre
pregavamo.
"Chiedete alla Madonna che cosa mi far per avervi rapito in questo
modo", scherz Ljubica.
Mica rise, ma poi all'improvviso indic la Collina delle Apparizioni.
"La vedete?" disse.
"Mio Dio", disse Ljubica, con la voce che lasciava trasparire la paura.
"Che cosa?"
"Una specie di foschia", rispose Mica, facendosi il segno della croce.
"Oppure qualcosa simile a una luce", disse Ljubica.
Guardai verso la collina e vidi nell'aria una forma luminosa, sopra la
gente. " lei", disse Vicka.
Mi assal una grande tristezza. La Madonna e migliaia di fedeli pellegrini
ci stavano aspettando sulla collina e noi eravamo bloccati sul
lato di una strada. Come avevamo potuto permettere che ci accadesse?
Ma poi la luce inizi ad avanzare verso di noi. Mentre si
avvicinava, vedemmo che dentro c'era la Madonna.
"Sta venendo qui!", url Ivanka.
Raggiungendoci, la Madonna disse "Sia lodato Ges" il saluto che
ci aveva rivolto le altre volte. Ripensando al colloquio avuto con padre
Jozo, capii che la mia domanda stava per avere una risposta: la
Madonna poteva apparire anche in un posto diverso dalla collina.
Come sempre, il suo sorriso e la sua bellezza mi lasciarono per un
attimo senza parole; poi per volli accertarmi che non fosse rimasta
delusa.
"Sei dispiaciuta che non eravamo sulla collina?", chiesi.
"Non importa" rispose.
"Saresti dispiaciuta se non tornassimo sulla collina e ti aspettassimo
in chiesa?" domandai.
Sorrise in modo delicato e materno, poi rispose: "Sempre alla stessa ora".
Le chiedemmo se ci avrebbe lasciato un segno, ma come sempre non
rispose. Si spost lentamente fin quando la luce non splendette di
nuovo su tutta la gente che si era radunata sulla collina. Man mano
che la luce svaniva, sentimmo che diceva: "Andate nella pace di Dio".
Tornando a Medugorje, padre Jozo chiese a tutti - ivi comprese
Mica e Ljubica - di venire nella canonica e raccontargli tutto. All'inizio
temeva che le persone sulla collina, non vedendoci l con loro,
pensassero di essere state ingannate; poi per, quando gli riferimmo
che la Madonna sarebbe apparsa nella chiesa, fu pieno di gioia. Era
curioso di conoscere anche la versione di Mica e Ljubica.
"Che cosa avete visto?" chiese a Ljubica.
"Ho visto qualcosa che si muoveva", rispose.
"Qualcosa simile ad una foschia", aggiunse Mica.
"O ad un'ombra, come una brezza", disse Ljubica.
Ovviamente non avevano visto tutti i particolari che avevamo visto
noi; tuttavia avevano scorto qualcosa e ora si sforzavano di descriverlo
con le parole.
"Hai avuto paura. Mica?", chiese padre Jozo.
"A dire il vero, no", disse Mica. "Tremavo un po', ma pi dall'emozione
che dalla paura".
"Io mi sono spaventata", ammise Ljubica. "Mi  venuta la pelle d'oca e
ho preso Mica per mano".
Mica annu. "Ho cominciato a tremare sempre pi. Non che avessi paura,
ma solo il pensiero di avere davanti a me la Madonna ... Nessuno
rimarrebbe indifferente".
Successivamente venimmo a sapere che le autorit avevano ordinato
a Mica e Ljubica di tenerci lontani da Medugorje quel giorno. Alcune
persone del posto erano arrabbiate; io sapevo che quelle donne stavano
solo facendo il loro dovere, com'era di prassi nel sistema comunista.
Ljubica dev'essere rimasta molto colpita da quell'esperienza;
infatti, ritornata a Sarajevo, inform i suoi superiori
che non avrebbe pi accettato di partecipare a tali iniziative.


Capitolo 9.

"Sarete odiati da tutti a causa del mio nome.
Ma chi avr perseverato fino alla fine sar salvato".
(Ges, Matteo 10, 22).

La notizia delle apparizioni si era diffusa in tutta la Jugoslavia attraverso
la televisione, la radio e i giornali. In tutti i bollettini
si evinceva un certo scetticismo, se non una chiara condanna, nei
nostri confronti. I giornalisti ci ridicolizzavano e affibbiavano alle
migliaia di pellegrini che venivano a Medugorje epiteti come "fanatici
religiosi" o peggio. I media, controllati dallo Stato, lanciarono
forti accuse sia verso di noi, che contro i sacerdoti locali, ritenendoci
dei nazionalisti croati che si erano inventati la storia delle apparizioni
per fomentare una controrivoluzione. I telegiornali nazionali ci
etichettarono come "acerrimi nemici dello Stato", mentre i giornali
pubblicarono titoli su Medugorje simili a quelli delle riviste scandalistiche:
MESSA IN SCENA RELIGIOSA ATTIRA MIGLIAIA DI FANATICI.
FRATI SOSPETTATI DI COMPLOTTO NAZIONALISTICO.
SEI IGNORANTI FINGONO DI VEDERE LA MADONNA.
Le autorit organizzarono una riunione comunitaria presso la scuola
elementare convocando anche i nostri genitori e parenti. Dissero
che se non l'avessimo fatta finita con quella "stupidaggine", saremmo
stati espulsi da scuola e rinchiusi in un manicomio e che i miei
avrebbero perso il lavoro e il passaporto. Un vicino di casa di Vicka,
di nome Ivan, per aver tentato di difenderci durante l'incontro, fu
arrestato e messo in prigione, dove rimase per due mesi.
Padre Jozo, vedendo che la tensione aumentava era angosciato. I comunisti
lo avevano minacciato di reclusione se non avesse fermato
le "dimostrazioni" nella sua parrocchia ed egli non aveva ancora deciso
se credere o meno alle apparizioni della Madonna. Il fatto che i
suoi due assistenti sacerdoti credessero in noi gli metteva ancor pi
pressione. Ma a tormentarlo maggiormente fu probabilmente una
dichiarazione del suo superiore, il vescovo Pavao Zanic di Mostar.
Il vescovo, sentendo le dichiarazioni di noi veggenti, ci convoc ad
un incontro in cui, per oltre un'ora, ci fece una lunga serie di domande
e registr le nostre risposte. Poi ci disse di mettere le mani su una
croce e di giurare che stavamo dicendo la verit, cosa che facemmo
senza esitare. Al termine dell'incontro, disse a padre Jozo di essere
certo che la Madonna ci apparisse. Padre Jozo gli consigli di essere
prudente; alla fine, un articolo di giornale riport queste parole del
vescovo Zanic: " certo che i ragazzi non sono stati istigati da nessuno
a mentire, tanto meno da qualcuno della Chiesa".
Un giorno padre Jozo, estremamente turbato da tutta la vicenda,
volle rimanere solo. Chiuse a chiave la Chiesa di San Giacomo, si sedette
a un banco e preg Dio di aiutarlo a superare la situazione pi
difficile mai attraversata durante il suo sacerdozio. Apr una pagina a
caso della Bibbia e capit sul passo in cui Dio aveva operato miracoli
tramite Mos, quale il passaggio del Mar Rosso. Quello stesso giorno
incontrai gli altri veggenti che pregavano vicino alla Collina delle
Apparizioni. Il governo aveva da poco piazzato dei poliziotti sulla
collina per tenere lontano la gente. Quando ci individuarono, corsero
verso di noi con i manganelli alzati. Alla loro vista, scappammo
fra i campi.
Nella chiesa, padre Jozo pregava: "Mio Signore, Tu sai quanto ti
amo. Tu hai parlato a Mos, ma per lui era facile. La gente sapeva
che eri tu a guidarli; qui, invece, nessuno lo sa". In quel momento,
padre Jozo ud una voce nel suo cuore che gli diceva: "Esci a proteggere
i ragazzi!". Sbalordito, si affrett ad aprire le porte della chiesa.
Aprendole, trov alcuni di noi che aspettavano l fuori.
"La polizia!", disse Vicka, facendo una pausa per riprendere fiato.
"Ci insegue!"
Padre Jozo spalanc le braccia e disse, con affetto: "Cari angeli miei
entrate!"
Aveva cambiato comportamento cos drasticamente che mi chiedevo
se stesse scherzando. Ma quando ci fece entrare, mi resi conto
che la sua gentilezza era genuina. Quella sera la Madonna ci venne
a trovare in una piccola stanza vicino all'altare della chiesa, davanti
alla sacrestia. Nei giorni che seguirono, continu ad apparirci l e
padre Jozo non dubit mai pi.
Il suo sostegno ci assicur un po' di serenit, ma niente poteva ridurre
la paura e l'ansia che avevamo pensando che l'ultima apparizione
della Madonna fosse ormai vicina. Come avremmo fatto ad
andare avanti, senza di lei?
Quando quel giorno arriv eravamo emozionatissimi. La folla, composta
da circa diecimila persone era la pi grande mai vista. Molti, a
quanto pareva, si aspettavano che l'apparizione sarebbe stata accompagnata
da qualche miracolo. Ma quando arriv la Madonna, non
avvenne nulla di straordinario, non ci fu nessun messaggio speciale
per il mondo. Le chiedemmo ancora di lasciarci un segno, ma lei si
limit ad un sorriso. Una volta scomparsa, ci rivolgemmo alla folla.
Molti parvero delusi del fatto che a conclusione degli eventi non vi
fosse stato nulla di grandioso. Io, pi che altro ero confusa. Non volevo
convincermi che le apparizioni fossero terminate.
Il giorno seguente, tutti cercammo di tornare alle nostre normali
abitudini. Io ero a casa di mio zio, quando ad un tratto ebbi un impeto
di aspettativa, che si trasform presto in enorme eccitazione.
Sentivo che se la Madonna non fosse apparsa in quel momento sarei
esplosa. Ed eccola allora apparire davanti a me, come una folata improvvisa
di vento. Mi inginocchiai subito, completamente estasiata.
Non volevo far altro che guardarla. Quando and via, piansi come
una disperata.
Anche gli altri veggenti l'avevano vista. Capimmo allora che Medugorje
non era esattamente come Lourdes. A Medugorje la Madonna
ha continuato ad apparirci ogni giorno.
Intanto, quasi nel contempo, la persecuzione nei nostri confronti
aveva raggiunto un nuovo, pericoloso livello. Il governo jugoslavo
aveva dichiarato lo stato di emergenza per Medugorje. Gli effetti
delle apparizioni si erano fatti sentire fino a Belgrado, la capitale
della Jugoslavia, cos i comunisti - indispettiti nel vederci resistere
alle loro pressioni e nel timore di perdere il controllo - decisero di
risolvere il problema prima possibile.
In capo a qualche giorno, i militari irruppero nel villaggio: armati
di fucili e con cani lupo che ringhiavano minacciosi, si appostarono
sulla collina e davanti alle nostre case. Altri soldati iniziarono a pattugliare
in macchina le strade e gli elicotteri continuarono a ronzare
sopra i punti nei quali si trovavano i pellegrini intenti a pregare. Un
giorno mi trovai di fronte ad un poliziotto che diceva una parolaccia
dietro l'altra. Quando sent che non intendevamo negare l'autenticit
delle apparizioni, and su tutte le furie.
"Confessa!", disse.
"Io mi confesso solo davanti al mio sacerdote", risposi.
Il suo viso si fece violaceo e una vena sembrava fuoriuscirgli alla
base del collo. "D la verit, tu non vedi la Madonna".
"Invece s".
A questa risposta, tir fuori la pistola e la pose sul tavolo, fra me e lui.
"Avanti, ammettilo!", disse, fissando la pistola. "Tu non hai visto un
bel niente".
"Aiutami, Gospa!", supplicai dentro di me. Stranamente, malgrado
quell'arma sul tavolo ero calma. Dopo aver visto la Madonna e vissuto
il Paradiso era quasi impossibile aver paura di qualcosa.
"Il tempo  scaduto", disse il poliziotto. "Adesso di' la verit".
Lo guardai negli occhi. "La verit  che vedo la Madonna e che sono
pronta a morire per lei".
Sbatt il pugno sul tavolo, poi ripose la pistola nella fondina e usc
in fretta dalla stanza.
Se fossimo stati adulti, i comunisti ci avrebbero sicuramente rinchiusi
nella prigione pi oscura e profonda, facendoci fare la stessa
fine di mio nonno. Ma anche se potevano essere estremamente
brutali, sapevano che avrebbero destato scalpore se avessero messo
in prigione dei ragazzi cos giovani. In un certo senso,  come se la
nostra giovane et ci proteggesse; nulla per impediva ai comunisti
di terrorizzarci.
Ma accanto a tutte le spaventose esperienze, vivevamo anche momenti
entusiasmanti. Ogni mattino portava con s la promessa di
una nuova sorpresa o avventura. A volte, in una stessa sera, avevamo
pi apparizioni. Per eludere la polizia, che cercava di mandare
a monte i nostri piani, cambiavamo sempre il punto di ritrovo. I
boschi dietro una delle nostre case, un campo incolto, sotto le chiome
degli alberi erano luoghi adatti per vivere l'apparizione immersi
nella natura, dove l'aria fresca e la luce delle stelle creavano un'atmosfera
ideale per ricevere la Madonna. Anni dopo, in uno dei suoi
messaggi, Maria disse: "Oggi vi invito a osservare la natura, perch l
incontrerete Dio"; e in un altro: "Vi invito a dare gloria a Dio Creatore
nei colori della natura. Attraverso il pi piccolo fiore vi parla della Sua
bellezza e della profondit dell'amore con cui vi ha creati".
Durante una di queste visite straordinarie, la Madonna comunic
con la gente del posto in modo incredibilmente intimo. Il 2 agosto
1981 apparve all'ora abituale e ci chiese di attenderla ancora la sera
stessa. Ho un ricordo un po' vago di quella e di altre apparizioni dei
primi tempi. Secondo Marija, la Madonna disse: "Andate tutti sul
prato di Gumno. Una grande battaglia sta per svolgersi - una battaglia
fra mio Figlio e Satana. Le anime umane sono in gioco". Pi
tardi, quella stessa sera, ci recammo in quella zona, vicino alla casa
di mio zio. Nella nostra lingua, la parola gumno significa "aia per la
trebbiatura" - una porzione di terreno duro, vasta e circolare dove i
contadini separano il grano facendo camminare in circolo le mucche
o i cavalli. Nella Bibbia si legge che Giovanni Battista utilizz la
stessa parola descrivendo la missione di Ges come una mietitura
di anime: "Tiene in mano la pala e pulir la sua aia e raccoglier il
suo frumento nel granaio, ma brucer la paglia con un fuoco
inestinguibile".
A Gumno ci raggiunsero una quarantina di persone del posto. Mentre
eravamo inginocchiati sull'argilla rossa, i grilli frinivano a pi
non posso e le zanzare ci svolazzavano attorno al viso. Pregammo
e aspettammo. All'improvviso apparve davanti a noi la Madonna.
Alcuni ci chiesero se potevamo toccarla; quando le riferimmo la richiesta,
ci disse che chi voleva poteva avvicinarsi a lei. Prendemmo
ad una ad una per mano le varie persone e le guidammo fino al punto
in cui potevano toccare il vestito della Madonna. Fu un'esperienza
strana per noi veggenti. Facevamo fatica a comprendere che solo noi
potessimo vederla.
Dal nostro punto di vista, accompagnare la gente a toccarla era
come accompagnare un cieco. Le reazioni erano affettuose, specie
quelle dei bambini. Moltissimi, a quanto pareva, sentivano qualcosa.
Alcuni avvertivano una "elettricit", altri erano del tutto sopraffatti
dall'emozione. Intanto per notai che sul vestito della Madonna, che
continuava ad essere toccato, si formavano delle macchie nere, via
via sempre pi grandi.
"Il suo vestito!", grid Marija, tra le lacrime.
Le macchie, diceva la Madonna, rappresentavano i peccati non confessati.
All'improvviso scomparve. Dopo aver pregato per un po', restammo
al buio a raccontare agli altri ci che avevamo visto. Erano
sconvolti, come noi. Alcuni dissero che tutti avrebbero fatto bene a
confessarsi. Il mattino dopo, i sacerdoti furono circondati da tanti
paesani "pentiti".
Mio cugino Vlado, era un bambino fra quelli che avevano toccato
il vestito della Madonna. Quando gli riferii delle macchie esclam:
"Ma Mirjana, io le mani me le ero lavate! Erano pulite, te l'assicuro!".
Dopo quell'episodio, ogni volta che lo vedevo, sorridevo e gli dicevo:
"Ti sei lavato le mani, Vlado?".
Durante quegli incontri giornalieri, la Madonna metteva in evidenza
la preghiera, il digiuno, la confessione, la lettura della Bibbia e la
partecipazione alla Messa. Pi in l vi fu chi consider questi punti
i "messaggi principali della Madonna", oppure, come li chiam padre
Jozo, i "cinque sassi", alludendo all'episodio di Davide e Golia.
La Madre Celeste non ci chiedeva la preghiera o il digiuno fini a se
stessi. Il frutto della fede vissuta, diceva, era l'amore. Come disse in
un messaggio: "Vengo da voi come madre che al di sopra di tutto ama
i suoi figli. Figli miei, desidero insegnare anche a voi ad amare".
La bellezza eterea della Madonna ci aveva conquistati sin dall'inizio.
Un giorno, durante un'apparizione, le rivolgemmo una domanda infantile:
"Perch sei cos bella?".
La Madonna, sorridendo dolcemente, rispose: "Io sono bella perch
amo", disse. "Se desiderate diventare belli, amate".
Dopo l'apparizione, Jakov, che aveva appena dieci anni, ci guard e
disse: "Non credo che stesse dicendo la verit".
Lo rimproverai: "Come puoi dire che la Madonna non dice la verit?"
"Beh, guarda alcuni di noi", rispose. "Potremmo amare tutta la
vita, ma non saremo mai belli come ha detto!".
Ci facemmo una bella risata. Jakov non aveva capito a quale tipo di
bellezza alludesse la Madonna. La sua  una bellezza eterna, che viene
da dentro: quello che voleva per ognuno di noi. Se dentro sei pulito,
se sei pieno di amore, sarai bello anche all'esterno. Tuttavia, malgrado
tali momenti spensierati, ci rendevamo conto del grande peso che
comportavano le apparizioni. Dagli incontri ravvicinati con la Madonna
avevamo capito che i suoi piani non si limitavano al piccolo
paese di Medugorje o alla Jugoslavia; lei era venuta per cambiare il
mondo intero. Come ci rivel, il piano di Dio si sarebbe compiuto, alla
fine, attraverso una serie di avvenimenti futuri. Inizi allora a riferirci
tali eventi raccomandandoci di non svelarli a nessuno fino a poco
tempo prima che si fossero verificati.


Capitolo 10.

"Vi mostro la strada tramite cui perdonare voi stessi, perdonare gli altri
e con pentimento sincero nel cuore, inginocchiarvi davanti al Padre".
(Dal messaggio della Madonna del 2 gennaio 2010).

Qualche anno fa un uomo si present alla mia porta. Aveva un
aspetto vagamente familiare, ma l per l non lo riconobbi. Sembrava
riluttante a parlare e cercava di evitare il mio sguardo.
"Posso aiutarla?", chiesi.
"La prego, mi perdoni".
"Per cosa?"
"Sono uno dei poliziotti che l'hanno interrogata, nel 1981. Sono
davvero mortificato per quello che le abbiamo fatto passare".
Non era la prima volta che qualcuno si scusava in quel modo con
me, ma non riuscivo mai a ricordare i singoli episodi per i quali le
persone si sentivano in colpa. Da tempo avevo perdonato e dimenticato.
Avevo pregato per i miei persecutori anche mentre mi riservavano
i peggiori trattamenti, come quando alzavano i manganelli
per colpirmi o proferivano bestemmie terribili contro la Madonna.
"Stia tranquillo", gli dissi. " stato tanto tempo fa". Sembr sollevato.
"Ho qualcosa per lei", disse, porgendomi una cassetta da registratore.
"Ho conservato la registrazione di quell'interrogatorio per tutti questi
anni. Pensavo che avrebbe voluto risentirla".
Ad ogni interrogatorio cera stato un registratore sul tavolo. Ricordo
il "clic" del pulsante "registra" che segnava l'inizio di ogni sessione.
Non ebbi mai l'occasione n il desiderio di ascoltare quelle registrazioni.
Temevo che se l'avessi fatto avrei riesumato ricordi negativi.
Tuttavia ero curiosa.
"Entri", dissi e ci sedemmo in salotto.
Inser la cassetta nel registratore. "All'inizio credevo che lei stesse
mentendo; ma dopo averla interrogata, avrei voluto solo stringerle la
mano. Allora, davanti ai colleghi, non potevo, ma adesso s ed ecco
perch".
Spinse il tasto "play" e un ricordo del passato ritorn alla luce, tra i
suoni "gracchianti" del registratore.
Interrogatore: Stai ingannando la gente.
Io: Io non sto ingannando nessuno.
Interrogatore: Ma non vedi che  una storia assurda?
Io: Sto dicendo la verit. Solo questo so fare.
Risentire al registratore la mia voce da ragazza-fu un'esperienza surreale.
Inoltre facevo fatica a credere che l'altra voce - cos intrisa di
superbia e di rabbia - fosse quella dell'uomo gentile che era seduto
davanti a me. La registrazione continuava cos:
Interrogatore: Te lo chiedo un'altra volta: cos'hai visto sulla collina?
Io: Ho visto la Madonna.
Interrogatore: Tu non hai visto una merda di niente!
Io: No, quella la sto guardando ora.
Rimasi sorpresa dall'audacia che avevo dimostrato in quel frangente.
Sarebbe stato diverso se mi avessero interrogata prima che iniziassi
a vedere la Madonna. La paura avrebbe avuto la meglio e non avrei
mai osato sfidare in quel modo un poliziotto o qualsiasi adulto. Ma
dal 24 giugno 1981 in poi, non avevo pi la timidezza che mi aveva
contraddistinto per tutta l'infanzia.
L'uomo arrest la registrazione e disse: " stata la sua mancanza di
paura a convincermi che stesse dicendo la verit".
Lo ringraziai per aver portato la cassetta e lo rassicurai che non nutrivo
alcun risentimento legato a quei tempi. "Lei stava solo facendo
il suo dovere", aggiunsi.
Dopo averlo salutato, mi sedetti e cercai di elaborare tutti i ricordi
rivangati dall'ascolto di quella registrazione. Chiusi gli occhi e con la
mente, ritornai al tempo in cui si era svolto l'interrogatorio. Nell'agosto
del 1981, gli eventi a Medugorje sembravano procedere pi
veloci che mai. Considerata la massiccia presenza di militari nel paese
era sorprendente vedere arrivare ancora pellegrini. Ma neanche
la polizia e i soldati riuscivano a scoraggiare i fedeli. La notizia delle
apparizioni si era diffusa in tutto il mondo, attirando pellegrini da
luoghi lontani dei quali avevamo sentito parlare solo a scuola.
Molti pellegrini desideravano incontrare i veggenti, spesso venivano
a cercarmi dai miei zii. Passavo ore ad ascoltare le loro storie tristissime,
piangendo con loro e consolandoli. Ma presto mi resi conto
che le persone erano troppe perch potessi essere davvero d'aiuto.
Mi stavo sovraccaricando dei loro problemi, perdendo cos molte
ore di sonno, tanto che spesso mi sentivo esausta e malata.
Zio Simun, preoccupato per la mia salute era diventato sempre pi
protettivo; cominci a rispondere lui alla porta quando i pellegrini
venivano a cercarmi.
"La veggente  in casa?", chiedevano. "Vogliamo vederla!".
Mio zio cercava sempre di farli andar via nel modo pi garbato possibile.
"Mi dispiace, Mirjana  stanca".
Era troppo gentile per chiudere la porta in faccia ai pellegrini; cos,
se insistevano o se gli raccontavano una storia triste, chiedeva aiuto
a zia Slava. Anche lei vedeva come fosse difficile per me essere al
centro di tutta l'attenzione e quindi badava alla mia privacy, specialmente
quando la gente era semplicemente curiosa di vedermi. Mi
chiedeva di uscire solo se c'era qualcuno che aveva davvero bisogno
di aiuto e anche in tali frangenti, se si faceva troppo tardi, mi riportava
di nuovo a casa.
All'inizio mi sentivo in colpa per non poter parlare con tutti, ma
poi capii che i pellegrini non avevano bisogno di incontrare me per
fare un buon pellegrinaggio. Io ero chiamata solo a fare da tramite
e a riferire le mie esperienze come meglio potevo. I messaggi della
Madonna erano gi di per s espressi in vari aspetti di Medugorje
- nella solitudine dei campi, sui pendii ripidi e sassosi delle colline,
nei confessionali e sull'altare della chiesa di San Giacomo. Noi, da
veggenti, dovevamo semplicemente trasmettere le parole della Madonna;
una volta assolto tale compito, lei poteva parlare a tutti.
Mi piaceva molto osservare nonna Jela interagire con i pellegrini.
Quando pregava, diceva: "Dio, visto che ci hai creati tutti, perch
non hai fatto in modo che parlassimo la stessa lingua? Voglio assolutamente
parlare di te a tutti i pellegrini, ma non mi capiscono".
Ma lei stava parlando ai pellegrini. Malgrado la sua salute precaria,
li accoglieva con il sorriso; offriva loro il poco cibo che aveva e
li ospitava gratuitamente. Pregava insieme a loro, tutti le vedevano
sempre in mano il Rosario. Anche se non se ne rendeva conto, stava
parlando loro di Dio nel modo migliore: con il suo esempio.
Nonna Jela e molte persone del paese trattavano i militari che erano
l presenti con serenit e gentilezza. Nei caldi pomeriggi portavano
loro bibite fresche e la sera, talvolta, anche pasti fatti in casa. Era
strano ma bellissimo vedere una donna anziana e curva porgere un
bicchiere di latte e una pagnotta di pane fresco a un militare in borghese.
Le mamme di Medugorje trattavano i soldati come i loro figli
e l'affetto era sincero: pi i soldati ricevevano attenzioni, pi diventavano
gentili con tutti, pellegrini compresi.
Questo suscitava ancor pi le ire del regime, che intensificarono la
propaganda contro Medugorje sperando di arrestare l'afflusso dei
pellegrini. Television Sarajevo present un servizio speciale in cui
si sosteneva di avere la prova che i fatti di Medugorje fossero una
messa in scena volta a rivangare il nazionalismo croato. Un filmato
mostr delle tavole di pietra trovate, diceva, sulla Collina delle
Apparizioni, sulle quali ci sarebbero state incise frasi del tipo "La
Madonna ripristina lo Stato croato" e "Alleatevi con la Madonna contro
il comunismo". Nessuno aveva mai visto niente del genere sulla
collina: sapevamo tutti che erano stati i comunisti a realizzare quelle
tavole e a sistemarle in quel punto, ai fini del servizio televisivo.
Il programma mostr anche parte di un'omelia di padre Jozo, concludendo
poi che egli aveva dichiarato: "Quarant'anni di sofferenza
sotto i comunisti sono abbastanza". Quello che disse davvero nell'omelia
dell'11 luglio 1981 non comprendeva la parola "comunisti",
ma le spie del governo sparse fra i banchi della chiesa attendevano
da tempo un pretesto per accusare padre Jozo di comportamento
contrario al regime.
In realt Padre Jozo inizi l'omelia dando un gentile benvenuto a
tutte le persone che erano riunite in chiesa. "Dalle targhe delle macchine
ho visto che siete giunti da localit diverse. Molti di voi vengono
da me e mi chiedono cosa stia succedendo qui. Ieri e oggi sono
arrivati molti giornalisti, tutti hanno chiesto come fosse possibile
che l'ufficio postale e le linee telefoniche fossero stati bruciati una
settimana prima di questi eventi; eppure tutto il paese e l'Europa
sono venuti a sapere di Medugorje in meno di un giorno. Anche se
avessimo esposto in cielo uno striscione gigantesco non avremmo
attirato cos tante persone qui. Ma il Signore, quando agisce, non
ha bisogno di pubblicit. Senza alcun rumore o trambusto, il nostro
Dio utilizza una persona semplice - non persone potenti, ma piccole
- perch spodesta i potenti dai troni e innalza gli umili. Utilizza una
persona semplice, che ha fede e fiducia e attraverso tale servo pu
proclamare i Suoi misteri pi grandi e profondi. Maria era un'umile
serva del Signore".
Padre Jozo continu l'omelia invitando la gente a cercare di liberarsi
dal peccato. "Ges  venuto fra i Suoi figli perduti e ha detto: 'Lo spirito
del Signore Dio  su di me, perch il Signore mi ha consacrato
con l'unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libert degli
schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l'anno di grazia
del Signore'. Noi stanotte lo comprendiamo! Non  venuto forse
a liberare me, che sono prigioniero e te, che sei l'oppresso, che sei in
prigione da quarant'anni, che stanotte o domani puoi inginocchiarti
davanti a Lui e dire: "Spezza quelle catene, apri quelle serrature,
spezza le catene che opprimono la mia vita, perch da tanti anni
sono stretto dalle catene del peccato?".
Padre Jozo non avrebbe mai immaginato che le sue parole avrebbero
comportato per lui catene e serrature; ma una registrazione furtiva
della sua omelia fu portata ai funzionari del governo. I riferimenti
ai "prigionieri" e all'"oppressione" sembrarono scandalosi ad un
regime paranoico che stava per perdere il controllo sulla popolazione.
Alla fine i comunisti ottennero ci di cui avevano bisogno
per accusare l'uomo che avevano sospettato dirigesse gli eventi di
Medugorje.
La mattina presto del 17 agosto 1981 due agenti segreti di Belgrado
vennero alla chiesa di San Giacomo alla ricerca del sacerdote, che
poi trovarono nella canonica. " lei padre Jozo?".
"Sono io. Cosa desiderate?".
"Deve venire con noi".
Dopo avergli fatto indossare gli abiti civili, gli misero le manette e
lo scortarono fuori. Padre Jozo osserv la gente che si era radunata
vicino ai gradini della chiesa.
"Addio. Che Dio sia sempre con voi. Non abbiate paura. La Madonna
 con noi".
La gente guardava inorridita gli agenti che, dopo aver fatto salire in
macchina padre Jozo, misero in moto allontanandosi in fretta. Lo
avrebbero torturato? Lo avrebbero ucciso? Tutti temevano il peggio.
Subito dopo l'arresto di padre Jozo, una folta squadra di poliziotti
circond la chiesa e l'ufficio parrocchiale, barric le porte e perquis
a lungo entrambi gli edifci, portando via i soldi delle offerte e arrestando
molti altri sacerdoti.
i tardi, quel mattino, arrivata alla chiesa, rimasi scioccata nel trovarla
circondata da steccati e sbirri. Mi sembrava che la mia vita si
fosse fermata. Il mio cuore si struggeva per padre Jozo e pregai Dio
di darmi forza.
Alcuni poliziotti ci prendevano in giro dicendo: "Ah ah, Jozo non ce pi!
Siete fritti!". Era chiaro che avevano previsto che tutto sarebbe
finito in quel modo. Era questo il "grande combattimento" di cui ci
aveva avvisato la Madonna il 2 agosto? Quando aveva permesso ai
pellegrini di toccarle il vestito, a Gumno, li stava forse preparando a
questa situazione?
Con tanti poliziotti armati in giro, sembrava di essere in guerra.
Pensai che subito dopo sarebbe toccato a noi sei veggenti. Saremmo
stati ancora vivi, l'indomani? Mi sentivo spaventata ma nello stesso
tempo serena; spaventata, sapendo quanto avrebbe sofferto la mia
famiglia se fossi morta ma anche serena, pensando che alla fine sarei
stata con la Madonna. Non avevo paura della morte perch sapevo
che il Paradiso esisteva, anche se ero triste pensando alla gente che
avrei dovuto lasciare.
Sorprendentemente, quella notte, un sacerdote di un paese vicino
pot riaprire la chiesa e celebrare la Messa, continuando il programma
serale di preghiera che aveva stabilito padre Jozo. La chiesa era
gremita. Noi veggenti guidammo la recita del Rosario, poi, quando
si avvicin l'ora dell'apparizione, ci sistemammo nella stanza adiacente
all'altare. Non appena apparve la Madonna, le chiedemmo che
ne era del nostro amato sacerdote.
"Non temete" ci disse. "Desidero che siate pieni di gioia e che la gioia
sia sui vostri volti. Protegger padre Jozo. Io sono con lui".
Terminata l'apparizione, comunicammo al sacerdote quello che la
Madonna aveva detto. Il sacerdote osserv i volti preoccupati dei
fedeli, poi prese per mano il piccolo Jakov e lo condusse davanti
all'altare. Jakov era cos piccolo che nessuno avrebbe potuto vederlo
dietro l'altare.
"Per favore, Jakov, diglielo", disse il sacerdote.
Jakov osserv la gente e dopo aver fatto un profondo respiro, comunic
loro senza esitazione quello che aveva detto la Madonna. La
gente, che inizialmente pareva disperata, aveva ripreso a sperare.
Quando Jakov termin di trasmettere il messaggio, ci sforzammo di
sorridere. La Madonna ci aveva dato conforto, ma era impossibile
ignorare l'assenza del sacerdote che, nonostante i suoi dubbi iniziali
era diventato il nostro fedele alleato. Ci chiedevamo dove fosse e
cosa stesse vivendo in quel momento.
Le autorit cercarono di costringere un altro sacerdote locale a cancellare
tutte le Messe della sera sostenendo che tali funzioni si svolgevano
di solito di mattina; al che il sacerdote rispose: "La Messa non
 il memoriale dell'ultima colazione di Ges, ma dell'ultima cena!".
Cosa interessante, padre Jozo aveva terminato la sua controversa
omelia con parole che, con il senno di poi, si possono considerare
profetiche riguardo alla sofferenza che avrebbe dovuto sopportare.
"I cristiani di questo mondo sono come una luce nelle tenebre", aveva
detto. "La nostra forza  nel nostro inginocchiarci, nelle nostre
mani unite in preghiera, nella croce che portiamo. La nostra forza
viene dal nostro Signore Dio. Non vi  nessunaltra forza, sapienza
o vittoria sull'assurdit di questo mondo se non quella ottenuta con
l'umilt, l'amore e il sacrificio".


Capitolo 11.

"Ho scelto voi, apostoli miei, perch tutti portate
dentro di voi qualcosa di bello".
(Dal messaggio della Madonna del 2 aprile 2015).

Contrariamente a quanto aveva previsto il regime, le apparizioni
continuavano anche dopo l'arresto di padre Jozo e l'afflusso di pellegrini
non accennava a diminuire. Per nascondermi sia dai pellegrini
che dalla polizia, avevo escogitato un espediente: mi alzavo presto
tutti i giorni per raccogliere e stendere le foglie di tabacco e lavoravo
finch non arrivava l'ora dell'apparizione.
Il 25 agosto 1981 la Madonna rispose alle nostre continue richieste
di avere un segno, forse per rassicurare la gente di Medugorje e calmare
ogni paura. Vicka e io eravamo da Ivan, quando ad un tratto
udimmo un gran clamore all'esterno. Uscimmo subito e trovammo
diverse persone in strada con lo sguardo rivolto verso il Krizevac.
Alcuni puntavano il dito. Altri si erano messi in ginocchio.
Voltandomi verso la montagna, vidi la figura della Madonna nel posto
solitamente occupato dalla croce alta otto metri e mezzo. La Madonna
era diversa da come eravamo abituati a vederla - sembrava
pi una statua che una vera persona. La sagoma svan lentamente
e riapparve la croce. Qualche istante dopo, strane forme si materializzarono
nel cielo sopra la montagna, dando vita a tre lettere enormi e
luminose che formavano la parola mir, che nella nostra lingua significa
"pace". Mir  anche la prima parte di Miriam, l'originale nome di Maria
in ebraico.
Nessuno poteva ignorare ci che stava accadendo a Medugorje. Sembrava
che stessimo vivendo episodi biblici.
Seguivamo con trepidazione le notizie sul processo a padre Jozo. Ogni
volta che qualcuno lo nominava, sentivo un grande vuoto in me. Nei
giorni precedenti al suo processo, la Madonna ci aveva chiesto di digiunare
a pane e acqua e di pregare per lui. Il governo, per dimostrare
che padre Jozo aveva commesso un reato, ricorreva a bugie e a false accuse,
senza avere alcun indizio a proprio favore. Padre Jozo fu accusato
di sedizione, un reato grave che avrebbe comportato la pena di morte;
alla fine, per, fu condannato a tre anni di reclusione e lavori forzati.
Non aveva fatto nulla di male, ma il governo jugoslavo aveva distorto la
verit pur di raggiungere i propri obiettivi. Capii allora che i comunisti
avrebbero potuto riservare a chiunque qualsiasi trattamento che avessero
voluto.
Alla fine di agosto sperimentai di persona la loro crudelt. La polizia
aveva ordinato a zio Simun di portarmi a Citluk per un altro interrogatorio.
Ormai conoscevo il "copione": mi mettevano sempre in una
stanza vuota e mi facevano aspettare un'infinit di tempo; quindi, dopo
avermi bombardata di domande e non riuscendo a ottenere le risposte
desiderate, mi minacciavano, mi insultavano e poi mi lasciavano andare.
Cos'altro volevano? Stavolta, per, io e mio zio entrando nel commissariato,
capimmo subito che non si sarebbe trattato di un altro interrogatorio.
C'erano due uomini in divisa accanto a un gruppo di
poliziotti in borghese. Dopo aver fatto uscire bruscamente lo zio, mi
rinchiusero in una cella di custodia. Sedetti l per qualche ora senza
che nessuno mi dicesse nulla. Alla fine mi fecero salire sul sedile
posteriore di una vettura dello Stato. Davanti erano seduti uomini
in divisa - agenti della polizia segreta. Quando partimmo, iniziai a
piangere. "Dove mi state portando?"
"Stai zitta!" disse l'autista.
"Stupida", disse l'altro uomo. "Oggi finisce la tua messa in scena".
Durante il viaggio mi urlavano contro e mi insultavano. Mi coprii le
orecchie con le mani e mi rannicchiai. Cercai di pregare, ma avevo il
cuore pieno d'ansia. Pi che altro ero preoccupata per zio Simun. Lo
zio, sconvolto per non aver potuto proteggermi, scoppi a piangere
fuori del commissariato. Come avrebbe fatto a spiegare a mia madre
- sua sorella - che mi aveva perso? Per la prima volta nella vita, si
ferm a un bar per prendere una rakija - "brandy" in croato.
Dopo tre ore di macchina, iniziai a riconoscere i dintorni e notai
che stavamo entrando a Sarajevo. Mi stavano portando in prigione?
O ad un luogo di esecuzione? Pensai a tutti i modi in cui avrebbero
potuto uccidermi, sperando che avrebbero fatto in fretta, come in
un plotone d'esecuzione. Ma quando la macchina si ferm, sbirciando
dal finestrino vidi il palazzo in cui abitavano i miei. Grazie, Dio,
dissi nella mia preghiera. Gli agenti mi accompagnarono alla porta.
Mamma, quando apr, fece un sussulto vedendomi al fianco di poliziotti,
ma si sforz di sorridere e di trattare quegli uomini con molta
pi cordialit di quanto, a mio avviso, meritassero. "Buon giorno,
signori", disse. "Che gentili a dare un passaggio a mia figlia fino a casa!".
"Mamma!", Dissi. "Se solo sapessi come mi hanno trattata!"
Mamma mi guard, ancora sorridente. "Vieni, cara. Non importa".
E poi, volgendosi verso i poliziotti, disse: "Signori, volete entrare a
prendere un caff?"
"Ma mamma!"
Mamma mi guard come per dirmi "stai zitta"; feci allora un respiro
profondo e restai in silenzio. I poliziotti le spiegarono che dovevo
rimanere a Sarajevo e che per ogni mio spostamento ci sarebbe voluto
il loro permesso, come per ogni "nemico dello Stato". Chi erano
loro per dirmi dove sarei potuta andare e dove no? La maggior parte
degli oggetti personali erano a casa di mio zio. Ma a preoccuparmi
di pi era il pensiero che le apparizioni sarebbero finite se non fossi
stata a Medugorje. Uno dei poliziotti, allontanandosi con i colleghi,
mi lanci un'occhiataccia dicendo: "Guarda che ti controlliamo!"
Non appena se ne andarono, mamma smise di sorridere in modo
forzato e mi abbracci. "L'unica cosa importante  che ora sei qui,
sana e salva", disse. "Sei viva, nient'altro conta".
Con padre Jozo in prigione e io lontana da Medugorje, i comunisti,
con buona probabilit, pensavano che tutto sarebbe finito tranquillamente.
Ma ancora una volta avevano sottovalutato la potenza di
Dio. Essere tornata a Sarajevo mi faceva sentire contenta a met.
Avevo avuto nostalgia dei miei genitori e di mio fratello, ma ora
essere a casa non era pi come prima. Quello che una volta era il
mio rifugio ora era una prigione. Anche se ero stata fuori due mesi,
sembrava che fossi tornata cambiata, erano accaduti cos tanti fatti
in un breve arco di tempo che mi sembrava di essere cresciuta da
un giorno all'altro. Le cose a cui tenevo prima sembravano non importarmi
pi. A casa, nelle prime ore, mi sentii un nodo nel petto.
Trovandomi lontana da Medugorje e dagli altri ero convinta che la
Madonna non sarebbe pi venuta da me. Ma le mie preoccupazioni
svanirono quello stesso pomeriggio in cui ero seduta a casa: all'improvviso,
infatti, sentii la sua presenza. Mi inginocchiai per terra ed
ebbi quella che fu la prima di molte apparizioni a Sarajevo.
A causa dei continui controlli e fastidi della polizia, le apparizioni
potevano solo avvenire nella segretezza della nostra casa, nel salotto
che fungeva anche da mia camera da letto. Essere con la Madonna a
Sarajevo fu una bellissima esperienza intima. Nonostante le intense
persecuzioni che dovetti sopportare, lo ricordo come uno dei periodi
pi belli della vita. A Medugorje avevo dovuto "condividere" la
Madonna con gli altri, ma a Sarajevo lei era tutta per me. Mi rendeva
visita ogni giorno e mi aiutava a comprendere il piano di Dio.
Allestii nella stanza una sorta di angolo per la preghiera con una
croce e una statua della Madonna. Durante le apparizioni non potevano
esserci molte persone con me. Mamma, pap e mio fratello
erano sempre presenti e con loro, quando possibile, anche qualche
suora, sacerdote o amico intimo. Non potevamo permettere a tanti
di radunarsi a casa nostra, avremmo fatto insospettire la polizia.
Addirittura chiedevamo alla gente di venirci a trovare in orari diversi.
Un sacerdote che veniva spesso a visitarci era padre Ljudevit Rupcic,
un famoso teologo della Franjevacka Teologija - la Scuola di Teologia
Francescana di Sarajevo. Nato nel 1920 vicino a Medugorje,
padre Rupcic aveva tenuto un diario delle apparizioni sin dai primi
giorni. Ogni volta che veniva da me, registrava il nostro colloquio e
prendeva appunti, ma se la polizia si avvicinava, se ne andava sempre
via presto. I comunisti lo avevano messo in prigione gi due volte.
Non fosse stato per le visite pomeridiane della Madonna, non so
come avrei fatto a sopportare di vivere a Sarajevo in quel periodo.
Anche i miei genitori e mio fratello soffrivano. La polizia veniva
regolarmente a farci visita e anche gli amici pi cari si tenevano alla
larga. Tanti avevano paura di essere visti insieme a noi.
Un giorno fui convocata al commissariato, dove un poliziotto mi ordin
di consegnargli il passaporto, in modo da impedirmi di fuggire
all'estero. Lo tirai fuori dalla tasca ma esitai a porgerglielo.
"Sono un essere umano", dissi. "Ho dei diritti".
Mi lanci uno sguardo truce da dietro la scrivania. "Qui non esistono
tuoi diritti", replic con un brontolio.
"Me ne sto accorgendo".
Mi strapp dalla mano il passaporto e mi url in faccia, come se fossi
un cane. "Adesso, vattene via da qui!" Questo era l'ambiente. A Sarajevo
il comunismo doveva usare le maniere forti: qui, infatti erano
riuniti tutti i gruppi etnici della Jugoslavia. Le autorit ricorrevano
spesso all'intimidazione. Come avrebbero fatto altrimenti a tenere
sotto controllo una ragazza che parlava di Dio mentre loro insegnavano
nelle scuole che Dio era un'invenzione? Cercai di ritornare alla
vita normale di una qualsiasi adolescente - normale, a parte le mie
apparizioni quotidiane! Con l'avvicinarsi del nuovo anno scolastico,
non vedevo l'ora di rivedere gli amici e di riprendere gli studi,
che erano sempre stati importanti per me. Stavo per iniziare il terzo
anno della scuola superiore in uno dei migliori istituti di Sarajevo,
situato a pochi isolati da casa mia. Una mattina, passeggiando per la
citt, diedi un'occhiata ad un negozio e mi fermai di colpo quando
lessi questo titolo sul giornale del giorno:
MIRJANA DRAGICEVIC, NIPOTE DI UN FASCISTA, SOSTIENE
DI AVERE VISIONI
Non sembrava neanche vero. Esaminai le prime righe dell'articolo.
Mirjana Dragicevic, sedicenne allieva di una scuola superiore di Sarajevo,
afferma di vedere e di parlare con un'immaginaria Vergine
Maria. La sua attivit contro il governo non deve tuttavia sorprendere,
visto che suo nonno era un fascista.
Erano quarant'anni che mio nonno era scomparso. Fino a che punto
mi avrebbero screditato? Sapevo a malapena cosa volesse dire fascista
eppure ad un tratto tutti pensavano che lo fossi. Alcuni mi
accusarono addirittura di essere una sovversiva che tramava contro
il governo. Al contrario, non nutrivo alcun timore del governo jugoslavo
- almeno non prima di essere diventata uno dei suoi obiettivi.
Un mese prima che iniziassero le apparizioni, infatti, ero stata scelta
per rappresentare il popolo di Sarajevo e recitare una poesia sul presidente
Tito alla televisione di Stato. Ora, da veggente ero diventata
improvvisamente una reietta. I giornali locali avevano informato
tutta la citt della mia presenza. Mentre stava per iniziare il nuovo
anno scolastico, i poliziotti bussarono alla porta e diedero a pap
una notizia devastante: ero stata espulsa dalla scuola superiore. Secondo
i poliziotti, il preside, vedendo il mio nome sull'elenco, si era
ricordato che ero la ragazza citata dai giornali e aveva gridato: "Chi
 che ha iscritto qui quella merda?".


Capitolo 12.

"Lamore vince la morte e fa si che la vita continui".
(Dal messaggio della Madonna del 2 ottobre 2015).

A parte il miracolo di vedere ogni giorno la Madonna, la mia vita
sembrava andare a pezzi. Ero sempre stata un'allieva modello,
per cui l'espulsione da scuola mi aveva lasciata sconvolta e perplessa.
Dio mi stava forse mettendo alla prova? Mi stava punendo per qualche
peccato che avevo commesso?
Quella sera mi inginocchiai per aspettare la Madonna, sperando che
mi avrebbe dato una risposta o almeno qualche parola di incoraggiamento.
Sapr cosa fare, pensai. Lei mette a posto tutto. Ma quando
apparve, non disse nulla dei miei combattimenti personali.
Solo attraverso la preghiera capii che non ero diversa da nessun'altra
persona che soffriva. La Madonna restava in silenzio sulla mia
situazione per rispetto verso il mio libero arbitrio e per amore verso
tutti i suoi figli - quelli che la vedevano e quelli che non la vedevano.
Come ogni buona madre, non aveva alcun figlio preferito. I miei
cercarono di iscrivermi in un'altra scuola di Sarajevo, ma nessuna
voleva accettarmi. Ogni rifiuto era pi duro da accettare. A volte
avrei voluto abbandonare tutto. Prima delle apparizioni avevo, tra
gli obiettivi, anche quello di andare all'universit, ma ora pregavo
solo di avere la possibilit di finire la scuola superiore. I miei insistevano
sempre. "Ti chiediamo solo una cosa: finisci la scuola", disse
mamma.
I giornali diedero a me e agli altri veggenti ogni sorta di soprannome
dispregiativo per mettere in dubbio la nostra intelligenza. Sei
ignorantelli sostengono ancora di avere apparizioni, diceva un titolo.
Dopo averlo visto, pap mi guard con un'aria insolitamente seria.
"Ti troveremo una scuola; dimostrerai al mondo che voi sei non siete
dei cafoncelli".
Pap, nonostante il suo carattere spensierato, prendeva sul serio
l'istruzione. Sapeva che in un Paese con poche opportunit, vivere
al di sopra della soglia di povert era difficile senza avere almeno
un diploma di scuola superiore. Tuttavia non era mai insistente con
noi, n ci sgridava mai. Se mamma si fosse arrabbiata con me o con
Miro, ci avrebbe pensato lui a calmarla. "Non ce bisogno di alzare la
voce. Non ti preoccupare. I bambini sono intelligenti, impareranno".
Una volta Miro prese voti molto brutti a scuola. Mamma era
dispiaciutissima e chiese a pap di dargli una punizione. Pap guard
Miro con una severit che non gli avevo mai visto prima. "Noi
due dobbiamo andare in camera e parlare". Cosa succeder a Miro?,
pensai. Dieci minuti dopo, pap usc dalla stanza tenendo Miro in
braccio. Tutti e due piangevano. Mamma si mise le mani sui fianchi
e scosse la testa.
"Jozo!  questo che intendi per disciplina?".
"Non ti preoccupare", disse pap. "Ha promesso che si impegner di pi.
Con lo stesso affetto e pazienza, pap si sforzava di aiutarmi a continuare
a studiare. Proprio quando sembrava che dovessi rinunciare
agli studi, pap si affid a un amico e riusc a iscrivermi in quella
considerata "l'ultima spiaggia": una scuola per ragazzi irrecuperabili,
considerata l'ultima chance per i "peggiori dei peggiori" che erano
stati espulsi da tutte le scuole superiori di Sarajevo. Per arrivarci dovevo
prendere un tram, perch si trovava a Skenderija, un quartiere
centrale noto per i suoi grandi centri sportivi e per lo storico ponte
presso il quale nel 1917 Gavrilo Princip aveva assassinato l'arciduca
Francesco Ferdinando, creando i presupposti per la prima guerra
mondiale.
Il corpo allievi era costituito da giovani difficili che avevano problemi
di droga, di alcolismo e vari reati; ed ecco arrivare io, una ragazza
che sosteneva di avere le apparizioni della Madonna. La prima volta
che entrai in quella scuola ero nervosa e anche un po' spaventata.
Quasi tutti gli alunni della scuola erano serbi e musulmani. Molti
avevano un aspetto da duri ragazzi di strada, con lo sguardo severo
e i capelli che cadevano sugli occhi. Alcuni erano vestiti come gli
hippy degli anni Sessanta; diverse ragazze portavano gonne attillate,
scarpe dai tacchi alti e trucco eccessivo. Un ragazzo con i caplli a
punta e i jeans sdruciti se ne stava pigramente seduto sul banco a
fumare una sigaretta.
Da allieva diligente proveniente dalla scuola superiore migliore della
citt, dove tutti si vestivano in modo adeguato, rimasi scioccata
dal solo fatto che potesse esistere una scuola del genere. Se uno degli
allievi delle mie scuole precedenti avesse fumato, non lo avrebbe mai
fatto nel cortile scolastico, tanto meno in aula.
Sedetti al mio banco cercando di nascondere l'ansia, tradita per dal
mio incessante battito di piedi. La ragazza seduta accanto si chin
verso di me e mi porse una pillola. "Ehi", disse, "se sei preoccupata
per qualcosa, prendi questo Valium e beviti una birra. Dopo sarai
cos fatta che niente ti dar fastidio". La guardai sbalordita.
Dove sono capitata, pensai, Dio, aiutami.
Appena la professoressa entr in classe, la ragazza si nascose la pillola
in tasca. Credevo che la professoressa si sarebbe arrabbiata alla
vista del ragazzo che fumava la sigaretta, invece gli disse timidamente:
"Sarebbe meglio se non fumassi in classe". Senza dire niente, il
ragazzo si fece un'altra tirata generando anelli di fumo e poi
spense la sigaretta sul banco. La professoressa lo ringrazi, visibilmente
sollevata. Che razza di scuola era quella, se gli insegnanti avevano
paura degli allievi?
All'inizio i compagni non parlavano molto con me, se non per chiedermi
soldi, cosa che accadeva spesso. Pensavo che gli servissero
per comprarsi da mangiare, visto che molti di loro provenivano da
famiglie povere. Davo loro il poco che avevo, ma quando mi accorsi
che lo usavano per comprarsi la droga, smisi di farlo.
La mia riservatezza mi permise di concentrarmi sugli studi e di
osservare con calma quello strano nuovo mondo. Col passare dei
giorni, l'apprensione che sentivo verso i compagni si trasform in
empatia. Supponevo che molti di loro venissero da famiglie piene di
problemi e che cercassero solo affetto. Tanti entravano a far parte di
gruppi coinvolti nel traffico di droga, nei furti, nel gioco d'azzardo,
finendo per rimanere anch'essi invischiati in tali vizi. Ogni giorno
pregavo per loro.
Alcune cose erano difficili da accettare. Molte ragazze della mia
scuola dicevano di aver abortito, come se fossero semplicemente andate
dal dentista per farsi togliere un dente. La mattina, ad esempio,
una ragazza andava ad abortire, poi nel pomeriggio si presentava
in classe e parlava della festa o del concerto che ci sarebbe stato la
sera. Soffrivo molto ogni volta che mi capitava di sentire una giovane
parlare con tanta incoscienza. A volte avrei voluto parlarne con
le ragazze, dire qualcosa del tipo "Non sai che  sbagliato uccidere il
bambino che porti dentro di te?".
Ma la Madonna, sia nelle sue apparizioni quotidiane che attraverso
la preghiera, mi fece capire che fare loro la predica o giudicarle
le avrebbe allontanate ancor pi. Invece avrei dovuto mostrare loro
amore: cercai cos di vivere come una persona che ha conosciuto
l'amore di Dio. Una volta udii che le anime dei bambini non battezzati
e le vittime dell'aborto finivano in un posto chiamato "limbo" -
uno stato perpetuo di separazione da Dio. Ma come poteva Dio, che
 puro amore escludere dal Paradiso bambini innocenti? Durante
un'apparizione chiesi alla Madonna: "Dove vanno a finire i bambini
abortiti?".
"Sono con me in Paradiso", rispose.
Al procedere dell'anno scolastico, i compagni della nuova scuola si
avvicinarono a me. Avevano saputo della mia situazione - i giornali
continuavano a pubblicare articoli su di me, insinuando che le apparizioni
fossero un complotto contro il governo, i compagni, tuttavia,
non mi trattavano mai con durezza, neanche Azra, una ragazza
musulmana nota per la sua freddezza e cattiveria. Gli altri la evitavano e
anche i professori si mantenevano a distanza. Un giorno si present
a scuola quando mancava solo mezz'ora di lezione. Entr in fretta
in classe interrompendo la lezione e si spaparanz al suo banco.
La professoressa le diede un'occhiataccia. "Azra, lo sai che ore sono?
Dove sei stata?".
Azra la fiss freddamente e fece spallucce: "Ad un funerale?".
La professoressa la guard un istante ma non rispose. Era evidente
che aveva detto una bugia, ma aveva troppo paura di lei per rimproverarla.
Dopo la scuola, rimasi sorpresa vedendo Azra venire da me
con le lacrime agli occhi. "Ti posso parlare?", chiese.
Non l'avevo mai vista piangere e con quell'aspetto cos fragile. "Certo",
risposi.
"Tu sei l'unica che mi pu ascoltare".
Sedemmo insieme e le tenni la mano. "Dimmi".
"Non ho fatto tardi per essere stata a un funerale".
"Lo so", dissi e poi risi. "Tutti lo sanno". Azra sorrise, e per la prima
volta vidi com'era bella. Dentro di me, presi l'impegno di farla sorridere
ancora.
"A casa mia ce una situazione terribile", continu. "Mio padre picchia
mia madre e io non so cosa fare. Non posso denunciarlo alla
polizia perch  l'unico che ha un lavoro. Senza di lui, finiremmo
in mezzo alla strada. Comunque non potrei neanche affrontarlo e
dirgli di smetterla, perch picchierebbe anche me".
Le strinsi la mano. "Mi dispiace tanto, Azra".
"Mi danno sollievo solo le pillole che il medico mi prescrive per
farmi rilassare, ma non voglio sentirmi sempre come uno zombie.
Ecco perch a scuola tutti mi ritengono scostante. Le medicine mi
calmano il dolore, ma mi intorpidiscono completamente". Azra si
asciug le lacrime e poi mi guard con aria interrogativa. "Come fai
ad essere cos felice anche se la polizia ti tormenta in continuazione?
Non ti arrabbi mai. Non capisco".
Beh,  una storia interessante", risposi e le rivelai come la preghiera
mi assicurasse serenit nei momenti pi difficili. Le parlai anche
delle apparizioni. Da quel giorno, Azra continu a farmi domande
sulla mia fede. Presto altri ragazzi vennero a confidarsi con me. Mi
raccontavano i loro problemi familiari e mi rivelavano le loro ferite
pi profonde, come se stessero confessandosi, anche se nessuno di
loro sapeva cosa fosse la confessione. Cercavo di dar loro conforto e
poi, se me lo chiedevano, parlavo loro dell'amore di Dio.
Ero sempre fortemente curiosa di sapere cosa stesse succedendo a
Medugorje durante la mia assenza. Le notizie arrivavano solo ogni
tanto. A volte Marko mi chiamava per aggiornarmi degli sviluppi o
qualche parente ci veniva a trovare a Sarajevo, quindi non ero tagliata
fuori dal mondo. Contrariamente a quello che avevano sperato i
comunisti, gli altri cinque veggenti avevano ancora le apparizioni
quotidiane. N l'arresto di padre Jozo n il mio allontanamento avevano
fermato il corso degli eventi. Nonostante i continui ostacoli
posti dal governo, i pellegrini non facevano che aumentare. Medugorje
prosperava. Spesso pensavo agli altri veggenti e mi chiedevo
quando li avrei rivisti. Una notizia, tuttavia, mi sconcert profondamente.
Subito dopo l'arresto di padre Jozo, il vescovo Zanic cambi
la propria posizione su Medugorje. Era lo stesso vescovo che, come
era stato riportato sui giornali qualche mese prima, aveva affermato
di credere in noi. Lo stesso vescovo che, nella sua omelia per la festa
di San Giacomo a Medugorje, aveva detto di essere certo che i ragazzi
"non stessero mentendo". Iniziai a pregare ogni giorno per lui.
Anche padre Ljudevit Rupcic e altri sacerdoti sembrarono confusi
sul vescovo. "Nessuno pu chiudere la bocca a Dio", scrisse padre
Rupcic. "Lui non ha terminato di parlare o di rivelarsi alla gente. La
sua opera continua nella Chiesa e nel mondo in modi diversi".
Dopo essere tornata a Sarajevo, parlavo molto meno delle mie esperienze,
soprattutto perch pochi erano davvero interessati a conoscerle
e poi perch le visioni avvenivano nell'intimit della mia
casa. Eppure proprio a Sarajevo subii la pi intensa persecuzione.
La citt era piena di comunisti incalliti, mentre la maggior parte dei
poliziotti di Medugorje era cattolica e credeva nelle apparizioni. Era
chiaro che il governo mi riteneva la radice del problema e che mi
aveva isolato in un luogo dove per le autorit sarebbe stato pi semplice
intervenire.
Quasi ogni mattina la polizia veniva a casa nostra e mi portava ad
un interrogatorio prima della scuola. Non erano normali poliziotti:
erano membri della polizia di Stato in giacca e cravatta, simili all'FBI
degli Stati Uniti o al KGB dell'Unione Sovietica. Quando a causa
degli interrogatori arrivavo tardi a scuola, dovevo portare ai professori
una nota di scuse dal Segretariato, come se fossi un famigerato
criminale. A volte la polizia mi faceva passare una giornata intera al
commissariato. Per ottenere quello che volevano, ricorrevano al gioco
degli "sbirri buoni e cattivi", dove uno faceva la parte del gentile e
l'altro dell'aggressivo. Un giorno mi misero tutta sola in una stanza
dell'interrogatorio. Entr per primo lo "sbirro cattivo" che, con lo
sguardo accigliato, mi bombard di minacce e domande accusatorie.
"Vuoi passare la vita in prigione? O preferisci un manicomio?
Lo sai che la gente ti vuole morta ammazzata, vero?" Quando non
otteneva le risposte che voleva, urlava e imprecava. Alla fine usc
infuriato ed entr lo "sbirro buono".
"Mi dispiace tanto", disse. "Il mio collega non ha pazienza. Non meriti
di essere trattata cos".
Ostentando un finto sorriso, mi chiese se volessi qualcosa da mangiare
o da bere. Ero molto magra in quel periodo - anche troppo -
perch raramente avevo il tempo di mangiare. Ma anche se avevo
fame e sete, rifiutai la sua offerta. "Sai, tu sei molto bella. Qualche
volta dovresti uscire. Ti porter in un bel ristorante in montagna e
ti offrir la cena. Non sei tenuta a sopportare tutte queste seccature".
"No, la ringrazio".
Vedendo che non otteneva nulla, cambi tattica. "Ascolta, io sono
tuo amico, voglio aiutarti. Cosa vuoi? Posso fare in modo di iscriverti
nella tua ultima scuola, posso procurarti qualsiasi laurea universitaria
che vuoi. E l'appartamento dove abiti? La tua famiglia non
meriterebbe una casa migliore? Non ce problema. Devi fare solo una
cosa: ammettere che padre Jozo si  inventato tutto".
Mi mise davanti un documento e mi porse una penna. "Basta che
firmi questo e tutto sar finito". Quando gli spiegai, con l'innocenza
di una bambina, che neanche conoscevo padre Jozo prima delle
apparizioni e che davvero vedevo la Madonna, cess il finto sorriso
e usc dalla stanza. Torn allora lo "sbirro cattivo", che mi url in
faccia, minacciando di ammazzarmi di botte. Invece di chiedermelo,
mi ordin di firmare il documento, dicendo che se non lo avessi
fatto, avrebbe procurato a me e alla mia famiglia "sofferenze inimmaginabili".
Alla fine mi resi conto che la polizia non era davvero
interessata a sentire la verit e mi ricordai delle parole del "Piccolo
Principe"; "Gli adulti non capiscono mai niente da soli ed  una noia
che i bambini siano sempre eternamente costretti a spiegar loro le cose.
Da allora in poi, ogni volta che i poliziotti dicevano parolacce, mi
minacciavano o promettevano qualcosa, mi mettevo le mani sul viso
e pregavo in silenzio, sapendo che parlare con loro non avrebbe portato
nulla di buono.
Quel che accadr, accadr, pensai. Non mi importa se mi mettono in
prigione o se mi uccidono - che questo finisca.
La parte pi dura degli interrogatori consisteva nel sopportare tutte
le volgarit. La Madonna era sempre nei miei pensieri, quindi
era difficile sopportare certe cose orribili mentre pensavo alla Sua
bellezza. I comunisti mi proibivano di tenere la corona del Rosario
durante gli interrogatori, cos escogitai un modo per pregarlo sulle
mie mani - contando i cinque misteri con le dita della mano sinistra
e le dieci Ave Maria sulle dita della mano destra. Pregare il Rosario
dopo aver visto la Madonna era un'esperienza profonda. Ogni volta
che dicevo un'Ave Maria me la figuravo - il suo bellissimo viso, le sue
espressioni di gioia e dolore - e la sentivo nel cuore. Da bambina mi
sembrava che il Rosario non finisse mai, mentre ora mi pareva che
terminasse sempre troppo in fretta. Non era pi possibile ritenerlo
una preghiera ripetitiva.
Anche la polizia a Sarajevo sembrava focalizzata anche sulla mia
provenienza etnica. La maggior parte dei comunisti della Jugoslavia
si riteneva di origine serba e nella nostra recente storia cera sempre
stata molta animosit tra serbi e croati. Ma io non pensavo mai a
queste cose. In un certo senso, i poliziotti mi fecero capire chi ero -
non avevo mai pensato al mio essere croata fin quando me lo dissero
loro.
Mi chiamarono anche fascista e non capii cosa intendessero dire. Lo
chiesi a mamma e pap a casa: "Sono una fascista? Cosa significa?".
I miei mi spiegarono che i comunisti utilizzavano il termine fascista
per i croati che volevano separare la Croazia dalla Jugoslavia. Avevo
16 anni. Non mi ero mai preoccupata del nazionalismo croato, n i
miei ne parlavano mai. Amavamo le persone di ogni etnia e religione.
Spesso la nostra posta veniva intercettata prima che ci arrivasse;
inoltre immaginavamo che la polizia avesse istallato a casa nostra
dei dispositivi di ascolto, ma la cosa non ci turbava, in quanto
non parlavamo mai contro lo Stato. Ad infastidirci di pi erano le
frequenti perquisizioni: i poliziotti facevano irruzione da noi e rivoltavano
tutto sottosopra senza alcun rispetto per le nostre cose.
Non sapevo cosa cercassero, ma avevo paura che mettessero in casa
qualche sorta di "prova incriminante" fingendo poi di averla trovata.
Non ci rimaneva altro che sederci e attendere che finissero.
Ricordo di aver guardato i miei durante una di queste intromissioni.
Non dimenticher mai ci che vidi: gli occhi di pap pieni di vergogna
per sentirsi impossibilitato ad aiutarci; le lacrime che scendevano
dal viso di mamma mentre gli sbirri sporcavano la casa che
lei aveva impiegato tanto tempo a pulire; il mio fratellino innocente
che tremava dallo spavento e che, molti anni dopo, aveva paura a
dormire da solo.
Mi sentivo responsabile della sofferenza che era entrata nella loro
vita. Io avevo il conforto di vedere ogni giorno la Madonna, ma i
miei e mio fratello, no. Soffrivano per me. Anche se non si lamentavano
mai, mi impegnai a sopportare quanto pi peso possibile. Una
notte, arrivando alla porta di casa dopo una sessione di interrogatori
particolarmente dura, mi asciugai le lacrime, emisi un respiro
profondo e mi sforzai di sorridere prima di entrare. Mamma era in
cucina e mi guard subito con aria preoccupata. "Mirjana?".
"Ciao mamma!".
"Perch sei stata via cos tanto tempo? Stai bene?".
"Nessun problema. La polizia mi ha fatto qualche domanda".
"Sei sicura?"
"Non preoccuparti, mamma". Mi chinai verso di lei e la baciai sulla
guancia, cercando di mantenere il sorriso. "Domani ho la scuola, buona notte!"
Entrai in bagno, chiusi la porta a chiave e scoppiai a piangere e a singhiozzare.
Il bagno era l'unico posto in cui nessuno poteva vedermi
piangere; da quella notte in poi, divenne il mio rifugio: spesso mi
ritiravo l in modo da non ammorbare nessuno con i miei problemi.
Un giorno mi imbattei nel salmo 23, il salmo di Davide. Le parole
mi incantarono e mi parlarono al cuore. Da quel momento in poi,
ogni volta che incontravo difficolt gravi, leggevo questo salmo per
essere confortata.
Il Signore  il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perch tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
S, bont e fedelt mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiter ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.


Capitolo 13.

"Conosco i vostri dolori e le vostre sofferenze perch le ho vissute.
Gioisco con voi nelle vostre gioie. Piango con voi nei vostri dolori.
Non vi abbandoner mai".
(Dal messaggio della Madonna del 2 maggio 2015).

Durante quei giorni ero pronta a morire in qualsiasi momento.
Credevo che si sarebbe arrivati al punto in cui mi avrebbero
ucciso; da un giorno all'altro sarei scomparsa, come nonno Mate.
Ma non avevo paura: in tal caso, infatti, sarei potuta essere per sempre
con la Beata Madre.
Non ho mai ceduto. Vedevo la Madonna e nessuno poteva convincermi
di negare tale miracolo. Non avrei mai abbandonato la mia
fede. Attraverso la preghiera, Dio mi dava la forza di resistere; mi
aiutava a crescere e a smettere di comportarmi da bambina viziata.
Mamma mi diceva sempre di non contraddire la polizia e di non
replicare mai alle loro provocazioni, seppur pesanti. Seguivo quasi
sempre i suoi consigli, ma a volte era necessario difendersi. Mamma
e io dovemmo incontrare un assistente sociale del governo incaricato,
a quanto pareva, di convincermi a negare le apparizioni.
Entrati nell'ufficio, lo trovammo stravaccato sulla sedia con i piedi
appoggiati sulla scrivania, intento a pulirsi le unghie. "Sedetevi", disse,
senza degnarci neppure di uno sguardo. Ci sedemmo di fronte a
lui che, dopo un po', mi scrut per qualche istante. "Sei pi carina di
quanto pensassi. Non credi che sia arrivato il momento di crescere
e di smettere di parlare di questa tua fantomatica amica? Chi mai ti
vorrebbe sposare?".
" importante sposarsi? Potrei farmi suora". In effetti, avevo considerato
tale possibilit.
A tali parole, salt su dalla sedia e mi guard dall'alto in basso con
aria furiosa evidenziata dalle narici dilatate. "E cos'hanno fatto le
suore per la Jugoslavia?".
Io non cedetti. "E lei in che modo contribuisce? Se ne sta seduto qui
a pulirsi le unghie: sarebbe questo il modo di contribuire?".
Sorpresi dalla mia reazione, l'assistente sociale e mamma mi fissarono
a bocca aperta. Ero arrivata al punto di non temere pi nessuno.
Se la polizia avesse voluto impedirmi di avere le apparizioni,
avrebbe dovuto uccidermi. Se anche dovessi attraversare una valle
oscura, non temerei alcun male, pensai. Quasi tutti gli amici mi avevano
abbandonato e ogni volta che facevo nuove amicizie, i comunisti
provvedevano a separarci. Un pomeriggio mi recai in un bar
a prendere un caff con un ragazzo serbo della mia scuola. Fu una
conversazione piacevole, poi ci salutammo. La sera stessa mi chiam
a casa. "Chi sei?", chiese.
Ero confusa. "Che intendi dire?".
"Beh, appena sono tornato a casa, la polizia  venuta da me".
Sentii un dolore allo stomaco. "Mi dispiace tanto. Cos'hanno detto?".
"Mi hanno portato al commissariato per interrogarmi. Mi hanno
chiesto di cosa avevamo parlato, io e te. 'Di niente di speciale,
soprattutto di scuola e di compiti', ho detto. Poi mi hanno chiesto: 'Ti
ha parlato della distruzione della Jugoslavia?'. Sono rimasto scioccato.
'Certo che no, non ho idea di quello che sta succedendo', ho
risposto".
Sentivo che sarebbe stato meglio per tutti se fossi scomparsa. Ero
stanca di rappresentare la fonte dei problemi per la gente. La situazione peggior a tal punto che quando passeggiavo sul marciapiede,
la gente cambiava strada in modo da evitare di salutarmi. Temevano
che la polizia avrebbe dato il tormento anche a loro. Mi abituai
quindi a stare da sola. C'era per una persona che non mi ha mai
evitato: Paasha, la mia vicina di casa. Aveva visto i poliziotti portarmi
via e non riusciva a immaginare che la sua "Biondina" avesse
fatto mai qualcosa contro la legge. Un giorno chiese a mamma cosa
stesse succedendo.
"Mirjana vede la Madonna", rispose mamma, non essendo sicura di
come avrebbe reagito Paasha. "Ah", disse Paasha, annuendo col capo
e sorridendo. "La Beata Maryam".
Mamma spieg tutta la situazione e Paasha ascolt con interesse e
rispetto. La Beata Vergine Maria, a quanto pareva era l'unica donna
nominata nel Corano. Gli altri nomi islamici di Maria sono Sa'imah
(colei che digiuna) e Siddiqah (colei che conferma la verit). Nel Corano
 riportata anche una descrizione degli angeli che dicono: "O
Maria! Dio ti ha scelta e resa pura - ti ha scelta fra tutte le donne di
tutte le nazioni del mondo".
La mia storia risult quindi plausibile a Paasha, che l'accolse con
affetto. Invece che prendere le distanze da noi come avevano fatto
tanti altri, ci fu ancora pi vicina. Un giorno era a casa nostra quando
venne un sacerdote per essere presente al momento dell'apparizione.
Paasha lo salut calorosamente e gli baci la mano, poi si
conged scusandosi con gentilezza. In un'altra occasione, mi ferm
per il corridoio e guardandomi negli occhi, mi disse: "Io prego ogni
giorno per te".
Il suo sostegno fu un raggio di luce in mezzo a tante, costanti tribolazioni;
solo le apparizioni mi aiutavano a sopportare tutto. A volte,
quando si avvicinava l'ora, mi trovavo ancora in custodia dalla polizia;
in tali casi, la Madonna, prima di apparire, aspettava sempre che
fossi tornata a casa. Tutta la mia vita ruotava attorno a quei pochi
momenti trascorsi con lei ogni pomeriggio. Era la mia via di salvezza
dalla persecuzione e anche dai miei pensieri - quando ero con
la Madonna, non ero io: avevo la sensazione di essere una persona
diversa che viveva in un altro luogo e in un altro tempo.
La Madonna parlava dell'importanza della preghiera e del digiuno
e ci invitava a convertirci - ad abbandonare il peccato e a mettere
Dio al primo posto nella nostra vita. Solo allora, diceva, avremmo
fatto esperienza del vero amore. Padre Ljudevit Rupcic, che veniva
sempre a trovarmi a Sarajevo, scrisse: "La vera conversione implica
la purificazione del cuore; un cuore corrotto, infatti,  la base di ogni
relazione negativa che, a sua volta, genera disordini sociali, leggi
ingiuste e costituzioni da far rabbrividire. Senza un cambiamento
radicale del cuore, non ce pace".
Altre volte, durante le apparizioni, la Madonna parlava dei segreti,
argomento divenuto oggetto di grande curiosit e di varie ipotesi
da parte di chiunque seguisse gli eventi di Medugorje. Noi veggenti
eravamo insieme quando Maria inizi a rivelarci ad uno ad uno
i segreti. Su di essi posso dire davvero molto poco. Dopo tutto, si
tratta appunto di segreti. Quando la Madonna mi ha affidato il terzo
segreto, tuttavia, mi ha permesso di rivelare qualche particolare
ad esso relativo, forse perch le avevamo chiesto tante volte di lasciarci
un segno. Posso dire questo: dopo che si saranno verificati gli
eventi contenuti nei primi due segreti, la Madonna lascer un segno
permanente sulla Collina delle Apparizioni, dove si manifest per
la prima volta. Tutti potranno vedere che non si tratta di qualcosa
realizzato da mani umane. Chiunque potr fotografare e filmare il
segno, ma per comprenderlo appieno - per viverlo con il cuore -
dovr venire a Medugorje. Vederlo di persona sar decisamente pi
bello.
Fra noi veggenti non parliamo mai dei segreti. L'unica parte dei segreti
che sappiamo di avere in comune  quella del segno permanente.
Non posso dare particolari degli altri segreti prima che sia giunto
il momento di rivelarli al mondo; posso solo dire che verranno
annunciati prima che si siano verificati. Quando si manifesteranno
gli eventi previsti, anche gli scettici pi incalliti avranno difficolt a
dubitare dell'esistenza di Dio e dell'autenticit delle apparizioni. Tutti
i segreti sono per l'umanit, nessuno di essi  riservato solo a me.
La Madonna mi ha rivelato a parole gran parte degli eventi oggetto
dei segreti; alcuni me li ha anche mostrati, come fossero scene di un
film. Mentre vedevo questi frammenti di futuro durante le apparizioni,
assumevo espressioni intense sul viso. Chi era vicino a me lo
aveva notato e poi mi chiedeva il perch. Ogni evento specificato nei
segreti si manifester esattamente come mi  stato comunicato, ma
con un'eccezione. Quando la Madonna mi affid il settimo segreto
ero sola in casa. Rimasi molto turbata dal suo contenuto.
" possibile che questo segreto venga mitigato?", supplicai.
"Prega", rispose.
Radunai amici, persone di famiglia, suore e sacerdoti chiedendo
loro di pregare e digiunare per l'intenzione di cambiare il settimo
segreto, impegnandoci con intensit e convinzione. Spesso ci incontravamo
a Sarajevo come gruppo a pregare per tale intenzione. Otto
mesi dopo, durante un'apparizione, chiesi di nuovo alla Madonna di
parlare del settimo segreto.
"Per grazia di Dio  stato mitigato", disse. "Ma non dovrai mai pi
chiedere queste cose, perch dev'essere fatta la volont di Dio".
La Madonna m'insegn anche ad accettare la volont di Dio nella
mia vita personale. Nonostante fosse difficile vivere a Sarajevo, sembrava
che vi fosse sempre una soluzione ai vari problemi. La Madonna
non diceva mai in modo specifico che mi avrebbe aiutato, ma
sapevo che era sempre vicina. Mi accorgevo sempre della sua intercessione.
Se una situazione appariva disperata, si apriva sempre una
porta. Se mi sentivo sola, qualcuno veniva in mio aiuto. Iniziavo a
vedere come Dio operasse attraverso persone diverse. Anche i miei
genitori cominciavano-a percepire questa protezione. I comunisti,
frustrati dal mio rifiuto di piegarmi alle loro pressioni, cambiarono
il destinatario delle loro minacce, puntando su pap. Gli ufficiali di
partito gli dissero che se non avesse zittito la figlia avrebbe perso
il lavoro all'ospedale. Anche se la nostra famiglia dipendeva dallo
stipendio di pap, i miei genitori non mi chiesero mai di tacere sulla
Madonna; preferirono anzi continuare a soffrire e a sopportare. I comunisti,
ovviamente, non erano affatto contenti di questa situazione.
Gli ispettori di polizia si recarono in ospedale dicendo al direttore,
serbo e comunista, che pap avrebbe dovuto lasciare subito il posto
di lavoro a causa delle attivit religiose della figlia.
"Ma Jozo  molto amato qui", disse il direttore dell'ospedale. " un
lavoratore esemplare".
"Niente discussioni".
Il direttore si alz. "Se Jozo lascia l'ospedale, me ne vado anch'io e
tutto il sistema andr a rotoli.  questo che volete?".
Grazie al sostegno di quel direttore, pap conserv il posto di lavoro.
" sicuramente un segno della Madonna se una persona ti sta vicino
pur avendo convinzioni diverse", disse pap. Prima delle apparizioni
non lo avevo mai sentito parlare in quel modo. Era bellissimo
vedere qualcuno crescere nella fede, ma nulla era paragonabile all'esperienza
di vedere mio padre accettare i messaggi della Madonna.
Ogni giorno, tuttavia, notavo che aveva sempre pi capelli bianchi.
Anche i miei subirono vari interrogatori. I poliziotti minacciarono
di sbattere pap in prigione e sfrattarci dal nostro appartamento, di
propriet dello Stato, se le mie "attivit religiose" non fossero cessate.
Sapevamo che avrebbero potuto fare qualsiasi cosa, non potevamo
considerare niente di nostra propriet.
Quella notte i miei discussero sul da farsi. Invece di chiedermi di
smettere di parlare delle apparizioni, decisero di separarsi - o quanto
meno di farlo credere alla gente. Poich pap guadagnava pi di
mamma, decisero di far credere che era costretto a separarsi da lei
che, a differenza di lui, credeva in me; in tal modo avrebbe mantenuto
il posto di lavoro e noi avremmo potuto continuare a vivere del
suo stipendio anche se mamma fosse stata licenziata. A me questa
idea non piacque, ma era dei miei genitori, quindi cercai di rispettarla.
Presto la polizia escogit un nuovo modo di infastidirmi e crearmi
imbarazzo: cominci a venire nella mia scuola. Da una parte era anche
buffo. Alcuni compagni di classe, vedendo arrivare in macchina
gli sbirri, scappavano via pensando che fossero venuti ad arrestare
loro; di norma, invece, venivano per me, mi vergognavo molto di
questa situazione. Spiegai a tutti nella mia scuola che non ero una
criminale. Al termine di ogni duro interrogatorio, chiedevo a Dio di
poter avere pi amore che mi permettesse di capire. Arrivai a credere
che anche i poliziotti fossero strumenti. Pur non comprendendo
esattamente il perch, mi sembrava che non potessero comportarsi
diversamente, anche con le loro urla e imprecazioni.
Signore mio, pensavo, come devono essere disperate queste persone!
Quanto dolore devono portare dentro di s!
Solo un uomo davvero infelice poteva bestemmiare in faccia ad una
ragazza e minacciare di ucciderla. Io non li ho mai odiati, anzi provavo
piet per loro e chiedevo a Dio di dar loro pace.
Calma i loro cuori agitati, pregavo. Portali ad acque tranquille.
Pregando per i miei persecutori, ottenevo anche la pace. Anche se la
polizia mi portava via da scuola, quando ritornavo ero sempre allegra.
Una mattina alcuni compagni di classe si voltarono verso di me.
"Ma chi sei?", chiese un ragazzo. "Gli sbirri ti portano via, ma quando
ritorni sorridi sempre! Com possibile?".
Sorrisi. "Beh, a dire la verit non ero da sola con loro".
"No? E chi cera con te?"
Intervenne Azra: "Diglielo, Mirjana".
Guardai il ragazzo negli occhi. "Dio era con me. Lui c' sempre".
I compagni continuavano a farmi domande. Parlai loro di Ges, della
Madonna e della misericordia divina. Attraverso quell'esperienza,
capii la differenza fra predicare ed evangelizzare. Mi dicevano che
ero diversa dalle altre persone, che ero paziente e affettuosa. Anche
se non mi sentivo cos speciale ero contenta di parlar loro della mia
fede. Quando mi chiedevano di Dio era come se si aprisse una porta
che mi dava la possibilit di parlare a persone normalmente indifferenti
alla fede e i nostri rapporti si approfondirono ancor di pi. Tutti
in quella scuola erano stati messi da parte e banditi dalla societ.
Eravamo tutti reietti e soffrivamo, ma ci aiutavamo l'un l'altro, condividendo
tutto, dagli appunti al burek - uno sformato tipico della
Bosnia, ripieno di carne, formaggio, spinaci o patate. Era sorprendente
che tutti volessero essere miei amici nonostante le cose orribili
che i giornali comunisti scrivevano su di me; con me si mostravano
molto affettuosi, pi che con qualsiasi altro. Diventammo cos intimi
amici che molti addirittura giurarono di proteggermi - poi per,
appena arrivava la polizia, scappavano.
Alla fine del primo semestre ero elettrizzata dalla possibilit di tornare
a Medugorje per la prima volta da quando il governo mi aveva
costretta ad andar via. I miei avevano deciso di passare l le vacanze
insieme ai parenti e il parroco aveva invitato me e gli altri veggenti a
guidare il Rosario in chiesa alla vigilia di Natale. Anche se la polizia
di Sarajevo mi aveva proibito di tornare a Medugorje, sapevo che
legalmente avevo il diritto di viaggiare all'interno del mio Paese, cos
mi assunsi il rischio.
Tornare fu un'esperienza bellissima di cui assaporai ogni momento: i
volti familiari della gente del posto, l'odore dell'aria fresca di campagna
mescolato al fumo delle stufe a legna, la sinfonia di preghiere e
canti che si sentiva nelle strade. Per la prima volta dopo diversi mesi
potevo tenere in mano una coroncina di Rosario senza dover aver
paura. Avevo la sensazione di essere ritornata a casa. Fu bellissimo
potermi riunire agli altri veggenti. Dall'ultima volta che li avevo visti
erano diventati pi maturi, anche se i caratteri erano sempre gli stessi.
Rimasero sbigottiti quando raccontai loro le cose orribili alle quali
mi aveva sottoposto la polizia di Sarajevo. Capii che, al confronto,
la persecuzione che stavano subendo a Medugorje era inferiore.
Alla Messa della notte di Natale mi unii a loro dietro l'altare. La chiesa
di San Giacomo traboccava di parrocchiani e pellegrini. Ad adornare
l'interno c'erano alberi natalizi, un presepio e delle candele. Di
notte, non essendovi corrente elettrica, l'unica illuminazione, a parte
le candele, era assicurata da due lampadine alimentate da un piccolo
generatore. Il celebrante principale di quella Messa era padre Jozo
Vasilj, un sacerdote francescano nato a Medugorje - che in seguito
avrebbe trascorso oltre dieci anni di vita ad aiutare i poveri in Africa
prima della sua morte, avvenuta nel 2007. Padre Vasilj fece venire
tutti noi veggenti davanti all'altare e chiese ad ognuno di raccontare
la propria esperienza. Ascoltando gli altri cinque ripetere alcuni
messaggi che avevano ricevuto, fui sorpresa di scoprire che erano
pressoch identici a quelli che la Madonna aveva dato a me gli stessi
giorni. I miei messaggi, comunque erano sempre un po' pi lunghi.
Ad esempio, quando la Madonna chiedeva a tutti di digiunare a
pane e acqua i mercoled e i venerd, citava, nei messaggi che dava a
me, altri elementi quali l'importanza di pregare durante il digiuno e
la soddisfazione di Dio nel vederci compiere piccoli sacrifici. Perch,
mi chiedevo, la Madonna mi dava dei particolari in pi? Inoltre mi
aveva gi dato pi segreti che agli altri. Quella notte padre Vasilj fece
un'omelia appassionata. "Ges  nato a mezzanotte e ha trasformato
la notte in giorno", disse. " morto durante il giorno ed ha trasformato
il giorno in notte.  risorto a mezzanotte ed ha trasformato la notte in
giorno. Ma non  tutto. Ges  rimasto per vivere in mezzo a noi. Ci
saranno sempre cristiani sulla terra, ma se ve ne saranno di pi o di
meno, tutto dipender da me, da te, caro fratello, cara sorella".
Guardando tutte le persone che avevano sfidato coraggiosamente il
freddo per partecipare alla Messa ero certa che le apparizioni della
Madonna stavano gi generando altri credenti. Anche se pregare
sotto le luci soffuse della chiesa di San Giacomo alla vigilia di Natale
fu un'esperienza bellissima, avevo sempre un pensiero assillante
nel cuore: sapevo che sarei dovuta ripartire prima che riiniziasse la
scuola e il pensiero di tornare alla cultura laica di Sarajevo - dove la
fede veniva ritenuta una malattia mentale e i credenti erano marginalizzati
come se fossero lebbrosi - mi faceva rabbrividire.
Caro Ges - pregai - non voglio tornare a casa. Fammi restare per
sempre nella casa del Signore.
Pensai a queste parole contenute nella Bibbia: Non preoccupatevi del
domani, perch il domani si preoccuper di se stesso.
La mia preghiera, associata all'atmosfera nella chiesa, mi dava un
senso di calma. Verso la fine della Messa di mezzanotte, avevo le
lacrime agli occhi quando il coro inton le note di Narodi nam se
Kralj Nebeski (Su di noi  nato il Re Celeste) - uno dei canti natalizi
croati pi amati. Composto nel tredicesimo secolo, testimoniava la solida
fede della gente locale.
O Maria, Vergine Immacolata,
su di noi  nato il Re Celeste.
In questo nuovo anno rallegriamoci,
e preghiamo il Piccolo Re.
 seguito, da Santo Stefano,
il primo martire del Signore Dio.
In questo nuovo anno rallegriamoci,
e preghiamo il Piccolo Re.
Dio ci d salute e felicit
abbondanza di tutto, in questo nuovo anno!
In questo nuovo anno rallegriamoci,
e preghiamo il Piccolo Re.
La mattina del giorno di Natale, quando mi svegliai, ripensai ai primi
giorni delle apparizioni. Era bellissimo ritrovarmi con i miei cugini
e parenti. La casa era piena di gente. Festeggiammo il Natale
secondo la tradizione croata, in modo molto pi libero rispetto a
come eravamo abituati a Sarajevo. A Medugorje era impensabile lavorare
in quel giorno.
A Medugorje, la mia famiglia seguiva con cura le tradizioni natalizie
dell'Erzegovina. San Nicola era venuto e se nera andato qualche settimana
prima; il 6 dicembre, la vigilia della sua festa (e non alla vigilia
di Natale), l'amato Santo era venuto a riempire di doni e sorprese
gli stivali dei bambini buoni. Ma non aveva viaggiato da solo: se un
bambino fosse stato disobbediente o se non avesse lucidato bene i
suoi stivali, una creatura dispettosa di nome Krampus gli avrebbe
lasciato un ramoscello, pi o meno lungo a seconda di quanto era
stato capriccioso.
Per tutto il mese di dicembre si festeggiavano varie feste, ma la magia
della vigilia di Natale era riservata a Ges bambino, che veniva nelle
ore piccole della notte a distribuire i regali a tutti i bambini. Anche
se i regali erano sempre una bella parte del Natale, Dio era il fulcro
delle festivit in Erzegovina e le famiglie passavano gran parte del
tempo a pregare e partecipare alle Messe. Ogni tradizione, infatti,
era in qualche modo radicata nella religione. Una di queste usanze -
il rogo del tronco badnjak - riunisce le famiglie in preghiera ad ogni
vigilia di Natale. Il rito varia da regione a regione, ma in Erzegovina
di solito tutta la famiglia si riunisce attorno al camino nell'ognjiste,
una cucina all'aperto dove vengono affumicate e poi curate carni
come il prsut (prosciutto) e il kulen (salsiccia). Fuori, il padre della
famiglia prepara tre tronchi e ne d uno ciascuno ai tre ragazzi. Ad
uno ad uno, i ragazzi entrano in cucina portando i tronchetti, mentre
gli altri familiari gettano loro addosso chicchi di grano.
"Buona Vigilia di Natale!", dice il primo ragazzo che, dopo aver presentato
il tronco al pi vecchio membro della famiglia (di solito il
nonno), lo mette nel fuoco. Qualche momento dopo  la volta del
secondo ragazzo, che dice: "Buona Vigilia di Natale e Santa Nascita
di Ges". Anche lui porge il tronco al nonno e poi lo mette nel fuoco.
Infine entra il terzo ragazzo, che dice: "Buona Vigilia di Natale, Santa
Nascita di Ges e Santo Stefano". Una volta che i tre ceppi sono nel
fuoco, il nonno prega ad alta voce: "Nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito Santo". E mentre dice tali parole, spruzza del vino sul
fuoco per tre volte. Al che tutti dicono "Amen".
Il ceppo natalizio badnjak rievoca una storia tradizionale in cui i pastori
di Betlemme fecero un fuoco per riscaldare Maria e il neonato
Ges nella stalla. A completamento dell'usanza, le persone di famiglia
si alternano a sorvegliare che il badnjak rimanga acceso tutta la
notte. Un'altra parte importante del Natale era rappresentata dal
cibo. La vigilia era un giorno di digiuno, ma il giorno seguente tutta
la famiglia si riuniva a festeggiare insieme. La preparazione dei vari
piatti e il pranzo consumato insieme erano un'esperienza bellissima;
inoltre, non c'era Natale in Erzegovina senza una scorta abbondante
di biscotti natalizi.
In quella vigilia di Natale, mentre la festa volgeva al termine, mi
preparavo all'apparizione, pi emozionata che mai; dopo tutto era
il compleanno di Ges e quale madre non sarebbe piena di gioia il
giorno del compleanno del proprio figlio? Per la prima volta dopo
diversi mesi, mi apprestavo a vivere l'esperienza dell'apparizione
insieme agli altri.
Mi unii a Ivanka, Vicka, Marija, Ivan e al piccolo Jakov in chiesa.
Dopo aver pregato insieme, sentimmo tutti la presenza della Madonna.
Apparve davanti a noi con indosso un vestito d'oro splendente,
diverso da tutti quelli che avevo mai visto - lo stile era identico
all'abito grigio che indossava di solito, ma il tessuto sembrava di
metallo fuso, irradiava oro. Lei stessa emetteva una lucentezza della
medesima tonalit.
Ma dire che il suo vestito era "d'oro" non  sufficiente a descriverlo.
Non ci sono parole umane che possano rendere la bellezza di quel
colore. La stessa parola "colore"  inadeguata, a meno che un colore
non sia vivo e intriso di emozione. Ad esempio, posso dire che il
mio divano  di color beige e sarebbe giusto in termini umani. Invece,
il "colore" del vestito della Madonna  quasi come la luce - ma
una sorta di luce eterea che si piega, scorre e ondeggia secondo i
movimenti della Vergine e i sentimenti che desidera trasmettere. Le
sue braccia erano piegate davanti al vestito, un particolare che mi
sembrava singolare, fin quando non mi accorsi che teneva in braccio
un bambino, proprio come la prima volta che l'avevo vista. Avrei
tanto voluto vedere da pi vicino, ma qualcosa mi impediva di vedere
il volto del bambino. "Cari figli, amatevi l'un l'altro", ci disse la
Madonna con un sorriso affettuoso, "siete fratelli e sorelle". Poi, dopo
averci benedetto, spar. Riacquistati i sensi, fui sorpresa di trovarmi
a Medugorje insieme agli altri invece che nel nostro appartamento
di Sarajevo. Lesperienza era stata cos intensa che avevo dimenticato
dove mi trovassi.
Il giorno seguente celebrammo la festa di Santo Stefano. La gente di
Medugorje la trascorreva con gli amici e in famiglia. Secondo la Bibbia,
Stefano fu uno dei primi cristiani che predic a Gerusalemme.
Le autorit del tempio lo accusarono di blasfemia e una folla inferocita
lo lapid. Stefano fu quindi il primo martire cristiano dopo la
crocifissione di Ges.
Quel pomeriggio augurai Sretan Imendan (Buon Onomastico) al
fratello di Marko, Stjepan. Nella tradizione croata, l'onomastico di
una persona viene festeggiato in occasione della festa dell'omonimo
Santo. Spesso si fa pi attenzione all'onomastico che al compleanno:
questo valeva soprattutto per Stjepan, visto che Santo Stefano
era una festa natalizia molto amata. Stjepan, che aveva quattro anni
meno di Marko era gentile e gioioso. Tutti volevano stare con lui.
Era di bell'aspetto, un particolare che ne rispecchiava il carattere e
aveva una fede profonda. Quella fu l'ultima apparizione insieme agli
altri veggenti, anche se dopo il mio rientro a Sarajevo tornavo spesso
a Medjugorje.
Sorprendentemente, all'inizio del secondo semestre scolastico ero
contenta di tornare a scuola e rivedere i compagni di classe. Anche i
professori erano gentili con me, nonostante fossero comunisti. Forse
per loro era rassicurante il fatto di avere in classe un'allieva che
prendesse un po' pi sul serio lo studio. Per vari motivi, sembrava
che comprendessero la mia situazione. Il professore di storia mi
chiedeva spesso di alzarmi e parlare a tutti di alcuni argomenti. E la
professoressa di chimica, una musulmana, mi accarezzava sempre
i capelli mentre girava per la classe. La ragazza seduta vicino a me,
scherzando, mi disse: "Stravede per te".
"Smettila", sussurrai.
Pi tardi, la classe fece pi chiasso del solito e la professoressa si
arrabbi. "Oggi vi beccate tutti un'insufficienza", disse. Decisi di intervenire.
"La prego, compagna professoressa, non lo faccia. Miglioreremo".
Mi guard con aria affettuosa. "Oh, ma non mi riferivo a te, cara. Tu
non devi preoccuparti".
La ragazza accanto a me mi disse ancora: "Lo vedi? Te l'avevo detto
che stravede per te!".
Un giorno le autorit mi riportarono a Medugorje per sottopormi a
una visita medica insieme agli altri veggenti. La visita dur tutto un
weekend, cos non ebbi il tempo di prepararmi per il compito in classe
di matematica del luned mattina. Non potendo dire al professore che
le apparizioni mi avevano impedito di studiare, andai a scuola impreparata.
Un ragazzo di nome Zeljko Vasilj - anche lui, quel giorno,
aveva il compito in classe, ma ad un'ora diversa - mi diede il suo quaderno
con tutti gli appunti. "Usalo durante il compito in classe, ma
non farti scoprire", disse "non  colpa tua se non hai potuto studiare".
Quando mi sedetti per svolgere il compito cercando di nascondere
il quaderno di Zeljko sul banco mi sentivo cos nervosa e a disagio
che cominciai ad agitarmi. Non potevo farcela. Tra i 35 allievi, il
professore si accorse del mio nervosismo e si avvicin. Prese il quaderno,
lo apr e vide tutte le pagine scritte con la calligrafia maschile
e il nome Zeljko Vasilj in alto. Mi sarei sotterrata. "Che mi dici di
questo?". Ero diventata completamente paonazza sul viso. "Scusi".
Invece che punirmi come pensavo, poggi il quaderno aperto sul
banco in modo che potessi leggere pi facilmente. "Senti", disse a
voce bassa. "Ti faccio copiare tutto, poi valuter il tuo compito da
come avrai copiato".
Quando si allontan, feci un respiro profondo e guardai il quaderno.
Mi sentivo sempre a disagio. Le risposte erano davanti a me e il
professore mi aveva permesso di copiarle, ma non lo ritenevo giusto.
Chiusi il foglio del compito e uscii di corsa dall'aula. Il giorno dopo
il professore lesse ad alta vce i risultati dei compiti in classe. Ero
convinta che mi avrebbe dato l'insufficienza che meritavo.
"Mirjana Dragicevic: sette", disse. "Davvero?", dissi, stupefatta. Ero
riuscita a malapena a finire il compito.
Una ragazza si alz in piedi di scatto. "Non  giusto, compagno professore!
A me, che ho studiato tutta la notte, ha dato sei! Come pu
Mirjana prendere sette, se non sapeva niente?".
"Seduta", disse il professore. "Sono io che metto i voti, non tu".
Pi tardi cercai di fare pace con quella ragazza. Alla fine diventammo
amiche, anche se cercava sempre di convincermi a saltare le lezioni
di matematica. Le rispondevo di no, ma lei insisteva, cos, alla fine,
cedetti. L seduta al bar con lei, quando saremmo dovute essere a
scuola, mi sentivo troppo in colpa per rilassarmi. Rideva divertita e
mi stava raccontando una storia buffa, quando all'improvviso smise
di parlare rimanendo con lo sguardo fisso verso la porta d'ingresso.
"Che succede?", dissi.
" qui", rispose sussurrando.
"Chi  qui?". Voltandomi, fui sopraffatta da un senso di vergogna,
vedendo che stava entrando il professore di matematica. Mi nascosi
la faccia e guardai la mia amica. "Presto, mettiamoci sotto il tavolo!"
"Troppo tardi, ci ha gi visto".
Qualche istante dopo, sentii una mano sulla spalla. "Che volete da
bere, voi due?", disse il professore, ovviamente in tono sarcastico. Di
nuovo divenni tutta rossa in viso. Il giorno dopo, a scuola, guardando
nel registro dei presenti, notai che il professore aveva giustificato
la mia assenza ma non quella dell'altra ragazza. Non era giusto!
"Compagno professore, se lei verr punita, dovr esserlo anch'io",
dissi.
"Tu non sei tipo da marinare la scuola", disse. "Lo so che  stata la tua
amica a convincerti".
In verit era al corrente della mia difficile situazione. La polizia mi
aveva sottoposto a cos tanti interrogatori che avevo perso gi troppe
lezioni quell'anno. Avevo perso perfino intere giornate perch a
volte mi venivano a prendere la mattina e mi rilasciavano solo il pomeriggio.
Non sapevo mai come sarebbe finito ogni giorno e questo
era esattamente ci che volevano i comunisti: tenermi in perenne
stato di incertezza. La polizia, ovviamente, sperava che sarei stata
bocciata a causa delle tante assenze, ma i miei professori impedirono
che ci si verificasse.
Da bambina ero particolarmente timida, cos, quando iniziarono le
apparizioni, dovetti abituarmi in fretta olfatto di essere al centro dell'attenzione.


Capitolo 14.

"Se voi non avete paura e testimoniate con coraggio,
la verit miracolosamente vincer".
(Dal messaggio della Madonna del 2 giugno 2015).

Nei primi diciotto mesi la Madonna mi rendeva visita ogni giorno.
Quando mi parlava era come se mi stesse parlando tutto l'universo.
Da quei momenti attingevo forza e amore - forza, per perseverare
nei miei combattimenti quotidiani; e amore, per perdonare coloro
che mi perseguitavano. Quando vedi la Madonna,  impossibile
odiare qualcuno: ti rendi conto, infatti, che lei ama anche la persona
che ti tratta male. Quella persona  un suo figlio cos come lo sei
tu e il suo amore per tutti i suoi figli  indescrivibile. Non ho mai
visto un amore simile sulla terra. All'inizio il pensiero di non essere
a Medugorje insieme agli altri veggenti mi turbava, ma alla fine
capii di non dover necessariamente essere insieme a qualcuno.
Forse sarebbe stato bello poter parlare con gli altri veggenti dal
momento che vivevamo la stessa esperienza, ma a Sarajevo ero sola.
Comunque, avevo Dio e con Lui condividevo tutto. Nelle preghiere
che dicevo dopo l'apparizione, ricevevo la forza per continuare e
comprendere.
Il 23 dicembre 1982 la Madonna mi apparve come al solito; si tratt,
come le altre volte, di un'esperienza bellissima che mi riemp l'anima
di gioia. Ma verso la fine mi guard con tenerezza e disse: "A Natale
ti apparir per l'ultima volta".
Al termine dell'apparizione ero sconvolta. Avevo sentito bene quello
che aveva detto ma non potevo crederci. Come avrei potuto vivere
senza le apparizioni? Sembrava impossibile. Pregai intensamente
perch ci non si avverasse.
Il giorno dopo, la vigilia di Natale, la Madonna cerc ancora di
prepararmi, ma io ancora non capivo. Passai quasi tutta la notte a
supplicare Dio di darmi altro tempo insieme a Lei. I miei genitori
e mio fratello festeggiavano il Natale con i canti, le preghiere e il
cibo, ma io ero troppo preoccupata per unirmi a loro. Ero l, tra
i miei affetti pi cari, stavo per partecipare al Natale con la stessa
donna che aveva fatto nascere Ges duemila anni fa e non riuscivo
ad abbozzare neanche un sorriso.
Con l'avvicinarsi dell'ora dell'apparizione ero pi trepidante che mai.
Mamma, pap e mio fratello indossarono gli abiti pi belli per la
festa e si inginocchiarono accanto a me. Pregammo il Rosario per
prepararci all'apparizione. Quando apparve, la Madonna sorrise
dolcemente e mi salut in modo materno, come faceva sempre. Ero
incantata: il suo viso irradiava lo stesso spettacolare colore oro che
aveva avuto l'anno prima e in quel momento - con tutta la grazia e
la bellezza che si riversavano su di me - non era pi possibile essere
triste.
In seguito i miei mi dissero che quell'ultima apparizione era durata
45 minuti, una cosa straordinaria. La Madonna e io parlammo
di molte cose. Passammo in rassegna tutti i diciotto mesi passati
insieme - tutto quello che ci eravamo dette e che lei mi aveva
rivelato. Mi affid il decimo e ultimo segreto, spiegandomi che avrei
dovuto scegliere un sacerdote per un ruolo speciale. Dieci giorni
prima della data dell'avvenimento previsto nel primo segreto dovr
comunicare a tale sacerdote cosa succeder. Poi lui e io dovremo
pregare e digiunare per sette giorni e tre giorni prima dell'evento,
il sacerdote lo riveler al mondo. Tutti e dieci i segreti verranno
rivelati in questo modo.
La Madonna mi fece anche un dono prezioso: mi disse che mi
sarebbe apparsa una volta all'anno, il 18 marzo, per il resto della
mia vita. Il 18 marzo  il mio compleanno, ma la Madonna non ha
scelto questa data per tale motivo. Per lei, il mio compleanno non 
diverso da quello di qualsiasi altra persona. Il mondo capir perch
Maria ha scelto il 18 marzo solo quando i fatti contenuti nei segreti
inizieranno a verificarsi. A quel punto, il significato di tale data sar
chiaro. Disse anche che avrei avuto qualche altra apparizione extra.
Poi mi porse qualcosa simile a una pergamena arrotolata, spiegando
che vi erano scritti tutti e dieci i segreti e che avrei dovuto mostrarla
al sacerdote da me scelto per rivelarli quando sarebbe giunta l'ora. La
presi dalla sua mano senza guardarla.
"Ora dovrai volgerti a Dio in fede, come qualsiasi altra persona",
disse. "Mirjana, ho scelto te. Ti ho confidato tutto l'essenziale. Ti ho
anche mostrato molte cose terribili. Ora devi sopportare tutto con
coraggio. Pensa a me e alle lacrime che devo versare per questo. Devi
avere sempre coraggio. Hai compreso subito i messaggi. Devi anche
capire che devo andare via. Sii coraggiosa".
Promise che sarebbe sempre stata con me e che mi avrebbe aiutato
nelle situazioni pi difficili, ma il dolore che sentivo nell'anima era
quasi insopportabile. La Madonna capiva la mia afflizione e mi
chiese di pregare. Recitai la preghiera che dicevo spesso quando ero
sola con Lei: il Salve Regina:
Salve Regina, Madre di Misericordia,
vita, dolcezza, speranza nostra, salve.
A Te ricorriamo esuli figli di Eva,
a Te sospiriamo, gementi e piangenti,
in questa valle di lacrime.
Ors, dunque. Avvocata nostra,
rivolgi a noi gli occhi Tuoi misericordiosi,
e mostraci, dopo questo esilio. Ges,
il frutto benedetto del Tuo Seno.
O clemente o pia o dolce Vergine Maria.
Sorrise nel modo pi materno possibile e poi scomparve. Crollai
per terra singhiozzando. Non avrei mai immaginato che un Natale
potesse essere cos triste. Ma come, pensai. Come pu essere che non
rivedr pi la Madonna ogni giorno?
Mi accorsi di tenere ancora in mano il rotolo che mi aveva consegnato.
Avendo sempre visto la Madonna come vedo qualsiasi essere umano
era naturale prendere un oggetto dalla sua mano, come avrei fatto
con chiunque. Ma ora che l'apparizione era terminata ero stupefatta
nel vedere quel rotolo ancora nelle mie mani. Com' successo?,
mi chiesi. Perch tengo in mano un oggetto del Cielo? Come tanti
altri fatti verificatisi nei diciotto mesi precedenti, non potevo che
considerarlo un mistero di Dio.
Il rotolo, di color beige era composto di un materiale simile alla
pergamena - non proprio carta o tessuto, ma una via di mezzo.
Lo svolsi con cura e vi trovai i dieci segreti scritti con un'elegante
calligrafia in corsivo. Non vi erano decorazioni o illustrazioni; ogni
segreto era scritto con parole semplici e chiare, quasi come quelle
utilizzate dalla Madonna quando me li spieg la prima volta. I
segreti non erano numerati, ma riportati in ordine, uno dopo l'altro:
il primo scritto in alto e l'ultimo in basso. Erano specificate le date
degli eventi futuri.
In quel momento, tuttavia ero troppo triste per pensare al futuro.
Quella notte, rimasi sdraiata sul letto senza riuscire a dormire. Mi
convinsi che si trattava di una specie di prova - la Madonna mi stava
forse mettendo alla prova per un motivo ancora pi grande - perch
vivere senza le sue visite quotidiane sembrava impossibile. Non
poteva essere vero.
Il giorno dopo, giunta l'ora in cui la Madonna era sempre apparsa,
mi inginocchiai e iniziai a pregare. Passato quel momento, vedendo
che ero sempre sola, fui assalita da un impeto di tristezza e iniziai a
piangere profusamente. Mamma e pap vennero da me e cercarono
di consolarmi. "Mirjana, ti prego, non fare cos", disse pap. Mamma
mi abbracci. "Mi dispiace tanto, mia cara".
Per diverse ore rimasi in ginocchio a pregare e a singhiozzare,
supplicando la Madonna di venire. Ma non apparve. Volevo morire.
Neanche la sofferenza pi grande patita a causa dei comunisti era
paragonabile a quello che sentivo in quel momento. Le parole del
Salve Regina, d'un tratto, mi parlavano come mai era accaduto
prima. Ero li, come una povera figlia di Eva abbandonata e in lutto,
che piangevo in una valle di lacrime e gridavo alla Madre della
Misericordia dal mio esilio.
Continuai a fare la stessa cosa ogni pomeriggio per i dieci giorni
seguenti: mi inginocchiavo, pregavo, aspettavo e poi, vedendo che
non arrivava, precipitavo nella tristezza e scoppiavo a piangere. Gli
altri cinque veggenti ancora vedevano la Madonna, quindi perch
dovevo essere io l'unica a dover vivere senza di lei? Ora capivo
perch mi aveva dato altri messaggi dettagliati e perch mi aveva
affidato in fretta i segreti. Sapeva che il tempo da passare insieme era
limitato. Mamma mi pregava sempre di calmarmi e di pregare con
lei. Era molto affettuosa e paziente e voleva aiutarmi a capire. "Come
hai accettato le apparizioni quotidiane, ora devi accettare il fatto che
non ci saranno pi".
Anche se le sue parole mi avevano dato conforto, ogni volta che mi
soffermavo a pensare all'assenza della Madonna cadevo in preda alla
depressione. Oltre al desiderio di vederla apparire, lo stress di aver
ricevuto tutti i segreti in cos breve tempo era un grosso peso sul mio
cuore. I professori e i compagni di scuola erano perplessi: la ragazza
che era sempre stata solare e ottimista si era improvvisamente
avvilita. Anche Azra cercava di tirarmi su di morale. Mi sentivo
in colpa per essere cos triste e questo non faceva che peggiorare
la situazione. Come potevo dire di essere credente se rifiutavo di
accettare il piano di Dio? Sapevo di dovermi fidare, ma il dolore
sembrava insormontabile. La promessa della Madonna di apparirmi
una volta l'anno era un barlume di speranza; contavo i giorni che
mancavano fino al 18 marzo, ma a volte temevo che non l'avrei pi
rivista.
E se mi avesse detto che l'avrei rivista solo per calmarmi?, pensai, ma
poi mi rassicurai. No. La Madonna dice sempre la verit.
Desideravo cos tanto vedere la Madonna che cercai di disegnarla.
Ogni artista ha un obiettivo e per caso il mio era sempre stato quello
di ritrarre figure femminili. Se solo fossi riuscita a mettere su carta
un accenno della sua bellezza, avrei avuto almeno qualcosa su cui
fissare lo sguardo durante la sua assenza. Tirai fuori l'occorrente
e iniziai ad abbozzare il suo profilo, il suo vestito, le sue braccia
spalancate, perfino i riccioli dei suoi capelli lunghi e scuri che le
fuoriuscivano da dietro il velo. Ma ogni tentativo di disegnare il suo
volto fu vano. Provai ripetutamente, ma restavo sempre pi delusa.
Perch non ci riuscivo?
Alla fine mi resi conto che la Madonna aveva una bellezza tutta
sua. Era impossibile descriverla sia a parole che con l'arte. Alcuni
bravi artisti avevano tentato di ritrarla secondo le descrizioni di noi
veggenti, ma nessuno si era avvicinato. Anche i pi bei quadri, le
pi belle icone e sculture della Madonna sono solo l'ombra del suo
splendore.
Quando a Medugorje arriv la notizia che non avevo pi le
apparizioni quotidiane, tutti rimasero sbalorditi. Iniziarono a girare
le ipotesi pi disparate sui segreti; io, per ero attentissima a non
lasciarmi sfuggire nessun particolare sul loro contenuto e su quando
si sarebbero verificati. Mi chiedevo se noi veggenti avessimo dovuto
accennare al fatto di averli ricevuti; la gente sembrava spesso pi
interessata ai segreti che ai messaggi.
Il fatto che la Madonna mi avesse affidato i segreti mi aveva
provocato molta pressione e ansia. Con il tempo, tuttavia, Dio mi ha
aiutato a capire e ad accettare tutto. La gente mi fa sempre domande
sui segreti e non posso darle la colpa di essere curiosa. Molti sono
affascinati dall'ignoto. Ce chi ha detto che sono privilegiata perch
so cosa accadr in futuro, ma io non la vedo cos. Sarebbe molto pi
facile se potessi rivelare tutto ora. Ma i segreti sono la volont di
Dio. Io sono consapevole della mia debolezza umana e posso dire
con certezza che non sono io a custodire i segreti; solo con l'aiuto di
Dio riesco a farlo.
Jakov aveva un et in cui tanti bambini non sanno mantenere un
segreto. Eppure, n i poliziotti, n le persone della sua famiglia, n i
sacerdoti riuscirono a fargli dire quello che sapeva. Spesso scherzo
dicendo che anche ora che siamo adulti, se dico qualcosa di privato
a Jakov, il giorno dopo tutta Medugorje ne  al corrente; ma per ci
che riguarda i segreti della Madonna, non ha mai rivelato nulla.
Srotolai la pergamena e la riposi tra i miei documenti importanti, ma
ero sempre preoccupata che qualcuno potesse trovarla e leggerla. Un
giorno, mentre mia cugina e un'amica erano a casa nostra, qualcosa
mi spinse a mostrargliela. Sulle prime resistetti, ma poi la sensazione
si fece irresistibile; tolsi la pergamena dal nascondiglio. Mia cugina
la tenne in mano e disse di aver visto qualcosa simile a una preghiera
o una poesia. La mia amica, invece, disse di aver visto una lettera
in cui una persona chiedeva aiuto. Nessuna delle due aveva visto la
stessa cosa; mi resi conto che solo io potevo leggere quello che vi era
scritto. Probabilmente quest'episodio era accaduto per darmi pace:
da quel giorno, infatti, non ci pensai n me ne preoccupai pi. La
Madonna non ha mai citato questo fatto.
Molti si chiedevano perch la Madonna mi avesse dato quella
pergamena; secondo alcuni lo aveva fatto per non farmi dimenticare
i segreti, ma non  esatto. Se dimenticassi i particolari. Dio
Onnipotente mi farebbe il dono di ricordarli all'ultimo momento.
Io ho una mia idea sulla pergamena: la sua esistenza implica che
non devo essere necessariamente viva per rivelare i segreti. Nessun
essere umano  immortale, nessuno  invincibile.
Vi sono cose su cui non devo riflettere. La Madonna si prender cura
di tutto. Attraverso la volont di Dio, Lei sa come devo portare a
termine questa cosa. Il mio compito  essere obbediente e nient altro,
perch io non posso cambiare nulla. Se non fossi capace di mantenere
i segreti, la Madonna non me li avrebbe affidati. Ho sempre pensato
che sia Dio a guidarmi e che io sono solo uno strumento; del resto,
chi sarei senza di Lui? Confido nel fatto che la preghiera e il digiuno
possano aiutarmi a vivere secondo la Sua volont e a svolgere il mio
ruolo di messaggera.
A differenza di quanto pensano molti, non ho sempre in mente i
segreti. Se non fosse per il fatto che la gente continua a farmi domande
al riguardo, passerebbero i giorni e i mesi senza che io dedicassi loro
il minimo pensiero. Forse  un dono di Dio o forse il risultato delle
mie preghiere. Sono dispiaciuta per quelli che mi fanno domande
oscure sulle catastrofi bibliche e la fine del mondo. C' chi crede
che i segreti siano tutti negativi. Forse hanno la coscienza sporca;
forse, pensando a come hanno vissuto la vita, temono una punizione
di Dio o forse non hanno molta bont dentro di s e si aspettano
brutte cose. Ma non si pu cambiare nulla essendo preoccupati per
i segreti. La gente dovrebbe solo preoccuparsi di cambiare se stessa.
Mi chiedono come faccio a sopportare il peso dei segreti, ma spesso
penso che siano gli altri, pi che io, ad esserne preoccupati. Chi 
preoccupato dei segreti non ha visto la Madonna e non conosce
tutto il progetto di Dio - perch la Madonna viene qui o a cosa ci stia
preparando. Ma se la tua vita  nelle Sue mani e Dio  nel tuo cuore,
cosa pu farti del male? Se costoro mi conoscessero e vedessero
quanto mi piace ridere e scherzare, non avrebbero pi paura dei
segreti. Chi conosce davvero l'amore di Dio dovrebbe essere pieno di
gioia. Non ha senso parlare del futuro quando uno di noi potrebbe
morire anche domani. La Madonna ce lo ricorda sempre nei suoi
messaggi, come quando ha detto: "Figli miei, la vostra vita  solo un
battito in confronto alla vita eterna".
Non posso rivelare molto sui segreti, ma posso dire questo: la
Madonna ha deciso di cambiare il mondo. Non  venuta ad
annunciare la nostra distruzione;  venuta per salvarci e con suo
Figlio, trionfer sul male.
Se la Madre nostra ha promesso di sconfggere il male, di cosa
dovremmo avere paura?


Capitolo 15.

"Miei cari figli, le parole di mio Figlio ed il suo amore siano il primo
e l'ultimo pensiero della vostra giornata".
(Dal messaggio della Madonna del 2 gennaio 2016).

"Quello che ho iniziato a Fatima, terminer a Medugorje. Il mio cuore
trionfer".
All'epoca in cui la Madonna disse queste parole, sapevo solo che Fatima
era un luogo vagamente simile a Medugorje: l la Beata Vergine
Maria era apparsa a tre bambini. Ma dopo questo messaggio mi incuriosii
e pi apprendevo nuove cose, pi iniziavo a vedere legami
pi profondi tra Fatima e Medugorje. Il 13 maggio 1981, a 64 anni
esatti dalla prima apparizione di Fatima - e solo sei settimane prima
che la Madonna iniziasse ad apparire a Medugorje -, Papa Giovanni
Paolo secondo sub un attentato in Piazza San Pietro ad opera di un criminale
armato. Ricordo l'orrore con cui appresi la notizia. Perch
qualcuno avrebbe voluto uccidere il Papa? I quattro proiettili sparati
erano stati quasi fatali, ma il Santo Padre miracolosamente si ristabil
e attribu la sua salvezza all'intercessione della Madonna. " stata
la mano di una madre a deviare la traiettoria del proiettile", disse.
Molti sospettarono che l'attentato fosse un complotto dei sovietici. Il
messaggio di fede e coraggio del Papa era stato una chiara minaccia
al comunismo, specie quando lo aveva portato al popolo della sua
terra d'origine, la Polonia.
Leggendo i fatti avvenuti a Lourdes, appresi che la Beata Vergine
Maria era apparsa in altri luoghi, ma fui sorpresa nello scoprire che
non eravamo i soli ad aver ricevuto dei segreti. Il 13 maggio 1917 Lucia
(di 10 anni), Francisco (di 8) e Jacinta (di 7) stavano pascolando
le pecore nei dintorni di Fatima, in Portogallo, quando ad un tratto
videro un lampo. Pensando che stesse per scoppiare un temporale,
cominciarono a radunare le pecore. Ma poi un altro lampo attir la
loro attenzione: voltandosi, videro una bellissima signora sospesa in
aria su una quercia. Era vestita di bianco ed era "pi lucente del sole".
"Non abbiate paura, non vi far alcun male", disse.
Lucia, la pi grande d'et, le chiese: "Da dove vieni?".
"Io vengo dal Paradiso".
La signora chiese ai bambini di tornare a vederLa il 13 di ogni mese.
La sesta ed ultima apparizione avvenne il 13 ottobre 1917, quan-
do oltre 70.000 persone assistettero al miracolo del sole danzante.
Come a Fatima, le prime parole che la Madonna ci aveva detto erano
state "Non abbiate paura", le stesse pronunciate da Giovanni Paolo secondo rivolgendosi alla folla riunita in Piazza San Pietro per la prima volta
dopo la sua elezione a Papa. Sicuramente il 25 giugno 1981, quando
ci trovammo di fronte la Madonna per la prima volta eravamo spaventati;
ma ho capito che ogni parola che Maria ci dice ha un significato
pi profondo. Quando parla con me, parla con il mondo intero.
Come Regina della Pace e Madre nostra, viene per dire a tutti i figli:
"Non abbiate paura!", perch Lei non ci abbandoner mai.
Quando a Fatima iniziarono le apparizioni, l'Europa era in preda
alla Prima Guerra Mondiale. Ricordo la placca sul Ponte Latino vicino
alla mia scuola di Sarajevo, che indicava il punto in cui l'arciduca
Francesco Ferdinando erede al trono dell'Impero Austro-Ungarico,
fu assassinato nel 1914. Da quella scintilla di violenza si origin una
carneficina in tutta Europa, dove in pochi anni furono uccise 17
milioni di persone. Nella primavera del 1917 Papa Benedetto quindicesimo, turbato dopo aver fallito l'ultimo tentativo di risolvere la situazione
per via diplomatica, cap che era rimasta solo una persona a cui
rivolgersi. Il 5 maggio 1917 invi una lettera pastorale implorando
ogni persona di fede di chiedere l'intercessione della Beata Madre.
Lettera pastorale di Papa Benedetto quindicesimo - A Maria, che  Madre di Misericordia ed onnipotente per grazia, fa che si levi un appello amoroso e devoto da tutti gli angoli della terra - dai nobili templi alle pi piccole cappelle, dai palazzi reali e le magioni dei facoltosi alle capanne pi povere - dalle pianure e dai mari coperti di Sangue. Che esso porti a Lei il lamento angosciato delle madri e delle mogli, i pianti dei piccoli innocenti, i sospiri di tutti i cuori generosi: che la Sua pi tenera e benigna sollecitudine possa muoversi a compassione e che la pace che chiediamo per il nostro mondo concitato, possa infine essere ottenuta. - 5 maggio 1917.
Il Papa, inoltre, richiese che l'invocazione "Regina della Pace, prega
per noi" fosse aggiunta alla Litanie Lauretane - una serie di preghiere
mariane recitate spesso durante le processioni. La Beata Madre
apparve a Fatima qualche giorno dopo l'invio della lettera del Papa.
Durante la Sua prima apparizione chiese a Lucia, Jacinta e Francisco
se fossero stati disposti a fare atti di penitenza e sacrifici personali
per salvare i peccatori e i tre fanciulli risposero di s.
"Pregate il Rosario ogni giorno per la pace nel mondo e per la fine della
guerra", disse la Madonna. Poi sal al cielo e scomparve.
I tre bambini continuarono a vederLa una volta al mese. Durante
l'apparizione del 13 luglio 1917 la Madonna affid loro tre segreti,
due dei quali riguardanti il futuro. Probabilmente Lucia, quando annunci
di aver ricevuto i segreti, affront le stesse ipotesi spaventose
che noi abbiamo dovuto sopportare in tutti questi anni. Ma la Beata
Madre non mi ha affidato dei segreti per generare paura. Quando fai
l'esperienza del Paradiso, impari ad accettare la volont di Dio con
tutto il tuo cuore. Perch avere paura di quello che potrebbe accadere
domani se non sappiamo neanche cosa succeder fra un'ora?
L'unica cosa da temere  il peccato, che ci separa da Dio. La paura
del futuro e la paura dei segreti, ci rovina il tempo, gi limitato, che
viviamo su questa terra. Il tuo futuro potrebbe finire oggi. Dovremmo
apprezzare la vita finch dura.
La Madonna, quindi, dicendoci che Medugorje sarebbe stata il completamento
di Fatima e che il suo cuore avrebbe trionfato, ci aveva
dato un messaggio di speranza, non un messaggio triste. Ci ricordava
che quando camminiamo con Lei non abbiamo nulla di cui preoccuparci.
Ma anche ora la gente mi chiede come fare per prepararsi
al tempo dei segreti: deve fare provviste di cibo? Trasferirsi in campagna
e vivere di agricoltura? Comprare un'arma per proteggersi?
Io rispondo cos: "Si, dovete procurarvi un'arma e usarla spesso" e
a quel punto mostro il mio Rosario. "Questa  l'unica arma di cui
avete bisogno. Ma funziona solo se la usate".
In uno dei suoi primi messaggi, la Madonna ci disse: "La preghiera e
il digiuno possono fermare le guerre e cambiare le leggi della natura".
Non stava parlando in senso figurato; la preghiera  molto efficace,
riesce a provocare pi cambiamenti di qualsiasi altra cosa che
possiamo fare da soli. Il Rosario  una preghiera particolarmente
potente. Quindi, bisogna prepararsi per il futuro? S. Dobbiamo assicurarci
che la nostra anima sia sempre pronta a stare davanti a Dio
- non costruendo bunker o facendo incetta di provviste. Nessuno
pu vivere per sempre in questo mondo. Dovremmo concentrarci
sull'imminente. Io ho vissuto il Paradiso e posso confermare che
non esiste posto sulla terra - nessuna catena montuosa, isola tropicale
o settima meraviglia - che sia paragonabile a quello che attende
coloro che scelgono la luce anzich le tenebre.
Dio vi ha dato la libert di scegliere la vita o la morte", disse la Madonna
il 18 marzo 2003 durante la mia apparizione annuale. "Figli
miei, senza Dio non potete far nulla; non dimenticatelo neanche per
un istante".
Il messaggio della Madonna  chiaro: siamo tutti destinati all'eternit.
Il comportamento che avremo avuto su questa terra, per, determiner
come sar la nostra vita eterna. La Madonna mi ha mostrato
solo un accenno di quello che sar riservato a coloro che rifiutano
l'amore di Dio e anche il poco che ho visto mi  sufficiente ad essere
immensamente dispiaciuta per ogni anima ribelle.
A Fatima, la Madonna mostr ai veggenti visioni dell'Inferno. Lucia
raccont che la Madre Celeste aveva mostrato loro un vasto mare di
fuoco. "Vedemmo i dmoni e le anime dei dannati immersi in esso.
Vi erano poi come tizzoni ardenti trasparenti, tutti anneriti e bruciati,
con forma umana".
Secondo dei testimoni oculari presenti all'apparizione,  stato durante
questa visione che Lucia ha urlato di paura. Le anime perdute,
diceva Lucia, venivano gettate nel caos "simili alle faville nei grandi
incendi" e si udivano gemiti di disperazione. I demoni presenti in
mezzo alle anime "si distinguevano per le forme orribili e schifose di
animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri come carboni
ardenti".
Secondo Lucia, la visione dell'Inferno dur solo un istante. Una volta
terminata, la Madonna dett una preghiera speciale per i bambini.
"Quando pregate il Rosario", le disse la Madonna, "dopo ogni mistero,
dite: 'O Ges mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco
dell'Inferno. Porta in Cielo tutte le anime, specialmente le pi bisognose
della Tua misericordia' ".
La cosddetta "preghiera di Fatima" viene ora recitata in tutto il
mondo ogni volta che si prega il Rosario. Fin da bambina mi dissero
di inserirla nelle mie preghiere, anche se ne conobbi l'origine
solo successivamente. Devo ammettere che allora non ne ero cos
affezionata quanto ne sono oggi. Il concetto di Inferno mi  sempre
stato ostico da capire e continuavo a combatterci anche dopo l'inizio
delle apparizioni. Se un uomo commette un reato e va in prigione,
pensavo, poi di solito viene rilasciato e perdonato una volta che
ha scontato la sua condanna. Condannare un'anima alla sofferenza
eterna sembrava una cosa in contrasto con il Dio misericordioso e
pieno d'amore che avevo conosciuto.
Quindi un giorno, durante un'apparizione, chiesi alla Madonna:
"Come pu Dio essere cos spietato da condannare le persone per
sempre all'Inferno?"
"Le anime che vanno all'Inferno hanno smesso di pensare bene di
Dio", mi rispose la Madonna. "Nella vita l'hanno insultato e dopo la
morte continueranno a fare la stessa cosa. In sostanza, sono gi parte
dell'Inferno. Non  Dio a mandare le persone all'Inferno. Sono le persone
a scegliere di andarci".
"Ma anche se vanno all'Inferno, non possono pregare per salvarsi?",
chiesi. Dio pu ancora liberarle, pensai.
"Chi va all'Inferno non prega per niente", disse la Madonna, spiegando
che tali persone danno la colpa a Dio di tutto. Si uniscono
all'Inferno fino a farci l'abitudine. Si infuriano contro Dio, soffrono,
ma rifiutano sempre di pregare. Una volta all'Inferno, odiano Dio
ancora di pi di quanto non abbiano fatto sulla terra. Ovviamente
la linea di separazione fra salvezza ed esilio non  cos chiara come
alcuni sembrano pensare. Nell'aldil tutto  regolato dall'amore. La
Chiesa ci insegna che esiste un luogo a met fra Paradiso e Inferno e
la Madonna ce ne conferma l'esistenza. Quando un giorno le chiesi
dove vanno a finire di solito le persone che muoiono, rispose che la
maggior parte finisce in Purgatorio prima di accedere, alla fine, in
Paradiso; un altro buon numero va all'Inferno, mentre solo pochi
vanno direttamente in Paradiso.
Un giorno la Madre Celeste mi mostr una breve scena del Purgatorio.
In quella che mi sembr la proiezione di un film, vidi una
grande e scura foschia in cui forme umane indistinte tremavano e si
contorcevano. La visione, seppure di pochi secondi, mi turb profondamente,
ma la Madonna mi assicur che il Purgatorio era pi
un luogo di misericordia che di condanna. "Dato che alla vista di
Dio nulla pu vivere se non l'amore puro, la giustizia di Dio purifica",
disse.
Ci sono livelli diversi di Purgatorio, spieg la Madonna: livelli pi
vicini all'Inferno e livelli pi vicini al Paradiso. Ogni anima che va
in Purgatorio  gi salvata ecco perch il Purgatorio me lo immagino
pi come il bordo esterno del Paradiso che come un luogo a
parte. Anche il termine "luogo" non  adatto a descrivere qualcosa
che trascende il mondo temporale. Giovanni Paolo secondo descriveva
il Purgatorio "il processo di purificazione per coloro che muoiono
nell'amore di Dio ma che non sono del tutto imbevuti di tale amore".
Diceva anche: "Il termine non indica un luogo, ma una condizione
dell'esistenza".
La Madonna mi disse che le nostre preghiere sulla terra possono
aiutare le anime in Purgatorio. Ogni tanto qualcuno mi chiede di
pregare per una persona a lui cara che ritiene si trovi in Purgatorio,
ma solo Dio sa dove si trovano i nostri defunti. La cosa migliore che
possiamo fare  pregare e digiunare per loro e partecipare alle Messe
conservandoli nel cuore e nella mente. Giovanni Paolo secondo diceva che
ogni attaccamento al male e ai difetti nella nostra anima dev'essere
eliminato prima che entriamo nel Regno di Dio e che "coloro che
vivono in questo stato di purificazione dopo la morte non verranno
separati da Dio, ma saranno immersi nell'amore di Cristo".
Nei primi tempi, quando cercavo di spiegare cosa la Madonna volesse
da noi, zio Simun scherzava sempre e diceva: "Non mi dire niente!
Meno so, meglio  per me. Se riuscir ad aggrapparmi al bordo del
Purgatorio con il dito mignolo, mi tirer su e star bene".
La Bibbia, a quanto sembra, parla anche di livelli diversi nel regno
di Dio. Nella seconda lettera ai Corinzi, 12, San Paolo scrisse delle
sue "visioni e rivelazioni" dopo essere stato rapito fino "al terzo cielo",
dove "ud cose indicibili che non  lecito ad alcuno pronunciare".
Paolo, similmente a come mi sento io durante le apparizioni era
confuso sul modo in cui aveva vissuto la sua visione, scrivendo che
"se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio".
Vicka e Jakov mi dissero che il giorno di Ognissanti 1981 la Madonna
era apparsa inaspettatamente, dicendo che li avrebbe portati in
Cielo. Jakov era in preda al panico. Pensava che Maria lo avrebbe
portato con s per sempre. "Non portare me!" grid. "Porta Vicka!
Lei ha sette fratelli e sorelle, io sono l'unico figlio di mia madre!"
La Madonna sorrise, disse loro di non avere paura e li prese per
mano. Si vennero a trovare in un luogo esteso, irradiato da una luce
bellissima e da una gioia indescrivibile. Videro anche il Purgatorio e
l'Inferno. Jakov, allora come oggi, preferiva non parlare dell'Inferno;
la descrizione che ne fece Vicka, invece era incredibilmente simile
a quella di Lucia - un oceano di fiamme violente piene di anime ed
esseri grotteschi.
"Non abbiate paura", disse loro la Madonna. "Vi ho fatto vedere l'Inferno
in modo che sappiate in che stato sia chi si trova l".
Io non ho mai visto l'Inferno, non ho mai voluto. Ma la Madonna
mi ha mostrato un accenno di Paradiso nello stesso modo in cui
mi ha mostrato il Purgatorio - come in una scena di film. Le persone
che erano li apparivano giovanili, gioiose e indossavano vesti
colorate, ma avevano un aspetto diverso dalle persone che vivono
qui sulla terra: irradiavano luce dall'interno. Stazionavano su uno
spazio sconfinato circondato da alberi e prati meravigliosi, ognuno
dei quali emanava la stessa luce. In alto cera qualcosa di simile a un
cielo che sembrava essere composto di quella luce e la stessa luce era
pervasa di gioia - quella gioia che ti fa venire la voglia di cantare o
gridare.
Non posso parlare al posto di Dio, ma personalmente credo che se
una persona vive in pace, nell'onest e nell'amore, possa andare in
Paradiso. La fede e la preghiera possono aiutare a raggiungere tale
meta. Non si devono fare miracoli. Certo, siamo chiamati a sforzarci
di raggiungere la santit - o quanto meno a qualcosa di meglio del
Purgatorio "acciuffato" con il dito mignolo - ma, alla fine, penso che
tutto sia una questione di amore. Abbiamo amato Dio? Abbiamo
amato il nostro prossimo? Abbiamo amato noi stessi? E cosa pi importante,
come abbiamo espresso quest'amore?
Nel 1917, mentre in Europa impazzava una guerra terribile, il mondo,
prima della venuta della Madonna a Fatima era pressoch privo
di amore. Ma grazie alle apparizioni, innumerevoli persone si riunirono
a pregare per la pace e la guerra termin l'anno dopo. Il fatto
non sorprese Lucia, perch se il primo segreto era una visione del
regno spirituale, il secondo era una previsione dettagliata del futuro
del mondo.
"Avete visto l'Inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori", disse
la Madonna ai tre veggenti. "Per salvarli, Dio vuole che la devozione
al mio Cuore Immacolato si diffonda nel mondo e si incrementi".
Poi continu dicendo che la prima guerra mondiale stava per finire,
ma che un'altra ancor peggiore sarebbe scoppiata se non si fosse
smesso di offendere Dio. La Russia, avvert, avrebbe sparso i suoi
"errori" per il mondo, "promuovendo guerre e persecuzioni alla
Chiesa". Ma la Beata Madre rivel anche un rimedio: promise che al
mondo sarebbe stato concesso un periodo di pace se il Papa avesse
consacrato la Russia al Suo Cuore Immacolato. Qui vediamo ancora
un esempio della potenza incommensurabile della preghiera. Come
diceva Ges: "Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella
preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadr" Marco 11, 24).
Sempre nel 1917 - lo stesso anno in cui fu rivelato questo segreto -
Vladimir Lenin guid la rivoluzione bolscevica in Russia, dando vita
subito dopo alla formazione dell'Unione Sovietica. Pi di vent'anni
dopo, quasi 50 milioni di persone persero la vita durante la seconda
guerra mondiale; poi, come previsto, il comunismo si sparse rapidamente
in tutto il mondo, infiltrandosi in Cina, Polonia, Cuba e
ovviamente in Jugoslavia. Seguirono decenni di grandi sofferenze.
All'inizio degli anni Ottanta, la guerra fredda aveva portato il mondo
sull'orlo della catastrofe nucleare.
Papa Giovanni Paolo secondo, dopo esser scampato al tentato omicidio,
not la "misteriosa coincidenza con l'anniversario della prima apparizione a Fatima". Il collegamento fra le date lo ispir a studiare le apparizioni di Fatima mentre giaceva a letto in ospedale. Essendo la
pace del mondo in pericolo a causa del comunismo, decise di soddisfare
la richiesta della Madonna di consacrare la Russia al Cuore Immacolato
di Maria. Sapeva che ci sarebbe voluto del tempo per riunire
vescovi e cardinali per la consacrazione, cos, preventivamente,
compose una preghiera per ci che chiam Atto di Affidamento, che
fu celebrato il 7 giugno 1981 nella Basilica di Santa Maria Maggiore.
Estratto dall'Atto di Affidamento di Papa Giovanni Paolo secondo - "O
Madre degli uomini e dei popoli, Tu conosci tutte le loro sofferenze e
le loro speranze. Tu senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il
male, tra la luce e le tenebre che scuotono il mondo, accogli il nostro
grido rivolto nello Spirito Santo direttamente al Tuo cuore ed abbraccia
con l'amore della Madre e della Serva del Signore coloro che questo
abbraccio pi aspettano e insieme coloro il cui affidamento Tu pure
attendi in modo particolare. Prendi sotto la Tua protezione materna
l'intera famiglia umana che, con affettuoso trasporto, a Te o Madre,
noi affidiamo. S'avvicini per tutti il tempo della pace e della libert, il tempo della verit, della giustizia e della speranza". - 7 giugno 1981.
Allora non conoscevo questa sua preghiera, ma qualche settimana
dopo la Madonna apparve per la prima volta a Medugorje.
Papa Giovanni Paolo secondo si rec in pellegrinaggio a Fatima il 13 maggio
1982 e mise uno dei proiettili destinati ad ucciderlo nella corona
della statua della Madonna. Nella sua omelia di quel giorno parl
di "luoghi nei quali gli uomini sentono particolarmente viva la
presenza della Madre", aggiungendo: "A volte questi posti irradiano
ampiamente la loro luce e attirano a s la gente da lontano. La loro
irradiazione pu estendersi all'ambito di una diocesi, a un'intera nazione,
a volte a diversi Paesi e persino ai diversi continenti. Questi
luoghi sono i santuari mariani".
Il Papa complet la consacrazione il 25 marzo 1984. Neanche a farlo
apposta, l'URSS sub una serie di disastri militari, il peggiore dei
quali avvenne il 13 maggio 1984, il giorno dell'anniversario di Fatima.
L'effetto domino continu in seguito all'elezione del moderato
Mikhail Gorbaciov. Nel 1989 cadde il Muro di Berlino e il 13 ottobre
1990 - guarda caso, nell'anniversario del miracolo del sole di Fatima
- fu celebrata una Messa cristiana nell'iconica Cattedrale dell'Intercessione
della Santissima Vergine, sulla Piazza Rossa di Mosca, per
la prima volta dalla Rivoluzione Russa. Circa un anno dopo, l'URSS
era ufficialmente sciolta.
Sembrava che il secondo segreto di Fatima si fosse avverato, ma il
terzo? Anni prima, Lucia l'aveva messo in una busta sigillata e l'aveva
affidato alla Chiesa. Alla fine il Vaticano, in mezzo a mille ipotesi
circa il possibile contenuto, rivel il terzo segreto nell'anno 2000.
Lucia sostenne di aver avuto la visione di un angelo che stava per colpire
la terra con una spada di fuoco, ma lo "splendore" emanato dalla
mano destra della Madonna estingueva le fiamme. Subito dopo Lucia
vide un Papa che attraversava una "citt mezza in rovina" e saliva su
una montagna, sulla cui cima vi era una grande croce. Raggiunta la
vetta del monte, lui ed altri sacerdoti, suore e laici furono uccisi da un gruppo di soldati. Sotto la croce apparvero due angeli che raccolsero il sangue dei martiri.
Secondo alcuni, il terzo segreto di Fatima aveva previsto l'attentato a
Giovanni Paolo secondo, mentre altri, citando il fatto che il Papa era sopravvissuto, ritenevano che rappresentasse qualcosa che non si era ancora verificato.
Io personalmente non sono chiamata a interpretare i segreti di Fatima,
ma la Madonna ha affermato a Medugorje che entrambe le
apparizioni sono legate al trionfo del suo cuore.
Terzo segreto di Fatima scritto da suor Lucia: Dopo le due parti
che gi ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un
poco pi in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra;
scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare
il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora
emanava dalla sua mano destra verso di lui: l'Angelo, indicando
la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza,
Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che  Dio "qualcosa di
simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano
davanti", un Vescovo vestito di bianco, abbiamo avuto il presentimento
che fosse il Santo Padre, vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose
salire una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande
Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il
Santo Padre, prima di arrivarvi, attravers una grande citt mezza
in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di
pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino;
giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della
grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono
vari colpi di arma da fuoco e frecce e allo stesso modo morirono gli uni
dopo gli altri i Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone
secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci
della Croce c'erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo
nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso
irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.


Capitolo 16.

"A chiunque fu dato molto, molto sar chiesto;
a chi fu affidato molto, sar richiesto molto di pi".
(Ges, Luca 12, 48).

Finalmente, all'inizio del 1983, accettai il fatto di non avere pi apparizioni
quotidiane. Grazie alla preghiera costante e al digiuno,
capii che per la Madonna ero uguale a tutti gli altri. Ai suoi occhi
non vi erano privilegiati. Se dovevo portare una croce, non potevo
pi contare sulle apparizioni per ricevere conforto. Dovevo pregare
come tutti gli altri. Non vedevo l'ora che venisse il 18 marzo, come
un bambino che aspetta con impazienza il suo compleanno. Il 18
marzo era il mio compleanno, ma non mi interessava ricevere regali
o compiere un anno in pi; volevo solo rivedere la Madonna.
Il 18 febbraio - esattamente un mese prima del mio compleanno -
ricevetti una notizia tanto inattesa quanto fantastica: padre Jozo era
uscito di prigione. Il governo aveva ridotto la sua condanna da tre
anni a diciotto mesi. Poich alla chiesa di San Giacomo il suo posto
era stato occupato da un altro sacerdote, fu trasferito alla parrocchia
di Bukovica e poi alla chiesa di Sant'Elia a Tihaljina, non lontana da
Medugorje. Quando lo andai a trovare non mi parl della prigione.
Se anche aveva avuto esperienze traumatiche, riusciva a nascondere
bene ogni emozione; tuttavia, nonostante sorridesse, la presenza di
cicatrici sul suo viso era un chiaro segno delle violenze che aveva subito.
Avevo pregato ogni giorno per padre Jozo. Le storie che avevo
udito sulla sua reclusione sembravano confermare che la Madonna
lo proteggeva, come promesso.
Era stato imprigionato insieme ad assassini, ladri e ai peggiori criminali
citati dai media. Le guardie lo avevano picchiato e tormentato,
costretto a effettuare lavori forzati e avevano fatto di tutto per
diffondere falsit spaventose su di lui fra i detenuti. Ma padre Jozo
si era aggrappato saldamente alla sua fede, non negando mai di credere
all'autenticit dei fatti di Medugorje. I detenuti, molti dei quali
erano atei, musulmani e ortodossi, avevano notato qualcosa di speciale
in lui e avevano iniziato cos a fargli domande su Dio. Padre
Jozo parl loro della Madonna, di Medugorje e della misericordia
di Ges Cristo.
In seguito disse di essere stato felice e sereno in prigione avendo
avuto l'opportunit di guidare uomini problematici verso Ges. La
pi grande sofferenza per lui era non poter avere la sua Bibbia, il
suo Rosario e il permesso di celebrare la Messa. Poco tempo dopo,
alcune guardie carcerarie avevano cominciato ad avere paura di lui,
sostenendo di aver visto, di notte, strane luci nella sua cella e che la
porta di quest'ultima, al mattino era inspiegabilmente aperta. Padre
Jozo rivel successivamente che la Madonna gli era apparsa in prigione,
anche se non comment mai tale incontro. Si era trattato di
incontri privati, che gli avevano procurato parecchio conforto. I comunisti,
anche dopo averlo rilasciato, continuavano a tormentarlo,
ma lui rimase uno strenuo difensore di Medugorje.
Malgrado fossi felice per la sua liberazione ero preoccupata e anche
nervosa, riguardo all'apparizione promessa. E se la Madonna non
fosse venuta? Quella possibilit era troppo brutta da contemplare.
Nelle notti precedenti al mio diciottesimo compleanno non riuscii
a prendere sonno. Quel giorno mi svegliai presto e mi preparai con
la preghiera. La mia famiglia si riun attorno e inizi a recitare con
me il Rosario. Intanto ero in trepidante attesa, come mai mi era accaduto
e quando si fece strada in me quella sensazione familiare -
togliendomi il respiro man mano che si intensificava - ero quasi sorpresa.
Ad un tratto mi sembr che il cuore stesse per scoppiarmi nel
petto: davanti a me c'era la Madonna. Fu come una rinascita.
Mentre fissavo la Sua bellezza e assaporavo l'amore che irradiava,
desideravo solo che mi portasse con s. La vita sulla terra sembrava
senza senso e squallida in confronto al momento in cui lei era presente.
Bramavo di rimanere per sempre con lei. Ma la sua visita dur
troppo poco e dopo che se ne and dovetti affrontare il fatto che
non l'avrei pi rivista per altri 365 giorni. Provata dall'emozione, mi
inginocchiai a piangere e singhiozzare per un bel po'. Chi mi vede al
termine di un'apparizione dice che faccio fatica a "tornare alla realt",
ma io la penso diversamente: niente  pi vicino alla realt che
essere con la Madonna. Il Paradiso  la realt ultima e la Beata Madre
 pi autentica di qualsiasi altra persona sulla terra. Il dolore di
lasciare quella gioia indescrivibile  immenso. Ad ogni modo, il Suo
ritorno mi aveva riempita di pace, perch era la conferma che mi
avrebbe fatto visita almeno una volta all'anno finch fossi stata viva.
Raccolte le forze, sollevai il capo e vidi i miei genitori e mio fratello
con l'aria preoccupata. Non mi avevano mai vista cos emozionata
durante un'apparizione, dicevano. Ma anche loro sembravano grati
quanto me che la Madonna fosse ritornata, fosse anche solo per una
volta all'anno, un fatto che ci ricordava quale enorme grazia era stata
poter essere in sua compagnia per diciotto mesi. A quel punto avrei
voluto continuare a pregare e ripercorrere con la mente l'apparizione,
ma il cosddetto "mondo reale" richiedeva urgentemente la mia
attenzione. L'ultimo anno della scuola superiore volgeva al termine;
non ero pi l'allieva modello di prima. Lo stress procurato dai maltrattamenti
della polizia e la depressione provocata dalla fine delle
apparizioni quotidiane avevano inciso molto sul mio rendimento
scolastico.
Tuttavia ero decisa a diplomarmi, dovevo solo superare l'esame finale.
Mi misi a studiare, sapendo che se fossi stata respinta avrei vanificato
quattro anni di scuola superiore. La notte prima dell'esame
finale, la direttrice telefon a casa. Risposi io, ma lei chiese di parlare
con pap. Mi sembrava una cosa strana, poich nessuno della scuola
ci aveva mai telefonato a casa. Mi chiedevo se avessi fatto qualcosa
di sbagliato.
"Compagna direttrice, perch deve parlare con pap?"
"Devo chiedergli un favore", disse. Passai il telefono a pap. Ascolt
con attenzione, senza dire niente. In testa mi frullarono tutti i
tipi di pensieri. Cosa stava dicendo, nel caso avessi fatto qualcosa
di sbagliato? Sapevo che era serba e che era un membro del Partito
Comunista, ma con me era sempre stata gentile.
Qualche istante dopo, pap riattacc il telefono e usc immediatamente.
Dove stava andando a quell'ora cos tarda? Sembrava tutto
strano, ma cercai in tutti i modi di non distogliermi dalla preparazione
dell'esame. Quando pap ritorn, stavo ancora studiando.
Volevo dare a lui e a mamma la buona notte, ma rimasi sbigottita nel
vederli entrambi piangere in cucina.
"Che  successo?", chiesi.
Mamma non voleva guardarmi. " morto il cugino di tuo padre",
rispose. Era un cugino alla lontana, precis mamma, uno che non
avevo mai conosciuto. Mi sembrava strano che piangessero per un
cugino che nemmeno conoscevo. Comunque ero troppo concentrata
sullo studio per fare altre domande. Il mattino seguente, non vedevo
l'ora di sostenere l'esame, sicura che l'avrei superato. Ma mentre
stavo uscendo per recarmi a scuola, pap mi blocc.
"Senti, Mirjana: se lo passi, bene, altrimenti non importa. Sappi che
noi ci saremo sempre, che avrai sempre questa casa. Basta che ritorni
sana e salva".
Mi sembrava strano che dicesse una cosa del genere, ma ancor pi
insolito era l'aspetto serio sul viso. "Dubiti di me?", dissi. "Che ti succede?".
"Non dimenticare quello che ti ho detto. Torna a casa".
Non era proprio il massimo per una persona che si appresta a sostenere
un esame importante; ad ogni modo, una volta arrivata in
classe avevo gi dimenticato quelle enigmatiche parole di pap, che
forse erano state un modo maldestro di dimostrarmi affetto. Dopo
tutto era un uomo. Quando iniziai l'esame, la situazione si fece ancor
pi strana. La prova era divisa in pi parti, con un test per ciascuna
, materia. Di solito gli allievi facevano un intervallo dopo aver completato
ciascuna parte, ma la direttrice continuava a chiamare me
per prima per ogni materia. Alla fine esausta, decisi di farmi sentire.
"Compagna direttrice, posso fare almeno una pausa fra i test?".
"No", rispose seccamente.
Quella brusca risposta mi infastid. Perch insisteva tanto a farmi
fare un test dietro l'altro? Cercava di sfiancarmi perch fossi bocciata?
Feci un respiro profondo e pregai per chiedere aiuto dall'alto.
Nessuno mi avrebbe impedito di prendere il diploma, non dopo tutte
le avversit che avevo subito. Iniziai con determinazione a svolgere
i test, che si susseguivano uno dietro l'altro a gran ritmo. Una
volta terminati, la direttrice mi comunic il voto con insolita tempestivit.
"Sei promossa. Ora puoi tornare a casa".
Ero elettrizzata. Nonostante tutte le difficolt, mi ero diplomata! Ma
preferivo rimanere e vedere come se la cavavano i miei compagni.
Probabilmente avrebbero voluto festeggiare al bar dopo la scuola.
"Aspetter qui finch tutti non avranno finito", dissi, non pensando
che sarebbe stato un problema. La direttrice si chin verso di me
guardandomi. "Vai a casa", disse con un tono cos serioso e deciso da
convincermi ad andarmene.
Mi sentivo un po' offesa, ma mi proposi di non lasciarmi turbare dai
modi bruschi della direttrice. Forse aveva avuto una giornata-no.
Pregai per lei, come mi aveva insegnato la Madonna. "Non sai quali
croci portino le persone", mi aveva detto. Quando arrivai a casa, mi
sentivo molto meglio. Ero piena di gioia.
"Esame passato!" esclamai entrando. "Mi sono diplomata!"
I miei genitori mi guardarono sorpresi senza dire una parola e poi
si guardarono fra loro. Non erano i complimenti che attendevo. Mi
dissero di mettermi seduta. I loro volti sembravano segnati dallo
stress e dalla preoccupazione.
"Siete cos per la morte di mio cugino?" chiesi. "Io sto bene, davvero.
Nemmeno lo conoscevo".
"No, cara", disse mamma. " per la scuola".
ll'improvviso mi sentii piena d'ansia. Forse la direttrice aveva dimenticato
qualcosa mentre mi comunicava il voto? Avevo davvero
superato l'esame?
"Ieri la polizia  stata alla tua scuola", disse pap.
Spieg che la polizia aveva detto alla direttrice di non farmi passare
l'esame finale e poi le aveva chiesto quando sarebbe stato il mio turno
in modo da poter essere presenti in quel momento. "Non ricordo
quando tocca a lei. Ci sono cos tanti ragazzi".
"Ci faccia sapere quando lo ricorda", disse uno dei poliziotti, uscendo
poi con gli altri.
La direttrice aveva cercato disperatamente di gestire la situazione.
Non le sembrava giusto che dovessi essere bocciata senza colpe, ma
sapeva che sfidare la polizia significava mettere a repentaglio la sua
carriera e macchiare la sua reputazione nel Partito Comunista. Nel
vocabolario politico di quel tempo, sarebbe stata etichettata "elemento
sovversivo" e bandita dai colleghi. Alla fine parl con la figlia,
anch'essa insegnante, spiegandole la situazione.
"Mirjana  una ragazza brava e onesta che si  sempre impegnata",
disse la direttrice. "Non  mai stata un'allieva problematica. Mi rincresce
soffocarle il futuro, ma non ho scelta".
La figlia ci pens un momento e poi disse: "Mamma, tu devi agire
secondo la tua coscienza. Sei prima di tutto un'insegnante e un'insegnante
 chiamata a dare un'istruzione ai ragazzi, non a remare
contro di loro".
Dopo aver parlato con la figlia, decise che valeva la pena rischiare di
proteggermi. Ecco il momento in cui aveva telefonato a casa chiedendo
di parlare con pap.
"Se Mirjana non passer l'esame", gli disse, "non sar per colpa sua
ma per colpa loro. Far del mio meglio per aiutarla".
Aveva detto alla polizia di Stato che gli allievi avrebbero terminato
gli esami alla fine della giornata. Quindi, sollecitandomi a finire i
test e a tornare a casa prima di ogni altro, aveva potuto mettermi
subito il voto e registrarlo prima che si fossero fatti vivi i poliziotti.
A quel punto, per loro sarebbe stato troppo tardi intervenire. Questo
fu uno dei molti casi in cui notai l'intervento della Madonna. Dopo
tutto, perch un serbo - per di pi comunista - avrebbe rischiato
tutto mettendosi contro la polizia di Stato solo per me? L'unica spiegazione
sensata era che ci fosse stato un intervento divino.
Quando ebbi nelle mani il diploma, l'unica cosa che mi venne in
mente furono le parole dette dall'angelo a Maria durante l'Annunciazione:
Nulla  impossibile a Dio.
o dopo tutti questi anni, ancora non so se il cugino di pap fosse
davvero morto o se fosse mai esistito. Certe cose  meglio che restino
misteriose.


Capitolo 17.

"Cari figli, oggi vi invito all'unione totale con Dio. Il vostro corpo 
sulla terra, ma vi prego che la vostra anima sia
pi di frequente insieme a Dio".
(Dal messaggio della Madonna del 2 novembre 2008).

Mentre gli ultimi banchi di nebbia, proverbiale a Sarajevo in
primavera, si disperdevano lasciando strada ai primi caldi
estivi ebbi finalmente il tempo di riflettere su una domanda che non
mi ero pi posta da quando erano iniziate le apparizioni: cosa far
nella vita?
Mi ero talmente concentrata sull'obiettivo di diplomarmi che non
le avevo dato molta importanza. Ma ora che avevo raggiunto il traguardo
del diploma, avevo davanti a me un futuro assai incerto. Dovevo
trovare un lavoro da cuoca, come mia madre? "Se solo sapessi
cucinare", pensai tra me e me. Era comunque un lavoro faticoso;
mamma, quando tornava a casa era sfinita.
Pap invece amava il suo lavoro nel campo medico. Una materia che
mi aveva sempre interessato era la psicologia, tanto che una volta
sognai di fare la psicologa. Mi piaceva parlare con le persone, aiutarle
a risolvere i loro problemi ed entravo in empatia con chiunque
soffrisse. Dalle esperienze avute con i ragazzi turbolenti della scuola
superiore avevo capito che le persone si sentivano meglio quando
si confidavano con me, anche sui loro problemi peggiori; parlando
con loro, in effetti, vedevo che riuscivo ad alleggerirne le sofferenze.
Ma fare la psicologa era un sogno impossibile; in Jugoslavia, per
diventare dottore, dovevi essere un membro del Partito Comunista,
una cosa che non avrei mai considerato. Inoltre non sarebbe bastato
un diploma di scuola superiore e avevo forti dubbi che le universit
avrebbero accettato la mia iscrizione considerata la brutta reputazione
che mi ero fatta presso il governo.
Ma cera un'altra possibilit che stavo considerando: un'occupazione
che, come nel lavoro di mia madre, mi avrebbe permesso di servire
le persone e come nel lavoro di pap, di cambiare la vita degli altri.
Potevo farmi suora.
Dopo che erano iniziate le apparizioni, diverse persone mi avevano
chiesto se avessi in mente di entrare in convento, come avevano
fatto altre veggenti del passato. Mi dissero, ad esempio, che Lucia
di Fatima era diventata una suora carmelitana e che Bernadette, la
veggente di Lourdes era entrata a far parte delle Suore della Carit
dopo aver imparato a leggere e a scrivere alla scuola dell'ospizio gestito
dalle suore.
Queste informazioni mi consolarono e mi preoccuparono nello
stesso tempo. Dovevo seguire la vita religiosa perch avevo visto la
Madonna? Avrei deluso la gente se avessi scelto un cammino diverso?
Non ero l'unica a chiederselo. Non molto tempo dopo l'inizio
delle apparizioni, noi veggenti ci trovammo insieme a Medugorje;
chiedemmo allora alla Madonna cosa desiderava che facessimo nella
vita.
"Seguite il vostro cuore", disse. "Sta a voi decidere. Se sceglierete la
vita consacrata, desidero che si veda che io sono con voi. Se decidete
di avere una famiglia, vorrei che la vostra famiglia sia da esempio per
le altre famiglie".
Era uno dei rari momenti in cui la Madonna ci dava un consiglio di
tipo personale. Da tali parole si evinceva chiaramente il Suo grande
rispetto per il nostro libero arbitrio, uno dei doni pi splendidi
che ci abbia fatto Dio. La Madonna ci ricorda che la preghiera e il
digiuno possono aiutarci a prendere le decisioni migliori. Ci aveva
detto di seguire i nostri cuori, ma il mio era troppo provato dalle
emozioni dovute alle Sue visite per darmi un segnale chiaro. Avrei
fatto qualsiasi cosa per la Madre Celeste. Nei primi tempi prendevo
sul serio qualsiasi cosa che mi dicesse la gente: se mi avessero detto
che una veggente doveva farsi suora, non avrei avuto problemi: mi
sarei fatta suora.
Una sera, mentre cenavo con i miei, pap mi chiese quale lavoro
volessi fare dopo il diploma o se intendevo comunque iscrivermi
all'universit. Probabilmente lo preoccupava il fatto che da quando
erano iniziate le apparizioni non avevo pi parlato del mio futuro,
mentre prima sembrava che ogni settimana avessi un'idea diversa.
"Mi far suora", dissi.
Pap a momenti si strozz con il cibo, mentre a mamma cadde di
mano la forchetta.
"Tu ti faresti suora?", disse Miro, sogghignando.
"Beh, sono una veggente", dissi.
"Ma sei sicura di questa decisione, cara?", disse mamma.
"S, penso di s", risposi.
"Mia sorella, suor Mirjana!", disse Miro, ridendo a crepapelle. "Una
sorella suora!"
Pap diede un'occhiataccia a mio fratello e Miro si azzitt, ma la situazione
non miglior: la sua risata incontrollata ora si esprimeva
a piccoli "sbuffi". Pap lo fiss con aria seria per farlo smettere, poi
si volse verso di me. "Mirjana", disse, facendo poi una lunga pausa
per cercare attentamente le parole da utilizzare. "Non  meglio che
ci rifletti con calma? Una decisione del genere non va presa in fretta.
Forse  meglio che prima finisci la scuola e poi vedi se la vita religiosa
 la tua vocazione. Pregaci su e non prendere una decisione definitiva
fin quando non sarai sicura di quello che vuoi. Sei giovane, 
normale non avere ancora le idee chiare".
Sapevo dentro di me che aveva ragione dicendomi di pregarci su.
Fino a quel momento mi ero solo ripetuta in mente le parole "voglio
farmi suora" senza pensare a cosa stessi davvero dicendo. Era come
se stessi cercando di adattarmi a quello che gli altri volevano farmi
dire e non necessariamente a ci che sentivo nel cuore. Pap mi fece
capire che avevo saltato la parte pi importante: il discernimento
con la preghiera. Decisi quindi di pregare per tale intenzione, ossia
affinch Dio mi indicasse il cammino e la Madonna mi dicesse cosa
volesse da me. Attraverso la preghiera, pensavo che avrei avuto una
conferma ai miei progetti; invece non sentii la chiamata a diventare
suora. Al contrario, il mio desiderio di avere una famiglia sembrava
crescere. Da bambina, sognavo di essere una moglie e una madre. Se
essere una veggente significava entrare in un convento, perch Dio
mi aveva messo nel cuore il desiderio di metter su famiglia?
Pur essendo tormentata sul da farsi, alla fine decisi di inviare almeno
una domanda all'Universit di Sarajevo. Scorsi rapidamente l'elenco
delle varie facolt per cercarne una che mi permettesse di interagire
con le persone senza sacrificare le mie convinzioni. Il corso di studi
di Economia del turismo mi attir sin dal primo momento. Sotto
il comunismo non avevamo molte possibilit di comunicare con le
persone di altri Paesi. Il governo era molto attento a proteggerci dal
mondo esterno, specie dai Paesi in cui la gente viveva in libert.
Con l'arrivo a Medugorje dei primi pellegrini stranieri, volevo conoscere
tutto su di loro - come parlavano, il cibo che mangiavano
e tutte le particolarit della loro cultura. Imparare cose nuove dalle
diverse nazionalit era un'attivit che sembrava adattarsi perfettamente
con il ruolo che aveva la Madonna, quello di madre di tutti
i popoli. Anche se non avessi mai ottenuto un lavoro nel turismo,
scegliendo tale indirizzo di studi avrei comunque ampliato la mia
visione del mondo, ricavandone beneficio anche per il mio ruolo di
veggente.
Ma quando feci ulteriori ricerche sul programma di quella facolt,
appresi con disappunto che non avrei potuto inviare subito la
domanda. Sarajevo, infatti era stata scelta per ospitare le Olimpiadi
invernali del 1984 - la Jugoslavia fu il primo Paese comunista ad
avere tale onore - e a meno di un anno di distanza dall'evento, ogni
corso di studi legato al turismo aveva una lista d'attesa. I funzionari
di governo prevedevano l'arrivo di enormi folle provenienti da tutto
il mondo per visitare Sarajevo in occasione dei Giochi e i preparati-
vi erano gi in corso. Le nuove costruzioni stavano trasformando a
gran ritmo la citt.
Non tutto era perduto, per. Scoprii che avrei potuto scegliere un
piano di studi diverso e successivamente, trasferire tutto nella mia
materia preferita. La Facolt di Agraria aveva i requisiti di accettazione
meno rigidi, cosa pi che logica: gran parte della Jugoslavia,
infatti, viveva di agricoltura, quindi il governo voleva che ci fossero
quanti pi esperti agrari possibili. Forse avrebbero ammesso anche
una "fanatica religiosa" come me. Feci domanda per quella facolt e
dissi una preghiera: Padre Celeste, se mi accettano, sapr che  la Tua
volont. Poi cercai di dimenticare. Non volevo entusiasmarmi troppo
per qualcosa da cui avrei probabilmente ricevuto una delusione.
Ero abbastanza sicura che non sarei stata accettata e con il pensiero
tornai alla vita religiosa. Ma ogni volta che mi immaginavo suora,
la mente mi riportava alle immagini della maternit e della vita di
famiglia.
Alla fine dell'estate sentivo di essere a un bivio, ma ero nella nebbia,
pi confusa che mai. La possibilit di entrare in convento mi faceva
mettere continuamente in dubbio il mio discernimento. Alla fine
decisi di mettere in pratica i messaggi della Madonna sperando che
il Cielo mi avrebbe ascoltata. Mi chiusi in casa pregando e digiunando
per cinque giorni. Cercavo disperatamente una soluzione e
speravo che quell'iniziativa drastica me ne avrebbe procurata una.
Per quei cinque giorni mangiai solo pane e acqua e supplicai Dio
di rivelarmi cosa volesse da me. Alla fine, notando che il desiderio
di metter su famiglia era diventato pi forte che mai, sentii di aver
ricevuto una chiara risposta.
Quando me ne accorsi, riacquistai la pace. Avevo capito che Dio non
mi chiamava alla vocazione religiosa. Se avesse voluto che mi facessi
suora, me l'avrebbe fatto sentire nel cuore. A quel tempo non avevo
desideri o sogni particolari, quindi avrei accettato qualsiasi cosa Dio
mi avesse chiesto o ispirato a fare.
Tuttavia, la decisione di non diventare suora aveva eliminato solo
una delle possibilit di scelta per la mia vita. Continuai a chiedere
a Dio di guidarmi secondo la Sua volont e non la mia. "Mirjana!",
mi chiam mamma, qualche giorno dopo. "Ti vogliono al telefono!"
Era Marko che chiamava dall'Erzegovina. "Vengo in citt!", disse.
"Far l'universit a Sarajevo, comincio ad ottobre".
Marko mi aveva gi detto che intendeva andare all'universit a Sarajevo,
quindi non ero del tutto sorpresa. Si era iscritto nel 1982
all'universit dopo aver preso il diploma, ma poi aveva dovuto assolvere
il servizio di leva presso l'esercito della Jugoslavia. Il governo
esigeva che ogni giovane idoneo fisicamente facesse un anno di
servizio militare nel Paese. Una volta ottenuto il congedo, Marko
desiderava continuare gli studi. Era stato accettato alla Facolt di
Agraria di Sarajevo - la stessa a cui io avevo fatto domanda - e sarebbe
venuto ad abitare in citt da suo fratello Zeljko. Veniva a Sarajevo
per essere pi vicino a me? Non ci stetti tanto a pensare, pur
sapendo di piacergli, come erano convinti tutti a Medugorje. Per me
Marko era solo un caro amico.
Marko mi inform che altri giovani di Medugorje intendevano
frequentare l'universit a Sarajevo. Sarebbe stato bello avere vicino
amici cattolici, ma non osavo neanche pensare di frequentare i corsi
insieme a loro. La polizia avrebbe certamente intercettato la mia
domanda. Gi mi immaginavo i poliziotti che si sbellicavano dalle
risate mentre la gettavano nel secchio.
Qualche giorno dopo, ricevetti una lettera dall'Universit di Sarajevo.
La aprii con riluttanza, credendo che la mia domanda fosse stata
rifiutata, invece mi balz subito agli occhi la parola "accettata". Non
potevo crederci: sarei andata all'universit!


Capitolo 18.

"Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo,
diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia."
(Ges, Matteo 5, 11).

Iniziai i corsi all'universit nel settembre 1983. Ricordo la fierezza -
e anche qualche lacrima - sul volto di pap mentre uscivo di casa il
mio primo giorno di studi. Nessuno di noi aveva pensato che sarebbe
mai arrivato un momento come quello.
"Ti voglio bene", disse, dandomi un abbraccio pi lungo del solito.
"Devo andare, pap", dissi, cercando di divincolarmi dalle sue braccia.
"Altrimenti far tardi".
Rimase fermo sulla soglia di casa mentre attendevo che l'ascensore
venisse al piano.
"Vuoi che ti accompagni?", chiese.
Gli feci un sorriso. "Pap, non sono pi una bambina!".
"Lo so", disse con un cenno di tristezza. In quel momento avrei voluto
tornare da lui e dargli un bacio, ma all'improvviso arriv l'ascensore.
Ma non volevo lasciarlo l a corrucciarsi. Entrando nell'ascensore
dissi: "E poi hai ancora addosso l'accappatoio!".
Pap si guard e rise. " vero", disse.
"Ciao, pap! Ti voglio b..." e la porta dell'ascensore si chiuse.
"Anch'io", disse a bassa voce, ma intanto ero gi ad un piano sotto
di lui.
L'Universit di Sarajevo era divisa in pi facolt o dipartimenti sparsi
per la citt. Entrare per la prima volta nell'edificio imponente della
Facolt di Agraria mi dava una grande emozione, ma nel contempo
mi incuteva un po' di timore. Feci un respiro profondo. Malgrado
i numerosi ostacoli ce l'avevo fatta: avevo realizzato uno dei miei
pi grandi desideri. Ma ero attenta a non dare troppo credito a me
stessa; l'ammissione era stata un miracolo e ora Dio si era forse stancato
dei miei continui ringraziamenti. Mentre mi sedevo nell'aula
magna, mi chiedevo se i professori e gli studenti avessero letto di
me sui giornali o se la polizia fosse venuta ad informarli. Alla fine
mi convinsi che non dovevo preoccuparmi. Mi trovavo in un'accademia
del sapere. Anche nel caso in cui gli studenti e il personale
di Facolt avessero saputo chi fossi, auspicavo che sarebbero stati
sufficientemente aperti di mentalit da accogliermi bene malgrado
le loro convinzioni personali.
Avevo ragione in parte. Gli studenti erano meravigliosi. Tutti erano
felici di trovarsi l ed erano assai desiderosi di imparare, al contrario
di quelli della mia scuola precedente, dove tanti allievi avevano il
disgusto per l'impegno scolastico, come se fosse stato una malattia
infettiva. Ripensavo spesso ai miei vecchi compagni, mi chiedevo
come stessero, cosa stessero facendo. Speravo di vederne qualcuno
all'universit, ma questo non successe.
Le aule dell'universit erano molto pi grandi di quelle della scuola
superiore e i docenti parlavano con autorit e sicurezza. All'inizio
mi sentivo a mio agio con loro e prestavo attenzione a ogni lezione.
Trovarmi in un ambiente accademico del genere mi spingeva a
impegnarmi per essere una studentessa modello, come del resto ero
sempre stata. Purtroppo la mia sicurezza non fu sufficiente.
Un giorno sentii di nascosto che alcuni professori intendevano visitare
la regione di Medugorje, ma non in pellegrinaggio. Volevano
comprare del vino. La fertilit del terreno, l'abbondante insolazione
e le antiche, consolidate tecniche vinicole che caratterizzavano gli altopiani
dell'Erzegovina davano vita ad uno dei vini pi famosi della
Jugoslavia. Assaggiare i prodotti locali era essenziale per i professori
di agraria, che per sembravano pi interessati al vino che agli altri
raccolti.
Mi venne un attacco d'ansia. Se non sapevano ancora chi fossi,
l'avrebbero saputo da quelli che vendevano il vino. Tutti a Medugorje
e nei dintorni sapevano che frequentavo l'Universit di Sarajevo e
avrebbero desiderato tanto riferire tale notizia ad un visitatore proveniente
dalla citt. Ad ogni modo, i corsi stavano andando bene,
cos cercai di non pensarci. Gli studenti dell'universit venivano da
tante parti diverse della Jugoslavia; io per socializzavo soprattutto
con quelli di Medugorje: gente come Marko e suo fratello Zeljko,
loro cugino Mario e un allegro giovane di nome Rajko, che amava
cantare e raccontare barzellette. Gi prima che iniziassero le apparizioni,
Rajko faceva la corte a Ivanka, alla quale spesso, a sorpresa,
dedicava una canzone spontanea. Eravamo pieni di gioia e ridevamo
sempre. Era bello avere amici che non avevano paura di essere visti
insieme a me. Ci riunivamo e pregavamo insieme e ci incontravamo
alla Messa della Chiesa di Sant'Antonio, dove avevo frequentato il
catechismo.
Fu in questo periodo che la mia famiglia e io ricevemmo una triste
notizia da Medugorje: la mamma di Jakov, Jaka, era morta. Zio Filip,
il fratello di mio padre, ospit subito Jakov a casa sua. Assicurammo
a Jakov che gli eravamo vicini e che per qualsiasi cosa poteva
rivolgersi a noi. Stranamente mi sentivo serena riguardo a tutta la
vicenda. Ero dispiaciuta per Jakov, ma allo stesso tempo sapevo che
aveva ancora la Madonna e che la vedeva ogni giorno. Riuscivo a
rapportarmi meglio io con lui che gli altri della mia famiglia. Vivendo
su questa terra, di solito si  attaccati alle cose materiali - 
assolutamente normale - ma quando fai l'esperienza del Paradiso,
poi vedi il mondo in modo diverso. Capisci che la vita sulla terra 
solo temporanea e che la morte non  una fine.
Il 18 marzo 2016 la Madonna ha detto: "Liberatevi da tutto ci che vi
lega solo alle cose terrene e permettete alle cose di Dio di modellarvi la
vita, con la vostra preghiera e il sacrificio..."
Jakov sapeva che la madre era passata nell'aldil e che un giorno l'avrebbe
rivista, perch nessuno rimane per sempre su questo pianeta.
Alla fine, consapevole di queste cose, se ne fece una ragione. Se non
altro, aveva ancora la visita quotidiana della Madre Celeste.
Nel mio primo anno di universit, la polizia mi perseguitava un po'
meno spesso, probabilmente perch le mie apparizioni quotidiane
erano cessate. Si assicur comunque di farmi sapere che ero sempre
sorvegliata. Io e la mia famiglia avevamo ancora diversi fastidi dai
poliziotti e gli interrogatori erano orribili come sempre, ma in un
certo senso ci avevamo fatto l'abitudine. Ogni volta che mi portavano
ad un interrogatorio, seguivo sempre il mio rituale, fatto di
preghiera silenziosa e di pochissime parole.
Un giorno la polizia mi disse che avrei dovuto di nuovo consegnarle
il passaporto. Ero davvero delusa, perch lo avevo riottenuto da
poco. Marko si offr di accompagnarmi al commissariato per sostenermi.
Non volevo coinvolgerlo nei miei problemi con il governo,
ma lui insistette. Ci recammo entrambi a piedi alla polizia e ci avvicinammo
allo sportello dell'accettazione. "Mi hanno detto che devo
portarvi il passaporto", dissi. "Sono Mirjana Dra...".
"So chi sei", mi interruppe il poliziotto. "Consegnalo".
Mentre lo tiravo fuori dal portafogli, Marko disse: "Compagno ufficiale,
ma  davvero necessario?".
Io raggelai dalla paura. Il poliziotto guard Marko in cagnesco, poi
disse: "E tu chi diavolo sei?".
"Sono il suo ragazzo", disse Marko.
"Sei pazzo?", sussurrai a Marko, affrettandomi a lasciare il passaporto
al poliziotto.
"Ci scusi.  solo un amico di fuori citt". Afferrai Marko per il braccio
e lo trascinai fuori.
"Che ce?", disse Marko.
Ci fermammo davanti al commissariato. "Per prima cosa, non puoi
parlare in quel modo alla polizia" dissi. "Non sai cosa pu farti.
Seconda cosa, non sei il mio ragazzo!"
Marko sorrise e disse: "Ok, scusa".
Marko e il fratello venivano spesso da noi e i miei, sapendo che erano
lontani da casa, li accoglievano e cucinavano per loro. Marko
veniva anche per studiare con me, visto che entrambi studiavamo
agraria. Pap era molto colpito da Marko. " educato e gentile" diceva
sempre quando se ne andava. "Proprio un bravo ragazzo". "Forse
dovresti sposarlo", gli dissi, scherzando. Durante quell'anno mi trovai
spesso a fare progetti con Marko, che si univa regolarmente a noi
per la Messa domenicale alla Chiesa della Santissima Trinit, vicina
a casa nostra. Nel tempo libero passavamo le ore a parlare in un bar
del centro e nei giorni pi caldi passeggiavamo lungo il fiume o facevamo
un picnic in un parco. Mi piaceva stare in sua compagnia; se
in un periodo lo vedevo poco, mi veniva nostalgia di lui. Inconsciamente,
mi veniva naturale tenerlo per mano mentre camminavamo
insieme: capii allora che era davvero lui il mio ragazzo.
Ma a convincermi che fosse lui la persona per me non fu mai un
unico episodio. Successe tutto gradualmente. Certo era caparbio, mi
stava dietro da diversi anni. Ma pi che altro era sempre presente nei
momenti che contano. Quando ero al culmine della mia sofferenza,
mi confortava. Dopo che la polizia mi aveva riportata a Sarajevo, mi
chiamava spesso a casa per sapere come stavo. Quando considerai la
possibilit di farmi suora, non cerc mai di influenzarmi per farmi
cambiare idea. E quando si trasfer in citt, mi sorvegliava. Capii che
ci teneva davvero a me e il mio cuore inizi pian piano ad aprirsi a
lui. Un ragazzo con meno pazienza mi avrebbe lasciata gi da anni:
dal momento in cui vidi la Madonna, infatti ero tutta presa dalle
apparizioni e sopraffatta da innumerevoli emozioni. Fra le complessit
delle mie esperienze mistiche e lo stress dei continui interrogatori,
non avevo mai avuto il tempo di innamorarmi. Eppure, in qualche
modo, mi accadde.
Mi resi conto che Marko era proprio il tipo di ragazzo che avevo
sempre desiderato conoscere - ed era stato l davanti a me, tutto
il tempo. Sin da quando l'avevo conosciuto si era sempre mostrato
affettuoso e gentile e cosa pi importante era credente. Non dovevo
mai insegnargli la fede e la preghiera: queste cose erano gi al
centro della sua vita. Dopo che iniziarono le apparizioni, digiunava
regolarmente e faceva numerosi pellegrinaggi a piedi da Mostar a
Medugorje e dal momento in cui si trasfer a Sarajevo, veniva a Messa
tutte le sere. Una volta, non molto tempo dopo che avevamo iniziato
a frequentarci, venne a cenare da noi. Avevo gi detto a mamma
della nostra relazione, ma non ancora a pap. Durante la serata,
Marko e pap parlarono e scherzarono, come avevano sempre fatto.
Ad un certo punto, per, Marko mise la mano sulla mia e pap si
insospett. Non disse nulla fin quando Marko non fosse andato via.
"Che voleva dire quel gesto?".
"Quale gesto?"
"Quello della mano".
Mamma sorrise. "Mirjana e Marko si frequentano, caro".
Miro spalanc gli occhi. "Mirjana ha un ragazzo!" scherz.
"Esci con un ragazzo", disse pap, aggrottando le sopracciglia.
"Beh..." balbettai.
"Pensavo volessi farti suora!" disse Miro.
"Ma, Marko?" continu pap. "Oh, non va bene per niente".
"Pap", dissi, "pensavo che Marko ti piacesse".
Miro inizi a imitare il rumore dei baci, ma pap lo interruppe con
un'occhiataccia.
"S, certo" disse pap. "Ma frequentarlo... No, non  il tipo adatto
per la mia Mirjana".
Pap subito individu tanti difetti in Marko, ma in realt non lo faceva
con convinzione. La sua reazione era stata per certi versi affettuosa:
mi aveva mostrato quanto mi volesse bene. Io stavo crescendo
e lui, come ogni pap adorabile, faticava ad accettarlo. Ma la sua
apprensione dur poco: alla fine ci diede il benestare e inizi a trattare
Marko come suo figlio.
Nel febbraio 1984, mentre si apprestavano a iniziare i giochi
olimpici invernali, Sarajevo sembrava trasformata. Il governo aveva
passato i mesi a sostituire strategicamente lo squallore comunista con
una facciata simile a quelle delle metropoli occidentali. Le autorit
volevano a tutti i costi presentare Sarajevo come una moderna citt
europea e l'unico modo per riuscirci era ricorrere ai travestimenti e
all'illusione. Improvvisamente, guardare la mia citt era come vedere
un mostro con la maschera addosso - sapevo come fosse orribile
il volto dietro la maschera, ma non avevo fretta di rivederlo.
Tutti ci godemmo il senso di libert finch dur, quantunque fosse
artificiale. Ad esempio, sotto il comunismo, i negozi vendevano un
unico tipo di cioccolata, prodotto solo in Jugoslavia. Ma alla vigilia
della cerimonia di apertura delle Olimpiadi gli scaffali erano pieni
di tutti i tipi di prodotti europei e americani, tra i quali molti tipi
di cioccolata, pi di quanti immaginavo che esistessero. Potevamo
accedere a cose che per tanto tempo erano state inarrivabili a causa
della "cortina di ferro": c'erano banane, bevande analcoliche straniere,
nuovi tipi di caramelle e ogni sorta di merendine dolci e salate.
Ogni giorno pap, sulla strada di ritorno dal lavoro, comprava tante
prelibatezze esotiche quante ne riusciva a trasportare e la casa era
piena di cibo. Di notte, lui e Miro si facevano vere e proprie abbuffate.
Sapevamo che i prodotti non erano stati importati in citt per noi.
Erano per i visitatori e non necessariamente perch li consumassero
- facevano parte della maschera.
Ma per quanto le autorit si sforzassero di far apparire Sarajevo una
citt moderna, non tutto filava liscio. Un giorno si verific un episodio
che si potrebbe considerare simbolico dell'arretratezza di quel
regime: la bandiera olimpica, durante la cerimonia di apertura allo
stadio, fu innalzata capovolta. Un errore imbarazzante, che oltre ad
essere notato dalla gente di Sarajevo, fu trasmesso in tutto il mondo
dai media nei giorni successivi. Non era certo quello il tipo di attenzione
mediatica che avevano auspicato i comunisti.
Durante le Olimpiadi la polizia era tutta concentrata sui preparativi
e la sicurezza, il che mi assicur una tregua temporanea dai controlli
e mi diede l'opportunit di trovare un primo lavoro remunerato.
Avendo visto che molti miei compagni dell'universit erano riusciti
a trovare un impiego temporaneo connesso ai Giochi, feci anch'io
domanda per un lavoro e fui ingaggiata come guida per un piccolo
gruppo di turisti italiani giunti in citt per le Olimpiadi. Io e un'altra
ragazza li accoglievamo al loro arrivo, mostravamo loro l'albergo e
li portavamo a fare un giro a piedi per la Bascarsija. Nevicava cos
forte che avevo gli stivali sempre bagnati e non potevo rispondere a
tutte le domande che volevo, perch dovevo comportarmi in modo
professionale; ero comunque elettrizzata dall'idea di guadagnarmi il
primo stipendio. Quell'esperienza mi ispir a studiare l'italiano.
Ero troppo occupata con gli studi e il lavoro per assistere anche a
una manifestazione sportiva, mentre tutti in citt ne parlavano.
L'entusiasmo generale infondeva molta energia. Quando Jure Franko
vinse la medaglia d'argento nello slalom - la prima medaglia olimpica
invernale della Jugoslavia - le urla trionfanti riecheggiarono per
tutta Sarajevo. Franko divenne un eroe nazionale.
In un certo senso, le Olimpiadi di Sarajevo furono ritenute un trionfo
per il governo jugoslavo e gli alleati pi stretti, dal momento che
i Paesi comunisti avevano vinto il maggior numero di medaglie.
L'URSS ne port a casa 25, la Germania dell'Est 24. Al contrario, gli
Stati Uniti ne avevano vinte solo otto e l'Austria, solitamente vincitrice
di medaglie, solo una. Al termine dei Giochi, le autorit avevano
dimenticato completamente l'episodio della bandiera capovolta:
pensavano di aver dimostrato al mondo che il comunismo aveva
ancora tanta strada da percorrere. Ma la gente di Sarajevo non solo
aveva assaggiato per la prima volta la cioccolata straniera, ma anche
la libert; e ne avrebbe voluta sempre di pi.


Capitolo 19.

"Figli miei, non dimenticate che non siete in questo mondo solo per
voi stessi e che io non vi chiamo qui solo per voi".
(Dal messaggio della Madonna del 2 novembre 2011).

Dopo le Olimpiadi, la mia esperienza universitaria inizi a peggiorare.
Come temevo, i miei professori della Facolt di Agraria
erano venuti a sapere delle apparizioni, sia nelle loro escursioni
in Erzegovina per comprare il vino, sia dalla polizia. Per diventare
docente universitario si doveva essere membri del Partito Comunista,
cos molti professori erano diventati attivi in politica. Quando
scoprirono che in mezzo a loro cera un "elemento sovversivo",
cercarono di migliorare la loro reputazione nel Partito Comunista
rendendomi la vita difficile.
Il Signore  mio pastore, pregavo silenziosamente in classe.
Ricorrevano a tattiche alquanto subdole. In corridoio, alcuni miei
professori mi fissavano e bisbigliavano fra loro mentre passavo. In
classe erano molto scortesi con me, mentre trattavano gli altri studenti
con rispetto; e anche se mi impegnavo molto ad ogni esame,
mi davano sempre voti bassi. Vedendo che prendevo sempre voti
peggiori, temevo che non sarei mai riuscita a superare i loro pregiudizi.
In pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
Non appena potei, trasferii tutti gli esami sostenuti nella Facolt
di Economia del Turismo, come mi ero prefissa all'inizio. Speravo
che il cambiamento avrebbe comportato un nuovo inizio per me,
con nuovi professori, magari pi gentili; invece ne trovai di peggiori.
Durante le lezioni cercai di ignorare le loro battute sarcastiche e
concentrarmi sugli studi, ma quasi ogni sera, a casa, mi chiudevo in
bagno e piangevo.
Mi rinfranca. Mi guida per il giusto cammino, per amore del Suo
nome.
Con l'avvicinarsi del mio diciannovesimo compleanno, non vedevo
l'ora di rivedere la Madonna. Il 18 marzo 1984 ci riunimmo a casa
nostra con i miei amici pi cari e i miei familiari, pregando insieme
fino all'arrivo della Beata Vergine Maria. Durante quel bellissimo
incontro, come sempre, dimenticai tutti i miei problemi terreni e
piansi profusamente non appena and via.
"Cosa ti ha detto?", mi chiese mamma, non appena ripresi i sensi.
"Ha dato a tutti la Sua benedizione materna", risposi. "E mi ha detto
che sarebbe tornata quest'anno per darmi altri particolari sui segreti".
La promessa di non dover aspettare di nuovo un anno intero mi
riemp di gioia. Nei due anni successivi, infatti, la Madonna torn
in diverse occasioni oltre alla mia apparizione annuale, spesso in un
modo imprevisto - sentivo nel cuore la Sua voce ma non la vedevo.
In seguito appresi che tali manifestazioni si chiamavano "locuzioni
interiori". Per me erano esperienze non meno significative e intense
delle apparizioni regolari che la Madonna aveva con me. La sua voce
"musicale" risuonava dentro di me, era come se mi abbracciasse il
cuore. Talvolta, durante le locuzioni interiori, mi guidava nella preghiera,
mi dava messaggi o mi rivelava altri particolari sui segreti.
Questa conoscenza del futuro continuava a mettermi in difficolt,
soprattutto perch la gente mi faceva tantissime domande.
Sempre nel 1984, la Madonna inizi a dare messaggi settimanali alla
parrocchia di Medugorje tramite la veggente Marija. Il primo lo diede
il 1 marzo 1984, iniziando con queste parole: ''Cari figli; io ho
scelto in modo speciale questa parrocchia ed  mio desiderio guidarla".
Una volta alla settimana la Madonna sollecitava la gente a ricorrere
alla preghiera, al digiuno, alla confessione e agli altri fondamenti dei
suoi messaggi. Le Sue parole, semplici e dirette, permettevano a tutti
di comprendere i messaggi senza l'aiuto di teologi e biblisti. Lei era la
maestra e i parrocchiani i Suoi allievi; una "scuola dell'amore", come
la chiam un sacerdote del posto. A quanto pareva, la Beata Vergine
Maria stava preparando la popolazione di Medugorje a qualcosa di
pi grande. "Mio figlio e io abbiamo un piano speciale per questa parrocchia",
disse in un messaggio.
La Madonna avvertiva sempre la parrocchia che il diavolo era furioso.
In un messaggio settimanale disse: "In questi giorni satana cerca
di ostacolare i miei progetti". Analogamente, una volta mi disse che
Ges si batteva per ciascuno di noi, ma che il diavolo cercava di
interferire. Il demonio, avvertiva, si aggira furtivamente attorno a
noi tendendoci delle trappole. Cerca di dividerci e confonderci per
generare odio fra noi e fare in modo che ci abbandoniamo a lui.
Una guerra invisibile infuria intorno a noi, ma la Madonna  qui per
aiutarci a vincerla.
In un Suo messaggio disse: "Desidero prendervi per mano e camminare
con voi nella lotta contro lo spirito impuro".
Anche se raramente parlo del diavolo, posso dirvi con certezza che
esiste. Una volta l'ho anche visto. L'unica cosa che voglio dire  che
si  trattato dell'esperienza pi spaventosa della mia vita, ma poi l'amore
l'ha cacciato via. In quel momento ho visto che nulla in questo
mondo  paragonabile alla sua bruttezza e all'odio che nutre verso
Dio; ma a differenza della potenza di Dio, il suo potere  limitato.
Secondo gli esorcisti, satana non  un dio del male che lotta contro il
Dio del bene, quanto piuttosto un essere che Dio aveva creato come
buono, ma che poi  diventato cattivo avendo rifiutato Dio. La superbia
 la sua caratteristica principale. Le persone umili, per, sono
pi forti di ogni male. Come la Madonna disse in un messaggio:
"Con l'amore che proviene dall'umilt, porterete la luce dove regna la
tenebra, la cecit".
Dal terribile incontro avuto con lo spirito del male imparai anche
qualcosa sulle sue tattiche. Il diavolo vuole convincerti che seguire
Dio porta solo a sofferenze e che vivere secondo l'insegnamento di
Ges toglie la libert. In un certo senso, un credente dovrebbe rinunciare
del tutto a certe libert - ad esempio, la libert di distruggere
se stesso o di mentire e rubare. C' una grande differenza fra la
libera volont e la volont di Dio. Una  un dono, l'altra  una scelta.
Quando abbiamo fiducia in Dio, diventiamo liberi in Lui e questa 
l'unica libert che porta alla vita eterna.
Non intendo dare alcuna importanza al diavolo.  sempre stato sotto
il piede della Madonna e andrebbe lasciato l. Ha solo il potere che
gli diamo noi e possiamo darglielo solo con la nostra libera volont.
Penso che questo valga sia a livello personale che collettivo per tutta
l'umanit. Ma se Ges e la cara Madre Celeste sono al centro della
nostra vita, il diavolo non pu farci alcun male. L'amore trionfa
sempre.
"Ogni volta che vengo da voi, mio Figlio viene con me, ma anche satana",
disse una volta la Madonna.
Medugorje, sin dall'inizio,  stata un bersaglio degli attacchi del
maligno, che non sopportava di vedere cos tante persone pregare,
andare alla Messa, confessarsi e convertirsi, mentre lui rimaneva in
disparte senza provare a fare niente. Ma a differenza di come  stato
rappresentato nei film, non si presenta come una creatura grottesca
appostata nell'ombra; attacca le persone che gli hanno permesso di
regnare nei loro cuori, le persone che inconsapevolmente accettano
la sua influenza attraverso le decisioni che prendono nella vita. Tanti
non si rendono conto della facilit con cui si finisce sotto il suo controllo
e questo  uno dei motivi per cui la Madonna sottolinea sempre
l'importanza della preghiera. Se Dio regna nel tuo cuore, non
c' spazio per nulla di male. Mentre il mio primo anno all'universit
di Sarajevo stava per terminare, anch'io mi sentivo sotto tiro. Avevo
passato tutti e dieci gli esami richiesti per quell'anno nonostante i
maltrattamenti, sempre pi frequenti, subiti in Facolt. Ogni volta
che sostenevo un esame, ad esempio, vedevo i professori discutere
di qualcosa fra loro e poi voltarsi tutti verso di me, come per cercare
di innervosirmi.
Passai l'estate nell'ansia. Avevo paura di tornare per il secondo anno
di universit e il fatto di conoscere avvenimenti del futuro non faceva
che turbare i miei pensieri. Non mi sentivo adatta a gestire
una responsabilit cos enorme e temevo che mi sarebbe venuto un
esaurimento nervoso. In uno dei momenti pi difficili pregai: "Mio
Signore, come hai potuto affidarmi un compito del genere? Cos'hai
visto in me? Non vedi che non ci riesco?" Ma poi, rendendomi conto
che stavo mettendo in dubbio il piano di Dio, dicevo: "Perdonami, sai
che nel profondo del cuore non intendevo quello che ho detto. Ma
ho bisogno del tuo aiuto".
Il 15 agosto 1984, festa dell'Assunzione ero raccolta in preghiera,
quando udii nel cuore la voce familiare della Madonna. Mi disse
che sarebbe apparsa il 25 agosto successivo, cos mi preparai con il
digiuno e la preghiera. Quel giorno rimase con me 18 minuti. Vederla
solo sei mesi dopo l'apparizione annuale era come festeggiare
due compleanni in un anno. Parl dei segreti, spiegando nei dettagli
come si sarebbero verificati e preparandomi per tale rulo.
Poi, il 13 settembre 1984, apparve ancora e mi comunic la data in
cui avrei dovuto rivelare i particolari dei primi segreti al sacerdote.
Queste nuove informazioni mi alleviarono lo stress e mi conferirono
la forza per andare avanti. Quanto al sacerdote che avrei dovuto
scegliere per la rivelazione dei segreti, ne avevo sempre uno in mente:
Padre Petar Ljubicic, un francescano alto di statura, con occhiali
spessi e un sorriso accogliente, che officiava ai poveri. Se incontrava
persone bisognose, dava sempre loro cibo e alloggio. Se vedeva qualche
orfano, gli trovava una casa. Aveva il cuore sempre aperto verso i
sofferenti, voleva sempre infondere speranza alla gente. Lo rispettavo
e mi identificavo con la sua natura compassionevole. Ogni volta
che avevo bisogno di parlare con un sacerdote, lui c'era sempre; cos,
spontaneamente, sentii che il sacerdote da scegliere doveva essere lui.
Quando arriver il momento, per, tutto dipender dalla volont di
Dio, non dalla mia. Anche se ho sempre voluto che fosse padre Petar
a rivelare i segreti, non  detto che andr necessariamente cos. E se
fosse il Papa a chiederli? Anche lui  un sacerdote e non potrei mai
dire di no al Santo Padre.
Finalmente ero serena sui segreti; ma nell'autunno del 1984, quando
ricominciarono i corsi all'universit, tante piccole seccature che avevo
subito l'anno prima aumentarono a dismisura e nello stesso tempo,
minacciando di schiacciarmi. Alcuni professori, sempre pronti
a lanciarmi frecciate e insulti, sembravano mirare a farmi ritirare
dagli studi. Quel comportamento meschino mi appariva cos insensato
rispetto a quello che la Madonna mi aveva rivelato sull'aldil.
Mi sentivo come un piccolo Paese attaccato da un'alleanza di superpotenze.
Alla fine decisi di abbandonare.
Ero dispiaciuta ma al tempo stesso sollevata. Riferii la situazione ai
miei genitori, che accettarono la mia decisione mostrandomi affetto
e comprensione. Anche Marko mi sostenne in pieno, offrendomi
una spalla su cui piangere. Ma l'aver lasciato l'universit non voleva
dire che dovevo smettere di studiare. Anche quando ero ancora li,
sentivo che l'istruzione era importante per me; del resto, una roccaforte
di ateismo quale era la Jugoslavia non avrebbe offerto molte
occasioni di lavoro a una veggente, laureata o non. Decisi allora di
studiare da autodidatta. Ogni giorno in casa passavo diverse ore a
leggere - romanzi storici come Gordana, scritti da Marija Juric Zagorka,
un'autrice croata; libri di poesie dell'Europa orientale, libri
accademici che avevo preso all'universit e ogni altra cosa che trovavo.
Inoltre pregavo molto. Attraverso la preghiera, mi resi conto che conseguire
la laurea non mi avrebbe reso pi felice o migliorato come
persona. La Madonna mi dimostr che la gioia e la bont vengono
solo da Dio e che nulla in questo mondo  pi prezioso di un cuore
puro. Forse la vita mi avrebbe riservato un altro cammino se avessi
finito l'universit, ma non mi sono mai preoccupata di questo. Non
riesco a immaginarmi diversa da come sono oggi. E naturalmente,
avevo ancora la Madonna. La mia vita ruotava attorno a Medugorje
e questo mi aiutava a superare il fatto di aver lasciato l'universit, pi
facilmente rispetto ad altri. Uno degli effetti positivi di tale decisione
era rappresentato dalle minori pressioni della polizia. Addirittura
mi restitu il passaporto. Forse pensavano di aver vinto o che io non
costituissi pi una minaccia. Sapevo comunque che avrebbero continuato
a sorvegliarmi.
Un altro vantaggio era la possibilit di andare pi spesso a Medugorje,
che cominciai a visitare regolarmente, trattenendomi pi a lungo.
Addirittura ricominciai a trascorrervi le estati. Anche Marko,
d'estate, tornava a casa per stare con i suoi. Suo zio Slavko Barbarie,
un frate francescano era ora di servizio a Medugorje.
Padre Slavko era un uomo interessante ed enigmatico. Laureato
in pedagogia religiosa con il titolo di psicoterapeuta era venuto a
Medugorje per esaminare noi veggenti. Quando concluse che non
mostravamo alcun segno di allucinazione o inganno, cambi rapidamente
atteggiamento, passando dallo scetticismo alla fiducia. La
prima volta che lo incontrai non ne rimasi colpita; mi sembrava che
parlasse ai pellegrini con freddezza. Ma Medugorje lo trasform e
lui, a sua volta, inizi a trasformare la parrocchia. Teneva molto ai
pellegrini e organizz il programma di preghiera per la chiesa. Saliva
ogni giorno sul Monte della Croce o sulla Collina delle Apparizioni,
pregando il Rosario e raccogliendo i rifiuti lasciati da turisti
disattenti. A volte suonava anche l'organo in chiesa. Si dedic tutto
alla Madonna e io cominciai a volergli bene.
Medugorje aveva bisogno di un sacerdote come padre Slavko. Nel
1985 il paese era diventato un'importante meta di pellegrinaggio.'
Ogni settimana una troupe televisiva o un gruppo di ricercatori
scientifici veniva a girare un documentario su di noi e a studiarci e
Medugorje era piena di visitatori giunti da tutto il mondo, gran parte
dei quali alloggiava nelle case delle famiglie locali che spesso non
chiedevano nulla in cambio.
Laddove quasi tutti vedevano gentilezza, i comunisti fiutarono opportunit.
Non potendo arrestare le apparizioni o impedire alle
persone di venire, adottarono un nuovo, sorprendente approccio:
cominciarono a costruire attorno alla chiesa alberghi e negozi di
souvenir, imponendo una tassa pi elevata nel paese. Se proprio non
potevano distruggere Medugorje, almeno avrebbero potuto guadagnarci
sopra.
Tornata a Sarajevo, la mia famiglia, Marko e alcuni amici si radunarono
a casa nostra per essere presenti alla mia apparizione annuale
del 18 marzo 1985. Era il mio ventesimo compleanno. La Madonna
apparve poco dopo le 4 del pomeriggio e rimase con me per 15 minuti.
Parlando dei non credenti - che lei chiamava "coloro che non
hanno ancora fatto esperienza dell'amore di Dio" - disse: "Anche loro
sono miei figli. Soffro per loro perch non sanno cosa li aspetta se non
si convertono a Dio".
Mi chiese quindi di pregare con Lei per loro e mi guid nella recita
di due Padre Nostro e due Gloria al Padre. Quando termin di pregare,
si lament dell'avidit che regnava nel mondo e anche a Medugorje.
Poi disse: "Guai a coloro che sono pronti a prendere tutto da
coloro che arrivano e beati coloro dai quali si prende".
Dopo aver pregato con me anche per quest'intenzione, mi diede altri
particolari sui segreti. Le dissi che avevo molte domande per lei - la
gente, infatti, me ne aveva date quasi trenta da rivolgerle. Lei sorrise
e mi disse di non preoccuparmi, perch quando sarebbe arrivato il
momento mi avrebbe dato il dono di rispondere alle domande.
All'epoca mi sembrava strano, ma poi trovai una direttiva simile nel
Vangelo di Matteo (10, 19-20), dove Ges dice: "...non preoccupatevi
di come o di che cosa direte, perch vi sar dato in quell'ora ci
che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma  lo Spirito del
Padre vostro che parla in voi". 
Dopo aver benedetto tutti gli oggetti religiosi nella stanza, la Madonna
indic il Rosario che avevo in mano e disse: "La corona del
Rosario non deve essere lasciata in casa solo come ornamento, come
succede a parecchia gente".
Poi mi insegn come pregare bene il Rosario, pregandomi di dirlo
a tutti e poco prima che l'apparizione terminasse tutti nella stanza
recitarono insieme a me il Salve Regina. Dopo essermi ricomposta,
riferii tutto ci che la Madonna aveva detto riguardo a come rispondere
alle domande, prima alle persone nella stanza e poi a quelle
che non erano state presenti. Mi sorpresi della saggezza delle mie
risposte, pur sapendo che non era da attribuire a me.
Quell'apparizione era stata speciale, perch la Madonna aveva promesso
di riapparire il giorno dopo, 19 marzo. Quel giorno cerano
poche persone con me - pap, mamma, Miro e Marko - e l'apparizione
dur 7 minuti. La Madonna mi parl dei segreti e poi pregammo
ancora insieme.
Meno di due mesi pi tardi ricevetti notizie sorprendenti da Medugorje.
Il 7 maggio 1985 Ivanka aveva avuto la sua ultima apparizione
quotidiana. La notizia si sparse rapidamente nel mondo, rinfocolando
i timori e le ipotesi sull'imminenza degli eventi contemplati
nei segreti; io, per, facevo attenzione a non dire nulla che potesse
alimentare la fiamma. Il tempo dei segreti era lontano ancora molti
anni. La Madonna, dopo aver dato a Ivanka il decimo segreto, promise
di apparirle il 25 giugno di ogni anno, l'anniversario della sua
prima apparizione a Medugorje. Incoraggi Ivanka a non pensare
di aver fatto qualcosa di male e la consol dicendole: "Tu hai accolto
con tutto il cuore e realizzato i piani che mio Figlio e io avevamo. Sii
felice, perch io sono tua Madre che ti ama con tutto il cuore".
Poi, appena prima di scomparire, disse: "Ivanka, la grazia che tu e
i tuoi fratelli avete ricevuto non l'ha ricevuta nessuno fino ad ora in
terra!".
Ivanka e io eravamo state le prime a vedere la Madonna e ora eravamo
le prime a cessare di avere le apparizioni quotidiane. Ero dispiaciuta
per Ivanka, sapevo bene quale dolore e tristezza stesse provando.
Io avevo smesso di avere le apparizioni quotidiane due anni e
mezzo prima e da allora sentivo ancora un vuoto nel cuore. Sapevo
che non c'era niente che potessi fare o dire per aiutare Ivanka; solo
con la preghiera e il digiuno avrebbe potuto accettarlo. Le mie locuzioni
interiori continuarono per tutto il 1985. Ciascuna di esse mi
prepar al ruolo che avrei dovuto svolgere in futuro. Quell'anno, in
occasione della festa dell'Assunzione, udii ancora la voce della Madonna,
che mi chiese di comunicare al mondo un messaggio importante:
"Negli ultimi quattro anni vi ho invitato a convertirvi", disse.
"Convertitevi prima che sia troppo tardi".
Alcuni si allarmarono a sentire le parole "troppo tardi" che la Madonna
aveva utilizzato per incoraggiare le persone a non attendere
il segno: quando questo sarebbe arrivato, avvertiva, sarebbe stato
troppo tardi per convertirsi. Ma ora, considerando questo fatto in
un'ottica storica, pensiamo a quanti sono morti da allora. Se quelli
che sono morti avessero aspettato l'arrivo di un segno per convertirsi,
per loro sarebbe stato troppo tardi. "Ma cosa significa 'vicino' per
i profeti?", chiese un giorno padre Slavko. "Come scrisse San Pietro,
'presso il Signore un giorno  come mille anni e mille anni come un
giorno solo'. Dobbiamo stare attenti e non pensare alle date, ai giorni.
La conversione  sempre urgente. Aspettare  pericoloso".
Ebbi diverse altre locuzioni e apparizioni straordinarie fino al 4 giugno
1986, quando la Madonna mi apparve per diversi minuti. In
tale occasione mi disse che quella sarebbe stata l'ultima apparizione
speciale riguardante i segreti, perch al riguardo aveva gi spiegato
tutto il necessario. Capii che non l'avrei pi rivista fino al 18 marzo
dell'anno successivo. Ero triste ma anche grata per il tempo in pi
che avevo potuto trascorrere con la Beata Vergine Maria.
Quel giorno padre Slavko non era con me. In seguito, quando mi
chiese perch avevo pianto cos tanto durante l'apparizione, gli spiegai
che la Madonna a volte mi mostrava delle scene sul futuro.
"Gli avvertimenti che d all'umanit sono molto seri, a volte duri da
sopportare", dissi. "Ma malgrado le difficolt e la gravit di ci che
ho visto, con la Madonna mi sento forte. Da lei proviene una potente
forza rigeneratrice".
L'anno seguente, il 1986, Ivanka rivel una notizia che presto si diffuse
in tutto il mondo: lei e Rajko si sarebbero sposati. Ero felicissima
per loro. Le nozze ebbero luogo a Medugorje il 28 dicembre
1986, in occasione della festa della Sacra Famiglia, in cui i cattolici
festeggiano il sacramento del matrimonio e la santit della genitorialit
onorando Ges, Maria e San Giuseppe.
Marko e io fummo invitati al matrimonio e cos gli altri veggenti.
La giornata inizi con una bellissima cerimonia nella chiesa di San
Giacomo, seguita da una brillante festa che si protrasse fino a tarda
notte - per la precisione, fino al mattino seguente. I croati hanno
sempre amato le feste nuziali, un aspetto molto evidente nelle nostre
tradizioni. Ad esempio, tutti gli invitati sfilano in automobile
suonando il clacson mentre si spostano dalla cerimonia al ricevimento.
A Medugorje, quando qualcuno si sposa, tutto il paese ne 
al corrente.
Non avevo mai visto Ivanka cos bella e felice come nel giorno del
suo matrimonio. Le feci un sorriso fra la folla, che lei mi ricambi
subito. La nostra amicizia era speciale gi prima delle apparizioni e
ora, da veggenti, il legame fra noi due si era approfondito. Pregai in
silenzio Dio di benedire il suo matrimonio e di darle tanti anni di
gioia - e anche dei figli. Mi faceva ridere il pensiero di Ivanka che
correva dietro a una versione minuscola di se stessa.
Allo stesso tempo, notai che Marko mi stava osservando.
"Che c'?", chiesi.
Marko sorrise: "Oh, niente", disse. All'improvviso, la banda nuziale
inizi a cantare e gli invitati si riunirono in circolo per cantare un
canto folkloristico croato, noto come Kolo. Marko non resistette e
facendomi un occhiolino, corse sulla pista da ballo.


Capitolo 20.

"Se infatti questo piano o quest'opera fosse di origine umana,
verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli.
Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!"
(Atti degli Apostoli 5, 38-39).

Forse si pensa che un veggente che vede la Madonna non resti
mai colpito da altre persone, ma non  cos: nel luglio 1987, infatti
ebbi un incontro destinato a lasciarmi un effetto duraturo. Conobbi
un Santo vivente.
In quel periodo mi trovavo a Roma essendo stata invitata da un sacerdote
italiano. L'Italia gi di per s era una meraviglia. Ero affascinata
dalla sua storia - mi figuravo facilmente gladiatori intenti ad
allenarsi nel Colosseo e imperatori che tenevano i loro discorsi nel
Foro Romano. Ma ad incantarmi ancor pi erano gli innumerevoli
luoghi sacri presenti nella "Citt Eterna". La visita nelle antiche
catacombe mi fece capire quanta resistenza e coraggio avevano avuto
i primi seguaci della mia religione. Osservando la Cappella Sistina
e gli alti soffitti della Basilica di Santa Maria Maggiore mi resi conto
delle incredibili imprese compiute da tanti uomini di fede. Pregando
presso le tombe dei santi e dei martiri, o semplicemente sostando
nei luoghi in cui cos tanti prima di me erano vissuti e morti, mi venivano in mente i costanti avvertimenti della Madonna sulla brevit
della vita su questa terra.
Il fatto di essere una pellegrina in terra straniera mi diede la possibilit di acquisire una prospettiva nuova sulle esperienze dei pellegrini che venivano a Medugorje. E proprio mentre pensavo che quel mio viaggio non potesse essere migliore, il 22 luglio mi trovai ad accompagnare in Vaticano un gruppo di giovani croati da Papa Giovanni Paolo secondo.
Quel mattino, quando arrivammo, l'imponente cupola della Basilica
di San Pietro era gi illuminata dai primi raggi di sole. Arrivando
presto, potemmo sistemarci in prima fila all'udienza papale che si
sarebbe tenuta a Piazza San Pietro. Subito dopo arrivarono migliaia
di altri pellegrini.
Quando il Papa comparve, la folla era in delirio. Il pontefice cammin
fra la gente, benedicendo. Passando davanti a noi, mi mise la
mano sul capo e mi benedisse. La benedizione fin prima che me
ne rendessi conto. Rimasi ferma, sorridente, al settimo cielo dalla
contentezza per aver ricevuto, per la prima volta, la benedizione da
un Papa. Ma mentre il pontefice seguitava a camminare, il sacerdote
italiano che mi accompagnava disse ad alta voce: "Santo Padre, lei
 Mirjana di Medugorje!". Al che il Papa si ferm, torn indietro e
mi diede un'altra benedizione. Ero raggelata. I suoi occhi di colore
azzurro intenso sembravano attraversarmi l'anima. Non sapendo
trovare le parole, inchinai il capo e sentii tutto il calore della sua benedizione.
Quando si allontan, mi volsi verso il sacerdote italiano e
scherzando, gli dissi: "Ha pensato che avevo bisogno di una doppia
benedizione!". Entrambi ci facemmo una risata.
Pi tardi, quel pomeriggio, una volta tornata al mio albergo - ancora
stordita da tutta l'esperienza - rimasi senza fiato nel ricevere un
invito personale del Papa, che ci chiedeva di incontrarlo in privato
l'indomani mattina a Castel Gandolfo. Ero cos eccitata che quella
notte non riuscii a prendere sonno. Come sarebbe andato il nostro
incontro? Cos'avrei detto? Avevo mille domande per la testa. Per un
attimo mi calmai, ma subito dopo pensai ancora: domani incontrer
il Papa! E andai avanti cos, per tutta la notte.
Il giorno seguente arrivai a Castel Gandolfo poco prima delle 8:00,
l'ora stabilita per l'incontro. Questo paesino fortificato, a circa 25
chilometri da Roma,  da secoli la residenza estiva dei papi. Il palazzo
papale, appollaiato su una collina esposta al vento e circondato da
giardini e uliveti, si affaccia sul lago di Albano, le cui acque sono di
un colore azzurro simile agli occhi di Giovanni Paolo secondo.
Un uomo in divisa mi scort fino al giardino del palazzo. Quando
vidi il Santo Padre l ad aspettarmi, mi venne subito da piangere. Lui
mi guard e sorrise. Il suo sguardo era pieno di calore e di amore.
Avevo la sensazione di essere in presenza di un Santo - un vero figlio
della Beata Vergine Maria. Avevo imparato a riconoscere qualcosa
di speciale negli occhi delle persone che amavano la Madonna, una
tenerezza che solo la Madre Celeste poteva trasmettere. E quest'aspetto,
in Giovanni Paolo secondo era pi forte che in chiunque altro.
Il Papa mi fece cenno di sedermi con lui. Dovetti convincermi che
non stavo sognando. Avevo sempre pensato che incontrare il Papa
fosse una cosa impossibile per una persona insignificante come me
e adesso eccomi l, davanti a lui. Volevo salutarlo, ma ero troppo
nervosa anche per esprimere una sola frase.
Il Santo Padre mi strinse delicatamente la mano dicendomi: "Dzieri
dobry".
Non riuscii a capirlo. Forse ero troppo emozionata e le orecchie mi
stavano ingannando? O forse il mio cervello era andato in tilt?
"Dzikujf za przyhycie", disse.
Ero mortificata. Avevo avuto un'occasione unica di incontrare il
Papa ma non avevo idea di cosa mi stesse dicendo. Le sue parole
assomigliavano al croato ma non riuscivo a decifrarle. Presto capii
che stava parlando in polacco. Le lingue slave come il croato e il polacco
hanno in comune molte parole, quindi il Papa voleva vedere
se potevamo comunicare entrambi nelle nostre lingue madri. Purtroppo
la cosa non funzion, ma mi ricordai che cera una lingua che
conoscevamo entrambi.
"Santo Padre, possiamo parlare in italiano?", chiesi.
Sorrise e annu. "S, bene, Mirjana, bene".
Parlammo di molte cose - alcune posso rivelarle, altre no - e presto
mi sentii completamente a mio agio in sua presenza. Mi parl con
un affetto tale che sarei rimasta a conversare l con lui per ore.
"Per favore, chiedi ai pellegrini di Medugorje di pregare per le mie
intenzioni", disse.
"Certo, santit", lo rassicurai.
"So tutto di Medugorje. Ho seguito i messaggi sin dall'inizio. Per
favore, dimmi come ci si sente quando appare la Madonna".
Il Papa mi ascolt con grande attenzione mentre descrivevo quello
che vivevo durante le apparizioni. Ogni tanto sorrideva e annuiva
dolcemente con il capo.
"E quando scompare", conclusi, "provo tanto dolore, in quel momento
l'unica cosa a cui penso  quando la rivedr di nuovo".
Si chin verso di me e disse: "Abbi cura di Medugorje, Mirjana.
Medugorje  la speranza per il mondo intero".
Le parole di Giovanni Paolo secondo sembrarono confermare l'importanza
delle apparizioni e la grande responsabilit che avevo in quanto
veggente. Rimasi sorpresa dal tono convinto nella sua voce e dal bagliore
emanato dai suoi occhi ogni volta che nominavo "Medugorje"
- per non parlare della perfezione con cui pronunciava il nome di
tale paese, sempre molto difficile da ripetere per gli stranieri.
"Santo Padre", dissi, "vorrei che Lei vedesse tutta la gente che viene
da noi e prega". Il Papa si volt fissando verso est, facendo un sospiro
pensieroso. "Se non fossi Papa, sarei gi andato da molto tempo a
Medugorje", disse.
Non dimenticher mai l'amore irradiato dal Santo Padre. Con lui
avevo sensazioni simili a quelle che avevo stando con la Madonna;
anche guardare nei suoi occhi era come guardare in quelli di Maria.
In seguito un sacerdote mi confid che il Papa si era interessato a
Medugorje fin dagli inizi, poich prima ancora che cominciassero
le apparizioni aveva pregato la Madonna di apparire di nuovo sulla
terra.
"Non posso farcela da solo, Madre", pregava. "In Jugoslavia, Cecoslovacchia,
Polonia e altri Paesi comunisti la gente non  libera di
praticare la propria fede. Ho bisogno del tuo aiuto o Madre cara".
Secondo quel sacerdote, il Papa, quando venne a sapere che la Madonna
era apparsa in una piccola localit di un Paese comunista,
pens immediatamente che Medugorje fosse stata una risposta alle
sue preghiere.
Gi dalla sua infanzia il Santo Padre nutriva un amore profondo
per la Beata Vergine Maria. Karol Wojtyla aveva solo 9 anni quando
mor sua madre. Il padre lo accompagn ad un Santuario mariano
vicino alla citt in cui abitava, in Polonia; poi, davanti alla statua
della Santa Vergine, gli disse: "La Beata Vergine Maria si prender
cura di te finch non ti riunirai a tua madre in Paradiso".
La fede permise a Karol di superare indenne tante sofferenze e persecuzioni.
Quando i nazisti invasero la Polonia, decise di entrare in
un seminario segreto, consapevole che se l'avessero preso lo avrebbero
messo in prigione o ucciso. Al termine della guerra, fu ordinato
sacerdote il giorno di Ognissanti, 1 novembre 1946.
Ma anche nel dopoguerra, in seguito all'ascesa al potere dei comunisti
in Polonia, la vita da sacerdote a Cracovia era ardua e piena
di rischi. Io stessa, da persona di fede che aveva vissuto sotto un
regime ateo, potevo confermare quanto fosse difficile vivere in certe
condizioni.
Padre Wojtyla era molto attento ai giovani adulti, che spesso accompagnava
in escursioni sui monti, pregando insieme a loro, celebrando
la Messa e discutendo con loro di fede, lontano dall'occhio vigile
del governo. Per proteggerlo dai comunisti, i suoi studenti lo chiamavano
"zio". Anche i croati, durante l'occupazione turca, chiamavano
"zii" i loro sacerdoti per la stessa ragione.
Durante il suo sacerdozio, Wojtyla continu a sviluppare una grande
devozione per la Madonna. "Ero gi convinto che Maria ci portasse
a Cristo", disse, "ma poi ho capito che anche Cristo ci porta a Sua
madre. Si potrebbe anche dire che Cristo, dopo averla indicata sul
Calvario al discepolo Giovanni, ora la indica a tutti coloro che cercano
di conoscerlo e di amarlo".
Uno degli amici pi intimi del Papa rivel in seguito che Wojtyla era
andato da Padre Pio nel 1947. Il Santo delle stimmate, ascoltata la
confessione del giovane Karol, gli avrebbe detto: "Un giorno salirai
al ruolo pi alto nella Chiesa".
Divenuto cardinale, Wojtyla credette che la previsione di Padre Pio
si fosse avverata. Ma Dio aveva per lui progetti ancora pi grandi.
Nel 1978 fu eletto Papa - il primo pontefice non italiano ad accedere
al trono di Pietro dopo 455 anni. Rivolgendosi per la prima volta alla
folla riunita in Piazza San Pietro, afferm che bench avesse avuto
paura di accettare la responsabilit del pontificato, lo aveva fatto "in
spirito di obbedienza al Signore e di totale fedelt a Maria, la nostra
Madre santissima".
Come motto papale scelse Totus Tuus - tradotto dal latino, "completamente
tuo" - un riferimento alla dedizione totale che aveva verso la
Madre Celeste. E appena un mese dopo il nostro incontro, Giovanni
Paolo secondo proclam il 1987-88 come Anno Mariano, affermando:
"O Maria, vogliamo che Tu splenda sull'orizzonte del nostro tempo
mentre ci prepariamo al terzo millennio dell'era cristiana".
"Ma non dovrebbe essere Ges il vero obiettivo?", mi chiese un giorno
un pellegrino.
"Certamente", risposi. "Ed  proprio per questo che viene la Madonna".
Nei suoi messaggi, la Madonna non ha mai detto "Venite da me e io
vi dar..."; al contrario, ha detto solo: "Venite da me e io vi porter
da mio Figlio e Lui vi dar...".
La Madre Celeste, come tutti, deve pregare Dio per ottenere quello
che desidera. Ecco perch la consideriamo una mediatrice, colei che
intercede per noi presso Dio. Anche l'Ave Maria, che affonda le radici
nella Bibbia, implora l'intercessione della Madonna con le parole
"Prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte".
La Beata Vergine Maria viene venerata sin dall'inizio del Cristianesimo.
Uno dei suoi primi appellativi, Theotkos, significa "portatrice
di Dio" in greco. In tutti i periodi della storia, i santi hanno celebrato
il loro amore per la Madonna. Alcuni furono accusati di dare troppa
attenzione a Lei anzich a Ges; invece avevano semplicemente capito
il ruolo importante di Maria nella storia dell'umanit. Sapevano
che la Sua missione divina consisteva nel guidare le persone a Suo
figlio, com'era stata finch aveva vissuto sulla terra.
"Maria  la donna pi importante della storia", disse padre Tomislav
Pervan, un parroco di Medugorje. "Con il Suo Fiat - ossia, il suo 's'
all'Angelo del Signore -  entrata nella storia dell'umanit cambiando
il corso del mondo.  stata sin dall'inizio ed  tuttora coinvolta
negli eventi storici pi importanti e nella salvezza. Pertanto, in ogni
luogo e momento in cui  apparsa e appare,  stato ed  per un motivo
speciale".
"Non abbiate mai paura di amare troppo la Madonna", diceva San
Massimiliano Kolbe, un sacerdote francescano che fu disposto a
morire al posto di uno sconosciuto nel campo di concentramento di
Auschwitz. "Non potrete mai amarla pi di Ges Cristo".
Per Sant'Agostino, un famigerato peccatore che poi ebbe una profonda
conversione, Maria  simile ad una nuova Eva. "Con il peccato",
diceva, "l'umanit ha ricevuto del veleno tramite una donna;
e ora, con la Redenzione, agli esseri umani viene data la salvezza,
sempre attraverso una donna".
Santa Teresa di Calcutta spiegava l'amore che nutriva per Maria in
termini semplici: "Se durante la giornata vi sentite tristi, rivolgetevi
alla Madonna. Ditele questa semplice preghiera: Maria, madre di
Ges, ti prego, sii madre anche per me. Devo ammetterlo, questa preghiera
non mi ha mai deluso".
Altri santi ricorrevano all'umorismo per descriverla. "Maria si riposer
solo dopo il Giudizio Universale", disse San Giovanni Maria
Vianney. "Fino a quel momento sar troppo occupata con i Suoi figli".
Utilizzando una strana ma efficace metafora della pesca. Santa
Caterina da Siena disse: "Maria  l'esca pi dolce - scelta, preparata e
ordinata da Dio - per catturare i cuori degli uomini".
Papa Giovanni Paolo secondo diede una definizione al ruolo svolto dalla
Beata Vergine Maria nella salvezza. "Maria, la prima dei redenti",
disse, "splende davanti a noi come una lampada che guida il cammino
di tutta l'umanit, ricordandoci il fine ultimo a cui ogni persona
 chiamata: la santit e la vita eterna".
Ovviamente, le persone che dicevano queste cose facevano tutte
parte della Chiesa Cattolica. Ma anche Martin Lutero, il precursore
del Protestantesimo, aveva espresso il suo rispetto per la Madonna.
In una sua omelia aveva detto: "La venerazione di Maria  iscritta
nelle profondit del cuore umano".
Lutero la defin anche la "donna pi elevata e la gemma pi nobile
nel Cristianesimo dopo Cristo", considerandola la "nobilt, la sapienza
e la santit fatte persona".
Anche i membri di denominazioni protestanti focalizzate esclusivamente
sulla Bibbia sarebbero sorprese di notare che la Bibbia, in
verit, riferisce molte cose sulla Madonna: la Sacra Scrittura, infatti,
spiega chiaramente chi era - e chi .
Papa Giovanni Paolo secondo, riassumendo i riferimenti biblici alla Madonna,
afferm: "Da Maria impariamo ad abbandonarci alla volont
di Dio in tutte le cose. Da Maria impariamo ad avere fiducia anche
quando ogni speranza sembra persa. Da Maria impariamo ad amare
Cristo, Suo Figlio e Figlio di Dio!"
All'inizio la Bibbia, in Genesi 3, 15, parla di una donna la cui discendenza
schiaccer la testa del serpente. In Isaia 7, 14, la nascita dalla
Vergine  stata chiaramente annunciata: "Pertanto il Signore stesso
vi dar un segno. Ecco: la Vergine concepir e partorir un figlio, che
chiamer Emmanuele".
Quando iniziai ad avere le apparizioni, la lettura della Bibbia diven-
ne un'esperienza nuova. L'aver conosciuto una figura effettivamente
citata nei Vangeli mi rendeva vivi gli eventi narrati nella Scrittura.
Personalmente preferivo il Nuovo all'Antico Testamento. Avevo difficolt
a riconciliare l'immagine di un Dio arrabbiato e geloso - come
viene ritratto a volte nei primi libri biblici - con il Dio della misericordia
che ho imparato a conoscere attraverso le apparizioni.
Da bambina, al catechismo mi avevano dipinto Dio come un giudice
arrabbiato. La Beata Vergine Maria mi aveva dato un insegnamento
diverso: Dio  nostro padre; ci ama tantissimo e attraverso l'amore,
cerca sempre di cambiarci. Ecco perch ci ha mandato la Madonna.
Tutto quello che accade a Medugorje  il risultato dell'amore di Dio.
Il Nuovo Testamento ci parla spesso di quest'amore, specie nei passi
relativi a Maria.
Nel Vangelo secondo Luca (1, 26-28), vedevo che Maria era descritta
come "piena di grazia" anche prima dell'Incarnazione: "Al sesto
mese, l'Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una citt della Galilea,
chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della
casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: Rallegrati, piena di grazia: il Signore  con te!".
Potr sembrare strano, ma penso che anche Maria potrebbe essere
ritenuta una veggente - vide un angelo dal Cielo e comunic perfino
con lui. Il saluto dell'angelo divenne la prima strofa dell'Ave Maria,
mentre la strofa successiva della preghiera viene da Luca 1, 41, dove
Elisabetta, la madre di Giovanni Battista, vede Maria e sente che il
bambino le sussulta nel grembo. "Benedetta sei tu fra tutte le donne"
esclama Elisabetta, "e benedetto  il frutto del tuo seno!".
Come disse Ges, ogni albero si conosce dai suoi frutti. Se Ges era
il frutto del seno di Maria, cosa si pu dire dell'albero da cui Lui 
venuto? Forse la risposta pi chiara ce la d il Vangelo secondo Luca
(1, 46-49), dove troviamo l'origine di un'altra amata preghiera nota
come Magnificat. L, Maria esprime gratitudine a Dio e sembra riconoscere
il ruolo da Lui ricevuto per il futuro del mondo: "L'anima
mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore,
perch ha guardato l'umilt della sua serva, d'ora in poi tutte
le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me
l'Onnipotente e Santo  il Suo nome".
Riferendosi alle Nozze di Cana - dove Ges comp il primo miracolo
su richiesta di Sua madre - Papa Giovanni Paolo secondo, un giorno,
disse: "Maria si pone fra Suo figlio e gli uomini nella realt delle loro
mancanze, esigenze e sofferenze". Tra i Misteri Luminosi del Rosario,
introdotti nel 2002 dallo stesso Papa, c' il miracolo di Cana. Le
istruzioni date dalla Madonna ai servi poco prima che Ges tramutasse
l'acqua in vino - "Fate quello che vi dir" - sono significative ancor oggi.
E in Luca 2, 34, Simeone aveva predetto che le sofferenze di Maria
si sarebbero unite a quelle di Ges, quando afferm: "Ecco egli  qui
per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di
contraddizione e anche a te una spada trafgger l'anima, affinch
siano svelati i pensieri di molti cuori".
La previsione di Simeone si avver quando il Figlio di Maria fu arrestato,
torturato e crocifisso. Giovanni 19, 26 racconta il momento
straziante in cui Ges, sapendo di stare per morire, affid Maria al
discepolo Giovanni: "Ges allora, vedendo la madre e accanto a lei il
discepolo che Egli amava, disse alla madre: 'Donna ecco tuo figlio!',
poi disse al discepolo: 'Ecco tua madre!' e da quel momento il discepolo
l'accolse con s".
Infine, il libro dell'Apocalisse - scritto da San Giovanni a Patmos,
dopo aver avuto una visione - sembra confermare il ruolo di Maria
quale Regina del Cielo: "Un grande segno apparve in Cielo. Una
donna vestita di sole, la luna sotto i piedi e sul capo una corona di
dodici stelle".
La donna, scrive Giovanni, stava per dare alla luce un figlio maschio
"che avrebbe dominato tutte le nazioni". Il "grande drago rosso" attendeva
che nascesse il figlio della donna in modo da divorarlo, ma
"il figlio fu portato a Dio, al Suo trono".
Giovanni, nella sua visione, scrive poi che la donna fugg in un luogo
preparato da Dio, ma il grande drago - "l'antico serpente, che 
chiamato diavolo e satana, che ha ingannato tutto il mondo" - continu
a inseguirla. Il drago viene descritto arrabbiato, poich sa che il
suo tempo sulla terra  breve.
Cosa interessante, l'ultimo libro della Bibbia sembra confermare
quello che aveva previsto il primo libro - l'inimicizia tra la donna e
il serpente. Questa parte della visione di Giovanni si conclude con
quello che si potrebbe ritenere il ritratto della persecuzione cristiana:
"Allora il drago si infuri contro la donna e and a far guerra
contro il resto della sua discendenza, contro quelli che custodiscono
i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di
Ges".
Come affermava San Giovanni Paolo secondo, "Non abbiate paura!": la
Bibbia ci dice chiaramente che Dio trionfer, quindi invece di preoccuparci del futuro, dovremmo solo chiederci: Da che parte sto io?

Incontrare Papa Giovanni Paolo secondo fu come incontrare un Santo vivente.

Capitolo 21.

"A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le
opere?... Tu credi che ce un Dio solo? Fai bene;
anche i demni lo credono e tremano!".
(Lettera di Giacomo, 2, 14-19).

Anche per me il 1987 si rivel un "Anno Mariano" e non solo
perch avevo incontrato il Papa.
La mia famiglia, saputo che nonna Jela stava morendo, si era precipitata
a Medugorje. Da tempo la nonna soffriva di una grave malattia.
Restammo accanto a lei nelle sue ultime settimane di vita, in cui
sopport ogni dolore senza mai lamentarsi. Nelle ultime ore, giaceva
sul letto tenendo il Rosario, ripetendo: "Oh, madre mia... oh, madre
mia...."; poi, in silenzio, pass a miglior vita.
Fui molto impressionata nel vedere morire, per la prima volta, una
persona cara, ma era chiaro che l'anima di nonna Jela non era pi
dentro il corpo che giaceva l davanti a me. Con il Rosario, aveva
passato la vita a chiedere alla Madonna di pregare per lei nell'ora
della sua morte, quindi ero certa che ora stesse guardando lo stesso
splendido volto che anch'io desideravo vedere ogni giorno.
Tornati a Sarajevo, una strana ma familiare sensazione si faceva strada
nel mio cuore, tanto che durante gli ultimi giorni di luglio preferii
rimanere sola. Era come se la mia spiritualit si fosse elevata; gi meditare
su Dio mi aveva apportato molta pace e quando pregavo mi
sentivo praticamente in Paradiso. Una sensazione che mi ricordava
come mi ero sentita nei giorni precedenti la prima apparizione. Ma
perch? Cosa stava per succedere?
La risposta venne il 2 agosto 1987. Quel giorno i miei erano al lavoro
e mio fratello era a scuola; a casa quindi ero sola. Ad un tratto, verso
le 4 del pomeriggio, sentii la presenza della Madonna. Mi inginocchiai
nella mia stanza e lei mi apparve immediatamente. Vederla fu
una sorpresa graditissima. Mi disse che la mia missione consisteva
nel "pregare per coloro che non credono - che non hanno ancora conosciuto
l'Amore di Dio".
Quando Le chiesi chi fossero questi "non credenti", rispose: "Tutti
coloro che non sentono la Chiesa come propria casa e Dio come proprio
Padre". E aggiunse: "Non chiamateli non credenti, perch anche
dicendo questo li giudicate. Dovreste considerarli vostri fratelli e sorelle".
La Madonna disse che sarebbe venuta il secondo giorno di ogni
mese a pregare con me per la mia missione. All'improvviso mi era
tutto chiaro, anche le mie peggiori sofferenze facevano parte di un
progetto pi grande. Crescere a Sarajevo in mezzo a non credenti,
frequentare scuole gestite dai comunisti, dover nascondere la mia
fede, essere perseguitata dalla polizia: tutto questo era stato una specie
di preparazione. Anche essere stata espulsa e poi finita in una
scuola per ragazzi delinquenti era stata una grazia: mi aveva aiutato
a capire la missione che la Madonna, pi in l, mi avrebbe chiesto
di compiere. D'un tratto mi rammaricai di essermi lamentata dei
miei problemi: solo attraverso di essi, infatti, riuscivo a considerare
fratelli e sorelle anche "coloro che non conoscono l'amore di Dio".
"Non puoi ritenerti un vero credente se non vedi Ges Cristo in ogni
persona che incontri".
In precedenza, a gennaio di quell'anno (il 1987), la Madonna aveva
smesso di dare i messaggi settimanali a Marija; da allora in poi li
avrebbe dati il 25 di ogni mese. Quando inizi a rendermi visita il 2
di ogni mese, solo ogni tanto mi dava messaggi; poi, per, anch'essi
divennero una parte costante delle sue visite. Notai che quelli che
dava a Marija terminavano con la frase "Grazie per aver risposto alla
mia chiamata". A volte anche i messaggi del 18 marzo terminavano
con una frase identica o simile, mentre quelli del 2 del mese si
concludevano solo con le parole "Vi ringrazio". Forse si trattava di
un messaggio all'interno di un altro, destinato alle persone che desiderava
di pi raggiungere. Non poteva ringraziarci di aver risposto
alla Sua chiamata se non avevano risposto tutti. Non potevamo
semplicemente pregare e digiunare e poi dire "Ho risposto alla tua
chiamata". La preghiera e il digiuno che ci chiede dovrebbero riempirci
di amore.
Nel 1987, durante le prime apparizioni del 2 del mese, la Madonna
mi insegn una preghiera speciale, che Lei e io recitiamo insieme
ancora oggi.  una preghiera per coloro che non conoscono l'Amore
di Dio. Non posso ancora rivelarne molti particolari essendo essa
legata ai segreti, ma posso dire che  una preghiera continua, come
il Rosario, rispetto al quale, per, presenta delle differenze. Io, infatti,
non prego mai il Rosario insieme alla Madonna, poich Lei non
prega mai per se stessa. Questa preghiera speciale, invece,  diretta a
Ges, le parole sono rivolte a Lui. Un giorno il mondo potr conoscerla
tutta, ma solo se la Madre Celeste mi consentir di rivelarla.
A differenza delle mie apparizioni annuali - che dureranno finch
vivr - non so fin quando continueranno quelle del 2 del mese.
Comunque, dopo quasi trentanni, Lei continua a venire. Talvolta,
durante le apparizioni del 2 del mese, noto che Le scendono delle
lacrime sul viso. Maria ama i Suoi figli pi di quanto possiamo immaginare
e piange per ognuno di noi che si  allontanato dalla retta
via. Se La vedeste piangere anche solo una volta, sono certa che dedichereste
tutta la vita a pregare per le Sue intenzioni.
La Madonna, quando ci chiede di aiutarla, non si rivolge solo a me o
agli altri veggenti; si rivolge a tutti. Dice che a parole non riusciremo
a cambiare chi non crede. Potremmo provocare cambiamenti solo
pregando e dando il nostro esempio e solo se abbiamo amore nel
cuore.
"Cari figli", disse, "quando pregate per loro, pregate per voi stessi e per
il vostro futuro".
Tutte le cose orribili che accadono nel mondo di oggi sono dovute a
quelli che non conoscono l'amore di Dio. Ma la Madonna non parla
necessariamente di atei. Purtroppo anche molti altri, che si ritengono
religiosi, non conoscono ancora il Suo amore.
"Un non credente non  solo chi si definisce ateo o dice di non sapere
se Dio esista", sosteneva padre Slavko, "ma anche chi dice di credere
e di conoscere la Parola di Dio, ma poi non la mette in pratica
e non vuole fare ci che  bene. Una "fede" cos, in realt,  solo un
insieme di conoscenze sprovvisto di amore".
E la Bibbia concorda. L'apostolo Paolo scriveva: "Se parlassi le lingue
degli uomini e degli angeli ma non avessi l'amore, sarei un rame risuonante
o uno squillante cembalo. E se avessi il dono della profezia,
se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi
tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carit, non
sarei nulla (1 Corinzi, 13, 1-2).
Allo stesso modo, la Madonna non vuole che andiamo in giro a fare
prediche agli altri. Vuole che parliamo, ma con la nostra vita, non
con la bocca. Ci chiede di dare l'esempio di persone che conoscono
l'amore di Dio, in modo che i non credenti possano notare l'effetto
che tale amore ha su di noi.
"L'unica vera pace  quella che d mio Figlio" disse la Madonna.
Tutti hanno fame di pace, ma la maggior parte delle persone la cerca
nei luoghi sbagliati. Solo Dio d pace. Puoi avere anche milioni di
euro, ma senza di Lui, sarai povero. Puoi vivere in una villa, ma senza
di Lui sarai come un barbone. A prescindere da quante cose otterrai,
non sarai mai soddisfatto perch penserai sempre che la pace sia
dietro l'angolo. Molti pensano "se avessi pi soldi, sarei felice". Ma la
pace non  mai dietro l'angolo.  davanti a te e per trovarla, devi solo
inginocchiarti e pregare.
 questo il motivo per cui la Regina della Pace continua a venire. Se
vivi i Suoi messaggi, camminerai con Ges. La Madonna, sostanzialmente,
ripete quello che  scritto nei Vangeli, ma in maniera pi
semplice.
"Le rivelazioni extrabibliche, in genere, non portano nuove verit",
scrisse padre Ljudevit Rupcic, "forse solo una migliore comprensione
delle verit bibliche".
Lascia che Lei ti guidi ad amare. Alla fine, gli altri vedranno in te
quello che cercano, anche se non sapevano che lo stavano cercando e
la tua pace si sparger fra la gente attorno a te. Secondo la Madonna
noi, che ci consideriamo credenti, dobbiamo ricordare di avere una
grande responsabilit.
Alla Messa serale di Medugorje avevo terribili dolori alla schiena,
un disturbo di cui soffro da vari anni. La chiesa era gremita come al
solito, ma notai un piccolo spazio in un banco, in mezzo a pellegrini
italiani. Sperando di riuscire a far riposare la schiena, mi sedetti, ma
un'italiana di quel gruppo inizi a gridarmi contro.
"Si alzi!" disse. "Quello  il nostro banco! Siamo arrivati prima!"
"Scusate", dissi. Mi alzai subito e mi spostai nella navata.
Pi tardi arriv una loro amica. Non appena mi vide, si ricord subito
che ero una veggente. Gli altri, quando lo seppero, si alzarono e
mi offrirono l'intero banco. Sorrisi e li ringraziai, ma rimasi in piedi.
Mi viene sempre da ridere quando ripenso a tale episodio, che per
allo stesso tempo serve da monito. Se fossi una non credente entrata
in una chiesa anche solo per curiosit e venissi "accolta" in quel
modo, avrei voglia di entrare un'altra volta in una chiesa? E di chi
sarebbe la responsabilit?
In un certo senso, tutti siamo non credenti. Nessuno pu dire davvero
di essere un bravo credente che fa tutto quello che vuole Dio. Tutti
commettiamo errori. Ma  importante che tentiamo. Se desideri essere
un esempio - far vedere cio che hai fede e amore - allora devi
sorridere. Devi ridere e scherzare. Se sei sempre nervoso, pauroso
o serioso, un non credente dir: "Quello l non  diverso dagli altri.
Perch dovrei cambiare ed essere uguale a lui?".
"La pace inizia con un sorriso", diceva una grande credente del nostro
tempo, Madre Teresa. Anche lei era nata in Jugoslavia e pare che
seguisse i messaggi di Medugorje. Cosa pi importante, non dobbiamo
mai giudicare o criticare. Quando la Madonna ci chiede di
pregare per i non credenti, vuole che imitiamo Lei. Per prima cosa,
dobbiamo nutrire amore verso di loro, considerarli nostri fratelli
e sorelle che non sono stati fortunati come noi, che invece abbiamo
potuto fare l'esperienza dell'amore di Dio, Solo allora potremo
pregare per loro; altrimenti la nostra preghiera risulter inefficace e
perfino ipocrita.
"La prima e ultima intenzione delle nostre preghiere dovrebbe essere
quella di chiedere la grazia di amare Dio e il prossimo con il cuore",
diceva padre Slavko. "Se il nostro cuore non  completamente
intriso, permeato di amore di Dio, niente di ci che facciamo avr
valore e non saremo neanche felici. Chi prega per la grazia di amare,
prega per la propria pace e felicit, nonch per la pace e felicit della
sua famiglia e dell'umanit".
E se seguiamo l'esempio della Madonna, tutti quelli che vivono intorno
a noi si accorgeranno che in noi abbiamo la pace e vorranno
sapere quale ne  l'origine. Un giorno un cardinale arriv a Medugorje
dal Vaticano e mi disse: "Lo sa perch sono qui?".
"Perch la Madonna l'ha chiamata", risposi e dicevo sul serio. La Madonna
aveva detto che nessuno veniva a sapere di Medugorje per
caso. Il cardinale sorrise. "Forse ha ragione. Ma fino a poco tempo
fa non desideravo affatto venire a Medugorje. Sa, vicino al Vaticano
ce una chiesa dove qualche centinaia di italiani si riuniscono una
volta al mese. Pregano per ore di fila. Non capivo cosa li trattenesse
a pregare cos a lungo, cos un giorno glielo chiesi. Dissero che erano
frutti di Medugorje e che si incontravano li per seguire lo stesso
programma di preghiera serale che ce a Medugorje. La cosa mi
incurios molto, al punto da voler venire a vedere di persona cosa
succedesse in questo luogo. Devo dire che sono contento di essere
venuto".
Dunque, il solo esempio di quei pellegrini era bastato a indurre il
cardinale a venire in visita a Medugorje. Dico sempre ai pellegrini:
"Una volta tornati a casa, non lasciatevi prendere dalla smania di
raccontare a tutti quello che avete vissuto qui. Pensate invece a vivere
i messaggi della Madonna; gli altri, notando che siete cambiati, vi
faranno domande".
Una volta la Madonna disse che desiderava presentarci a Suo figlio
come un magnifico mazzo di fiori. Continuer a piangere fin quando
vi sar ancora un non credente. Ecco perch abbiamo bisogno di
pregare. Ma non dobbiamo pregare per ci che desideriamo; Dio sa
gi tutto quello che ce nel nostro cuore e sa cos' meglio per noi a
lungo termine - eternamente parlando, ovviamente.
Dovremmo invece pregare per i nostri fratelli e sorelle. Ogni volta
che preghiamo per qualcuno che non crede, asciughiamo una lacrima
dal volto della Madonna.
La Madonna ha affidato anche agli altri veggenti la missione di pregare
e per intenzioni diverse: a Vicka e a Jakov ha chiesto di pregare
per i malati, ad Ivanka per le famiglie, a Marija per le anime del
Purgatorio e ad Ivan per i giovani e i sacerdoti. Una mia amica, che
aveva uno zio malato, chiam Jakov e gli chiese: "So che preghi per i
malati. Potresti pregare per mio zio?".
"Senz'altro", rispose Jakov, che preg per tale intenzione la notte stessa.
Il mattino seguente, la mia amica chiam di nuovo Jakov.
"Grazie per aver pregato per mio zio" disse.
"Sta meglio, ora?" chiese Jakov, speranzoso.
"Beh,  morto stanotte".
Diversi mesi dopo ero con Jakov ed avevo un forte raffreddore. Jakov,
vedendo che starnutivo, disse: "Non preoccuparti, Mirjana.
Pregher per te". Scossi la testa. "Dimenticati perfino che esisto. So
cosa succede alla gente per cui tu preghi".
Scherziamo sempre su quest'episodio, che per ci insegna che la preghiera
di un veggente non  pi "speciale" di quella di chiunque altro.
Dio ascolta tutti e sei veggenti allo stesso "volume" e ascolta tutti
gli altri. Il fatto che noi vediamo la Madonna non significa che le nostre
preghiere abbiano la priorit. Credo che ogni persona su questo
pianeta abbia una missione speciale. Attraverso la preghiera, possiamo
scoprire il piano di Dio per la nostra vita. Come io ero preparata
per la mia missione, pensa alle tue vicissitudini ed esperienze, ai tuoi
sogni e poi chiediti: "A quale missione mi sta preparando Dio?".
Pi tardi, quella notte ero seduta con mia madre quando, con nostra
sorpresa, sentimmo bussare alla porta: erano pellegrini italiani
e una signora mi diede uno splendido mazzo di fiori. "Sarebbe un
onore per noi se domani lei portasse questo bouquet", mi disse.
Ad un tratto mi accorsi che Marko e io ci eravamo talmente immersi
nella programmazione delle nozze da aver dimenticato di ordinare il
mio bouquet, un particolare essenziale. In un paesino come Medugorje,
gli addobbi floreali venivano ordinati con largo anticipo, visto
che non vi erano fioristi nelle vicinanze da cui comprare fiori all'ultimo
minuto. Sarebbe stato grave se me ne fossi accorta il giorno
dopo.
"Grazie, grazie!", dissi, piangendo e abbracciai forte quegli italiani.
"Non sapete cosa significhi per me!". Furono sorpresi ma anche contenti
della mia reazione. Avranno pensato che i fiori mi erano davvero
piaciuti, invece ero semplicemente strabiliata nel vedere ancora una
volta come Dio sappia sempre ci di cui abbiamo bisogno - spesso
anche prima di noi.
Un tipico matrimonio in Erzegovina inizia con un pranzo offerto
dai genitori della sposa nella loro casa; la nostra, per era troppo
piccola per ospitare tutti gli invitati, cos i miei noleggiarono un circolo
di cacciatori vicino a Citluk. Il giorno era finalmente arrivato.
Nell'aria si sentiva un bel profumo di rosmarino - secondo costume,
agli invitati ne veniva offerto un rametto, da indossare a mo' di
"mazzolino di fiori" sul vestito. Quasi tutti i miei parenti parteciparono
alle nozze, comprese persone che non vedevo da anni. Vennero
anche gli altri veggenti, che mi augurarono felicit e grazie.
Dopo pranzo, arrivai con l'abito nuziale davanti alla chiesa di San
Giacomo. Medugorje, deliziata da una fresca aria autunnale dopo
tanti giorni di gran caldo estivo, traboccava di pellegrini. Mentre
salivo i gradini della chiesa, notai decine di persone che mi fotografavano
e si affrettavano a venirmi incontro. In qualsiasi parte del
mondo  sempre piacevole vedere una sposa in abito nuziale; ma
quel giorno, per i pellegrini di Medugorje, la vista di una veggente
in abito da sposa era irresistibile. All'improvviso mi trovai circondata
e impossibilitata a muovermi. Mi toccavano, mi baciavano, mi
abbracciavano - alcuni addirittura mi staccavano dei frammenti dal
vestito.
"Porta fortuna", disse un'italiana mentre sfilava un pezzo di merletto.
Gridai, piangendo: "No, la prego, no!".
Grazie a Dio alcuni invitati, vedendo quello che stava accadendo,
mi scortarono subito dentro la chiesa. Feci un respiro profondo; poi,
quando vidi Marko arrivare in smoking, mi rasserenai subito e pensai
contenta alla nuova vita che ci si profilava.
Padre Milan Mikulic era venuto appositamente dagli Stati Uniti per
celebrare il nostro matrimonio. Originario di Prolozac, un paesino
vicino a Medugorje, prestava da molti anni servizio a Portland,
nell'Oregon. Marko ed io, quando lo avevamo incontrato qualche
anno prima in una sua visita a Medugorje, sentimmo subito un certo
feeling. Padre Milan ci aveva detto: "Quando vi sarete sposati, dovrete
venirmi a trovare in America".
All'epoca, viaggiare per il mondo era una cosa inverosimile, come
andare sulla luna; ad ogni modo eravamo elettrizzati di avere padre
Milan come sacerdote delle nostre nozze. Marko ed io, durante la
Messa, ci inginocchiammo davanti all'altare. Nella sua omelia, padre
Milan sottoline come la Madonna ci avesse lasciati liberi di scegliere
il nostro cammino di vita. "Mirjana sta per affermare che intende
servire Dio nel matrimonio", disse. "Ha scelto Marko Soldo come
suo compagno di vita, per vivere i messaggi della Madonna con lui".
Secondo la tradizione dell'Erzegovina, padre Milan ci present un
crocefisso benedetto. Mentre ci scambiavamo i voti, io e Marko avevamo
le mani appoggiate sulla croce, l'una sull'altra; baciammo la
croce e poi ci scambiammo un bacio fra noi. Mirjana Dragicevic
era ora Mirjana Soldo. Dopo le nozze vi fu un grande ricevimento
all'hotel di Citluk. Pap, con le lacrime agli occhi, strinse la mano a
Marko e disse: "Ora qualcun altro potr portarla in giro in macchina".
Si fecero una risata e si abbracciarono; poi pap si volt verso di
me e disse: "Abbi cura di mio figlio".
"Beh, ora sono obbligata", dissi, sorridendo.
Marko, ovviamente, trascorse l'intera notte a cantare e a ballare.
Mentre lo vedevo cantare insieme agli altri uomini del paese, mi
sentivo fortunata ad averlo nella mia vita. Il suo carattere aperto
compensava perfettamente la mia natura introversa. Ero certa che
saremmo stati una bella coppia.


Capitolo 22.

"Desidero che in questo modo si allontani la tenebra e l'ombra di
morte che vuole circondarvi e sedurvi".
(Dal messaggio della Madonna del 18 marzo 2014).

Dopo le nozze, io e Marko andammo ad abitare nella casa dei
suoi genitori situata a Ogradenik, un paesino vicino a Medugorje,
sulla strada per Siroki Brijeg. Con sette persone a dividersi due
stanze da letto, la vita in quella casa era complicata. Ma era l'unica
scelta possibile che avevamo allora; in pi, l'entusiasmo per esserci
appena sposati ci aiutava a trasformare ogni inconveniente in risate
e divertimento.
Qualche mese prima si era sposato anche Zeljko, il fratello di Marko,
che venne ad abitare con la moglie insieme a noi. Poi si aggiunse
anche Stjepan, il fratello minore di Marko. Stjepan era diventato un
bel giovane dal carattere allegro. Era un po' pi alto di Marko e aveva
un'umilt e una gentilezza insolite per una persona della sua et. Mi
chiedeva sempre di raccontargli la storia delle apparizioni, cosa che
facevo con piacere.
Alla fine Marko e io decidemmo di trasferirci a casa dei miei, a Bijakovici.
Era un po' piccola, ma ci permetteva di essere da soli; ci sembrava
di avere finalmente un luogo che potessimo chiamare casa.
Appendemmo sul muro il nostro crocifisso nuziale come ricordo
costante dei voti sacramentali. La sera pregavamo e la mattina prendevamo
il caff insieme.
Era strano che vi fosse qualcosa che non potevo condividere con lui;
ma feci in modo che il fatto di conoscere il futuro non condizionasse
le nostre decisioni.
"Ogni donna ha almeno un segreto che non dice mai al marito, ma
mia moglie ne ha altri dieci", scherzava Marko.
Tra i nostri sogni cera quello di avere figli. La casa dei miei era troppo piccola per metter su famiglia. Sapevamo che non potevamo rimanere
l per sempre, quindi decidemmo di contrarre un mutuo e di
iniziare a costruire una casa un po' pi grande l vicino.
Marko e io ci adattammo alla nostra nuova vita insieme. Mentre lui
seguiva la costruzione della casa, io continuavo a lavorare all'agenzia
di viaggi e a testimoniare ai pellegrini che venivano sempre pi numerosi
a Medugorje. Di solito parlavo loro dalle scalette della nostra
casa; a volte nel cortile c'erano centinaia di pellegrini, che arrivavano
perfino ad occupare una parte della strada.
Dopo aver parlato, rispondevo alle loro domande, sempre numerose
e varie, da quelle pi semplici come "Cosa ci chiede la Madonna?"
ad altre a cui non potevo replicare, quali "Quando verranno rivelati
i segreti?". Le domande che preferivo erano quelle a cui potevo
rispondere con una battuta spiritosa o un sorriso.
Un giorno, una signora irlandese alz la mano. "So che lei vede la
Madonna, ma ha mai visto un angelo?", chiese.
"S, certo", risposi, cercando di apparire seria. "Ne vedo uno tutte le
mattine, ogni volta che mi lavo il viso davanti allo specchio".
Tutti risero; mi sembr allora di vedere l'amore di Dio riflesso nei
mille volti sorridenti di quella gente. Molti pellegrini arrivavano
scuri in volto, forse pensando che avrei dato un messaggio serissimo
o apocalittico. Io, invece ero decisa a mostrar loro che, come ci aveva
spiegato la Madonna, Dio  amore. E l'amore dovrebbe renderci
felici.
Durante un'altra testimonianza, un americano alz la mano e mi
chiese: "La Madonna ci chiede di digiunare a pane e acqua i mercoled
e i venerd. Ma io sono abituato a prendere un caff al mattino.
Va bene se prendo ancora il caff?".
"S", dissi, poi attesi qualche istante guardando gli occhi "speranzosi"
di tutti gli americani. Quindi aggiunsi, sorridendo: "Purch lo beva
prima che la Madonna si svegli per venirla a trovare".
Altre domande, per erano strane se non provocatorie. L'incontro
con tutti quei pellegrini mi aiutava ad essere pi paziente e mi mostrava
che anche tra chi si riteneva credente c'era chi non aveva fatto
pienamente l'esperienza dell'amore di Dio.
"Se i segreti si manifesteranno fra breve, perch lei si  sposata?",
chiese un signore, lasciando trapelare un tono accusatorio nella
voce. "Se lei vede la Madonna, non pensa che avrebbe dovuto farsi suora?".
Ero dispiaciuta per lui, cos come per ogni persona che critica o si
lamenta. Come possiamo giudicare chi conosciamo a malapena? E
chi fra noi pu dire di conoscere davvero qualcuno? Solo Dio ha il
diritto di giudicare. Quando mi criticano, penso sempre che debba
esserci qualche altro motivo che spieghi tale atteggiamento. Immagino
quanto sia infelice una persona che vuole offendere gli altri,
per cui cerco sempre di rispondere alle critiche con una battuta e
un sorriso.
"Beh, la sofferenza ha un valore", dissi a quell'uomo, sorridendo. "Per
conoscere la sofferenza, ce forse un modo migliore che avere un marito?".
Tutti si misero a ridere, specie le mogli presenti nella folla - e
anche il tipo che mi aveva rivolto la domanda.
"Ma scherzi a parte", aggiunsi, "forse il fatto che nessuno di noi veggenti si sia fatto prete o suora e che non siamo perfetti dopo aver
visto la Madonna, dimostra pi di ogni altra cosa l'amore che Dio
ha verso tutti i Suoi figli. Lui ci ama nonostante tutti i nostri difetti".
Alcuni dimenticano che anche il matrimonio  un sacramento. Coltivare
l'amore fra marito e moglie e prendere parte alla creazione
accogliendo una nuova vita nel mondo  una cosa bellissima e santa.
In alcuni casi, tuttavia, il matrimonio  un percorso difficile; nessun
matrimonio  privo di litigi, chi lo nega non  sincero. Le discussioni
ci sono, ma la cosa importante  evitare di dire cose offensive.
A volte, come qualsiasi altra coppia, anche io e Marko abbiamo
qualche battibecco, ma siamo sempre stati attenti a tenere le parole
pesanti lontane dal nostro rapporto. Abbiamo rispettato le differenze
reciproche e messo Dio al primo posto. La nostra fede ci ha aiutato
a ignorare tanti stimoli del mondo che spesso si frappongono fra
le persone. In pi, ogni volta che ho avuto qualche incomprensione
con Marko, gli ho sempre detto, scherzando, che sarei andata a confessarmi da suo zio, padre Slavko. Al che ci facevamo una risata e a
quel punto era impossibile tenere il broncio.
Mentre eravamo nel bel mezzo della costruzione della nuova casa,
i debiti erano aumentati a dismisura; tuttavia ci sentivamo ricchi,
perch avevamo l'amore e la pace. Ringraziavamo sempre Dio per
ci che avevamo e non chiedevamo mai niente di pi. Avevo appena
ricevuto il mio stipendio mensile all'agenzia di viaggi, quando un signore entr in ufficio e mi raccont una storia triste: lui, la moglie e i tre figli erano stati sfrattati da casa; non avevano nulla da mangiare n un luogo dove andare. Mentre mi parlava piangevo, immedesimandomi nella sua situazione.
"Pregher per lei e la sua famiglia", dissi e poi gli diedi la busta con
dentro tutto il mio stipendio del mese. "Questo l'aiuter".
L'uomo, a mani giunte, mi disse: "Grazie!".
"No, la prego, non ringrazi me; ringrazi Dio".
Ma quando se ne and, fui assalita da un senso di panico e pensai:
Ma cos'ho fatto? Ero contenta di averlo aiutato, ma mi rendevo conto
che per un mese non avrei ricevuto altri soldi. Forse stavolta avevo
esagerato con la mia compassione. Ero preoccupata di aver fatto
una cosa irresponsabile dando tutto il mio stipendio a quell'uomo,
specie in un periodo in cui io e Marko avevamo difficolt sul piano
economico. Come avremmo fatto quel mese a pagare le bollette? E
come lo avrei detto a Marko?
E ora che ci succeder?, pregai.
Poi mi vennero in mente le parole di Ges: "Uomini di poca fede,
perch avete cos paura?".
Quelle parole dicevano la verit: avevo davvero paura. Secondo la
mentalit del mondo ero stata pazza e irresponsabile ad aver compiuto
un simile gesto di carit in modo improvviso. Ma avevo anche
cominciato a capire che la vera fede cristiana richiede gesti che vanno
al di l della razionalit. Se crediamo veramente, non dovremmo
aver paura di essere "troppo cristiani", specie quando ce da aiutare
gli altri. Anche se con la mente saremmo portati a non essere altruisti,
siamo chiamati ad ascoltare il cuore. Meditai sul passo del Vangelo
secondo Marco (12, 43) che racconta di come una vedova mise
due piccoli spiccioli nel tesoro del tempio, mentre gli altri donavano
molto di pi. Ges radun i suoi discepoli e disse: "In verit io vi
dico: questa vedova, cos povera, ha gettato nel tesoro pi di tutti gli
altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece,
nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto
aveva per vivere".
Una fede tiepida, un amore poco appassionato non basteranno mai
a cambiare il mondo: in questi tempi di prova, la nostra fede dev'essere
radicale e il nostro amore senza limiti. Dobbiamo sforzarci di
tenere i piedi per terra ma di elevare i cuori in Cielo. Non sempre 
facile. Come disse Ges a quel giovane che gli aveva fatto una domanda
sulla vita eterna: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello
che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e
seguimi". Ma il giovane, che aveva molte ricchezze, se ne and via
triste. Ges gli aveva detto che doveva essere perfetto e la perfezione
 irraggiungibile per qualsiasi essere umano. Ma se continuiamo a
sforzarci di raggiungere la santit, siamo sulla strada giusta. Ogni
piccolo gesto di gentilezza  gradito a Dio e ogni persona su questo
pianeta pu diventare santa, se lo desidera.
Tuttavia, mentre tornavo a casa dopo aver donato tutto il mio stipendio
ero preoccupata che Marko l'avrebbe presa a male una volta
saputo. Ci eravamo sposati da poco e non volevo che soffrisse a
causa della mia empatia senza freni. Quella sera, a cena, seguitavo a
battere la forchetta sul piatto, per quanto ero nervosa.
"Che hai?", chiese Marko.
"Ho dato tutto il mio stipendio a un uomo senzatetto", dissi, non riuscendo neanche a guardarlo negli occhi. "Mi dispiace. Ma era tanto
triste e cos...".
"Hai fatto bene", disse Marko.
Lo guardai: "Lo pensi davvero?".
"L'ha voluto Dio. Non ti preoccupare. Sopravviveremo un altro
mese, come abbiamo fatto in quello scorso. E guardiamo al lato positivo:
non faremo fatica a digiunare se non potremo permetterci tanto cibo!".
Ci facemmo entrambi una gran risata, poi trascorremmo il resto
della serata pensando a qualche modo creativo per farcela fino al
prossimo mese. La gente in Erzegovina era sempre pronta ad aiutare;
la tradizione di condividere il cibo fatto in casa e i buoni raccolti
era sempre stata una parte importante nella vita della regione
e tale generosit si era amplificata da quando erano cominciate le
apparizioni. Anche se non possedevano molto, le persone donavano
con il cuore. Quando iniziarono ad arrivare i primi pellegrini, mio
zio preparava davanti a casa sua un tavolo pieno d'uva, fichi secchi,
acqua e vino e lasciava un biglietto con scritto: Se siete stanchi, avete
fame o sete, prendete!

Quel mese trascorse tra risate, gioie e abbondanti raccolti. Mi sentivo
davvero fortunata ad aver sposato un uomo che aveva il mio
stesso modo di pensare e i miei stessi sentimenti. Tale compatibilit
era chiaramente il risultato dei tentativi di mettere in pratica i messaggi della Madonna. La preghiera e il digiuno ci aprirono il cuore,
rendendoci pi compassionevoli e permettendoci di vedere il valore
del dare agli altri. Ges conosceva tale valore: ha dato la vita per noi.
Ma ci sono tanti altri modi per dare. Possiamo passare del tempo
insieme a una persona sola, cucinare un pasto per una famiglia che
ha fame, insegnare le preghiere a un bambino o aiutare qualcuno sul
piano economico.  importante che doniamo per un motivo giusto,
non perch qualcuno ci dice che  bene farlo o perch possiamo poi
dedurre la nostra donazione dalla dichiarazione dei redditi. Agli occhi
di Dio, l'unico vero motivo per donare  l'amore.
Alla fine del 1989 Medugorje era una florida meta di pellegrinaggio.
A volte si vedevano centinaia di sacerdoti intenti a confessare all'aperto fuori della chiesa, tant' che per venire incontro alla grande richiesta vennero aggiunti 25 nuovi confessionali. La gente era ormai
troppo numerosa per la Chiesa di San Giacomo (prima ritenuta "fin
troppo grande"); la parrocchia, allora, costru un altare esterno che
si apriva a ventaglio dietro la chiesa e uno spazio all'aperto per la
preghiera con 5000 posti a sedere. Il piano di Dio per la parrocchia
si stava realizzando. Padre Slavko, ispirato dai messaggi della Madonna,
organizz un festival per la giovent, da tenersi nella prima
settimana di agosto. Centinaia di giovani venivano da tutto il mondo
per festeggiare insieme la propria fede.
Era chiaro, inoltre, che Medugorje fosse geograficamente adatta per
fungere da santuario. I punti che erano divenuti fondamentali per
vivere il pellegrinaggio - la Collina delle Apparizioni, il Monte della
Croce e la chiesa di San Giacomo - formavano sulla carta un perfetto
triangolo equilatero, in cui tutto era raggiungibile a piedi. Un
rinomato artista italiano, Carmelo Puzzolo, realizz quindici rilievi
in bronzo ritraenti i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi del Rosario,
che la parrocchia colloc sulla Collina delle Apparizioni. Lo stesso
artista realizz anche quattordici rilievi in bronzo raffiguranti le stazioni della Via Crucis, che furono posti lungo il ripido sentiero del
Monte della Croce.
Nelle prime apparizioni, la Madonna aveva detto che "anche la
Croce faceva parte del disegno di Dio quando voi l'avete costruita",
riferendosi alla costruzione della croce di cemento sulla cima del
monte effettuata nel 1934.  chiaro che Dio aveva un progetto per
Medugorje molto prima che la Madonna apparisse. In un decennio,
quello che era sempre stato un piccolo villaggio si era trasformato
in un santuario di preghiera, dove chi apriva il proprio cuore incontrava
il divino. I pellegrini salivano sulla Collina delle Apparizioni
a pregare il Rosario e si inginocchiavano presso la croce di metallo
che segnava il luogo della prima apparizione. L facevano l'incontro
con la Madre.
Sul Monte della Croce, ricordavano le sofferenze di Cristo pregando
le stazioni della Via Crucis e sopportando la fatica dell'arrampicata
su un sentiero ripido e aspro. L facevano l'incontro con Ges.
E nella Chiesa di San Giacomo, con il cuore e la mente che iniziavano
ad aprirsi, purificavano l'anima confessandosi e partecipando
al programma di preghiera della sera. L facevano l'incontro con il
loro Padre.
Vivendo in tale oasi di pace, una persona non avrebbe mai saputo
che nel resto della Jugoslavia bolliva una certa inquietudine. Il regime
comunista minacciava di attaccare da un momento all'altro,
come un animale messo con le spalle al muro. Ogni giorno pregavo
per la pace.
Proprio all'inizio del decennio successivo, padre Milan Mikulic rinnov
a me e a Marko l'invito di andarlo a trovare nella sua parrocchia
di Portland, nell'Oregon - per diffondere il messaggio di Medugorje
negli Stati Uniti e per una sorta di "luna di miele". Le spese di viaggio
e alloggio ci sarebbero state pagate. Marko e io pregammo per
quest'intenzione e il 30 gennaio 1990 sorvolammo l'Oceano Atlantico
a bordo di un jumbo jet.
L'America era tutto un altro mondo. Quello che avevo visto nei film
e nelle riviste non mi aveva preparato a tale continente. C'era tutto
in abbondanza - persone di ogni tipo e colore, negozi enormi che
vendevano pi tipi di prodotti di quanti pensavo che ne esistessero,
autostrade affollate di macchine, edifici che sembravano arrivare al
cielo. Parlando ad una conferenza mariana, fui sbalordita dalle tante
persone che mi avevano riconosciuta. Molte di loro dicevano di seguire
le vicende di Medugorje fin dalle prime apparizioni.
Avevo tanto desiderato vedere l'America come l'avevano ritratta nei
film; cos, non appena io e Marko avemmo un po' di tempo libero,
uscimmo a prenderci il nostro primo hotdog e poi a fare shopping.
Entrando in un centro commerciale, restammo a bocca aperta nel
vedere il numero impressionante di negozi l presenti. Entrando nel
primo, un negozio di abbigliamento, la commessa ci accolse con un
sorriso smagliante, dicendo: "How are you today?" (come va oggi?).
Restai stupefatta, poi sussurrai a Marko in croato: "Mi ha riconosciuta.
Andiamo in un altro negozio".
Il commesso dell'altro negozio ci accolse nello stesso modo: "Hi!
How are you?".
Alla fine capii che "How are you" era un modo di salutare tipico
in America, che invece in Jugoslavia verrebbe utilizzato solo con
una persona conosciuta. Gli americani avevano davvero un grande
cuore: ovunque andavamo, la gente era gentile con noi, specie alla
parrocchia di Santa Brigida, gestita da padre Milan. Questi organizz
un incontro con me per il 2 febbraio 1990, per vivere insieme
l'apparizione del mese. Quel giorno, mentre attendevo l'arrivo della
Madonna in una cappella adiacente, la chiesa era gremita di gente
che pregava il Rosario. La Beata Vergine Maria parl di argomenti
seri; padre Milan, in seguito, mi rivel che diverse volte avevo
"ondeggiato", come se fossi stata sospinta da un forte vento. Io invece
non ricordavo di essermi mossa. La Madonna mi diede il messaggio
per il mondo e quando l'apparizione termin, ripetei le Sue parole in
croato a padre Milan, che a sua volta le lesse ad alta voce in inglese.
Nel Suo messaggio, la Madonna spiegava che desiderava mostrarci
la strada per la vita eterna e ci chiedeva di essere buoni esempi
per coloro che non credevano. "Non conoscerete la felicit su questa
terra", disse, "e non andrete in Cielo se i vostri cuori non sono puri
e umili e se non seguite la legge di Dio". Poi ci chiese di accettare le
nostre sofferenze con pazienza: "Accettate con pazienza tutte le vostre
sofferenze, ricordando che Ges ha sofferto con pazienza per voi.
Lasciatemi essere vostra Madre, la vostra mediatrice con Dio e con
la vita eterna. Non imponete la vostra fede a coloro che non credono.
Mostratela loro con l'esempio e pregate per loro. Figli miei, pregate".
Spiegai a padre Milan che la Madonna si riferiva al sacramento della
confessione quando ci implorava di "riconciliarci e purificare" la
nostra anima. Padre Milan trasmise il messaggio alla folla, venendo
poi inondato di richieste di confessioni.
Marko e io tornammo a Medugorje il 5 febbraio. La visita a Portland
fu il primo di tanti viaggi negli Stati Uniti e in altri luoghi lontani del mondo. Sapendo come la Madonna piangesse per tutti coloro che
non avevano conosciuto l'amore di Dio, desideravo ardentemente
trasmettere il messaggio di Medugorje a quante pi persone possibili.
Era commovente vedere i frutti di Medugorje in cos tanti luoghi
del pianeta.
Il 18 marzo 1990 ebbi la mia apparizione annuale. Lo stesso giorno,
nella Germania Est comunista si svolsero le elezioni libere per
la prima volta nella storia. Un partito, chiamato Unione Cristiano
Democratica, sal al potere cercando subito la riunificazione con la
Germania Ovest. Il muro di Berlino era caduto solo qualche mese
prima, un'immagine forte per chiunque avesse sofferto sotto il
comunismo - tra cui il popolo jugoslavo.
Pi o meno in quel periodo, iniziai a sentirmi di nuovo strana. Questa
volta, per era diverso. Ad un tratto mi sentivo stanca. Avevo
sbalzi di umore improvvisi, apparentemente senza motivo e attacchi
di nausea che poi sparivano in un istante e cosa pi singolare,
mi veniva una voglia irresistibile di cevapi, un piatto tradizionale di
Sarajevo a base di polpette di carne grigliate - impossibile per da
trovare a Medugorje in quel periodo.
Mamma, quando le riferii come mi sentivo, url di gioia: "Fantastico!".
Rimasi sbigottita. "Ma come puoi dire cos? Io mi sento malissimo!".
Sorrise. "Mirjana, sei incinta!"
E aveva ragione. Marko, quando lo informai, mi abbracci, con la
luce negli occhi: "Avremo un figlio!" continuava a ripetere. Per i
nove mesi successivi mi tratt come una bambola delicata,
rimproverandomi quando mi sforzavo troppo. Una sera addirittura and
in macchina fino a Mostar per procurarmi dei cevapi, per i quali
sembravo avere una crisi di astinenza.
Marko e io non dovemmo mai discutere sul nome da dare al bambino:
gi sapevamo quale doveva essere. Ancor prima di sposarci, avevo
sognato di partorire una bambina e di chiamarla Marija, Maria
in croato. Ma durante la mia gravidanza tutti, dalle nonne ai dottori,
continuavano a dirmi che avrei avuto un maschietto. Ogni volta che
qualcuno me lo diceva, mi sembrava di ricevere uno schiaffo in faccia.
Dev'essere una femminuccia, pensavo. Dev'essere Marija.
Essere incinta in Erzegovina - dove i detti popolari venivano presi
sul serio - comportava molta pazienza. Secondo un racconto, se una
donna incinta desidera fortemente qualcosa di rosso, come le ciliegie
o il vino e si tocca la pelle, tale desiderio lascer per sempre delle
voglie sulla pelle del bambino. Anche se sapevo che si trattava di un
mito, mi accorsi che mettevo una mano sul fianco ogni volta che
pensavo alle fragole, cosa che accadeva spesso.
Nei giorni precedenti il parto, la mia famiglia ci veniva spesso a trovare.
Pap, quando mi vide con il pancione, scoppi a ridere e a singhiozzare.
Mi abbracci facendo molta attenzione a non sfiorarmi il
ventre. "Sar nonno!" esclam, visibilmente emozionato.
Mio fratello Miro, ormai sedicenne e alto come pap, disse che non
vedeva l'ora di diventare zio. Anche lui era certo che avrei avuto un
maschietto e gi pensava di insegnargli "le maniere da maschio". Per
me era strano immaginare Miro come zio e pap come nonno. Mi
sembrava fosse passato pochissimo tempo dal giorno in cui i miei
avevano portato a casa Miro, appena nato.
Marija Soldo venne al mondo il 9 dicembre 1990 con una testolina
piena di capelli. Marko e io avevamo gi assistito a tanti miracoli
nella vita, ma niente era paragonabile alla nascita di nostra figlia.
Portammo a casa Marija felici di svolgere il nostro ruolo di madre e
padre. La nostra vita ora era completa. Ci godemmo in pieno ogni
tappa di quest'avventura, dal primo sorriso allo spuntare del primo
dentino di nostra figlia.
La nostra casa era piena di pace a differenza, purtroppo, del resto
del Paese.


Capitolo 23.

"Quando si  di fronte a un abisso di male, l'unica risposta  un abisso d'amore".
(Papa Giovanni Paolo secondo).

Nostra figlia Marija  nata lo stesso giorno in cui nacque uno dei
primi veggenti, un certo Juan Diego, che nel 1531 ebbe diverse apparizioni su una collina in Messico. La Madonna di Guadalupe,
come divenuta nota, si defin "la Madre del Dio vero che d la vita" e lasci la propria immagine sul mantello di Juan Diego. Il vescovo locale,
quando vide l'immagine miracolosa - che ritraeva la Beata Vergine
Maria con una corona di dodici stelle, vestita di sole e con la luna
sotto i piedi, come descritto nel Libro dell'Apocalisse - fece costruire
una chiesa in Suo onore. In seguito alle apparizioni, milioni di persone
locali si convertirono al Cristianesimo.
Nel 1555 - 23 anni dopo la quinta e ultima apparizione - la Chiesa
approv le visioni di Juan Diego. Quanto alle nostre visioni esse
sono state oggetto di studio da parte del Vaticano sin dall'inizio.
La commissione pi recente, istituita nel 2010 da Papa Benedetto sedicesimo, ha completato le indagini nel 2014 sotto il pontificato di Papa Francesco.
Personalmente non mi preoccupo mai dell'approvazione del
Vaticano, perch so quello che vedo. Ho fiducia nel piano di Dio e
ho rimesso tutto nelle mani della Madonna. Mi concentro solo sulla
mia missione.
Come disse un giorno padre Slavko: "Alla fine succeder, in silenzio,
come la primavera e Medugorje verr accettata". Nel frattempo, il
piano della Madonna continuer a realizzarsi.
Per la Chiesa  importante procedere con cautela, visto il proliferare
di tante apparizioni che poi si rivelano false. La Madonna ci ha avvertito
che ci sono tante false apparizioni nel mondo e che occorre
fare attenzione a non lasciarsi ingannare. Alcuni presunti veggenti
sono anche venuti a parlare con me. Mi sono sempre chiesta perch
volessero raccontarmi le loro esperienze. Se veramente vedessero la
Madonna, di cos'altro avrebbero bisogno? A volte mi sono accorta
che mentivano, ma non ho voluto affrontarli. Ho pregato invece
affinch si rendessero conto che stavano commettendo un grande
peccato. I loro presunti messaggi, molti dei quali prevedevano calamit
e periodi orribili, non potevano, ovviamente, provenire dalla
Madonna.
Ges, nel Vangelo di Matteo (7, 15-16), dice: "Guardatevi dai falsi
profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi
rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete".
Ai pellegrini che mi fanno domande su tali "veggenti" dico di non
fidarsi mai di chi diffonde paura, perch la fede che viene dalla paura
non  vera fede e la Madonna non vuole che la gente La ami perch
ha paura.
Il 2 agosto 2006 la Madonna disse: "La via verso la pace passa solo
tramite l'amore".
Molte apparizioni storiche sono culminate in un segno lasciato per
il mondo. Guadalupe ha avuto l'immagine sulla tilma; a Lourdes,
l'acqua ha cominciato miracolosamente a sgorgare dalla terra; Fatima
ha avuto il miracolo del sole; e a Medugorje, la Madonna ha
promesso un segno permanente.
Sin da quando sono cominciate le apparizioni, i cattolici hanno desiderato
ardentemente che la Chiesa si pronunciasse in maniera definitiva
su Medugorje. L'11 aprile 1991 la Conferenza Episcopale Jugoslava
rilasci una dichiarazione sulle scoperte della commissione
istituita per indagare su Medugorje. I vescovi lasciarono aperta per
ulteriori indagini la decisione sul carattere sovrannaturale delle apparizioni,
precisando per che la gente era libera di recarsi a Medugorje.
Crearono addirittura una commissione liturgico-pastorale per
aiutare a guidare la parrocchia ad assistere i pellegrini.
Diversi gruppi di medici e scienziati, dopo averci per anni sottoposto
ad ipnosi, attaccato a monitor, esaminato con macchine della
verit e perfino sottoposti a migliaia di domande di natura psichiatrica
in un solo giorno, hanno accertato che all'inizio di ogni estasi ci
accadevano tante cose inspiegabili: il nostro sguardo si fissava sullo
stesso punto nel medesimo momento e cessavamo di muovere gli
occhi. Quando parlavamo con la Madonna, le nostre laringi non si
muovevano pi e non emettevamo alcun suono, mentre altri aspetti
del discorso restavano intatti. Inoltre eravamo praticamente insensibili
ai rumori forti che ci inviavano nelle orecchie e alle luci intense
che ci facevano brillare negli occhi.
Un neuropsicologo, dopo averci esaminato, disse che durante la visione
eravamo "scollegati parzialmente e notevolmente dal mondo
esterno", mentre eravamo "assolutamente normali, rilassati, bene integrati
e felici" quando non stavamo vivendo un'apparizione.
Un altro medico, che era scettico quando aveva cominciato a sentir
parlare delle apparizioni, concluse il suo rapporto sostenendo che
il fenomeno era "scientificamente inspiegabile" Non aveva trovato
alcun elemento che facesse pensare a un imbroglio o ad un'allucinazione
e aggiunse: "Nessuna disciplina scientifica  in grado di descrivere
questi fenomeni. Saremmo portati a definirli uno stato di preghiera
attiva e intensa, parzialmente scollegata dal mondo esterno,
uno stato di contemplazione con una persona a parte che solo loro
possono vedere, udire e toccare".
Io, ovviamente, non avevo bisogno di un dottore che mi dicesse
quello che stavo vivendo o di rassicurarmi che ero sana e onesta,
ma mi rendevo conto che i test medici erano importanti per gli altri.
Sebbene il vescovo di Mostar avesse ancora dubbi sulle nostre apparizioni,
alcuni membri della Conferenza Episcopale si espressero
pubblicamente a favore di Medugorje. Il cardinale Franjo Kuharic,
arcivescovo di Zagabria, descrisse i risultati della Commissione in
questa dichiarazione: "Noi vescovi, dopo una triennale commissione
di studio, accogliamo Medugorje come luogo di pellegrinaggio e
di santuario. Questo vuol dire che non abbiamo nulla in contrario
se qualcuno onora la Madre di Dio in una maniera che sia conforme
all'insegnamento e alla dottrina di Dio e della Chiesa... Pertanto
proseguiremo gli studi. La Chiesa non ha fretta".
Ma se da un lato il rapporto della Commissione apriva la porta a
tanti altri pellegrini in arrivo a Medugorje, dall'altro il conflitto crescente
in Jugoslavia sembrava richiuderla con violenza. I membri
della nuova commissione liturgico-pastorale avevano programmato
di incontrare il personale della parrocchia di Medugorje per la
prima volta il 27 luglio 1991, ma tale incontro non ebbe mai luogo
perch il 25 giugno 1991 - il decimo anniversario delle apparizioni
della Madonna - la Croazia e la Slovenia si proclamarono indipendenti
dalla Jugoslavia. Tale data segn l'inizio di un periodo oscuro
per la regione.
All'inizio del 1991 la Madonna, quando si manifest alle 19:30 per la
mia apparizione annuale del 18 marzo, alludeva forse al conflitto che
ci stava aspettando al varco. Io ero a Medugorje ed erano presenti
in tanti. Durante l'apparizione mi diede un messaggio da rivelare al
mondo, chiedendomi di pregare affinch potessimo essere "capaci
di diffondere fra gli uomini la pace e l'amore poich questa  la cosa
pi importante in questo tempo di lotta contro Satana". E aggiunse:
"Soltanto con la preghiera potete allontanare Satana e tutto il male
che viene da lui".
Mentre ascendeva al Cielo, vidi tre angeli che l'aspettavano - un particolare
che avevo visto solo una volta, nell'agosto 1981. Era stata
un'apparizione impressionante e non solo per la presenza degli angeli;
con la Jugoslavia sull'orlo della guerra, le Sue parole relative a
una battaglia contro il male apparivano incredibilmente profetiche.
Non era la prima volta che questa parte del mondo si trovava ad
affrontare una situazione di instabilit. Sin dagli albori della civilt,
la regione intorno a Medugorje  stata un crocevia di umanit. Il territorio, prima di essere occupato dagli slavi, giunti da nord nel settimo secolo, aveva ospitato illiri, greci, romani e varie altre popolazioni e trib. A segnare il paesaggio sono rimaste antiche rovine, acquedotti romani e tombe medievali chiamate stecci.
In seguito al dissolvimento dell'Impero Romano, la penisola balcanica
fu divisa grosso modo lungo l'odierno confine fra la Bosnia e la
Serbia. La parte occidentale conserv le sue radici cattoliche, mentre
quella orientale rimase saldamente connessa alla fede bizantino-ortodossa.
Successivamente, nel quindicesimo secolo, l'Impero Ottomano conquist
la regione introducendo l'Islam. Al termine dell'occupazione
turca, durata cinque secoli, subentr l'Impero Austro-Ungarico.
In mezzo a questo caos emersero varie nazionalit distinte: i croati e
gli sloveni, di religione cattolica; i serbi, di fede cristiano-ortodossa; e i musulmani, che ora chiamiamo bosniaci. A complicare la situazione, la zona ospitava anche montenegrini e macedoni. Nel complesso, le persone che l'abitavano erano chiamate "slavi del Sud".
L'Impero Austro-Ungarico domin la regione fino alla prima guerra
mondiale, dopodich gli slavi del Sud entrarono a far parte di quello
che divenne noto come Regno di Jugoslavia. Ma le lotte di potere fra
diversi gruppi etnici sfociarono in conflitti che si inasprirono gravemente con l'inizio della seconda guerra mondiale. Il bombardamento
di Belgrado da parte di Hitler, seguito dall'invasione tedesca,
port alla resa della Jugoslavia.
Un gruppo di resistenza comandato da Josip Broz Tito - che intendeva
trasformare la Jugoslavia in uno stato comunista - lott contro
i nazisti. Alla fine, i partigiani di Tito emersero vittoriosi e istituirono la Repubblica Federale Socialista della Jugoslavia, una federazione comunista composta da sei repubbliche: Slovenia, Croazia,
Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro e Macedonia. Tito si nomin
presidente del Paese e comandante supremo dell'esercito.
Riconoscendo le sfide dovute alla variet della Jugoslavia, Tito disse:
"Sono il capo di un Paese che ha due alfabeti, tre lingue, quattro
religioni, cinque nazionalit, sei repubbliche, circondato da sette
nazioni, un Paese in cui vivono otto minoranze etniche". Mentre la
Repubblica di Croazia era popolata principalmente da croati e la
Serbia dai serbi, la Repubblica della Bosnia-Erzegovina - in cui si
trovavano Sarajevo e Medugorje - aveva un'ampia popolazione di
musulmani, croati e serbi. In molte citt erano presenti moschee,
chiese cattoliche e chiese ortodosse, tutte molto vicine l'una all'altra.
L'obbiettivo dichiarato di Tito era di unire gli slavi del Sud, ma il governo comunista si rivel pi oppressivo che unificatore. Dopo la
morte di Tito nel 1980, i comunisti che gli succedettero avevano
paura di perdere il controllo della popolazione, mentre la gente temeva
che il governo l'avrebbe perseguitata ancor pi. Segu un periodo
di disordini e difficolt economiche.
La Madonna aveva iniziato ad apparirci un anno dopo la morte
di Tito, creando un luogo di preghiera in una regione che alcuni
chiamavano la polveriera del mondo, all'incrocio fra Oriente e
Occidente, Cristianesimo e Islam, comunismo e libert. Le apparizioni
ebbero indubbiamente un forte impatto sul regime.
Una vasta porzione del Paese aveva accolto i messaggi della Madonna
e molti cittadini di ogni parte della Jugoslavia erano venuti in
visita a Medugorje, noncuranti dei divieti del governo. Si racconta
di tanti funzionari comunisti che si convertirono e abbandonarono
il partito.
"Il comunismo  crollato", disse padre Tomislav Pervan. "A sconfggerlo
non sono state n le armi n i carri armati, ma le preghiere".
Nel 1990 i comunisti persero il potere in seguito alle prime elezioni
multipartitiche eccetto che in Serbia e nel Montenegro, dove vinsero
il presidente del Partito Comunista Serbo, Slobodan Milosevic e i
suoi alleati. Il comunismo era ufficialmente morto in Jugoslavia, ma
non potemmo gioire: nella sua ricerca di potere, Milosevic sostitu il
comunismo con il nazionalismo serbo, ottenendo il controllo dell'esercito
jugoslavo e tramando di trasformare gran parte della regione
in una "Grande Serbia", che avrebbe dovuto includere tutta la Bosnia-
Erzegovina e una vasta porzione della Croazia. Parl di possibili
"scontri armati", una minaccia tutt'altro che inconsistente: due
giorni dopo la dichiarazione d'indipendenza della Croazia e della
Slovenia, l'esercito jugoslavo scese in campo.
Mi ricordai di una delle prime apparizioni che avevo avuto a Sarajevo,
dopo che padre Petar mi aveva chiesto di rivolgere una domanda
alla Madonna: "Chiedile se la Croazia sar mai libera". All'epoca non
capivo a cosa si riferisse, cos girai la domanda alla Madonna.
"S", rispose, "ma solo dopo aver patito tanta sofferenza e dolore".
Allora non ci feci molto caso, ma nel 1990 quella risposta sembr
importante. Quello che port alla guerra fu un periodo strano. Diversi
uomini e ragazzi del posto chiamati alle armi dall'Esercito
Jugoslavo fuggirono in altri Paesi, onde evitare di essere costretti a
sparare sulla propria gente. Carri armati e veicoli corazzati sfilavano
per il Paese. L'Esercito Jugoslavo attacc la Slovenia ma si ritir dopo
dieci giorni, concentrandosi su una preda pi grande: la Croazia.
Nel settembre 1991 Marko e io decidemmo di portare per una settimana
Marija, che aveva 9 mesi, dal nostro amico Antonio Cassano
che abitava a Montemelino, in Italia. La Bosnia-Erzegovina era
ancora relativamente in pace, ma avvicinandoci alla costa adriatica
della Croazia per prendere la nave per l'Italia, iniziammo a vedere i
soldati dell'Esercito Jugoslavo trincerati sulle colline lungo il confine
croato.
"Questo non promette bene", disse Marko.
Arrivammo in sicurezza sulla nave, ma mentre essa si allontanava
dal porto di Spalato, venimmo a sapere che a largo della costa vi
erano navi da guerra dell'Esercito Jugoslavo. Il mattino seguente,
arrivati ad Ancona, il personale di bordo ci disse che eravamo stati
molto fortunati (o sfortunati), perch quella sarebbe stata l'ultima
traversata. La situazione in Croazia si era fatta troppo pericolosa
perch la compagnia di navigazione si assumesse altri rischi.
Marko e io restammo senza parole. Eravamo soli in Italia con una
bambina piccola e una valigia per tre.
Come da programma, andammo a trovare Antonio. Quando gli
riferimmo la nostra situazione, ci disse: "Qui da me  come se foste a
casa vostra. Non vi preoccupate di niente. Rimanete finch ne avete
bisogno".
Eravamo grati della sua ospitalit, ma non volevamo disturbarlo per
troppo tempo. Antonio aveva oltre 50 anni, non si era sposato e viveva
da solo in una grande casa di pietra. Dopo tanto tempo si era
abituato a vivere in solitudine e nei primi giorni in cui eravamo l
da lui mi vergognavo ogni volta che Marija gridava di notte o faceva
capricci con il cibo.
Marko e io considerammo l'idea di tornare facendo il giro pi lungo
- passando per Venezia ed entrando in Slovenia per poi dirigerci
a sud in Croazia e in Bosnia-Erzegovina. Guidare in una zona di
guerra non era una delle possibilit, specie avendo la piccola Marija;
eravamo inorriditi vedendo i telegiornali. La citt di Vukovar era
stata circondata e distrutta. A Zagabria, gli aerei jugoslavi avevano
bombardato i palazzi del governo. Il centro storico di Dubrovnik,
citt inserita nel patrimonio mondiale dell'UNESCO era stato colpito
dall'artiglieria. In alcune zone molti civili furono uccisi e gettati
in fosse comuni.
Marko ed io, da lontano, ci sentivamo impotenti di fronte alla distruzione della Croazia, ma non potevamo rimanere senza far niente.
Iniziammo a radunare aiuti materiali e ad inviarli nel Paese, dapprima
in piccole quantit - un giorno una busta di materiale medico,
un altro una scatola di vestiti - ma, quando si sparse la voce su quello
che facevamo, le donazioni aumentarono rapidamente. Antonio
ci permise di utilizzare la casa come magazzino per i vari materiali.
Gli italiani risposero con generosit, talvolta portando da Antonio
camion di aiuti. Quando arrivavano persone da zone lontane d'Italia,
Antonio offriva loro cibo e alloggio e li ringraziava a nome del
popolo croato.
In contrasto con i disordini politici dalle nostre parti, Montemelino,
arroccato sulla cima di una collina era un rifugio tranquillo. La
casa di Antonio si affacciava sulle colline dell'Umbria, un mosaico
ondulato di vigneti, pascoli, oliveti e boschi. Marko e io adoravamo
portare Marija a fare passeggiate all'aria aperta e fresca della campagna.
Andavamo sempre a messa nel vicino Santuario della Madonna
di Lourdes, la prima chiesa d'Italia ad essere stata dedicata alla Beata
Vergine di Lourdes. La facciata esterna, di diversi secoli fa, era molto
semplice, di certo non aveva nulla che facesse pensare al ricchissimo
e accogliente interno. Il soffitto blu e ad arco era punteggiato di
stelle dorate. Sulle pareti, fra i pilastri, vi erano quadri di Ges, della Madonna e di vari santi.
L'attrattiva pi interessante del santuario era rappresentata dalla replica della grotta di Lourdes. Una statua della Madonna sembrava
osservare il visitatore dall'alto di una nicchia illuminando la grotta
con la luce emanata dalla sua corona di stelle, che si mescolava al
barlume delle candele. Quando pregavo li, avevo la fortissima sensazione
che la Madonna fosse presente e che avessi un legame con
la veggente Bernadette, la cui immagine era appesa alla parete. Mi
chiedevo se Bernadette avesse mai combattuto con la stessa sensazione
di indegnit che provavo io.
Tre volte al giorno - al mattino, a mezzogiorno e al tramonto - le
campane della chiesa suonavano la melodia della Madre Immacolata,
l'inno che si canta a Lourdes durante la processione notturna.
Lo sentivo chiaramente dalla casa di Antonio e cercavo sempre di
canticchiarlo.
 l'ora che pia la squilla fedel
le note c'invia dell'Ave del ciel
Ave, Ave, Ave Maria....
Con gli angeli oranti sul nitido pian
del Gave il sussurro ripete lontan.
Ave, Ave, Ave Maria....
La pia Benedetta sul chiaro ruscel
radiosa s'affretta in luce di ciel.
Ave, Ave, Ave Maria....

Intanto la nostra terra natale aveva disperatamente bisogno di ricevere
un aiuto dall'Alto. Per fortuna le truppe croate, seppur mal equipaggiate,
riuscirono a guadagnare terreno nei confronti del potente
Esercito Jugoslavo e nel gennaio 1992 fu annunciata una tregua. Nel
contempo, per, aumentavano le tensioni in Bosnia-Erzegovina, che
raggiunsero il culmine alla fine di febbraio, quando il parlamento
bosniaco dichiar l'indipendenza. I croati e i musulmani furono a
favore della decisione, mentre i serbi volevano continuare a far parte
della Jugoslavia - e avevano il sostegno dell'Esercito Jugoslavo.
Qualche tempo dopo, mamma volle venirci a trovare, anche per vedere
la nuova nipotina. Alla fine riusc a prendere un volo da Belgrado
per l'Italia e Antonio le diede una stanza accanto alla nostra. Era
una meraviglia averla l con noi.
Pap e mio fratello rimasero a Sarajevo. Visto il peggioramento della
situazione in Jugoslavia, li convinsi a non muoversi, pensando che li
sarebbero stati pi al sicuro. Dopo tutto, chi avrebbe sparato a chi?


Capitolo 24.

"I miei occhi e il mio cuore saranno sempre qui,
anche quando non apparir pi."
(Dal messaggio della Madonna del 18 marzo 1996).

La parola Medugorje significa "fra le colline", un evidente riferimento
alla Collina delle Apparizioni e al Monte della Croce che
confinavano con la parrocchia. Ma in senso figurato, Medugorje era
anche situata fra le maggiori "montagne ideologiche" del mondo.
Nella prima parte del 1992, queste montagne sembravano pronte a
schiantarsi luna contro l'altra.
Con la minaccia della guerra che incombeva sulla Bosnia-Erzegovina,
sentivo l'urgenza di mettere in pratica i messaggi della Madonna
anche insieme agli altri. Durante il conflitto, la Beata Vergine Maria
ci ripeteva pi volte l'invito a pregare per la pace; chiesi allora ad
Antonio di formare un gruppo di preghiera. Antonio fu entusiasta
dell'idea e invit tutti quelli che conosceva a venire a pregare con
noi ogni mercoled alle 11 di mattina. Trasform una stanza della
casa in un luogo di preghiera inserendovi una statuetta bianca della
Madonna. Pensavamo che solo poche persone sarebbero venute al
primo incontro; fummo invece sbalorditi vedendo la stanza riempirsi
rapidamente, con l'arrivo di 40 persone. Quelli che vennero pi
tardi dovettero rimanere a pregare fuori.
La nostra missione era pregare per coloro che non avevano ancora
conosciuto l'amore di Dio. Pregavamo sempre il Rosario e leggevamo
versi della Bibbia. Molte persone che venivano a pregare con
noi avevano seguito sin dall'inizio i messaggi della Madonna. Fui
particolarmente impressionata dal Dottor Vittorio Trancanelli, un
chirurgo locale sulla quarantina e da sua moglie Rosalia, che si faceva
chiamare Lia.
Vittorio, che aveva un cuore grande e una fede profonda, forniva
medicine a tutti quelli che ne avevano bisogno. Pochi sapevano che
lui stesso soffriva di gravi problemi di salute, perch non si lamentava
mai n permetteva che questo interferisse con quella che riteneva
la sua missione. Vittorio e Lia avevano un figlio di nome Diego, ma
accettavano anche di accogliere a casa loro altri bambini e avevano
avviato una comunit per donne depresse che avevano bisogno di
un luogo libero e sicuro in cui vivere. Inoltre avevano adottato una
bellissima bambina down, Alessandra, che aveva perso la madre.
Sin dall'inizio sentii di avere un legame particolare con Alessandra;
non avevo mai visto una bambina cos piena di amore e cos felice.
Aveva anche una fede profonda e a quanto pare innata. Quando le
dissi che la Madonna mi aveva chiesto di pregare per i non credenti,
si impegn a collaborare a tale missione. Impar perfino a recitare
a memoria in croato il Padre Nostro, l'Ave Maria e il Gloria al Padre.
Essendo cos vicini ad Assisi, Vittorio e Lia erano molto devoti a San
Francesco e a Santa Chiara. Alessandra naturalmente condivideva
il loro entusiasmo, al punto che un giorno scomparve e quando la
ritrovammo nel bagno si era tagliata i capelli pi corti possibile per
assomigliare a Santa Chiara.
Lia mi diceva spesso: "Quando faccio il bagno ad Alessandra, mi
sembra di fare il bagno a Ges. Mi riempie d'amore e mi rafforza la
fede".
Il 18 marzo 1992 Vittorio, Lia, Alessandra e il resto del gruppo di
preghiera si radunarono a casa di Antonio per essere presenti alla
mia apparizione annuale. Un'emittente televisiva italiana venne a
riprendere l'evento. Pur dovendo affrontare per sei mesi tutta l'incertezza
dell'attesa in esilio, riprendevo forza e speranza da ogni incontro
con la Madonna.
Alessandra s'inginocchi accanto a me e pieg le mani esattamente
come facevo io quando pregavo e aspettavo. La Madonna apparve
all'improvviso verso le 13:50. Pregai con lei tre volte il Padre Nostro
- una volta per i malati, un'altra per coloro che non avevano ancora
conosciuto l'amore di Dio e un'altra ancora per tutti i presenti - e
poi, io sola, il Salve Regina in Suo onore.
La Madre Celeste mi diede anche questo messaggio da condividere
con tutti: "Figli cari!", disse in tono implorante, "Mai come adesso
ho avuto bisogno delle vostre preghiere. Mai come adesso vi prego di
stringere in mano il Rosario. Stringetelo forte! Io prego moltissimo il
Padre per voi. Vi ringrazio perch siete venuti cos numerosi e avete
risposto alla mia chiamata".
"S, lo faremo Madre", dissi.
Una volta scomparsa, scrissi le Sue parole su un pezzo di carta e trovai
la forza di stare davanti alla folla. Per un attimo, mentre leggevo
a voce alta il messaggio in italiano, notai tutta l'intensit sui loro
volti. Ma verso la fine, ricordando la preoccupazione sul viso della
Madonna, mi sentii un nodo in gola.
"Scusate, non riesco a continuare", dissi.
Poco dopo, la troupe televisiva mi intervist su un prato accanto alla
casa di Antonio: "Perch non  riuscita a finire di leggere il messaggio?",
mi chiese l'intervistatore. "Che cosa riguardava?".
"Quando ho detto alla Madonna che avremmo pregato", risposi,
"pensavo che Lei fosse simile a un pilota che voleva portarci tutti
in Paradiso.  venuta a indicarci la strada per arrivarci. Allora ho
risposto a nome di tutti: 'S, lo faremo. Madre'. Le parole mi sono
venute direttamente dal cuore; le ho dette perch non ho potuto fare
altrimenti".
"L'invito a pregare per la pace viene ripetuto molte volte. La Madonna
le ha chiesto di pregare per la pace in Jugoslavia o per qualsiasi
altra guerra in corso?".
"La Madonna, quando  arrivata undici anni fa a Medugorje, si 
presentata come la Regina della Pace. Allora ci era sembrato strano
perch vivevamo in un tempo di pace, come qui in Italia, ma adesso
sappiamo perch. Abbiamo pregato per la pace solo un po', cos
come per tutto il resto. Non penso comunque che la Madonna voglia
che preghiamo solo per la pace in Jugoslavia; Lei vuole che preghiamo
per la pace in tutto il mondo. Per Lei, la Jugoslavia, la Germania,
l'Italia e tutti i Paesi del mondo non esistono. Dalla Sua prospettiva,
siamo tutti figli dello stesso pianeta, quindi dovremmo pregare per
la pace nel mondo intero".
"Per i nostri spettatori che non capiscono, come si deve pregare?".
" necessario solo che la preghiera venga detta con il cuore.  semplice.
Non dobbiamo pensare che la Madonna ci chieda qualcosa
che non possiamo o non sappiamo fare. Per prima cosa, dobbiamo
sentire che Dio  nostro Padre, che  sempre vicino a noi e che ci
ama. Solo quando sentiamo questo possiamo pregare. Dovremmo
iniziare ogni giornata con una preghiera, prima di andare a scuola,
al lavoro, da ogni parte. I genitori dovrebbero pregare con i figli.
Chiediamo l'aiuto di Dio per tutto il giorno e ringraziamolo di ogni
piccola grazia che riceviamo. Tutto viene da Dio".
"Quindi, scoprire la fede  una grande vittoria. Non si pu dire solo
un'Ave Maria e avere la fede. In quale momento possiamo chiaramente
affermare di avere fede?"
"Quando sentiamo nel cuore di amare Dio pi di ogni altro o di ogni
altra cosa qui sulla terra. Allora possiamo dire di avere fede. E anche
quando facciamo qualcosa che la Madonna ci raccomanda, quando
preghiamo il Rosario, quando andiamo alla Santa Messa, quando ci
confessiamo ogni mese, quando digiuniamo i mercoled e i venerd.
Allora possiamo dire di avere fede".
In risposta al messaggio, il nostro gruppo di preghiera, subito dopo
l'apparizione, si radun a pregare il Rosario. Lo stesso giorno a Lisbona,
in Portogallo - guarda caso, non lontano da Fatima - i tre
leader rappresentanti dei musulmani, dei croati e dei serbi della
Bosnia-Erzegovina si incontrarono per firmare un accordo di pace.
Alcuni si aspettavano un accordo che, per metter fine alla guerra,
suddividesse il Paese in linee etniche. Dieci giorni dopo, il patto
and a monte.
l'esercito serbo della Bosnia, sostenuto da Milosevic e dall'Esercito
Jugoslavo, mobilit le proprie truppe per difendere il territorio della
Bosnia-Erzegovina. Quando i telegiornali italiani riferirono che i
serbi avevano circondato Sarajevo, fui colta dalla paura e non riuscii
a fare nulla. Perch avevo detto a mio padre e a mio fratello di rimanere
l? I soldati serbi, intenti a distruggere l'esercito musulmano,
presente in modo massiccio a Sarajevo, avevano lanciato sulla citt
bombe e missili dalle loro roccaforti sulle colline circostanti.
Telefonai a casa a Sarajevo, ma non riuscii a prendere la linea.
Temendo il peggio, passai le tre ore successive a camminare, pregare e
rifare il numero. Finalmente, pap rispose.
Le interferenze gli coprivano la voce. "Pronto?", disse, sembrando a
corto di fiato.
"Pap!" esclamai e iniziai a piangere. "Ho visto il telegiornale. Sono
molto triste (...)".
"Non esserlo neanche per un istante", replic. "Nessuno avrebbe potuto
saperlo. Miro e io ce la caveremo".
Una serie di esplosioni coprirono la sua voce.
"Pap! Cos' stato?".
"Mirjana, devo andarmi a nascondere. Ti voglio bene!". E riattacc.
Mi sentii mancare il respiro. Guardai la piccola Marija chiedendomi
se avrebbe rivisto ancora il nonno e lo zio. Ogni giorno che passava
assistevo in televisione alla distruzione di Sarajevo. Non potevo
credere che una cosa simile stesse accadendo nella mia citt. Ogni
volta che le immagini facevano vedere un corpo che giaceva sulla
strada, pregavo perch non fosse quello di mio padre o di mio fratello.
A malapena avevo la forza di abbracciare Marija, mentre mamma
rimase sorprendentemente calma ogni giorno; sorrideva e giocava
con la nipotina e ci aiutava a prenderci cura di lei. La notte, per,
spesso sentivo che, nella sua stanza, ascoltava alla radio le notizie su
Sarajevo e a volte piangeva. Soffriva in silenzio, come aveva sempre
fatto.
Continuai a chiamare a casa tutti i giorni, ma solo a volte prendevo
la linea. Quando ci riuscivo, sentivo nel sottofondo il rumore delle
bombe e degli spari. Il palazzo in cui abitavamo a Sarajevo era al
centro della citt, dove infuriavano le peggiori battaglie fra le truppe
musulmane e serbe. Una notte, una bomba colp l'esterno del nostro
appartamento creando una grossa breccia nel muro, ma per fortuna
pap e Miro avevano iniziato a dormire nella tromba delle scale, al
centro dell'edificio.
La volta seguente in cui riuscii a parlargli per telefono, mio fratello
sembrava sfinito. "Mirjana,  terribile! Non riesco a dormire!", disse.
Ero addolorata per lui. "Per le bombe?", chiesi.
"No, perch pap russa fortissimo! Le bombe non sono niente al
confronto!".
Feci una risata, ma dentro di me sapevo di dover trovare il modo di
portarli via da Sarajevo. Sarebbero stati pi al sicuro a Medugorje,
che fino ad allora sembrava essere stata protetta dalla guerra. Volevo
bene a Miro come a un figlio ed ero preoccupata dall'idea che
l'esercito musulmano o serbo potesse portarlo via e costringerlo a
combattere; gran parte dei soldati impegnati in guerra avevano la
sua et. Pap mi disse che i soldati dell'esercito musulmano venivano
quasi ogni giorno da noi alla ricerca dei cecchini serbi, spostando i
mobili e svuotando gli armadi e che una volta andati via, lui e Miro
dovevano rimettere tutto a posto. Ma un giorno decisero di non farlo.
Quando arrivarono, i soldati, notando tutta la confusione, dissero:
"Ehi voi, perch non mettete un po' in ordine?".
Pap sorrise. "Perch sappiamo che voi tornerete e rimetterete tutto
a soqquadro!" Anche in quei momenti cos terribili, non perdeva
mai il senso dell'umorismo. Dopo non molto, per, lui e Miro iniziarono
ad avere poco cibo. I blocchi avevano impedito di far arrivare
le scorte di viveri in citt. Uscire era troppo pericoloso - i cecchini
uccidevano ogni malcapitato che avevano a tiro. Con il digiuno avevano
imparato a tirare avanti con poco, ma ora i morsi della fame si
facevano sentire. Pregarono per avere aiuto. Paasha, la nostra vicina
di casa, che ormai era diventata anziana, un giorno diede a pap del
cibo in scatola. "Questo  per lei e suo figlio", disse.
"Grazie, Paasha", disse pap. "Ma non possiamo accettare il tuo cibo".
"Sciocchezze. Non vi preoccupate per me. Miro ha solo 17 anni e
deve vivere".
Alla fine pap, seppur riluttante, lo accett e Paasha continu a dar
loro piccole scorte di cibo. Pap e Miro erano grati della sua generosit.
In un periodo come quello, dove per via della guerra tutti sembravano
contro tutti, la gentilezza di Paasha era una luce in mezzo
alle tenebre. Ma il suo sacrificio fu ancora maggiore di quello che
pensavano pap e mio fratello: infatti, in seguito venni a sapere che
Paasha mor di fame durante la guerra.
A differenza di Sarajevo, in Italia cera abbondanza di cibo, ma io ero
sempre troppo preoccupata di mio padre e mio fratello per pensare
a mangiare. Inoltre quando mangiavo mi sentivo in colpa, sapendo
che a casa la gente moriva di fame. In pochi mesi persi nove chili. Da
bravo italiano, Antonio si preoccupava tanto vedendomi mangiare
cos poco. Un giorno si sedette a parlare con me. "Forse durante la
prossima apparizione dovresti chiedere alla Madonna di aiutarti",
disse. "Pensi che lo far?".
"Lo sa lei", risposi. "Non voglio essere ingrata per il dono che ho di
vederLa. Quanti altri stanno soffrendo a Sarajevo? Dovrei pregare
come qualsiasi altro".
Mentre lo guardavo, mi venne all'improvviso un'idea. "Ho capito!
Pregher Antonio!".
"Cosa posso fare?".
Sorrisi. "Non tu. Sant'Antonio. Non mi ha mai deluso".
Sin da bambina ero stata molto devota a Sant'Antonio. Nato a Lisbona,
in Portogallo, Antonio divenne in seguito un frate francescano.
Era molto stimato per le sue interessanti omelie, in cui utilizzava
parole semplici per trasmettere verit pi profonde, non diverse dai
messaggi della Madonna. Una volta disse: "Davanti a Dio siamo
quelli che siamo, nient'altro".
E come gran parte dei santi era molto devoto alla Beata Vergine Maria.
"Maria offre rifugio e forza al peccatore", scrisse.
Antonio divenne famoso come il santo che aiuta a ritrovare le persone
e le cose smarrite, dopo che qualcuno gli aveva rubato un libro
di salmi a Bologna. All'epoca, i libri erano piuttosto rari e preziosi e
lui aveva scritto tra le pagine del suo libro appunti e omelie. Preg
perch potesse ritrovarlo e le sue preghiere furono ascoltate: il ladro,
pieno di rimorso, glielo restitu.
Antonio mor a Padova il 13 giugno 1231, data in cui si celebra ogni
anno la sua festa in tutto il mondo, anche al Santuario di SantAntonio
di Humac, che dista da Medugorje circa 13 chilometri. I cattolici
dell'Erzegovina sono molto devoti a Sant'Antonio. Da noi si  sempre
detto, scherzando, che  l'unico Santo con cui puoi fare un affare.
Ogni anno, alla vigilia della festa di Sant'Antonio, la gente che vive
vicino a Humac esce di casa e cammina tutta la notte per raggiungere
il santuario di mattina. Da piccola ho fatto quel pellegrinaggio
insieme ai miei cugini. Come ulteriore penitenza, facemmo il cammino
a piedi scalzi e cantammo inni sotto le stelle. Non ero abituata
a camminare cos tanto - a Sarajevo mi spostavo sempre in treno o
in autobus - cos, quando arrivammo al santuario, avevo i piedi che
mi sanguinavano. Ma ero cos felice di avercela fatta che neanche
ci pensavo. Migliaia di persone avevano camminato tutta la notte e
raggiunto Humac all'alba. Dopo la Messa al santuario, pregai la coroncina
di Sant'Antonio girando intorno alla sua statua nella chiesa
esattamente come facevano molti altri pellegrini. Una volta terminata
la preghiera, sentii che il mio pellegrinaggio era completo e mi
unii a tutti in strada per festeggiare mangiando dell'agnello arrosto.
Sapendo che avevamo fatto qualcosa per Dio eravamo tutti pieni di
gioia e liberi da ogni preoccupazione, tranne quella di non sapere
come avremmo fatto a tornare a casa.
Vista la situazione disperata di mio padre e mio fratello, mi inginocchiai
e chiesi a Sant'Antonio di intercedere. "Facciamo un patto",
pregai: "Tu aiutali a uscirne sani e salvi. Se si salveranno, pregher il
tuo Rosario ogni giorno per il resto della mia vita e digiuner ogni
marted in tuo onore". Poi aggiunsi: "Ma se non si salveranno, lascia
perdere".
Non mi ero resa conto di quanto la coroncina di Sant'Antonio fosse
adatta per la situazione di mio padre e mio fratello finch quella notte
non la pregai. La coroncina  simile a un Rosario comprendente
tredici gruppi di tre semi. Su ciascuno dei tre semi, si prega e si medita
su un'intenzione specifica relativa a Sant'Antonio:
"Sant'Antonio, che hai risuscitato i morti, prega per quei cristiani che
ora sono in agonia e per i nostri cari defunti".
"Sant'Antonio, liberatore degli schiavi, liberaci dalla schiavit del male".
"Sant'Antonio, protetto da Maria, allontana i pericoli che ci minacciano
il corpo e l'anima".
Giorni dopo, il fratello minore di Marko, Stjepan, ci chiam. In quel
periodo si preparava ad unirsi ad altri croati per difendere i paesi
della regione. Prima della guerra, l'Esercito Jugoslavo aveva confiscato
tutte le armi presenti nella zona, per cui i ragazzi andavano al
fronte armati solo di fucili da caccia e qualche proiettile - ma con il
Rosario attorno al collo. "So che questo potrebbe sembrare strano",
mi disse Stjepan, che poi rise. "Beh, forse non lo sar per te. Un signore
austriaco di recente  venuto in citt dicendo di aver sognato
l'Arcangelo Gabriele che gli diceva di portare un autobus pieno di
persone fuori da Sarajevo".
Sembrava davvero strano, ma chi ero io per giudicare la visione avuta
da un altro? Forse il viaggio in autobus sarebbe stato una risposta
alle mie preghiere. D'altra parte, sapevo che per uscire dalla citt si
dovevano passare i pericolosi posti di blocco dei serbi. E come avrei
potuto dire a pap di prendere un autobus con un forestiero che
sosteneva di aver preso ordini da un angelo?
Telefonai a casa. La reazione iniziale di pap fu come avevo previsto.
"Mirjana, vorrebbe dire suicidarsi! L fuori stanno ammazzando
tutti!".'
Ma mio fratello non era d'accordo. "Io vado", disse. "Non ce la faccio
pi a rimanere qui. Ho fame".
Pap non poteva lasciarlo andare da solo. "Se vai, vado anch'io".
Stjepan fece in modo di farsi trovare dal signore austriaco e nel giugno
1992 - nel periodo della festa di Sant'Antonio - Miro e pap salirono
nervosi sull'autobus con altre cinquanta persone di Sarajevo.
Mentre l'autobus si muoveva attraverso le strade deserte e devastate
di quella che un tempo era la nostra bella citt, pap scrut attraverso
il finestrino e pianse. Gli edifici erano tutti danneggiati, le strade
erano cosparse di macerie e schegge di vetro, i marciapiedi pieni di
macchie di sangue. "Cos'hanno fatto!" esclam.
Raggiunta l'estrema periferia, un soldato dell'Esercito Serbo costrinse
l'autobus a fermarsi ad un posto di controllo. Salirono a bordo
soldati brizzolati dalla barba incolta e con armi automatiche, osservando
ciascun passeggero con sospetto e freddezza. Miro, tutto
tremante, ud uno sgocciolio - gli altri passeggeri erano cos terrorizzati
che alcuni di loro se l'erano fatta sotto. Miro chiuse gli occhi
e preg con tutto il cuore: Facci vivere. Liberaci dal male. Quando
riapr gli occhi, i soldati stavano scendendo dal mezzo. Alcuni istanti
dopo, lo lasciarono andare.
Una volta fuori Sarajevo, l'autobus si ferm in un paese dove alcune
suore accolsero tutti con il sorriso offrendo cibo e bevande. Nessuno
dei passeggeri mangi nulla, ma preferirono prendere un bicchierino
di rakija e brindare alla bont di Dio. Facevano fatica a credere di
essere riusciti ad uscire da Sarajevo sani e salvi.
Quando pap e Miro arrivarono a Medugorje, mamma si fece coraggio
e part dall'Italia per riunirsi a loro prima possibile. "Sono
troppo magri", disse mamma, certa che qualche piatto fatto in casa li
avrebbe rimessi in sesto. Ma anche la sua cucina non pot cancellare
i loro ricordi traumatici della vita vissuta in costante pericolo. Una
notte a Medugorje vi fu un violento temporale mentre pap e Miro
dormivano. Svegliati dal fragore dei tuoni, si diressero di corsa nel
seminterrato per rifugiarsi, pensando di essere ancora a Sarajevo.
Intanto, sull'altra sponda dell'Adriatico, io pregavo ogni sera la coroncina
di Sant'Antonio.


Capitolo 25.

"E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: 'Signore Ges, accogli il
mio spirito'. Poi pieg le ginocchia e grid: 'Signore,
non imputare loro questo peccato'".
(Atti degli Apostoli 7, 59-60).

Settembre 1992. La tregua in Croazia aveva portato una pace
fragile e carica di tensione, mentre in Bosnia-Erzegovina continuava
ad infuriare la guerra. Malgrado i pericoli, Marko e io sentivamo
di dover ritornare alla casa di Medugorje. Non ci sembrava
giusto restare separati dalla nostra famiglia e dagli amici. Cera una
nave che sarebbe partita dall'Italia per la Croazia facendo un giro
pi lungo, attraverso le isole della Dalmazia. Dopo aver pregato per
quest'intenzione, decidemmo di tornare a casa. Mi dispiaceva lasciare
Antonio. Marko e io avevamo vissuto insieme a lui per un
anno ed era diventato come un fratello per noi. Pensavo che sarebbe
tornato volentieri alla sua solitudine, invece fui sorpresa nel vedergli
le lacrime agli occhi quando gli comunicai che stavamo partendo.
"All'inizio, quando siete arrivati, devo ammettere che facevo fatica
all'idea di avere la casa piena. Pregavo ogni sera perch Dio mi aiutasse
ad abituarmi a vivere con una famiglia. Penso di aver pregato
troppo bene, perch ora non so se ce la far a vivere senza voi tre".
"Tu avrai sempre un posto a Medugorje", risposi sorridendo. "L siamo
rumorosi come lo siamo stati qui, quindi ti sentirai a casa".
Mentre ci apprestavamo a partire, Antonio torn da noi. "Vengo con
voi", disse.
"Perch vuoi farlo?", chiesi.
"Vi voglio troppo bene, non posso lasciarvi andar via soli".
Sal con noi in macchina e partimmo. Arrivare in Croazia dopo la
traversata fu un'esperienza stranissima. Ci avevano avvertito che per
arrivare a Medugorje avremmo dovuto prendere determinate strade
e che era meglio viaggiare di notte, tenendo accese solo le luci di
posizione. Stavamo sbagliando a tornare? Abbracciai forte mia figlia
Marija e chiesi a Dio di proteggerci.
Le strade minori verso l'Erzegovina erano piene di curve e poco
illuminate. Passammo accanto a una casa completamente sventrata
dalle bombe, con le travi bruciate che sembravano le ossa di un
grande scheletro nero. Dovemmo fermarci a diversi posti di blocco,
dove i soldati ci ispezionarono la macchina. Quando intravidi da
lontano il Monte della Croce e i campanili gemelli della chiesa di San
Giacomo, fui pervasa da un grande senso di pace. Eravamo a casa.
Pap pianse appena ci vide e mi strapp subito Marija dalle braccia.
"La mia cara nipotina!", disse, baciandola. "Come cresciuta! Quanta
pasta le avete dato?".
Pap aveva conservato il suo carattere, ma lo stress della guerra e
la paura per la vita di Miro lo avevano molto provato fisicamente.
Aveva i capelli completamente bianchi e gli occhi stanchi. Miro sembrava
in salute, ma continuava ad avere incubi.
Antonio rimase a Medugorje per un po', passando la maggior parte
del tempo a valutare quale tipo di aiuti materiali fossero pi necessari.
Torn in Italia deciso ad incrementare la sua opera di soccorso.
Eravamo tutti insieme e a casa, ma cera ancora una cosa che mi
preoccupava: pap e Miro non ci avevano portato da Sarajevo i nostri
documenti importanti, perch non erano sicuri che sarebbero
sopravvissuti. Per i documenti avrei potuto rimediare, ma fra loro
cera la pergamena che mi aveva consegnato la Madonna dieci anni
prima. Non immaginando che nella nostra citt ci sarebbe stata una
guerra, l'avevo riposta nella scrivania, pensando che l fosse al sicuro.
Medugorje non era molto cambiata: cera paura e preoccupazione,
ma nel complesso si percepiva nell'aria la speranza che la Madonna
ci avrebbe aiutato. Il paese era diventato un punto nevralgico per
l'arrivo dei carichi di aiuti provenienti da ogni parte del mondo.
Gente che un tempo era stata a Medugorje in pellegrinaggio ora
rischiava la propria vita venendo a consegnare di persona gli aiuti
materiali. Gli americani inviarono interi container pieni di scorte di
ogni tipo e organizzazioni di varie parti d'Europa facevano arrivare
regolarmente forniture di aiuti. Tanti italiani, come Antonio, furono
particolarmente generosi. Un giovane di nome Magnus part dalla
sua Scozia e attravers tutta l'Europa arrivando con un camion pieno
di viveri e medicinali. Quest'esperienza lo port ad avviare
un'associazione umanitaria chiamata Mary's Meals, uno dei grandi frutti
di Medugorje, che oggi nutre oltre un milione di bambini poveri in
tutto il mondo.
Padre Slavko sembrava pi attivo che mai durante la guerra. Oltre a
supervisionare il programma di preghiera della sera per i non molti
pellegrini presenti, scriveva libri, confessava, collaborava alla fornitura
dei soccorsi e saliva ogni giorno sulla Collina delle Apparizioni
o sul Monte della Croce. Era cos concentrato sulla sua attivit che
non si preoccupava mai di questioni di secondaria importanza e il
suo guardaroba essenziale rifletteva le sue umili esigenze in fatto di
abbigliamento. Un giorno, dopo essere stato sorpreso dalla pioggia
sulla collina, torn a casa e si fece prestare una maglietta da Marko.
Mi offrii di lavargli la sua, che era fradicia e di riportargliela pi tardi,
ma quando me la diede, vidi che era logora e piena di macchie.
"Mettiti la maglietta di Marko", gli dissi, "questa la butto via".
Mi guard sorpreso. "Ma sei pazza? Questa mi durer altri dieci
anni!"
In un'altra occasione, incontrai padre Slavko all'aeroporto, mentre
attendevo l'aereo per andare all'estero a dare una testimonianza. Indossava
abiti civili anzich il saio da frate. Dovetti trattenermi dalle
risate vedendo com'era buffo: solo met della maglietta era inserita
nei pantaloni e il bordo di questi ultimi gli arrivava ben sopra le
caviglie. Mi offrii di comprargli vestiti nuovi, ma lui mi guard come
se avessi detto una cosa ridicola. "Io ho gi dei vestiti", disse. "Perch
dovrei aver bisogno di altri?" Gli interessava solo lavorare per la Madonna
e diffondere i Suoi messaggi, cosa che faceva instancabilmente.
Un giorno, in una delle sue frequenti visite a casa nostra, appariva
particolarmente stanco.
"Padre Slavko, cos ti esaurisci", gli dissi. "Devi riposarti".
"Mi riposer quando sar morto", disse in tono scherzoso.
Mi feci una risata. "Non ne sono sicura. Quand' che hai anche il
tempo di dormire?".
"Dormo qualche ora e mi  sufficiente. Ce tanto lavoro da fare per Dio".
"Specialmente ora". Gli diedi una tazza di caff. "Sai, padre, stavo
pensando... Ora che sono tornata a Medugorje vorrei davvero darti
una mano nelle operazioni di soccorso".
Annu, sfregandosi il mento con la mano. "Cosa possiamo fare insieme,
per aiutare pi gente possibile?".
Osservai Marija che giocava per terra con una bambola. "Essendo
mamma, potrei aiutare i bambini".
Padre Slavko sorseggi il suo caff. "S, questa guerra ha provocato
troppi orfani. Pensiamoci e preghiamo perch Dio ci dia un'illuminazione".
Tantissimi fanciulli avevano perso i genitori durante il conflitto. La
TV aveva mostrato bambini affamati di tutte le et che soffrivano
sulle strade di Sarajevo, Vukovar e altre localit. Per quale motivo
non avrebbero dovuto avere il diritto di avere un'infanzia serena
solo perch i cosddetti adulti non sapevano risolvere pacificamente
i loro problemi?
"Tutti i grandi sono stati bambini. Ma pochi di loro se lo ricordano",
diceva il protagonista de Il Piccolo Principe. Anche padre Slavko
amava i bambini. Un giorno, mentre Marko, Marija e io salivamo
sulla Collina delle Apparizioni, consegn il microfono a Marija e
scherzando, le chiese se desiderasse guidare il Rosario. Non si aspettava
che l'avrebbe fatto, visto che aveva solo tre anni; ma lei, con
la sua vocina, gli rispose: "Vuoi che prego in croato o in italiano?".
Padre Slavko trattenne a stento una risata.
Era evidente perch la Madonna, nei messaggi, si rivolgesse alle persone
di tutte le et chiamandole "cari figli"; ma la Bosnia-Erzegovina
non era un parco giochi - era una zona di guerra, dove venivano
commesse vere e proprie atrocit, gesti depravati, diabolici.
All'inizio della guerra, i croati ed i musulmani si erano schierati contro
i serbi, ma nel 1992 avevano cominciato a combattersi anche fra
loro. Gran parte della vicina citt di Mostar era ridotta in macerie,
con i parchi trasformati in cimiteri e lo storico ponte di 400 anni lasciato
crollare sul fiume Neretva. Gli scontri distrussero il convento
francescano, la Chiesa dei santi Pietro e Paolo e diverse moschee.
Il palazzo vescovile, che ospitava una collezione di 50.000 libri, fu
incendiato e raso al suolo. Il vescovo Zanic riusc a salvarsi per un
soffio.
Padre Jozo era ora il custode del Monastero francescano di Siroki
Brijeg. Passava gran parte del tempo ad aiutare le vittime della guerra.
Nel 1992 si rec in Vaticano, dove incontr Papa Giovanni Paolo
secondo. Secondo padre Jozo, il Papa gli aveva detto appassionatamente:
"Io sono con voi. Proteggete Medugorje. Proteggete i messaggi della
Madonna!".
Con la prima linea di guerra a pochi chilometri di distanza, ci veniva
a mancare la corrente elettrica, la linea telefonica e l'acqua corrente.
Ma a Medugorje, pur essendo vicinissimi agli scontri armati, ci
sembrava di essere in una bolla protettiva. I missili e le bombe lanciati
qui finivano nei campi. Secondo un giornale serbo, gli aerei da
guerra inviati a distruggere Medugorje non erano riusciti a lanciare
le bombe perch sull'obiettivo si era formata una "strana nebbia argentea".
A volte ci sentivamo abbandonati dal mondo, ma uno dei miei eroi
si assicur di farci avere il suo sostegno. Il 7 marzo 1993, durante la
preghiera dell'Angelus in Vaticano, Papa Giovanni Paolo secondo, riferendosi alla guerra in Bosnia-Erzegovina, afferm: "Come possibile che nel nostro secolo - il secolo della scienza e della tecnologia, delle
esplorazioni nello spazio - assistiamo a cos tante orrende violazioni
della dignit umana?".
Poi aggiunse, come se stesse parafrasando i messaggi della Madonna
a Medugorje: "Dobbiamo ritornare a Dio, conoscere e rispettare le
Sue leggi! Chiediamo alla Santa Vergine una rinnovata consapevolezza.
La Sua presenza materna e ammonitrice  stata dura a volte,
anche nel nostro secolo. Sembra quasi che voglia metterci in guardia
sui pericoli che minacciano l'umanit. Quanto alle forze del male.
Maria ci chiede di rispondere con le armi pacifiche della preghiera,
del digiuno e della carit".
Concluse con una supplica appassionata: "In nome di Dio, invito
tutti a deporre le armi!"
Anche se la pace non era imminente, la mia apparizione annuale del
18 marzo 1993 port un momentaneo conforto. " mio desiderio
che mi diate la vostra mano", disse la Madonna nel Suo messaggio,
"affinch io possa portarvi come una Madre sulla retta via e condurvi
al vostro Padre Celeste. Apritemi i vostri cuori e lasciatemi entrare!
Pregate, perch io sono con voi nella preghiera".
Padre Slavko sollecitava continuamente la gente della parrocchia e
di tutto il mondo a pregare e a digiunare per la pace. Il 24 giugno
1993 si tenne per la seconda volta la Marcia per la Pace annuale.
La prima Marcia della Pace era sorta spontaneamente l'anno prima
con il cammino effettuato da un gruppo di pellegrini da Humac a
Medugorje volto a celebrare l'anniversario delle apparizioni mariane
il 25 giugno. In tale occasione, i pellegrini avevano portato il Santissimo
e pregato per una conclusione pacifica della guerra.
Nonostante i fatti terribili che stavano accadendo nel nostro Paese,
sembrava che la Madonna operasse sempre da dietro le quinte per
aiutare le vittime del conflitto. Un giorno padre Slavko venne da noi
particolarmente emozionato, come mai lo avevo visto. "Stavo salendo
sulla collina", disse, a corto di fiato.
"E quand' che tu non sali sulla collina?", dissi, sorridendo.
"Ok, ma stavolta ho avuto la risposta che ci serviva".
"Su cosa?"
"Sull'orfanotrofio che intendiamo realizzare".
Padre Slavko mi disse che quel giorno era salito sulla Collina delle
Apparizioni appositamente per chiedere nella preghiera un aiuto riguardo
all'intenzione di aiutare le pi piccole vittime della guerra.
Dal nulla era spuntato uno straniero, che si era avvicinato a lui.
"Padre, state costruendo qualcosa al momento?", gli aveva chiesto.
Pensando che fosse una domanda un po' strana, padre Slavko gli
aveva risposto: "No. Perch me lo chiede?".
"Perch voglio aiutarvi".
Si d il caso che quell'uomo, molto ricco, si fosse profondamente
commosso dalle sofferenze che aveva visto nella regione. "Perch
non costruite qualcosa per soddisfare le esigenze dei bisognosi?",
aveva chiesto. "Io vi aiuter a finanziare il progetto".
Era la conferma di quello che serviva a padre Slavko che, insieme
a me, si mise di buona lena a elaborare i dettagli del progetto. Utilizzando
come impostazione i messaggi della Madonna, considerammo
un genere diverso di orfanotrofio, dove i bambini potessero
sentirsi parte di una famiglia. Invece che un grosso edificio, sarebbe
stata una comunit con pi case, una scuola e una cappella. Ogni
casa avrebbe ospitato circa otto bambini, accompagnati da una suora
che fungesse da loro da "madre" e custode.
Il nostro semplice obiettivo era proteggere e aiutare i piccoli orfani
per assicurare loro un tetto sopra la testa, fare in modo che ricevessero
pasti caldi e fossero certi di essere amati. Sin dall'inizio, padre
Slavko e io decidemmo di non chiamarlo orfanotrofio, perch non
volevamo che i bambini si sentissero degli orfani. Dopo tutto, non
era neanche vero; ognuno di loro aveva una Madre. Decidemmo di
chiamarlo "Villaggio della Madre", sicuri che la Madonna sarebbe
stata ogni giorno con loro. Ma come prima cosa dovevamo decidere
dove costruirlo, cos pregammo per ricevere una guida.
Nonostante la guerra, Medugorje continuava a crescere. Si era sparsa
la voce che una suora italiana che lavorava con i tossicodipendenti
intendeva costruire a Medugorje una struttura per il loro recupero.
Gran parte della gente del posto protest in modo veemente
contro quest'idea poich non voleva avere tossicodipendenti vicino
alle proprie famiglie. Ma madre Elvira persever e cre la Comunit
Cenacolo a Bijakovici. L'idea era semplice e pareva aver avuto molto
successo in Italia: i tossicodipendenti vivevano insieme in un ambiente
di preghiera e duro lavoro, riuscendo alla fine a cambiare la
loro vita focalizzandosi su Dio anzich su loro stessi.
"La medicina pi efficace per alleviare la tossicodipendenza si trova
nell'Eucaristia", disse una volta madre Elvira. "Non ce pillola che
possa dar loro la gioia di vivere e la pace nel cuore".
Tutta Medugorje era in apprensione all'arrivo dei primi membri della
comunit, mentre per me era diverso: la giovent che avevo trascorso
a Sarajevo mi aveva lasciato un'altra prospettiva. Quei ragazzi
erano tutti esseri umani che meritavano di fare l'esperienza dell'amore
di Dio come qualsiasi persona. Non ne erano meno meritevoli
per il fatto di essere caduti in quella dipendenza. In loro, che mi ricordavano
gli amici turbolenti della scuola superiore, vedevo Ges.
Suor Elvira, sempre sorridente e piena d'amore, aveva una missione
simile a quella della Madonna: voleva trasformare la disperazione in
speranza, l'odio in perdono, la morte in vita.
Durante la guerra, Dio aveva concesso a me e Marko un'altra grazia:
nel 1993 appresi di essere di nuovo incinta. Con tutte le incertezze e
la confusione che regnavano intorno a noi, poteva sembrare che la
venuta di un altro figlio sarebbe stato un ulteriore motivo di preoccupazione;
ma la nostra fiducia nella volont di Dio cancell ogni
timore. Amavamo i bambini e intendevamo averne tanti quanti Dio
avrebbe voluto. Marija ci aveva gi portato pi gioia di quanta ne
avremmo potuta immaginare. Sperava di avere una sorellina e penso
che abbia anche pregato per tale intenzione.
Mi ero sempre chiesta come avrei fatto a parlarle delle apparizioni
ma, come diceva sempre mio padre, i bambini sono pi intelligenti
di quanto pensiamo. Un giorno Marija, che aveva solo pochi anni,
giocava in camera sua con una bambina della stessa et che, come
origliai, le disse con una vocina da cantilena: "Lo sai che la mia
mamma guida la macchina?".
Marija, sapendo che io non guidavo, rimase zitta qualche istante, ma
poi disse: "Beh, la mia mamma parla con la Madonna!".
In quel periodo Sarajevo, vista dalla televisione era irriconoscibile.
Gran parte degli edifici erano danneggiati o distrutti. Pensai alla
pergamena e mi chiedevo se il palazzo dove abitavamo fosse ancora
in piedi.
Intanto a Medugorje era stazionato un battaglione di truppe di pace
dell'ONU provenienti dalla Spagna. Un giorno incontrai alcuni soldati
che stavano per partire per Sarajevo e chiesi loro se potessero recarsi al nostro palazzo e portarci alcuni documenti di famiglia.
Furono dispostissimi a farlo. Spiegai allora dov'era la scrivania, nel
cui cassetto era riposto il nostro pacco di documenti. Molto tempo
prima avevo capito che solo io avrei potuto leggere la pergamena,
quindi non ero preoccupata del fatto che i soldati la potessero vedere.
La mia gravidanza procedeva bene. Ma subito dopo Natale, mentre
aspettavamo con impazienza la nascita del nuovo membro della famiglia,
ricevemmo una notizia tragica: il fratello minore di Marko,
Stjepan era stato ucciso mentre recapitava i soccorsi. Aveva solo 22
anni. La sua morte fu un episodio troppo tragico da comprendere,
sia per noi che per tutti quelli che lo conoscevano. Pensavo che avrei
avuto tanto tempo per dimostrare a Stjepan tutta la mia stima per
aver aiutato mio padre e mio fratello, ma ora potevo dirglielo solo
attraverso la preghiera.
Marko era distrutto dal dolore. Cercai di confortarlo parlandogli
della pace del Paradiso e di come Stjepan si trovasse ora con la Madonna,
ma facevamo fatica ad accettare il fatto che non lo avremmo
pi rivisto - almeno non in questa vita terrena. Stjepan era morto a
pochi giorni dalla festa di Santo Stefano. Come per il primo martire
cristiano da cui aveva preso il nome, anche la sua incrollabile fede lo
aveva portato a rischiare la vita per il bene degli altri.
Di fronte a una simile tragedia potevamo solo pregare, ma era impossibile
nascondere l'amarezza verso coloro che avevano portato
la guerra nella nostra regione. Mi sforzavo di vedere Ges in tutti,
come ci aveva chiesto di fare la Madonna. Era facile considerare le
vittime della guerra nostri fratelli e sorelle in Cristo; ma cosa dire
dei colpevoli?
"Perch se amate quelli che vi amano", diceva Ges nel Vangelo, "che
ricompensa ne avrete?". Mi inginocchiai con l'intenzione di pregare
per Milosevic e per ottenere la grazia di considerarlo un fratello
anzich un nemico. Volevo chiedere che potesse riconoscere i suoi
errori, che si commuovesse e si convincesse a cessare ogni massacro,
ma ogni volta che vedevo il suo nome o che pensavo a lui, mi veniva
un gran risentimento e non riuscivo ad andare avanti.
"Ges mio, perch non cerchi Tu di vederti in lui?", pregai con fervore,
ma poi continuai dicendo: "Mi dispiace, perdonami".
Comunque, Ges non ha avviato guerre, non ha ucciso persone
innocenti. Ciononostante cercavo Ges negli atti di Milosevic. Avrei
dovuto ritenere anche lui un figlio di Dio, un figlio della Madonna e
un fratello di Ges, anche se era finito nelle tenebre.
Sapevo che Dio non dimorava dove non era benvenuto e che qualsiasi
cosa presente nel cuore di Milosevic sembrava avere ben poco
a che fare con l'amore. Ma credevo anche che se la Madonna avesse
dovuto rispondere con una sola parola a ogni domanda che Le veniva
rivolta, avrebbe detto probabilmente "Pregate". Le nostre preghiere,
diceva, hanno il potere di cambiare tutto. Questo fu l'inizio
di uno dei pi intensi combattimenti interiori che avessi mai vissuto:
perdonare ci che in apparenza era imperdonabile.

Il 4 febbraio 1994 una granata colp l'affollato mercato di Sarajevo,
uccidendo 68 persone e ferendone molte altre. Vedere mio padre e
mio fratello vivi ogni giorno a Medugorje mi sembrava un miracolo,
tanto che ringraziavo continuamente Sant'Antonio per averli
fatti uscire sani e salvi dalla citt. Seguendo le notizie, mi resi conto
che molti dei miei ex compagni probabilmente non erano stati cos
fortunati. Pregavo sempre per loro e per tutti quelli che soffrivano a
causa della guerra ma proprio non riuscivo a pregare per Milosevic
e i suoi numerosi complici. Il 18 marzo 1994, giorno della mia
apparizione annuale, avevo ormai un bel pancione; riuscii comunque
a inginocchiarmi. La Madonna, con mia sorpresa, arriv piena di
gioia e con un messaggio ricco di speranza.
"Oggi il mio cuore  pieno di gioia" disse. Ci chiese di lasciarci guidare
da Lei e di pregare ogni giorno. Poi aggiunse: "Voi stessi vedete
bene che con le nostre preghiere tutti i mali vengono distrutti. Preghiamo
e speriamo".
Quello stesso giorno i leader dei musulmani e dei croati della Bosnia-
Erzegovina si incontrarono a Washington, negli Stati Uniti,
dove firmarono un accordo che pose fine agli scontri fra di loro e
cre la Federazione della Bosnia-Erzegovina. Un po' di pace era
sopraggiunta, ma i serbi promisero di continuare a combattere.
Il ricordo delle sofferenze di Cristo assunse un significato nuovo durante
la Quaresima. I nostri 40 giorni di digiuno e astinenza ci fecero
sentire uniti alle vittime della guerra che non avevano nulla da mangiare
e le ferite di Ges si rispecchiavano nelle terribili immagini
trasmesse dai telegiornali. Il 2 aprile 1994, Sabato Santo, pregammo
per la pace e ci confortammo, sia pur momentaneamente, preparando
le tradizionali pisanice - uova macchiate di tintura di cipolla
e adornate di piccole foglie prese dal giardino - ma la scomparsa di
Stjepan aveva reso l'atmosfera pasquale insolitamente triste.
Il 19 aprile 1994, due settimane dopo Pasqua, partorii la nostra
seconda figlia. Il suo arrivo port alla famiglia una ventata di gioia,
tanto necessaria. Pensavo di darle il nome di un personaggio dei
romanzi russi che avevo letto; Natalja e Natasa mi sembravano bellissimi.
Ma quando comunicai a padre Slavko i nomi che avevo pensato,
mi disse: "Ma sei sicura?".
"Tu che nome suggeriresti?", dissi.
Padre Slavko ci pens su un momento. "Che ne dici di Veronika? Il
nome di una donna forte, coraggiosa, che ha confortato Ges".
"Veronika", ripeti e vidi che mi suonava molto bene. Nella tradizione
cattolica, la Veronica era stata la donna che aveva asciugato il
sangue sulla fronte a Ges, mentre si recava al Calvario. Il suo gesto
 ricordato nelle stazioni della Via Crucis.
" perfetto. Padre", dissi. "La chiamer Veronika".
Papa Giovanni Paolo secondo invit ripetutamente il mondo cristiano a
pregare per la fine della guerra in Bosnia-Erzegovina. Nonostante
il pericolo, aveva deciso di venire a visitare Sarajevo l'8 settembre
1994, ma il viaggio fu cancellato nel timore che i serbi potessero
vendicarsi contro la popolazione della citt. Quel giorno, allora, il
Pontefice celebr una Messa per la pace a Castel Gandolfo, dicendo:
"Maria, Regina della Pace, prega per noi". Verso la fine del mese,
quando venne in Croazia, afferm che il suo saluto si estendeva "alla
Bosnia-Erzegovina, a Sarajevo, la citt martirizzata, che tanto desideravo
visitare come pellegrino di pace". La sua visita apport speranza
a molti nella regione.
Un giorno un soldato dell'ONU venne a casa nostra. "Abbiamo trovato
il vostro appartamento di Sarajevo", disse e mi consegn un
pacco contenente i nostri documenti. Fra quest'ultimi c'era la pergamena.
"Questa  una risposta alla mia preghiera", dissi, stringendomi sul
petto i documenti. "Grazie!".
"Siamo contenti di averla potuta aiutare. Sicuramente si tratta di
cose importanti".
Sorrisi. "Lei non ha idea...".


Capitolo 26.

"Se non c' la pace,  come se sulla terra non ci fosse il sole".
(Antico proverbio cinese).

"Perch Dio permette la guerra?".
Solo quelli che non conoscono l'amore di Dio possono fare una domanda
del genere. Nei Suoi messaggi, la Madonna ha definito Dio
"il Grande Amore". Non  Dio a provocare la guerra, ma noi. Dio d
ad ogni essere umano la libert di scegliere come vivere la propria
vita e cosa intende farne. Ogni persona deve guardare dentro se stessa
e chiedersi: voglio la pace o voglio uccidere mio fratello?
Dio non ha colpa per le nostre scelte. Asserire il contrario significa
negare il dono del libero arbitrio.
La guerra aveva provocato sofferenze inimmaginabili a tantissime vittime.
Come cristiani, non dovremmo voltare la testa quando vediamo
persone soffrire. La nostra presenza  il dono pi generoso che possiamo
dare. Pochi si rendono conto di quanto parole gentili ed abbracci
calorosi possano cambiare il mondo. La maniera con cui trattiamo gli
altri si diffonde in modo esponenziale, influenza il futuro pi di ogni
altra cosa.
"Dio  amore", insegnava Ges, "chi rimane nell'amore rimane in
Dio e Dio rimane in lui".
Padre Slavko lavorava senza sosta per realizzare il Villaggio della
Madre. Aveva acquistato una tenuta ai margini della parrocchia.
Quando la vidi, mi chiesi come fosse possibile costruirvi: il terreno
era aspro, irregolare, pieno di grossi sassi. Ma padre Slavko mi ricord
che Dio ci avrebbe aiutato e continu a pregare per il progetto.
Su sua richiesta, i soldati dell'ONU presenti a Medugorje spianarono
il terreno roccioso con i pesanti macchinari che avevano portato con
s per la loro missione di pace. Ma per avviare la costruzione avevamo
bisogno di altri fondi. Pi tardi, il governo si offr di contribuire,
ma solo a condizione che si fosse evitato di apporre sulla struttura
qualsiasi simbolo religioso.
Padre Slavko rifiut l'offerta, dicendo: "Questo sar l'orfanotrofio
della Madonna, perci come potremmo escluderla?".
Ma altri donatori - soprattutto persone che erano state a Medugorje
in pellegrinaggio - contribuirono a far s che il sogno divenisse realt.
Il villaggio comprendeva il Giardino di San Francesco, un bellissimo
parco-bosco con tanti sentieri, un anfiteatro e un'area giochi.
Una volta inaugurato il Villaggio della Madre, padre Slavko e io pensammo
a un modo per aiutare ancora di pi gli orfani. Ci venne
un'idea: permettere ai bambini di essere ospitati durante i weekend
da famiglie locali. Il nostro obiettivo era far vedere loro come si svolgeva
la vita di una famiglia ordinaria. Molti si offrirono di ospitare
quei bambini, tra cui io e Marko.
Le visite nei weekend erano bellissime. Per i bambini era favoloso
passare del tempo con una vera famiglia. Sapendo quanto avevano
sofferto, Marko e io li riempimmo di attenzioni, ancor pi di quanto
avevamo fatto con le nostre figlie. Ridevamo con loro, preparavamo
i loro piatti preferiti e all'ora di andare a letto leggevamo loro libri
come Il Piccolo Principe. Marko, in particolare, amava fare giochi
sportivi con i ragazzi. Purtroppo per, dovevamo riportarli all'orfanotrofio
dopo soli due giorni. Riportarli al Villaggio era gi difficile
per me che ero madre; ritornarvi, per loro, lo era ancor di pi. Alla
fine padre Slavko e io ci rendemmo conto che dopo tutto non era
stata una grande idea.
Da veggente, capivo come si sentissero quei bambini: anche per me,
tornare sulla terra dopo aver passato qualche minuto con la Beata
Vergine Maria era davvero straziante.
Un esempio eloquente fu la mia successiva apparizione annuale del
18 marzo 1995. La Madonna arriv molto triste, cosa atipica per le
apparizioni del 18 marzo. Preg insieme a me per coloro che non
avevano ancora fatto esperienza dell'amore di Dio, per le anime nel
Purgatorio e per le intenzioni di tutti quelli che erano venuti a casa
mia per l'apparizione. Mi parl anche dei segreti. Poi, nel Suo messaggio
per il mondo, si lament del fatto che tanti erano diventati
duri di cuore verso le sofferenze del loro prossimo. "Se non amate
non riconoscerete l'amore che il Padre vostro ha per voi", disse. Ci raccomand
di non avere mai paura di niente - neanche di "quello che
accadr", perch "Dio  amore" - poi concluse dicendo: "Io vi guido
verso la vita eterna. La vita eterna  mio Figlio: accettatelo e avrete
accettato l'amore".
L'apparizione dur dieci minuti. Dopo che la Madonna scomparve.
mi ritirai nella mia stanza e piansi. Quando in seguito mi chiesero
perch ero apparsa cos sconvolta, spiegai che ogni incontro con la
Madonna era come il raggiungimento di tutto; mi sentivo completa.
"Ad esempio", dissi, "io amo Marija e Veronika con tutto il cuore
e come ogni madre, darei la vita per loro. Ma quando sono con la
Madonna, mi scordo anche dell'esistenza delle mie figlie. L'unico
desiderio che ho  di andare con la Beata Vergine Maria. Quando
l'apparizione finisce, sento un grandissimo dolore -  come essere
per un secondo in Paradiso e per il successivo secondo nel deserto
- e mi sento abbandonata, anche se so che non  vero. Solo dopo
diverse ore di preghiera capisco di dover rimanere sulla Terra e che
la Madonna  in Cielo".
Avete mai amato qualcuno con cui non potete stare? Desiderato
ardentemente un luogo o un periodo in cui non potete pi ritornare?
Pianto per una persona a voi tanto cara? In tal caso, capirete il
dolore che provo nel cuore. Separarmi dalla Madonna  un insieme di
amore non corrisposto, di esilio e di dolore - eppure non  nessuna
di queste cose.
Dopo ogni apparizione ho le stesse emozioni. Con l'aiuto di Dio,
posso tornare a vivere una vita relativamente normale. A volte penso
semplicemente che gli esseri umani non siano fatti per incontrare il
divino in modo cos intenso.
Forse la Madonna era cos triste durante la mia apparizione del 18
marzo perch vedeva l'arrivo degli orrori peggiori della guerra.
Il 25 maggio 1995 - anniversario della nascita del presidente Tito
e Giornata della Giovent della Jugoslavia - i serbi lanciarono una
bomba nella citt di Tuzla. Purtroppo molte delle 71 vittime erano
giovani, fra i quali un bambino di due anni. L'attacco sembr un vile
dono di compleanno fatto dagli ultimi resti del comunismo jugoslavo.
Pi in l, sul sito dove era avvenuto il massacro di Tuzla, fu posto
un memoriale con questa poesia:
Qui non si viene
a vivere.
Qui non si viene
a morire.
Qui si muore per
vivere.
Mi ricordai quando la Madonna, nell'apparizione del 18 marzo, ci
aveva detto di amare i nostri vicini e di pregare affinch le persone
potessero iniziare a considerarsi l'un l'altra come fratelli e sorelle.
Ma nel corso del 1995, le atrocit diventavano sempre pi tremende.
A luglio oltre 8000 uomini e ragazzi furono uccisi a Srebrenica e i
loro corpi gettati come rifiuti nelle fosse comuni. Secondo gli osservatori
internazionali, il massacro di Srebrenica era stato un genocidio,
un atto di sterminio etnico cos terribile che tanti non pensavano
potesse mai accadere nel mondo "moderno". Ma solo un anno
prima, un altro genocidio si era verificato in un Paese dell'Africa, il
Ruanda, facendolo sprofondare nelle tenebre e nel sangue. Nel novembre
1981 diversi bambini del villaggio di Kibeho in Ruanda avevano
avuto apparizioni della Madonna - appena cinque mesi dopo
l'inizio delle apparizioni di Medugorje - che aveva mostrato loro
immagini dell'imminente catastrofe.
A Medugorje, la Madonna continuava a invitare alla pace. Nel 1995,
attraverso i Suoi messaggi mensili a Marija, chiese alla gente di trasmettere
i Suoi messaggi al mondo, cos che "un fiume d'amore scorra
tra la gente piena di odio e senza pace". Poi invit tutti ad essere i
Suoi "gioiosi portatori di pace in questo mondo inquieto" e ci chiese
di pregare "affinch quanto prima regni un tempo di pace, che il mio
cuore attende con impazienza".
All'inizio di agosto, le truppe bosniache e croate lanciarono un'imponente
offensiva contro i serbi. Pi tardi, quello stesso mese, i serbi
bombardarono lo stesso mercato di Sarajevo che era stato colpito
l'anno prima e dove avevano perso la vita 43 innocenti. Il mondo
non poteva pi ignorare tali massacri. Una coalizione internazionale
avvi cos attacchi aerei contro l'esercito serbo-bosniaco e a ottobre,
fu annunciata una tregua. La guerra finalmente termin con l'accordo
di pace di Dayton del 21 novembre 1995, giorno di festa mariana
per due fedi: la Presentazione della Beata Vergine Maria per i cattolici
e l'Entrata della Santissima Jheotkos nel Tempio per gli ortodossi.
La follia del conflitto aveva provocato la morte di oltre 100.000 persone
in un Paese grande circa un terzo dello Stato di New York. Gli
scontri erano cessati, ma le ferite lasciate da quattro anni di guerra
erano profonde e non potevano certo guarire da un giorno all'altro.
Come tutti nel Paese, anch'io avevo perso amici e parenti e mi si
straziava il cuore a vedere tutta quella sofferenza intorno a me.
Ges ci dice di perdonare i nostri nemici, ma come puoi perdonare
qualcuno che ha ucciso le persone a cui vuoi bene? Avete inteso che
fu detto: "amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi
dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,
affinch siate figli del Padre vostro che  nei cieli; Egli fa sorgere il
suo sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti".
Se io non riuscissi a perdonare, come potrei ritenermi un cristiano?
Da persona che vedeva la Madonna ed era convinta dell'esistenza
di Ges, quale scusa potevo avere per non accogliere tutti i Suoi
insegnamenti? Pregando intensamente per tale grazia, ripensai alla
guerra.
Sin dall'inizio delle apparizioni, la Madonna si era data l'appellativo
di Regina della Pace e ci aveva chiesto di pregare per la pace. Ma
allora non avrei mai immaginato che potesse alludere ad una futura
guerra nel nostro Paese o che dovevamo pregare per scongiurarla.
Pensavo che si riferisse solo alla pace nei nostri cuori. Per me era
impensabile che una guerra di tale odio e ferocia potesse ancora
verificarsi nel ventesimo secolo.
Sapevo poco di politica. La Madonna mi aveva insegnato ad amare
tutti e diceva che eravamo tutti fratelli e sorelle nonostante le nostre
differenze. Non aveva mai detto "Cari italiani" o "Cari croati"
o "Cari cattolici"; solo "Cari figli". Era venuta come madre di tutti.
Non ero consapevole di tante cose quando vivevo a Sarajevo, come
ad esempio che il popolo croato desiderava ardentemente acquisire
le libert pi semplici, quali la libert di esprimere la propria identit
culturale o la libert di praticare la propria religione. Per anni, il
mero accenno al proprio patrimonio culturale avrebbe comportato
essere interrogati dalla polizia, sbattuti in prigione o costretti a fuggire
all'estero. In occasione del decimo anniversario delle apparizioni
mariane, i croati ottennero il loro Stato; pochi, per, si sarebbero
aspettati di dover pagare un prezzo cos alto.
Ho sentito dire che chi  in preda al senso di vergogna e di colpa 
spesso irrequieto, mentre chi ha l'anima pulita affronta la morte con
serenit. Forse il comunismo sarebbe scomparso meno bruscamente
se non fosse stato per i suoi gravi peccati e tutto il male che aveva
commesso. Invece, come una belva ferita, combatt con ferocia fino
all'ultimo cercando di trascinare tutti con s. Ogni battaglia, ogni
atrocit era un'altra agonia, che continu in crescendo fino alla fine.
A Medugorje non vivemmo la stessa esperienza della guerra vissuta
dalla gente di Vukovar o di Sarajevo. Pur soffrendo eravamo come
protetti dal peggio o per fortuna o per grazia - personalmente penso
per quest'ultima. Se la Beata Vergine Maria non fosse apparsa prima
della guerra, chi avrebbe saputo di Medugorje? Nonostante i rischi,
tante persone erano venute dalle Americhe e dall'Europa a portare
medicinali e viveri e i credenti di tutto il mondo avevano pregato e
digiunato per la pace.
Quando ripenso alle sofferenze patite da cos tante persone durante
la guerra mi si riempiono gli occhi di lacrime. La guerra provoca
dolore e disperazione, non riuscivo mai a capire coloro che la
desideravano. Quando non ce amore e quando non c' fede, subentra
il diavolo, che viene a distruggere ogni bene - la vita, la gioia, la
dignit. Vediamo che questo accade in vari luoghi di tutto il mondo.
Anche quando i comunisti mi perseguitavano, avevo perdonato la
loro violenza. Avevo capito che se mi fossi fatta rubare da loro la
pace, avrei permesso loro di tormentarmi il doppio. Consumarsi
nell'odio rovina il nostro rapporto con Dio.
Arrivai a credere che a dirigere la guerra non fossero persone, ma
forze sataniche. Tanti avevano permesso al diavolo di influenzarli e
di riempire il vuoto nei loro cuori con l'odio e la malizia. Coloro che,
in preda all'odio, avevano fatto del male agli altri avrebbero dovuto
convivere con le loro azioni, forse per sempre. Mi ricordai della storia
del soldato che nel 1945 aveva ucciso i francescani a Siroki Brijeg
e di come non fosse pi riuscito a dormire sonni tranquilli per il
resto della vita.
Rammentai inoltre che Ges aveva perdonato coloro che Lo avevano
crocifisso mentre Lo stavano torturando, dicendo: "Padre, perdonali,
perch non sanno quello che fanno". Molti sostengono che
Milosevic e i suoi alleati sapessero quello che stavano facendo, ma io
la vedo diversamente: non conoscendo Dio, in realt non sapevano
niente.
Anni prima ero rimasta profondamente sconvolta quando la Madonna
mi aveva mostrato quale fosse il destino di chi aveva scelto
le tenebre al posto della luce. Come potevo, allora, augurare a
qualcuno quella sorte? Se avessi voluto che i miei nemici soffrissero
per l'eternit, non sarei stata migliore di loro, anzi sarei stata peggio;
per loro essendo atei era normale non credere nell'eternit dopo la
morte.
Forse il fatto che sua madre, suo padre e suo zio si fossero suicidati
quando era giovane, aveva portato Milosevic ad essere indifferente
verso la vita e forse il suo ateismo era il risultato del sistema educativo
comunista. La colpa della sua condotta era da attribuire a lui
o all'ambiente in cui era vissuto? O a tutti e due i fattori? Solo Dio
lo sa; solo Lui pu giudicare. Ma se per Milosevic la vita non aveva
senso e se Dio non esisteva, quale incentivo poteva avere per battersi
a favore del bene? In un'aula con un insegnante invisibile, si
comporterebbero bene tutti i bambini? Pensando in questo modo
a Milosevic, la mia rabbia mut pian piano in empatia e le mie preghiere
divennero pi forti. Alla fine l'amore prevalse e fui in grado di
considerare Milosevic mio fratello in Ges. Presto riuscii a pregare
per lui senza cattivi sentimenti e chiesi a Dio di aiutarlo a trovare la
salvezza.
Tale esperienza mi aiut a capire meglio perch la Madonna ci aveva
chiesto di pregare per quelli che non avevano ancora conosciuto
l'amore di Dio. Quando si conosce l'amore di Dio, non si pu innescare
una guerra. Pregai perch tutti coloro che avevano commesso
tante brutture durante il conflitto potessero scoprire quest'amore -
che potessero sradicare il male dai loro cuori e che non ci fosse pi
guerra.
Nel suo messaggio del 18 marzo 1997, la Madonna aveva detto:
"Avr la pace vera solo chi, nel suo prossimo, vede e ama mio Figlio".
E il 18 marzo 2005 disse: "La via che porta a mio Figlio, che  vera
pace e amore, passa attraverso l'amore per il prossimo".
Niente dovrebbe impedirci di vedere Ges negli altri, non le differenze
di razza, religione, politica o cose futili come il modo in cui
uno si veste o che lavoro fa. La Madonna ci chiede di vedere Ges in
tutti: nel barbone che mendica qualche spicciolo, nel musulmano e
nel serbo, nell'ateo che non crede in Ges e nel cristiano che non lo
capisce, nel bambino neonato e nel nascituro, nel tuo sacerdote, nel
tuo vescovo e nel Papa, in quelli che ti hanno offeso e in quelli che
tu hai offeso, nel ladro, nel tossicodipendente, nel peggiore peccatore
che conosci e, cosa forse pi importante, in te stesso. Dobbiamo
vedere Ges in tutti.
Come esseri umani, ricorriamo a ogni sorta di scusa per aggirare il
comandamento che ci dice di amare il prossimo come noi stessi. C'
chi dice "Perdona, ma non dimenticare"; oppure, come dice il proverbio
croato, "Il lupo perde il pelo ma non il vizio".
Il vero amore, per,  incondizionato.


Capitolo 27.

"Le vostre labbra pronunciano una moltitudine di parole, ma il
vostro spirito non prova nulla. Vagando nelle tenebre, immaginate
anche Dio stesso secondo il vostro modo di pensare
e non quale  veramente nel Suo Amore".
(Dal messaggio della Madonna del 2 febbraio 2011).

Gli effetti della guerra continuavano a perseguitarci.
Pap viveva per i suoi figli. Lo stress della responsabilit di mio fratello
durante l'assedio di Sarajevo gli aveva provocato danni irreversibili
alla salute, tanto che un giorno ebbe un ictus ed entr in coma.
Secondo i medici dell'ospedale di Mostar non sarebbe sopravvissuto.
Io non riuscivo a capire: come poteva lasciarci, un uomo cos pieno
di vita, dal cuore cos grande, che alla sola vista dei suoi nipoti piangeva
di commozione?
Mi inginocchiai accanto al suo letto d'ospedale e pregai pi intensamente
che mai: "Sant'Antonio, grazie per aver mantenuto fede all'accordo,
tu sai che anch'io ho fatto la mia parte. Ma ti prego, chiedi a
Dio di risparmiare la vita di mio padre, di darci ancora un altro po'
di tempo da vivere con lui".
La guerra aveva provocato forti danni all'ospedale di Mostar, che ora
era congestionato. Marko, allora, cerc immediatamente un posto
dove potessero assistere meglio pap e darci possibilmente un'altra
opinione sul suo stato. Ma anche gli altri ospedali del Paese erano
nelle stesse condizioni.
"Tuo padre  mio padre", disse Marko. "Tu continua a pregare e io
continuo a cercare".
Alla fine riuscimmo a trasferire pap all'ospedale di Spalato, che era
meglio attrezzato per i pazienti colpiti da ictus. Ogni giorno ci facevamo
tre ore di macchina solo per stare accanto a pap. Mamma
sembrava prepararsi al peggio, ma non perse mai la speranza. Miro
era silenzioso; nei suoi occhi notavo la paura. Veronika era molto
piccola, mentre Marija si un a me e a Marko nella preghiera per il
suo amato Dida (nonno). Dopo 21 giorni di coma, pap si svegli.
Fu un momento di gioia ma anche di incertezza. I medici ci avvertirono
che non sarebbe stato pi lo stesso: "Dovrete ringraziare il
Cielo se vivr un altro anno". Ma si sbagliavano. La loro prognosi
non aveva tenuto conto delle nostre preghiere.
Quando venne dimesso dall'ospedale parlava a fatica. Dovevamo
spingerlo su una carrozzella, poich era completamente paralizzato
in una parte del corpo. Mesi di terapia fisica lo aiutarono a riprendere
a camminare, seppur con l'aiuto di un bastone, che aveva una
base speciale a treppiedi. Potendo utilizzare solo una mano, doveva
essere assistito per tutte le attivit quotidiane. E anche se tanti non
lo capivano quando farfugliava per cercare di parlare, noi alla fine
riuscivamo a comprendere quello che diceva. Era come un bambino
piccolo che pu essere capito solo dai genitori. Ma a parte tutti gli
inconvenienti era vivo e questa era l'unica cosa che contasse. Mamma
si prese cura di lui ogni giorno, non allontanandosi mai, eccetto
che per andare alla Messa e, anche in quel caso, una volta terminata
la celebrazione, si precipitava a casa. Non si lamentava mai, n diceva
mai di essere stanca anzi, faceva tutto con gioia. " semplice",
diceva, "Dio l'ha voluto, noi l'abbiamo accettato e ora preghiamo
affinch Lui ci dia la forza per sopportare tutto".
Marko, Miro e io le stavamo vicino il pi possibile. Scherzavamo
sempre con pap, cercando di trasformare ogni momento spiacevole
in un'occasione per sorridere. Quando si lamentava che per via del
suo stato di salute non poteva fare nessuna delle sue attivit, sorrisi
e dissi: "Dai, non trovare questa scusa, non sei mai stato un uomo
d'azione!".
Pap rise con aria d'intesa: sapeva di essere sempre stato allegro e
paziente, ma non particolarmente attivo.
Quando mamma dovette sottoporsi a terapie mediche e alla riabilitazione
per l'osteoporosi ebbi la possibilit di occuparmi da sola
di pap. Mamma era preoccupata a lasciarlo, ma le assicurai che
me la sarei cavata bene. Avendo anch'io una mia famiglia, non ero
pi la Mirjana che non sapeva accendere la lavatrice o preparare da
mangiare (notate che non ho detto qualcosa di buono da mangiare).
Anche se mamma non c'era, occuparmi di pap non rappresent
mai un problema: infatti, per me era un onore aiutare l'uomo che
mi aveva cambiato i pannolini, nutrito e cresciuto. Perch avrebbe
dovuto pesarmi fare qualcosa per lui? Aiutarlo a mettersi il cappotto
la mattina mi ricordava le tante volte in cui aveva fatto qualcosa
per me solo per amore. Da ragazza non ero patita per lo shopping
come altre mie coetanee, ma adoravo uscire con pap. Era l'occasione
per passare del tempo con lui, per stare insieme noi due. Devo
ammettere che cera un altro motivo per cui mi piaceva uscire con
lui: insisteva sempre a comprarmi qualcosa. Un giorno in cui faceva
molto freddo vidi in un negozio un bellissimo cappotto. Toccai la
manica lasciandomi scivolare tra le dita il tessuto soffice. Costava
molto, soprattutto per gli standard della Jugoslavia comunista; ma
pap, quando not che lo fissavo, mi disse: "Ti piace quello?".
" splendido", dissi, "ma...".
"Benissimo, lo compriamo".
"Ma  troppo caro".
"Non fa niente".
Senza neanche guardare il cartellino del prezzo, tir gi il cappotto
dalla rastrelliera e lo port al cassiere. Apr il portafoglio e tir fuori
i soldi, ma poi, quando il cassiere gli comunic il prezzo, aggrott le
sopracciglia, vedendo che non ne aveva abbastanza.
"Non importa, pap, ne trover un altro".
Pap ci pens su un momento, ma poi scosse la testa. "No, una bella
ragazza merita un bel cappotto", disse.
E tirato fuori il suo libretto degli assegni, lo acquist. Ora, mentre gli
abbottonavo il suo cappotto e gli infilavo la mano paralizzata nella
tasca laterale, mi promisi di dargli tutto l'amore che mi aveva mostrato
nella vita e di coprirlo di attenzioni. Gli preparavo la cena, lo
aiutavo a mangiare, poi gli tenevo la mano mentre guardavamo la
televisione insieme. Quando era l'ora di fargli il bagno, mi sentivo un
po' in imbarazzo, ma mi sforzai di sorridere cercando di farlo sentire
a suo agio. Avr senz'altro notato la mia esitazione, perch sorrise e
disse: "E ti pare che per me sia facile?".
Ci facemmo entrambi una risata e tutto si risolse.
L'ictus di pap mi aveva dato una lezione preziosa: quando succede
qualcosa, puoi piangerti addosso, ma le lacrime non cambieranno
niente; ti sentirai ancora pi ferito e bloccato. Ma se accetti la tua
croce, poi imparerai a portarla, come dimostravano la resistenza di
mamma e la tranquillit di pap. Attraverso tutta quell'avversit, la
nostra famiglia divenne ancora pi unita. Anche un semplice rito
quotidiano ci aiutava ad andare avanti. Mio padre voleva che prendessimo
tutti insieme il caff alle due del pomeriggio. Non tardavo
mai per quel caff, preoccupata che potesse essere l'ultimo che avrei
preso con lui.
Mentre cercavo di adattarmi alla malattia di pap, notai che avevo
un rigonfiamento sul collo, simile a una ciste. Pensai di farlo
controllare, ma poi me ne dimenticai dopo aver saputo di essere incinta
del nostro terzo figlio. Marko e io eravamo in estasi. Al termine
del terzo mese, avevo la sensazione di aspettare un maschietto. Sar
stato l'intuito materno o forse il grande desiderio di Marko di averne
uno; di certo, comunque, avrei scelto io un nome maschile - un
nome che ero sicura sarebbe piaciuto tantissimo a Marko.
Anche Annalisa, la moglie di Jakov era incinta. Era italiana e non
parlava bene il croato, cos l'accompagnai per farle da interprete
all'appuntamento con il medico. Non avevo programmato di andare
anch'io dal dottore, ma dopo la visita di Annalisa chiesi al medico
di dare un'occhiata anche al mio bambino. Mentre mi passava il
trasduttore a ultrasuoni sulla pancia, ripensavo a pap e a come avesse
utilizzato spesso strumenti simili nella sua professione. Attesi con
impazienza di sentire per la prima volta il battito del bambino, ma
non udii nulla. Dall'espressione sul viso del dottore, capii che c'era
qualcosa che non andava. "Mi dispiace, il suo bambino  morto",
disse.
Mi sentii perforare il cuore. "No, non pu essere".
"Non c niente da fare. Il suo bambino  morto da molto tempo".
Mentre uscivo da quello studio medico, mi sentivo girare la testa
ero confusa. Annalisa mi disse in seguito che aveva dovuto
accompagnarmi alla macchina perch cominciavo a camminare nel verso
sbagliato. Non ricordo neanche di essere tornata a casa o di aver
riferito a Marko la terribile notizia. Volevo stare sola con il nostro
bambino.
Il giorno dopo, Marko mi port all'ospedale per avere un secondo
parere. I dottori mi esaminarono e confermarono la diagnosi,
aggiungendo che avrei dovuto farmi pulire l'utero per evitare infezioni.
Continuai a chiedere: "Ma ne siete assolutamente sicuri? Siete
convinti che non sia pi vivo?".
Lo erano; in pi, scoprirono che avevo qualche altra complicazione
che mi avrebbe impedito di avere altre gravidanze. I giorni che seguirono
ero cos triste che a malapena riuscivo ad alzarmi dal letto,
ma feci del mio meglio per essere una brava madre per le nostre figlie.
Un giorno venne a trovarmi padre Slavko. Cercai di comportarmi
normalmente mentre gli servivo il caff e chiacchieravo con lui
della vita a Medugorje, ma not che stavo soffrendo. Non gli avevo
ancora detto nulla della mia gravidanza e di aver avuto un aborto
spontaneo, per cui rimasi sorpresa quando si chin verso di me e mi
disse: "Pensi che fosse un maschietto o una femminuccia?".
Lo guardai stupefatta, volevo chiedergli come aveva fatto a saperlo,
ma capii che non era importante. "Credo che fosse un maschietto",
dissi, abbassando lo sguardo.
"E come lo avreste chiamato?"
Mi vennero le lacrime agli occhi. "Stjepan".
Padre Slavko annu; Stjepan era anche un suo nipote. "Che bel
nome", disse e poi sorrise. " molto meglio di Natalja o Natasa".
E per la prima volta, dopo diversi giorni, mi feci una risata. Padre
Slavko sapeva sempre come fare per tirarmi su, perfino nei momenti
difficili.
"So che  tremendo", disse, "ma cerca di non essere cos triste. Hai un
angelo in Cielo, un angelo che prega Dio per te e che ti aspetta. Pregalo,
parla con lui. Ora  con la Madonna e anche con zio Stjepan".
Le parole di padre Slavko mi furono d'immenso aiuto. Da quel momento
tutto divenne un po' pi facile, anche se quel dolore non mi
 mai scomparso del tutto. Da veggente, sapevo che mio figlio era in
Cielo, ma da madre non potevo vivere come se niente fosse. Ogni
volta che andavo da qualche parte e vedevo un bambino che avrebbe
avuto l'et di mio figlio, mi ricordavo della sua scomparsa. Sapevo,
tuttavia, che lui era sempre vicino, anche se non potevo vederlo o
tenerlo in braccio. Traevo molto conforto dalle preghiere al mio angelo.
Ora, quando vengono da me altre donne che hanno perso un figlio,
sono capace di ascoltarle e di capire cosa stiano provando. Posso
raccontare la mia esperienza e far capire loro che la preghiera le aiuter
a superare il dolore. Inoltre consiglio di dare sempre un nome
al figlio che non  nato.
"Una parte di te  persa ma non dimenticata", dico. "Prega e saprai
che il tuo angioletto  al sicuro nelle braccia della Madre Celeste e
che un giorno vi incontrerete in Cielo".
Marko e io sentivamo di aver bisogno di una tregua dopo tutte le
difficolt, cos facemmo un viaggio in Italia con Marija e Veronika.
Arrivando in Umbria, fu bellissimo rincontrare Antonio, la famiglia
Trancanelli e altri membri del nostro gruppo di preghiera, che si
incontravano ogni mercoled mattina, sempre alle ore 11. Quando
arrivammo, Alessandra mi diede un forte abbraccio. "Ci siete mancati",
disse. "Ho pregato perch ritornaste".
Cominciai a piangere. "Penso che Dio abbia ascoltato le tue preghiere".
Vittorio, salutandomi, not il gonfiore che avevo sul collo. "Quando
ti sei accorta di averlo?" chiese.
"Oh, qualche mese fa", dissi. "Ma andr via, sono sicura".
"Fissiamo un appuntamento per un accertamento. Tanto per essere
sicuri".
Pensavo che Vittorio fosse fin troppo prudente, ma dopo avermi visitato
all'ospedale, mi guard preoccupato. "Mirjana, devi farti operare.
Dobbiamo toglierti la ghiandola della tiroide. Potrebbe essere
o provocare una formazione tumorale".
Avvert che il laboratorio avrebbe impiegato almeno quattro giorni
per determinare se la cisti fosse di natura tumorale, una volta tolta la
tiroide. Poi aggiunse che questo problema alla tiroide poteva essere
stato la causa dell'aborto spontaneo. Vittorio si offr di operarmi, e il
gruppo preg per me.
Alessandra continuava a tirarmi su di morale. "Non aver paura. Offrilo
in sacrificio".
Sorrisi. "Buona idea. Lo far".
Lia mi rivel che Alessandra aveva molti problemi di salute, ma che
accettava la sua sofferenza con la pazienza di una santa. Quando
aveva avuto l'operazione al cuore, suo fratello Diego - che aveva
cominciato ad avere dubbi di fede - le era rimasto accanto tutta la
notte fin quando, svanito l'effetto dell'anestesia, non aveva riaperto
gli occhi.
"Alessandra! Sono io, tuo fratello!".
Alessandra lo aveva guardato, sorridendo. "Diego!".
"Senti dolore?".
"S, ma lo offro a Dio".
"Per cosa?"
"Per la tua conversione, ovviamente!"
Pi tardi gli infermieri erano passati a toglierle i tubi dal corpo.
"Alessandra, ora sentirai dolore", le aveva detto un'infermiera. "Tu
grida pure, non ti preoccupare".
Mentre le rimuovevano i tubi, Alessandra si era morsa le labbra,
rimanendo in silenzio. "Non hai sentito dolore?" le aveva chiesto
Diego. "Non hai fatto il minimo urlo".
Al che Alessandra si era voltata verso il crocifisso appeso sul muro
della stanza e aveva detto: "Guarda come ha sofferto Ges. Come
posso piangere se mi sta guardando? Offro questo dolore a coloro
che non credono".
Il giorno prima della mia operazione, ripensai al coraggio di Alessandra.
Abbracciai Marko, Veronika e Marija assicurandomi di far
capire quanto bene volessi loro. Poco prima di recarmi all'ospedale,
andai a confessarmi da un sacerdote locale. Volevo essere pronta
a tutto. Nella mia stanza d'ospedale c'era un'altra donna italiana, di
qualche anno pi grande di me. Sembrava nervosa e triste.
"Buona notte", dissi, ma lei non rispose.
Il mattino seguente mi svegliai presto e pregai in silenzio, cercando
di non disturbarla. Quando chiesi a Dio di far accadere tutto
secondo la Sua volont, mi venne una grande pace nel cuore. Finita
la preghiera, mi accorsi che la donna mi stava osservando, ma poi
si volt subito dall'altra parte. Pi tardi, mentre mi lavavo il viso e
mi pettinavo, mi misi a canticchiare. Ancora una volta la donna mi
osserv con aria strana. Mi voltai verso di lei e sorrisi.
"Scusi", dissi, "va tutto bene?".
Rimase sbalordita dalla mia domanda. " che mi sembra piuttosto
strano. Lei sta per essere operata ed  cos di buon umore!"
Risi. "Beh, cosa dovrei fare? Lamentarmi della mia sorte? Piangere?
Non servirebbe a niente".
"Ma se morir? Lei si comporta come se non le importasse di
qualunque cosa accade".
"Sar quel che sar. Se mi abbandono nelle mani di Dio, cosa avr
da temere?"
Continuammo a parlare finch un'infermiera non mi port in sala
operatoria. Pregai in silenzio mentre il dottor Vittorio e la sua squadra
si preparavano all'intervento.
Vittorio mi guard negli occhi: "Sappi solo che pregher per tutto
il tempo".
Le sue parole mi infusero calma, anche se avrei preferito che il suo
bel sorriso non fosse coperto dalla mascherina. Un'infermiera mi
disse di fare il conto alla rovescia partendo da dieci mentre mi veniva
somministrata l'anestesia. Prima che arrivassi a sette, mi ero gi
addormentata.
Mi svegliai intontita e dolorante, con un tubo per respirare che fuoriusciva
dalla trachea, i punti sulla gola e i tubi per la flebo inseriti in
entrambe le braccia. Un infermiere mi aiut a sedermi sulla sedia a
rotelle e mi port nella mia stanza dove avrei dovuto passare qualche
giorno per ristabilirmi.
Pi tardi notai che la donna che era con me in stanza mi osservava
ancora, ma stavolta con un bel sorriso.
"Le sono mancata?", scherzai, pentendomi per subito di aver parlato,
perch mi sentivo la gola incendiata.
Si avvicin e si mise a sedere accanto al mio letto. "Ripenso sempre a
quello che mi ha detto. Le sue parole, la sua serenit mi hanno colpito.
Penso che mi abbia risvegliato la fede. Ho anche pregato per lei".
Il giorno dopo venne un'infermiera, che mi disse: "I dottori vogliono
parlarle".
Mi venne una gran paura. Mi diranno che  un tumore, pensai.
Mentre mi portarono in una stanza piena di dottori e infermieri,
pregai per avere la forza e mi preparai al peggio. L'infermiera mi
mise davanti a tutti e dopo un lungo silenzio, uno dei dottori sorrise
e disse: "Il nostro collega Vittorio ci ha detto che lei  una veggente.
Ci farebbe molto piacere sentirla in merito".
Sorrisi, pi sollevata. "Da dove dovrei cominciare?".
Per i trenta minuti successivi, seduta sulla sedia a rotelle, con i tubi
che mi uscivano dal corpo e con indosso una vestaglia da ospedale,
parlai loro dell'amore di Dio e delle apparizioni della Madonna.
Grazie a quest'esperienza di ricovero all'ospedale, quindi, avevo potuto
dare una testimonianza importante. Se non fossi stata ricoverata,
non avrei mai potuto comunicare il messaggio di Medugorje ai
dottori e agli infermieri e neanche alla paziente con cui dividevo la
stanza. Era stata un'altra conferma che tutto accade per un motivo
e un altro segno che mi invitava ad accettare la mia croce prima di
cercare di comprenderne il fine, nonch a confidare sempre nella
volont di Dio.
Fu proprio questa fiducia che mi fece sopportare i quattro giorni di
attesa prima di conoscere i risultati delle analisi. Alla fine i medici
mi comunicarono che la ciste era di natura benigna e che potevo tornare
a Medugorje. Mentre davo l'addio a Vittorio, Lia e Alessandra,
avevo le lacrime agli occhi.
Poi abbracciai Vittorio dicendogli: "Grazie di tutto".
"Non  me che devi ringraziare", disse, guardando verso il cielo, "ma
Lui".
Tornata a Medugorje, la mia missione prosegu.
Oltre alle apparizioni annuali del 18 marzo, la Madonna continu
a farmi visita il 2 di ogni mese. Di solito avevo queste apparizioni a
casa, circondata dalla mia famiglia e da alcuni amici. A volte, per,
mi recavo in uno dei miei luoghi di preghiera preferiti a Medugorje:
una nicchia situata ai piedi della Collina delle Apparizioni, vicina
alle nostre case, nota semplicemente come "Croce Blu". La gente
aveva cominciato a chiamarla cos dopo che i membri di un gruppo
di preghiera locale, per segnare il punto in cui pregare, vi avevano
collocato una semplice croce di metallo dipinta di blu. In quel punto
si erano gi verificate molte apparizioni nel corso degli anni. Nei
primi tempi, quando la polizia ci impediva di salire sulla Collina era
uno dei nostri luoghi segreti, dove sapevamo che non saremmo stati
disturbati.
Una delle mie prime apparizioni alla Croce Blu avvenne il 2 marzo
1997. Erano presenti diverse centinaia di persone di tutto il mondo,
tra le quali un gruppo di indiani d'America con i loro costumi tradizionali.
Osservando i loro volti gioiosi, capii quanto fosse importante
per tanta altra gente essere presenti all'apparizione.
La Madonna aveva un'espressione seria e fino alla fine dell'apparizione
le scendevano le lacrime dagli occhi. Secondo la gente vicino
a me, io ero rimasta in estasi per circa quattro minuti. Quando la
Madonna scomparve ero cos provata dall'emozione che ebbi bisogno
di alcuni minuti di preghiera prima di trasmettere il messaggio.
"Cari figli", disse, "pregate per i vostri fratelli e sorelle che non hanno
conosciuto l'amore di Dio Padre e per quelli per i quali  pi importante
la vita sulla terra. Aprite i vostri cuori a loro e vedete in loro mio Figlio
che li ama. Dovete essere la mia luce: illuminate tutte le anime nelle quali
regna il buio".
L'invito della Madonna ad essere la sua "luce" sembrava pi importante
che mai. Anche se la guerra era cessata, nuvole nere incombevano
ancora sui Balcani, specie in quelle zone che erano state
interessate pi duramente dal conflitto. Moki degli edifici rimasti
in piedi erano stati colpiti da cos tanti proiettili che le facciate sembravano
la superfcie della Luna, e in quasi tutti i cimiteri le tombe
aggiunte di recente superavano di gran lunga quelle preesistenti. In
tanti luoghi la gente si trovava a vivere accanto a coloro contro i
quali aveva combattuto. Senza perdono, i tristi effetti della guerra si
sarebbero moltiplicati.
Un giorno la Madonna disse che per perdonare gli altri dovevamo
prima perdonare noi stessi. Il segreto di questo mistero  sempre
l'amore. Se ami, saprai perdonare e andare avanti. Senza amore, non
ce niente da fare: sei vuoto e non riesci a perdonare. Solo quando
ami chi ti perseguita puoi dire di essere sulla via giusta. Quella  vera
misericordia.
Forse nessuna parte della Bosnia-Erzegovina aveva bisogno di
riconciliazione pi della mia citt natale. Sarajevo aveva subito
quattro anni di assedio, il pi lungo a cui una capitale fosse stata
sottoposta nella moderna storia bellica.
Lo stadio utilizzato per le Olimpiadi del 1984 divenne teatro di diversi
eventi che annunciarono un nuovo periodo di libert per la
popolazione della regione: nel 1997 ospit il concerto degli U2 - il
primo complesso musicale a suonare a Sarajevo dopo la guerra - che
attir gente di ogni etnia. Il brano Where The Streets Have No Nume
("Dove le strade non hanno nome") sembrava adatto a descrivere
Medugorje.
Il 13 aprile 1997 Papa Giovanni Paolo secondo celebr la Messa nello stadio
davanti a circa 60.000 persone, con una collina piena di vittime
della guerra a breve distanza. Il vento gelido e la forte nevicata
sottolinearono ancor pi la desolazione della citt, gi decimata dal
conflitto, ma le parole forti del Pontefice furono come raggi di sole
nell'oscurit.
"Perdoniamo e chiediamo il perdono", disse alla folla, che comprendeva
cattolici, musulmani e ortodossi. "La speranza di tutte le persone
di buona volont  che quello che Sarajevo simboleggia rimanga
confinato al ventesimo secolo e che le sue tragedie non si ripetano nel nuovo
millennio a venire".
Tre giorni dopo, durante un'udienza generale a Roma, il Papa riflett
sulla sua visita a Sarajevo e chiese a tutti di pregare per la pace duratura
nella regione, aggiungendo che "durante la guerra non sono
cessati i pellegrinaggi di fedeli ai santuari mariani della Bosnia ed
Erzegovina, come pure di tante altre parti del mondo e in modo speciale
a Loreto, per chiedere alla Madre delle Nazioni e Regina della
Pace di intercedere perch ritornasse la pace in quella martoriata
regione". Le sue parole sembravano una "strizzatina d'occhio" e un
sorriso a tutti noi qui a Medugorje.
Nel marzo 1998 Lia mi chiam dall'Italia per dirmi che Vittorio era
gravemente malato. Pregai Dio affinch gli desse lo stesso conforto
che Vittorio aveva riservato ai suoi pazienti.
Durante la mia apparizione annuale del 18 marzo 1998, la Madonna
aveva detto: "Vi invito ad essere la mia luce, a rischiarare tutti coloro
che vivono ancora nelle tenebre ed a colmare i loro cuori con la Pace,
con mio Figlio".
Il Dottor Vittorio Trancanelli aveva gi risposto a tale chiamata. Era
stato una delle "luci" che ogni giorno, nel suo lavoro, nella sua famiglia
e nel suo ministero, aveva riempito di pace i cuori di tante
persone.
Mor a 54 anni il 24 giugno 1998, 17 anniversario della prima apparizione
mariana a Medugorje. Negli ultimi istanti, guard Lia e i suoi
figli con tenerezza dicendo: "Ecco perch la vita va vissuta. Anche se
fossi diventato chiss chi, anche se avessi un ricco conto in banca o
se avessi comprato tante case, cosa porterei con me, ora? Cosa porterei
davanti a Dio? Ora porter solo l'amore che ho dato agli altri".
Piansi per Lia, Diego e specialmente per la mia bellissima Alessandra,
ma non tanto per Vittorio: per me era un angelo vivente sulla
terra che era ritornato subito in Cielo.
Pi tardi, sempre in quell'anno, Jakov e io ci recammo negli Stati
Uniti per parlare delle nostre esperienze, seguiti dalle nostre famiglie.
Avevo cominciato ad accettare meno inviti: dopo aver visto tanti
pellegrini cambiare vita a Medugorje, capii che c'era una grande
differenza fra sentir parlare di questo luogo e venirci di persona. Le
parole non potrebbero trasmettere cosa significhi salire sulla Collina
delle Apparizioni e sentire la presenza della Madre Celeste. Ci
nonostante, pensavo che se la mia visita negli Stati Uniti fosse servita a
far convertire anche un solo non credente, ne sarebbe valsa la pena.
Alla fine, per, penso di esser dovuta andare per aiutare mio cugino.
L'11 settembre 1998 la Madonna apparve a Jakov come aveva fatto
ogni giorno sin dall'inizio delle apparizioni. Mi inginocchiai in
un'altra stanza e pregai in silenzio. Sapendo cosa avrebbe potuto vedere,
per me era troppo doloroso essere vicino a lui.
Ma quando l'apparizione termin, Jakov venne da me con le lacrime
agli occhi. "Devo parlarti", disse. "Quella di oggi  stata la mia ultima
apparizione quotidiana. La Madonna mi ha detto di prepararmi a
ricevere il decimo segreto domani".
Ero addolorata per lui e iniziai anch'io a piangere. "Mi dispiace, Jakov",
dissi, pensando alla confusione e alla disperazione che avevo
provato io molti anni prima. Temevo che per Jakov sarebbe stato pi
difficile sopportare l'assenza della Madonna di quanto lo era stato
per me: dopo la morte di sua madre, infatti era stata la Madonna a
crescerlo. Ora, a 27 anni, Jakov avrebbe dovuto affrontare il mondo
senza la gioia di vederLa ogni giorno.
Si asciug le lacrime dal viso e disse: "Non so cosa far senza di Lei".
"Preghiamo", dissi e passammo quasi tutta la sera inginocchiati.
Pregai in silenzio dicendo: "Signore, aiuta Jakov a capire che  cos
che dev'essere, che questa  la Tua volont".
Il giorno dopo, la Madonna apparve a Jakov alle 11,15 di mattina,
molto prima del solito e rimase pi a lungo delle altre volte. Mezz'ora
dopo, terminata l'apparizione, Jakov pianse e se ne and per stare da
solo. Pi tardi ci disse che la Madonna era triste nel dargli il decimo
segreto, ma che poi aveva sorriso promettendo di apparirgli una
volta all'anno, il giorno di Natale. Gli aveva detto di non essere triste
"perch come madre sar sempre con te e come ogni vera madre
non ti lascer mai" e gli aveva chiesto di essere "l'esempio di un uomo
che aveva conosciuto Dio e il Suo amore". Poi lo aveva benedetto e
ringraziato per aver risposto alla Sua chiamata.
Padre Slavko rimase sbalordito quando lo chiamammo per riferirgli
la notizia. Era passato pi di un decennio da quando erano cessate le
apparizioni quotidiane di Ivanka. Tutti a Medugorje erano sorpresi
che questo fosse accaduto a Jakov mentre si trovava in America e
non a casa.
Ero contenta di essere con Jakov nei giorni difficili che seguirono.
Ogni volta che si avvicinava la solita ora dell'apparizione, Marko e io
cercavamo di distrarlo parlandogli, chiacchierando o pregando con
lui. Quando tornammo a Medugorje, per, si isol da tutti. Lo Jakov
che conoscevo - quello che non avrebbe mai fatto una conversazione
senza una battuta scherzosa e la cui risata contagiosa conquistava
anche i pi musoni - sembrava non esistere pi. Per diversi mesi
visse in uno stato di depressione. Alla fine, per, giunse alla stessa
conclusione a cui ero arrivata io: come tutti, avrebbe sempre potuto
essere vicino alla Madonna, pregando con il cuore.


Capitolo 28.

"In questo anno grande e Santo nel quale siete entrati, pregate in
modo particolare per coloro che non hanno ancora
sentito l'amore di Dio".
(Dal messaggio della Madonna del 2 gennaio 2000).

I primi anni del nuovo millennio portarono una rinnovata speranza,
ma anche la morte di tre persone che avevano rappresentato
una parte enorme della mia vita.
Sempre pi pellegrini arrivavano a Medugorje, mentre la gente della
Bosnia-Erzegovina era impegnata nell'opera di ricostruzione e di
formazione del nuovo governo. Nonostante qualche incomprensione,
croati, bosniaci e serbi sembravano coesistere con relativa tranquillit.
Il 24 novembre 2000 esattamente sette mesi prima del ventesimo anniversario
della prima apparizione, squill il telefono. And a rispondere
Marko, che divenne subito pallido in viso e fece cadere a terra il
telefono. Non lo avevo mai visto cos.
"No, non  possibile, non pu essere", mormor.
"Cosa c' che non va?"
Mi guard con le lacrime agli occhi: " appena morto padre Slavko".
Come poteva un uomo di quella vitalit morire a soli 54 anni?
Lasci questo mondo dopo aver guidato 70 parrocchiani e pellegrini
sul Monte della Croce a pregare la Via Crucis, come faceva ogni venerd.
Arrivato in cima alla montagna, si era seduto su un sasso; poi,
accasciatosi a terra, aveva rimesso l'anima al Signore.
Il giorno seguente la Madonna lo ricord nel messaggio che diede
a Marija: "Gioisco con voi e desidero dirvi che vostro fratello Slavko 
andato al Cielo e che intercede per voi".
Il Cielo gioiva, ma a Medugorje eravamo tutti tristi. Padre Slavko era
stato una nostra colonna per cos tanti anni. Tutti ci appoggiavamo
a lui.
Due giorni dopo, in occasione della festa di Cristo Re, Marko e io
partecipammo al suo funerale insieme agli altri veggenti e a 30.000
persone. Era strano vedere il corpo di padre Slavko nella bara aperta,
ma il suo aspetto sereno mi consolava. Ora non doveva pi preoccuparsi
dei suoi mille impegni. Poteva finalmente riposarsi. La
cerimonia funebre fu presieduta dal vescovo Peric, che succedette
a Zanic, dal quale aveva ripreso lo stesso scetticismo sulle nostre
apparizioni. Nonostante i contrasti avuti con padre Slavko in merito
a Medugorje, il suo discorso fu pieno di rispetto.
"Di fronte alla morte umana, la nostra e quella dei nostri vicini, ciascuno
di noi sta qui con un cuore rovesciato, intelligenza stupita ed
occhio triste, ma Dio ha il diritto di chiamare a Lui da questo mondo,
nella patria eterna, chi vuole, quando vuole, da dove vuole e nel
modo che vuole".
Poi a parlare fu padre Tomislav Pervan, Provinciale: "Davanti a noi
si trova una vita che, umanamente parlando, ne ha vissute non una,
ma tre...  morto come il suo Signore. Non su un giaciglio o su un
letto, non circondato dai suoi fratelli o dalle persone pi care, ma
sotto la croce, su una fredda roccia dell'Erzegovina. Quanto  simbolica
questa sua morte?
Padre Slavko ha dato la vita per tutti, ha amato in modo particolare
coloro che nessuno amava, le persone escluse ed abbandonate, coloro
che il peccato e l'odio umano avevano pesantemente ferito... e
per questo motivo se n' andato cos presto, perch si  donato totalmente".
Era vero. Padre Slavko si era sforzato di vivere e diffondere
i messaggi a Medugorje e in molti altri luoghi che aveva visitato nel
mondo. Era stato autore di numerosi libri sulla preghiera, il digiuno
e la conversione, con milioni di copie stampate in venti lingue
diverse.
Jakov parl a nome di noi veggenti: "Spesso ci diceva: 'Lo sapete che
vi voglio bene?!' Tante volte abbiamo sentito quest'amore ed in cos
tanti modi... Grazie per tutte le visite che ci hai fatto nelle nostre
case, che hanno portato tanta benedizione e gioia nelle nostre famiglie... .
Ora, caro fratello, ti diciamo quello che tu hai sempre detto a
noi: Fratello, sai quanto ti vogliamo bene?".
Fui particolarmente commossa nel vedere i bambini del Villaggio
della Madre radunarsi sull'altare per dare addio al sacerdote che aveva
dato loro tantissimo. Una bambina di nome Magdalena parl a
nome di tutti loro: "Grazie perch anche noi abbiamo potuto vedere
che i giocattoli hanno un colore, che la Nutella  dolce e che per
andare sull'altalena ci vogliono due persone. Grazie perch anche
noi, come gli altri bambini, abbiamo potuto indossare l'abito bianco
per la Prima Comunione. Grazie per averci insegnato come si ama
la Madonna e come si prega Dio. Grazie perch, nonostante tutto,
anche noi abbiamo scoperto il significato della parola amore".
Capii allora che l'eredit di padre Slavko sarebbe stata vissuta attraverso
i bambini. Anche se qualche anno prima era stato costretto
a terminare il programma di visite alle famiglie, quell'esperienza
lo aveva ispirato a trovare altri modi per aiutare i piccoli a sentirsi
meno orfani e pi inseriti nella comunit. Cre una scuola materna
dedicata a Santa Teresa, il Piccolo Fiore, dove i bambini di Medugorje
e quelli che vivevano nel Villaggio della Madre potevano andare
a scuola insieme. Un'iniziativa che si rivel bellissima.
Mia figlia Marija faceva parte della prima generazione di bambini
che frequentarono tale asilo. Come altri genitori del posto, anche io
e Marko eravamo felici sapendo che Marija sarebbe stata in un posto
sicuro, dove avrebbe imparato tante cose sull'amore di Dio tramite la
dottrina della fede, insegnata dalla scuola e interagendo con i meno
fortunati. I bambini che vivevano nel Villaggio della Madre non si
sentivano mai diversi dagli altri.
I pochi oggetti personali di padre Slavko furono consegnati alla sua
famiglia e agli amici. Io ho voluto solo la sua sveglia; era assolutamente
semplice, ma per me era un simbolo preziosissimo dell'inesauribile
dedizione di padre Slavko per la Madonna. Senza tale
sveglia, non si sarebbe mai potuto alzare ogni giorno prima dell'alba,
dopo aver dormito solo poche ore. Talvolta la metto davanti a me
quando prego e sento che lui  vicino. Mi ricorda che un giorno il
mio tempo sulla terra, come quello di tutti, finir.
Padre Slavko, forte anche dei suoi studi in psicologia, aveva spesso
confessato presso la Comunit Cenacolo, divenuta una parte imprescindibile
di Medugorje. I giovani della Comunit, che lo amavano
tantissimo, gli fecero un grande memoriale di pietra, che trasportarono
a mano fin sulla cima del Monte della Croce per segnare il
luogo in cui era morto. Uno di loro intervenne al funerale, dicendo:
"Grazie per aver rispettato la vita, diffuso la pace e l'amore e per aver
sempre trovato il tempo per il dialogo".
Dopo la morte di padre Slavko, sentivo nel cuore che invece di ritirarmi
nella mia stanza quando avevo le apparizioni del 2 del mese,
avrei dovuto essere in un luogo in cui tutti potessero pregare insieme
alla Madonna. Poi ebbi un'intuizione: sarebbe stato bellissimo
per la Madre Celeste apparire nella Comunit Cenacolo. Dopotutto,
l'obiettivo delle apparizioni mensili era pregare per quelli che non
conoscevano l'amore di Dio. I giovani della Comunit un tempo erano
persone cos, ma poi avevano capito cosa significasse camminare
nelle tenebre. Attraverso la preghiera erano rinati e ora imparavano
a vivere con Dio considerandolo loro Padre. Io avrei potuto presentarli
alla Madre. Quei giovani erano sempre gentili e generosi con
me, a qualsiasi ora mi presentassi da loro. Tenevano tutto in ordine
e suonavano una musica bellissima con le chitarre mentre io ero in
ginocchio ad aspettare la Madonna, che a volte era triste, altre volte
gioiosa. Dava spesso un messaggio. Molte parole di queste apparizioni
mi sono rimaste impresse nella mente.
"Come una madre chiama i suoi figli, cos vi ho chiamati e voi mi
avete risposto" (2gennaio 2003).
"Non permettete che vi abbagli la falsa luce che vi circonda e che vi si
offre!" (2 ottobre 2003).
"Figli miei, non riconoscete i segni dei tempi? Non ne parlate fra di
voi?" (2 aprile 2006).
"Il mio Cuore attraverso di voi vuole vincere. Il mio Cuore vuole
trionfare" (2 maggio 2006).
"Dio vi ha creato con la libera volont perch conosciate e scegliate la
vita o la morte" (2 luglio 2006).
"In questi tempi inquieti, io vengo a voi per mostrarvi la via verso la
pace" (2 agosto 2006).
"Purificate i vostri cuori, chinate la testa davanti al vostro unico Dio"
(2 luglio 2005).
Il 25 giugno 2001 la parrocchia di Medugorje celebr il ventesimo anniversario
delle apparizioni mariane. Non avevo mai visto il paese cos
pieno di pellegrini. Fu un'occasione gioiosa. Avrei tanto voluto che
ci fosse pure padre Slavko, anche se di sicuro era presente spiritualmente.
Nell'aria percepivamo che non ci aveva lasciati. Spero che un
giorno la Chiesa lo dichiari Santo, anche se ai miei occhi lo  gi;
era un esempio dell'amore di Dio, un uomo di profonda fede che
era morto in pace, come aveva sempre vissuto. Molti pellegrini ora
pregano davanti alla sua tomba, nel cimitero situato dietro la Chiesa
di San Giacomo.
L'anniversario delle apparizioni  sempre stato un momento speciale
per me. I miei, quel mattino, mi augurarono ogni bene. "Ci pensi a
tutto il tempo che  passato?", disse pap, con la voce ancora farfugliante
in seguito all'ictus. Vedendo pap, ripensavo con contentezza
alla prognosi sbagliata che gli avevano fatto i medici. Erano trascorsi
pi di sei anni da quando avevano detto che gli sarebbe rimasto solo
un anno di vita. Ciononostante, ogni volta che ricevevo una telefonata
quando non ero in casa, temevo che ci fossero brutte notizie
per lui.
Il giorno dell'anniversario, Marko, Marija e Veronika, seguendo
quella che era ormai diventata una loro tradizione, mi comprarono
un mazzo di fiori. Le bambine, che avevano rispettivamente nove e
sei anni, mi stupivano sempre per la grande fede che avevano e per
la pazienza con cui avevano accettato una mamma veggente. Eravamo
persone normali le cui vite, per, erano assolutamente fuori
dell'ordinario. Marko cercava sempre di assicurarsi che le nostre figlie
non avessero le idee confuse sulle mie esperienze.
"A volte Dio sceglie una persona non perch questa sia la migliore",
diceva, "ma perch ha bisogno di lei cos com' in quel momento.
Ecco forse perch ha scelto vostra mamma".
Marko  stato un padre eccezionale fin dall'inizio. Sapendo cosa richiedeva
la mia missione, si  dedicato totalmente alle nostre figlie.
Le ha nutrite, vestite, le ha aiutate a finire i compiti come e forse pi
di quanto ho fatto io. Lui e io non abbiamo mai litigato sui doveri
che spettavano a ciascuno, ci veniva naturale. Dio ha unito l'uomo e
la donna perch lavorassero insieme e non perch tutti i pesi siano
portati da uno solo dei due.
Oggigiorno chi  a favore della fede e dei sacramenti come il matrimonio
viene ritenuto antiquato e ignorante. Io invece ritengo che
queste persone siano la salvezza del mondo. Quando si  trattato di
trasmettere la fede a Marija e Veronika, non abbiamo mai fatto loro
prediche o imposto loro di fare qualcosa controvoglia. Anche quando
erano piccole stavano con noi in salotto quando pregavamo il
Rosario. I bambini piccoli, ovviamente, non capiscono, ma sentono.
Se non altro, la pace che riempie la stanza durante la preghiera entra
in loro. Da qualche parte, nel profondo, ne conserveranno il ricordo.
Non abbiamo mai comprato a Marija e Veronika un giocattolo o
un film con l'intento di occupare il loro tempo. Abbiamo sempre
giocato e visto film insieme a loro; Marko, poi era particolarmente
attivo. Forse, inconsciamente, Marko e io eravamo diventati simili ai
miei genitori: lui scherzava e rideva sempre con le bambine, mentre
io ero di solito colei che stabiliva le regole e quello che non si poteva
fare.
Un giorno ero stanca di dover alzare la voce per farmi obbedire da
Marija e Veronika; provai allora a vedere se emulando la Madonna,
la Madre perfetta, avrei ottenuto migliori risultati. La loro stanza era
nel disordine pi totale, cos, quando le trovai a giocare l, chiusi gli
occhi e imitai la voce dolce della Madonna: "Bambine", dissi dolcemente,
"per favore, mettete a posto la vostra stanza".
Tornai mezz'ora dopo e la stanza era pi disordinata che mai. "Bambine,
mi fareste tanto contenta se adesso metteste a posto la vostra
stanza".
Lo ripetei tre volte, ma alla mia quarta visita, vedendo che non avevano
fatto niente, persi la pazienza. "Bambine! Mettete subito in ordine
la stanza!"
Cinque minuti dopo la stanza era perfetta. Di Madonna ce ne una,
pensai. Anche se ci avr pregato chiss quante volte di "mettere a
posto la nostra stanza", non si d mai per vinta, n ci minaccia mai.
La Sua pazienza  eterna.
Malgrado i piccoli episodi come quelli descritti, la nostra casa era
sempre piena di gioia, specie quando pregavamo insieme. La preghiera
sembrava venire naturale a Marija, mentre Veronika all'inizio
faceva pi resistenza. A quattro-cinque anni, diceva spesso di dover
andare al bagno quando era l'ora di pregare il Rosario in famiglia.
"Non c' problema", le dicevo. "Ti aspettiamo".
Faceva ovviamente una faccia da funerale. Ma non l'abbiamo mai
rimproverata e se una sera non voleva pregare, noi continuavamo
senza di lei. Come i messaggi della Madonna dicono cose diverse a
ognuno, cos imparai a parlare con Marija in un modo e con Veronika
in un altro. Invece di costringere Veronika a pregare, cercavamo
di rendere il Rosario pi divertente, come se fosse una gara.
"Ok, ora chi vuole dire la prima decina?", chiedevo.
Sia Veronika che Marija alzavano la mano. "Io! Io!".
Non molto tempo dopo, ogni volta che avevamo tempo libero o se
dovevamo recarci in macchina da qualche parte, Veronika era la prima
a dire: "Preghiamo!" Durante la sua crescita, la trovavamo spesso
a pregare da sola. Aveva imparato a vedere la Madonna nel cuore
e niente avrebbe potuto sottrargliela.
Anche se la parrocchia celebrava l'anniversario il 25 giugno - il primo
giorno in cui ci siamo avvicinati alla Madonna - per me tutto
era iniziato il 24 giugno, quando La vedemmo per la prima volta. In
questo e in ogni anniversario, mi sentivo come nei giorni precedenti
alla prima apparizione. Ero pervasa da un grande senso di amore, al
punto da volerlo trasmettere a tutti e piangevo per le cose pi piccole.
Venti anni dopo, le apparizioni della Madonna erano diventate
normali per alcuni, specie per quelli che vivevano nella parrocchia.
Ma per me tutto continuava ad essere meraviglioso.
"Il Cielo scende in terra tutti questi anni", dissi ad alcuni pellegrini.
"Quant' grande l'amore di Dio, che ci fa questo dono, che ci manda
fra noi la Madre nostra per aiutarci?".
Con cos tanti pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, sembrava
che Medugorje stesse vivendo una fase di rinnovamento, dopo
l'incertezza provocata dalla guerra. Mesi dopo, tuttavia, il mondo intero
fu scosso dagli attentati dell'11 settembre 2001. Ero inorridita. Non
riuscivo a smettere di piangere mentre guardavo le scene devastanti
trasmesse dai telegiornali. Le torri gemelle in fiamme, tutte le vittime,
l'impressionante nube di polvere e la montagna di macerie: ognuna
di quelle immagini sconvolgenti aggiungeva un'altra lacrima sul volto
della Madonna. Un motivo in pi per pregare per la conversione delle
persone che non conoscevano l'amore di Dio, come i responsabili di
tali attentati.
In una fredda giornata di novembre, verso la met del mese, mi recai
alle due del pomeriggio da pap per prendere un caff, come facevo
quasi ogni giorno da dieci anni, da quando aveva avuto l'ictus. Ancora
parlava e deambulava a fatica, ma il suo spirito allegro lo faceva
sembrare pi forte di quanto fosse realmente.
Quando finimmo di bere il caff, mamma gli port del cibo.
"Ora puoi andare, Mirjana", disse. " ora per lui di mangiare".
Mi alzai e gli misi la mano sulla spalla. "A dopo, pap".
Mi afferr con delicatezza un braccio. "Non dar retta a tua madre",
scherz. "Puoi rimanere un altro po' ".
Mamma sorrise: "Scusa?"
Mi feci una risata: "Non voglio provocare una rissa, pap. Ora mangia,
dopo cercher di tornare".
Pi tardi, quel pomeriggio, Marko e io stavamo facendo la spesa,
quando Jakov mi chiam sul telefonino. "Lo zio sta male", disse.
"Credo stia morendo. Vieni subito".
Pensavo si riferisse a zio Andrija; Jakov, per, mi disse che non intendeva
nostro zio, ma suo zio, mio padre. Marko e io ci precipitammo a
casa dei miei. Erano gi venuti i medici, che per non poterono far
nulla. Pap mor dopo dieci minuti, come se mi stesse aspettando.
In quel momento tutto mi sembrava oscuro. Mi sentivo confusa,
come bloccata in un sogno. Come poteva essersene andato? Corsi
nella mia stanza e mi chiusi dentro a chiave. I primi giorni delle
apparizioni mi avevano insegnato a sopportare da sola le sofferenze.
Ricordo poco del suo funerale. Era come se osservassi fuori dal mio
corpo, come se qualcun altro, anzich io, stesse ricevendo le condoglianze.
Giorni dopo, ogni volta che si avvicinava il pomeriggio, iniziavo
a prepararmi per prendere il caff con pap, per poi rendermi
conto che non cera pi. Per tutto un anno vestii a lutto - davvero
non avevo voglia di indossare altri colori.
Il fatto che veda la Madonna non significa che non sia soggetta alle
sofferenze, come qualsiasi altro essere umano. Tutti vorrebbero che i
propri cari fossero sempre li con loro e io ero cos affezionata a pap
da sentire che una parte di me non cera pi. Ma come disse Ges:
"Beati quelli che sono nel pianto, perch saranno consolati" (Matteo
5, 4). Visto in un'ottica eterna era come se pap e io fossimo stati al
piano terra del nostro palazzo e lui avesse preso per primo l'ascensore.
Quando meno me l'aspetto, l'ascensore scender per me - come
per chiunque - e io trover pap su ad aspettarmi. Come dice la
Madonna, la vita  passeggera come un fiore.
Nei giorni successivi alla morte di pap, cercai di ripensare ai periodi
felici passati con lui a Sarajevo, a come mi avesse sempre fatta
sentire protetta e amata. Con un po' di tempo e molta preghiera,
ritrovai la pace. Non ho mai visto pap in un'apparizione dopo la sua
morte, n ho mai chiesto alla Madonna di lui; ma le apparizioni della
Madre Celeste e i messaggi mi facevano ricordare il Paradiso che era
ora diventato la sua casa.
Il 18 marzo 2004 la Madonna disse: ''Guardando verso di voi desidero
dirvi, col cuore pieno di amore, che quello che cercate insistentemente,
quello a cui anelate, figlioli miei,  qui davanti a voi". Promise che
"avremmo potuto vedere" se avessimo purificato i nostri cuori e messo
Suo Figlio al primo posto nella vita.
Le apparizioni del 2 del mese presso la Comunit Cenacolo continuavano
ad attirare sempre pi persone. L'apparizione che ebbi il 2
aprile 2005, alla vigilia della domenica della Divina Misericordia, fu
potente e sconcertante al tempo stesso. La Madonna apparve quel
mattino alle 9,17. Benedisse la folla, ma poi sottoline che la benedizione
pi importante  quella impartita da un sacerdote. Quindi,
con grande determinazione, afferm: "In questo momento, vi chiedo
di rinnovare la Chiesa". Sembr una richiesta eccessiva. "Come posso
farcela?", chiesi, ma poi mi resi conto che non stava parlando solo
con me, ma con tutti. "Come possiamo farcela?".
"Figli miei, io sar con voi! Apostoli miei, io sar con voi e vi aiuter!
Rinnovate prima voi stessi e le vostre famiglie e vi sar pi facile".
"Allora, Madre, rimani con noi". Non era un messaggio tipico. Dopo
l'apparizione, le Sue parole mi riecheggiavano nella mente. Rinnovare
la Chiesa. Cosa stava cercando di dirci?
Quel pomeriggio Marko e io ci recammo alle nozze di un nostro vicino
di casa. Mentre eravamo al ricevimento, un amico mi inform
che Papa Giovanni Paolo secondo era appena morto. Ripensando all'incontro
avuto con lui, mi balen nella mente l'immagine dei suoi occhi
azzurri e penetranti.
 morto un Santo, mi dissi.
Ero troppo emozionata per rimanere al ricevimento, cos Marko
mi port a casa. Accendemmo due candele: una l'appoggiammo
sul davanzale, l'altra sul tavolo del salotto, poi ci inginocchiammo
e pregammo. Fra il silenzio e il bagliore della candela, Dio mi diede
la pace e un pensiero consolante: Giovanni Paolo era morto sulla
Terra, ma era nato in Cielo. La sua missione era stata compiuta.
Due anni prima della sua morte - l'8 dicembre 2003, solennit
dell'Immacolata Concezione - Papa Giovanni Paolo secondo lesse una
preghiera che aveva composto per la pace del mondo. "Regina della
Pace, prega per noi!", disse. "Madre di misericordia e di speranza, ottieni per gli uomini e le donne del terzo millennio il dono prezioso della pace: pace nei cuori e nelle famiglie, nelle comunit e fra i popoli...".
Molte volte le parole del Papa sembravano riecheggiare quelle della
Madonna, come se lui e Lei parlassero la stessa lingua del Cielo.
Spesso  cos fra mamme e figli maschi.
Il 1 maggio 2011 Papa Benedetto sedicesimo ha beatificato Giovanni Paolo secondo e tre anni dopo, il 27 aprile 2014, Papa Francesco lo ha canonizzato.
Quell'uomo benevolo che avevo incontrato 30 anni prima era
ora un Santo ufficiale della Chiesa cattolica.
Personalmente credo che lo Spirito Santo ci dia il Papa di cui abbiamo
bisogno per i tempi in cui viviamo. Come il mondo ha avuto bisogno
di Giovanni Paolo secondo e di Benedetto sedicesimo, cos ora ha bisogno
di Papa Francesco. Prego per il Santo Padre ogni giorno, che Dio lo
protegga e lo aiuti a portare il grande peso della sua missione. Come
i suoi predecessori, ci guida e ci insegna la fede, parlando lo stesso
linguaggio di sua Madre.
La scelta del nome di Papa Francesco mi ha ricordato Ges che aveva
chiesto a San Francesco di ricostruire la Sua Chiesa, in modo
simile a quello che la Madonna aveva richiesto poco prima della
morte di Giovanni Paolo secondo. Poco dopo la sua elezione del 13 marzo
2013, Francesco chiese al patriarca di Lisbona di consacrare il
suo pontificato alla Madonna di Fatima il giorno della Sua festa, il
13 maggio 2013. Poi scelse il 13 ottobre 2013 - il 96 anniversario
dell'ultima apparizione di Fatima - come data in cui consacrare il
mondo al Cuore Immacolato di Maria. Per l'occasione, su richiesta
di Papa Francesco, la statua della Beata Vergine Maria contenente
il proiettile che stava per uccidere Giovanni Paolo secondo fu portata da
Fatima a Piazza San Pietro.
Il Santo Padre, inoltre, invit delegazioni da tutti i principali siti di
apparizioni mariane approvati dalla Chiesa, nonch da quello ancora
da approvare: Medugorje. Padre Marinko Dakota, nostro parroco,
guid un gruppo di parrocchiani a Roma per l'evento. Anche padre
Marinko  un frutto di Medugorje; attribuisce il suo sacerdozio alla
Madonna nonch a padre Slavko, che fu per molti versi suo mentore.
Nella sua preghiera alla Madonna, Papa Francesco dice: "Con rinnovata
gratitudine per la Tua presenza materna uniamo la nostra voce a
quella di tutte le generazioni che Ti chiamano beata. Celebriamo in Te
le grandi opere di Dio, che mai si stanca di chinarsi con misericordia
sull'umanit, afflitta dal male e ferita dal peccato, per guarirla e per
salvarla".
I visitatori che vengono nella mia casa mi chiedono spesso cosa rappresentino le scarpe di cuoio che tengo in una scatola di vetro. Le
vidi per la prima volta durante un'apparizione presso la Comunit
Cenacolo, circa un anno dopo la morte di Giovanni Paolo secondo. Nei
momenti precedenti alla venuta della Madonna  come se io, con la
mente, stessi in un altro mondo; e quando vidi quel paio di scarpe
davanti a me, vicino alla statua della Madonna ero confusa. La gente
mette spesso davanti alla Madonna Rosari, fogli con richieste di preghiere e fiori; ma chi lascerebbe un paio di scarpe? Quando la Madre
Celeste apparve, ovviamente, me ne dimenticai.
Dopo l'apparizione, un signore che era stato un grande amico di
Giovanni Paolo secondo si avvicin a me. Mi chiese di non rivelare la sua
identit - era fortunato, perch io sono un'esperta nel mantenere
i segreti - e poi mi disse che Giovanni Paolo secondo aveva sempre desiderato venire a Medugorje, ma che essendo Papa, non ne aveva
avuto la possibilit. Quindi un giorno, scherzando con il Pontefice,
quest'uomo gli aveva detto: "Se non ce la fai ad andare a Medugorje,
porter l le tue scarpe. Sar come se tu avessi messo piede su quel
suolo Santo".
Una volta morto Giovanni Paolo secondo, quell'uomo si sent chiamato
a mettere in atto tale proposito; cos, dopo l'apparizione, mi diede
quelle scarpe. Ogni volta che le guardo, ripenso al Santo Padre. Ma
la parte pi divertente  venuta qualche tempo dopo. Un italiano
che realizza le scarpe per il Papa a Roma, venuto a sapere del paio
che mi era stato dato, ne fece un altro di taglia 38 - la mia - e me lo
invi. Forse pensava che fossi dispiaciuta del fatto che non potessi
indossare le scarpe del Papa. Ma anche in senso figurato, chi potrebbe
mai farlo?


Capitolo 29.

"Non si vede bene che col cuore: l'essenziale  invisibile agli occhi".
(da Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupry).

Dal 1981, anno in cui sono iniziate le apparizioni, molte cose
sono cambiate a Medugorje e nella mia vita.
Anche se ho compiuto da poco 50 anni, sento di non essere diversa
o di comportarmi in altro modo rispetto a quando ne avevo 16.
Quando vedo un adulto comportarsi in modo immaturo - o quando
mi accorgo di non agire secondo l'immagine di angelo perfetto che
la gente si  fatta su di me - penso: non mi sorprende che Lei ci chiami
'figlioli'. Guardate noi.
Quando sono con la Madonna, sono come una bambina che guarda
sua madre. Il tempo si ferma e Lei mi parla con dolcezza e premura,
come una madre fa con una figlia. Dubito che mi considerer mai
un'adulta. Per il Paradiso l'et  irrilevante e la bellezza della Madonna
non  di questo mondo. Se mi chiedono di dire quanti anni potrebbe
avere, rispondo subito: "Ma  importante?'. Tuttavia, se devo
fare un paragone in termini "terrestri", direi che dovrebbe avere sui
20-25 anni, quindi, molti meno di 2000, ovviamente! La Madonna,
dal 1981, non ha cambiato aspetto. Nel modo in cui si presenta a noi.
non ha n tempo n et.
Da quando  terminata la guerra, la gente di questa regione  impegnata
nell'opera di ricostruzione. La Croazia  entrata a far parte
dell'Unione Europea e oggi  ritenuta una delle mete turistiche pi
ambite d'Europa. In Bosnia-Erzegovina lo storico ponte di Mostar 
stato ricostruito con cura e Sarajevo  risorta dalle ceneri del conflitto
divenendo la citt culturale che aveva sempre desiderato essere.
Ma alcune cicatrici della guerra sono rimaste, come la breccia sul
muro laterale del palazzo in cui abitavamo e il sentimento di tristezza
che ci viene ogni anno in occasione della festa di Santo Stefano.
Alcuni anni fa sono stata invitata a parlare nella Chiesa di Sant'Antonio
di Sarajevo, dove da bambina avevo fatto il catechismo. Ero
felicissima di dare la mia testimonianza alla gente della mia citt, ma
in un certo senso mi sembrava un'esperienza surreale. Guardando
la folla, ho iniziato a descrivere la Madonna, quando all'improvviso
mi sono immaginata che la polizia segreta stesse facendo irruzione
nella chiesa per arrestarmi. Ho dovuto interrompere la testimonianza
e fare un respiro profondo. Il comunismo  finito. Nessuno pu
portarmi via ora. Nessuno mi far del male. Ora posso parlare di Dio.
Sono contentissima di non vivere pi sotto il comunismo. Ora abbiamo
la libert di culto come negli altri Paesi democratici e in nessuna
parte della regione la fede  cos viva come nella localit in cui
abito, Medugorje.
Marko e io abitiamo a poche centinaia di metri dalla Collina delle
Apparizioni. Una grande statua della Regina della Pace, donata nel
2001 da pellegrini coreani, si erge ora nel punto in cui vedemmo la
Madonna per la prima volta su quell'altura.
Mia madre abita accanto a noi e trascorre il tempo a curare il giardino,
a cucinare e a "viziare" le nipoti. Spesso ripenso alle sofferenze
da lei patite a Sarajevo da quando iniziai ad avere le apparizioni e
al grande sostegno che mi ha dato nel lungo periodo in cui subivo
quotidiani maltrattamenti. A volte mi chiedo se sarei coraggiosa
come lei, nel caso in cui Marija o Veronika iniziassero a vedere la
Madonna e le rivelazioni della Madre Celeste provocassero le stesse
persecuzioni subite dalla nostra famiglia: sopporterei tutto, oppure
direi a mia figlia di tacere?
Anche mio fratello Miro abita accanto a me con sua moglie Svjetlana
e i figli Magdalena, Josip e Robert. Miro e io andiamo molto
d'accordo. Ridiamo e piangiamo insieme. Che gli piaccia o no, lo
considero ancora un terzo figlio e amo veder crescere i miei nipoti.
Li vedo tutti i giorni e siamo sempre insieme in occasione dei compleanni
e delle feste.  bellissimo essere tutti cos vicini, anche se
avrei preferito che ci fosse ancora mio padre con noi.
Anche zio Simun e zia Slava abitano nei pressi. I cugini Milena, Jelena
e Vlado si sono tutti sposati; Vesna, purtroppo,  morta il 3 marzo
2015. Ero accanto a lei l'ultimo giorno della sua vita terrena:  stata
una grazia aver avuto l'opportunit di confortarla in quei delicati
momenti. Le ho dato una carezza sul viso, un bacio sulla fronte e le
ho assicurato che avrebbe visto presto quella bellezza che ho cercato
di descrivere cos tante volte. Ho ricordato il tempo passato insieme
da bambine, quando correvamo, ridevamo fra i campi e parlavamo
a bassa voce fino a tarda notte. Allora, l'et adulta ci sembrava
lontanissima.
La Madonna ha ragione, ho pensato. Qui siamo solo per poco tempo.
Ad eccezione per l'esperienza di veggente, vivo una vita ordinaria.
Di solito mi sveglio presto perch mi piace iniziare la giornata con
una preghiera per chiedere il dono dell'amore. Senza amore, non
sarei in grado di andare avanti a Medugorje. Come le altre mamme
e mogli, cucino, pulisco, lavo e stiro i vestiti e servo il pranzo alla
mia famiglia. Il pomeriggio, quando tutto  calmo, prego ancora. Almeno
una volta al giorno recito la coroncina di Sant'Antonio, come
avevo promesso pi di vent'anni fa. Dopodich io e Marko passiamo
del tempo insieme o andiamo a trovare degli amici - come Violeta e
Antun o Julijana e Mladen, con i quali abbiamo un legame inossidabile
da circa trent'anni. Poi, la sera, prego un'altra volta.
Quando mi guardo indietro, vedo come sono cambiata e cresciuta
dai primi giorni delle apparizioni e quante cose ho imparato. Ad
esempio, un tempo mi chiedevo spesso com'era possibile che il Dio
dell'amore potesse permettere la sofferenza.
Bez muke nema nauke  un vecchio proverbio croato che significa
"senza soffrire, non si impara niente. " Ormai mi  chiaro che ogni
tribolazione avuta nella vita ha contribuito a farmi essere quella che
sono oggi - ogni dolore mi ha raffinato per farmi diventare un messaggero
dell'amore di Dio e mi ha dato un'educazione migliore di
quella che mi avrebbe offerto qualsiasi altra scuola. Ora, come apostolo
della Madonna, posso rispondere a domande difficili attingendo
alle mie esperienze.
Solo quando hai vissuto la sofferenza puoi capire la sofferenza degli
altri, riferire quello che hai vissuto e aiutarli a sopportare il loro
dolore, a parole o con la tua presenza. Dopo aver sopportato cos a
lungo in silenzio la sofferenza - ero cos abituata a nascondere il mio
dolore perch gli altri non ne nuocessero - ho imparato a condividere
i miei sentimenti. Forse questo libro ne  la prova.
La vita con Marko  quella che avevo sempre immaginato, ma una
cosa che non avrei potuto prevedere  il numero eccessivo di cani
che avremmo avuto. Forse Marija e Veronika hanno ereditato la mia
empatia; si sono sempre innamorate di ogni cucciolo randagio che
hanno visto e come mio padre, Marko non ha saputo dire di no alle
sue "piccole principesse". Ma quando hanno cominciato ad andare
all'Universit di Mostar, abbiamo dovuto badare noi a questi animali.
Il pi piccolo adora mettersi sulle mie gambe; ai pi grandi
ci pensa Marko, che li porta volentieri a spasso nel pomeriggio. Di
recente, quando Marija si  sposata, le ho detto, scherzando, che il
mio regalo di nozze avrebbe potuto iniziare ad abbaiare.
La Madonna continua ad apparire ogni giorno a Ivan, Marija e Vicka,
in qualsiasi parte del mondo si trovino. Ognuno di loro ha ricevuto
9 dei 10 segreti.
Ivan ha sposato un'americana e trascorre met del tempo negli Stati
Uniti e l'altra met a Medugorje. Marija ha sposato un italiano e si
divide fra l'Italia e Medugorje, mentre Vicka ha sposato un uomo del
posto e abita qui vicino al paese.
Per quanto riguarda quelli di noi che hanno ricevuto tutti e dieci i
segreti, Jakov vede la Madonna solo a Natale, mentre Ivanka il 25
giugno; io ho la grazia di vederla 13 volte all'anno - il 2 di ogni mese
e il 18 marzo [n.d.e. il 2 marzo 2020 Mirjana ha avuto l'ultima
apparizione mensile]. Tutti noi veggenti abbiamo figli, molti dei quali
si frequentano.
Jakov vive con la moglie Annalisa, un figlio e due figlie in una casa
sul lato opposto della strada. Col passare degli anni, il suo umorismo
diventa sempre pi vivace. Un giorno stava portando a spasso il
suo cane, Bimba, quando dei pellegrini americani diretti a casa mia
l'hanno fermato per salutarlo e una di loro gli ha chiesto:
"Come si chiama il suo cane?".
Jakov, sorridendo, gli ha risposto: "Mirjana!".
Una volta da me, la pellegrina ha osservato: "Che carino che Jakov
abbia dato al cane il suo nome".
Mi feci una risata. "Questo vi ha detto?"
Pi tardi, vedendo uno dei nostri quattro cani, mi hanno chiesto:
"L'ha chiamato Jakov?"
"No", ho risposto, "voglio troppo bene al mio cane!".
Jakov e io, quando ci troviamo insieme, ridiamo e scherziamo anzich
parlare, tanto che spesso penso: "Se solo le persone che hanno
tanta paura dei segreti vedessero come ridiamo noi veggenti!". Se noi
che conosciamo il futuro non ci facciamo condizionare dalla paura,
perch dovrebbero farlo gli altri?
Medugorje cresce e cos la mia responsabilit, ma la Madonna, per
aiutarmi nella mia missione, mi ha mandato persone su cui posso
fare affidamento senza doverlo chiedere. Il mio amico Damir, che
gestisce uno studio fotografico qui nel paese, provvede sempre a
procurarmi un microfono quando parlo a grandi gruppi di pellegrini.
Miki, un altro amico che parla benissimo l'inglese e l'italiano,
traduce per me quando parlo ai gruppi. Mi  sempre vicino durante
ogni apparizione per scrivere il messaggio e tradurlo per i pellegrini.
Adoro interagire con i pellegrini che vengono a Medugorje. Insieme
a mio fratello abbiamo costruito una pensione accanto a casa nostra,
dove lavoro servendo i pasti, facendo le pulizie e assicurandomi che
i pellegrini abbiano tutto ci di cui hanno bisogno. Arriva gente da
tutto il mondo e ogni volta che parlo con uno di loro  come se
osservassi l'esperienza di Medugorje dalla prospettiva di un pellegrino.
In pi, non ho bisogno di viaggiare per il mondo per imparare culture
diverse, perch  il mondo stesso a venire qui. A volte penso di
imparare pi io dai pellegrini che loro da me - vedere i cambiamenti
nelle persone dal momento in cui arrivano fino a quando ripartono
 la prova di come questo luogo possa trasformarti.
Poich sono una veggente, alcuni ritengono che non dovrei lavorare,
ma io scherzo sempre dicendo che queste persone probabilmente
direbbero che sono pigra se non avessi un lavoro. Marko e io lavoriamo
molto per mantenere la famiglia. Se facessi qualcos'altro, non
sarei in grado di interagire con i pellegrini come faccio ora e a parte
i miei doveri di madre e di moglie, la mia priorit  condividere con
gli altri i messaggi della Madonna. Il lavoro  una parte necessaria
della vita e avere un'occupazione onesta che glorifichi in qualche
modo Dio  essenziale per il benessere della nostra anima. Servendo
i pellegrini, posso dimostrare loro di non essere diversa o al di sopra
di alcuno. Davanti a Dio siamo tutti uguali e la nostra Madre Celeste
ci ama tutti allo stesso modo.
Un giorno, mentre stavo salendo sulla Collina delle Apparizioni,
vidi davanti a me un gruppo di pellegrini italiani che facevano a
turno per trasportare sulla schiena un ragazzo invalido. Il cammino,
ripido e pieno di sassi,  difficile, specie con un peso in pi come
quello di un'altra persona. Ma tutti lo portavano con amore e sorridevano,
compreso lo stesso ragazzo. Dopo un po'  sopraggiunto un
gruppo di americani: uno di loro ha detto semplicemente "switch"
(facciamo a cambio) e si sono offerti di trasportare il ragazzo sulla
Collina. Lo stesso hanno fatto poi pellegrini australiani, polacchi e
di altre nazioni. Il ragazzo ha cos raggiunto la cima grazie a persone
di tutto il mondo che, in lui, avevano visto un fratello bisognoso di
aiuto, a prescindere dalla sua nazionalit, lingua o disabilit. Questo,
per me,  l'effetto di Medugorje.
Quando parlo ai gruppi di pellegrini, la prima cosa che raccomando
loro  di essere semplicemente dei pellegrini. "Anche se non credete
alle apparizioni della Madonna", dico, "in qualche modo siete venuti
qui, quindi cos'avete da perdere se cercate di vivere per una settimana
i Suoi messaggi? Almeno sarete dei non credenti istruiti".
Sono pochi, tuttavia, quelli che ripartono con dei dubbi: l'ultimo
giorno della loro permanenza a Medugorje quasi tutti i pellegrini
ammettono di non voler andar via.
Nei primi tempi mi offendevo molto quando qualcuno mi accusava
di aver inventato tutto. Volevo sempre chiedergli: "Perch inventerei
una bugia simile? Che ci guadagnerei a mentire cos?".
Se avessi mentito su una cosa del genere, sarei stata davvero una persona
con problemi, specie durante il periodo comunista. Prima delle
apparizioni facevo una vita bellissima: vivevo con i miei genitori che
mi volevano un gran bene e frequentavo una delle migliori scuole di
Sarajevo. Perch avrei voluto stravolgere di punto in bianco la mia
esistenza? Perch apportare disordine e angoscia in una situazione
piacevole? Solo una persona instabile mentalmente lo avrebbe fatto.
E non ero l'unica: eravamo in sei, compreso un bambino di dieci
anni che avrebbe decisamente preferito giocare a calcio che pregare.
Ora sono dispiaciuta per tutti quelli che non riescono a vedere come
la Madonna abbia offerto loro il Suo aiuto per guidarli alla salvezza.
Prego per loro. Una persona giusta non trae mai conclusioni su
qualcuno che non conosce personalmente. Solo se mi conosci, se
hai parlato con me, puoi farti un'opinione intelligente su chi sono e
cosa sostengo.
A volte i pellegrini mi chiedono: "Perch le apparizioni vanno avanti
da cos tanto tempo? Perch cos tanti messaggi?".
Dico loro quello che posso. La Madonna ci sta preparando a tutto
ci che avverr nel mondo. Ci sta addestrando alla vittoria. Quando
gli eventi dei segreti si manifesteranno, sar tutto chiaro. Capirete,
ad esempio, perch la Beata Vergine Maria ha scelto di apparirmi il
18 marzo di ogni anno e il 2 di ogni mese. Capirete l'importanza di
tali date e perch appare da cos tanto tempo. Ogni madre sa che i
figli hanno bisogno di una guida costante. Attraverso i Suoi messaggi,
la Madonna ci ricorda in continuazione di rimanere sulla strada
giusta.
Quando sono con la Madonna, non ho la cognizione del tempo.
Non so mai quanto sia durata effettivamente un'apparizione finch
non me lo dicono gli altri. Resto sempre sbalordita sentendo che
un'esperienza cos senza tempo sia potuta durare, per gli osservatori,
solo cinque-dieci minuti. Ma il tempo qui sulla Terra non  affatto
uguale al tempo di Dio, motivo per cui alcuni mi chiedono come
mai la Madonna possa apparire cos tante volte in cos tanti anni.
Come ci dice la Bibbia, "Davanti al Signore, un solo giorno  come
mille anni e mille anni come un solo giorno" (2 Pietro 3, 8). Nell'ottica
eterna, 35 anni sono come un flash.
Il 2 luglio 2013 la Madonna ha detto: "Vi prego maternamente di
fermarvi un momento e di riflettere su voi stessi e sulla transitoriet di
questa vostra vita terrena".
Per molti versi,  bello ora essere una veggente. Vi sono senz'altro
delle difficolt - la gente ti guarda sempre fissa negli occhi ed 
impossibile uscire quando vi sono tanti pellegrini. Ma mi sono abituata
a vivere in questo modo, non mi annoio mai. Ho sempre preferito
leggere un bel libro anzich andare alle feste; e quando mi chiedono
che musica preferisca, rispondo "il silenzio". Mi piace passare il tempo
con la famiglia e gli amici e ogni dieci giorni circa, Marko e io
andiamo a Mostar a prenderci un caff. Per me  sufficiente.
Tuttavia, cerco sempre di trovare il tempo per la mia testimonianza.
Quando parlo con i pellegrini, sento un immenso amore per loro,
spesso piango dalla commozione. Porse non  una sorpresa che gli
amici mi abbiano soprannominato "la piagnona". Incontrare tanti
pellegrini - gran parte dei quali hanno fatto un lungo viaggio per
arrivare qui -  un'unione bellissima davanti alla Madre che tutti abbiamo
in comune. Non ho scelto io il ruolo di trasmettitore dei messaggi;
per qualche motivo, sono stata scelta. Ma sento di avere una
grazia incredibile ogni volta che condivido con gli altri quello che
conosco sull'amore di Dio. La parrocchia provvede alla formazione
di guide locali per assicurare che ai pellegrini vengano date informazioni
corrette. Al mattino, nella Chiesa di San Giacomo, vengono
celebrate le Messe nelle diverse lingue, mentre durante la giornata i
pellegrini possono ascoltare la testimonianza di un veggente o il discorso
di un sacerdote, oppure salire sulla Collina delle Apparizioni
o sul Monte della Croce. Incoraggio sempre i pellegrini a restare un
po' sulla collina una volta arrivati in cima con il gruppo o di andarci
pi tardi da soli. Dico loro: "Trovati un bel sasso piatto su cui sederti
e parla alla Madonna di tutto quello che hai nel cuore. Lasciati alle
spalle le sofferenze e le tribolazioni o prega per avere la forza di portare
la tua croce una volta che sarai tornato a casa".
Particolarmente bello a Medugorje  il tardo pomeriggio. Il programma
di preghiera della sera - istituito da padre Jozo nei primi
giorni delle apparizioni e poi sviluppato ulteriormente da padre Slavko
-  diventato uno dei momenti preferiti da molti pellegrini. Inizia
verso il tramonto e la prima ora  riservata al Rosario. Nei giorni
di bel tempo, un sacerdote lo guida dall'altare esterno e i pellegrini
pregano seduti sulle panchine. Allo stesso tempo, i sacerdoti si recano
ai confessionali situati in entrambi i lati della chiesa.  abbastanza
frequente che per ogni sacerdote vi siano dieci o pi persone
che fanno la fila per confessarsi. Molti sacerdoti mi hanno rivelato
che confessare le persone costituisce l'apice del loro pellegrinaggio
qui e che da nessun'altra parte questo sacramento assume una tale
dimensione e bellezza. Alcuni definiscono Medugorje "il confessionale
del mondo", mentre il cardinale Schnborn l'ha chiamata una
"superpotenza della misericordia".
Dopo il Rosario ce la Messa internazionale. Sebbene sia celebrata
in croato, i pellegrini utilizzano le radioline per sentire la traduzione
simultanea nella propria lingua. La Messa  tradotta in inglese,
italiano, polacco, tedesco, francese, spagnolo, arabo, coreano e altre
lingue, a seconda dei pellegrini presenti al momento a Medugorje.
Vedere sull'altare sacerdoti di diverse nazionalit  la riprova che il
messaggio di Medugorje si  diffuso in tutto il mondo. A notti alterne,
la Messa  seguita da un'ora di musica dolce e di meditazione,
con l'Adorazione al Santissimo Sacramento o la venerazione della
Croce. A quell'ora il cielo  gi pieno di stelle.
Molte iniziative sono divenute con il tempo tradizioni annuali.
Ogni anno, il 24 giugno, ha luogo la Marcia della Pace da Humac a
Medugorje, istituita durante la guerra, a cui prendono parte migliaia
di pellegrini e di persone del posto. Ogni Natale, la Comunit Cenacolo
inscena una rappresentazione della Nativit davanti alla chiesa
di San Giacomo, completa di animali domestici e di un presepio a
grandezza naturale. Per tutto l'anno la parrocchia ospita seminari
per coppie sposate, dottori e infermieri, sacerdoti, invalidi e altri.
Gli abbondanti frutti di Medugorje dimostrano come il piano della
Madonna volto a "rinnovare la Chiesa" si stia sviluppando. Nel corso
degli anni, tantissime persone venute qui da non credenti o con una
fede tiepida sono poi ripartite con una ritrovata fede in Dio. Persone
che prima non avevano mai pregato hanno scoperto come si prega
con il cuore e tanti che soffrivano di qualche dipendenza qui sono
riusciti a superarla.
Tanti malati terminali vengono a Medugorje in cerca di guarigione
e alcuni di loro sono sempre vicino a me durante le apparizioni.
Piango quando li vedo soffrire, specie i pi giovani, per i quali prego.
Quando Dio interviene, di solito lo vengo a sapere pi tardi, perch
durante le apparizioni sono concentrata solo sulla Madonna.
Qualche anno fa, un medico italiano e sua moglie hanno portato a
Medugorje il figlio di dieci anni, che stava per morire di cancro allo
stomaco. Ogni specialista diceva che non cera nulla da fare per salvare
la vita del ragazzo. Lui e la sua famiglia sono venuti a un'apparizione
e si sono inginocchiati vicino a me, pregando intensamente.
Pi tardi i genitori mi hanno detto che quando era arrivata la Madonna,
il ragazzo si era retto lo stomaco e aveva fatto delle smorfie.
"Mamma, pap", aveva esclamato, "ho lo stomaco che mi brucia".
Quando sono tornati in Italia, gli specialisti non hanno pi riscontrato
alcuna traccia di tumore nel ragazzo.
Conosco tante storie del genere, ma la maggior parte delle persone
che vengono a Medugorje con dei disturbi fisici ripartono con le
stesse malattie. Perch alcuni vengono guariti e altri no  un mistero
di Dio. Forse la cosa pi difficile da capire  la morte di un bambino.
Com' possibile che un Dio dell'amore permetta una cosa cos triste?
 naturale chiederselo. Vivendo in un mondo transitorio, siamo
portati a pensare in termini di anni e di cicli di vita. Quando persone
molto giovani muoiono, ci chiediamo perch Dio non le abbia fatte
vivere una vita completa.
Ma ricordate: noi non moriamo.
La Madonna sa cosa significhi perdere un figlio, ma si  riunita a Lui
in Paradiso e da allora  con Lui. Siamo destinati a rivedere i nostri
defunti, ma non  sempre facile capire la volont di Dio.
Chi pu dire che una vita breve valga meno di una pi lunga? Se "un
giorno sono come mille anni" per il nostro eterno Dio, la differenza
fra un decennio e un secolo  infinitesimale. Perch una persona
non sarebbe in grado di compiere una missione e imparare tutto
quello che deve sapere - o insegnare agli altri quello che devono
sapere - anche in breve tempo?
La Madonna mi ha dimostrato che in Cielo non esiste la sofferenza.
C' molta verit nella frase che spesso si pronuncia ai funerali: "Ora
 passato a miglior vita". La nostra vera casa  con Dio. Noi siamo
solo pellegrini su questa terra, siamo qui solo di passaggio, diretti a
una realt eterna che trascende il tempo, lo spazio e la morte. Ogni
pellegrinaggio potrebbe concludersi oggi, domani o fra venti anni,
ma incontrerai Dio, che tu lo sappia o no. Il tuo cammino  stato
all'insegna dell'umilt e del sacrificio o della superbia e dell'avidit?
 meglio che mediti ora su tale domanda invece che al termine del
tuo viaggio.
Chi ritiene che la sofferenza smentisca l'esistenza di Dio non capisce
la propria esistenza. Se il mondo fosse privo di dolore, potremmo
riconoscere la gioia? Se la malattia non esistesse, sapremmo apprezzare
la salute? Per molti versi, un pellegrinaggio a Medugorje  una
metafora della vita. Il pellegrino sopporta la sofferenza del lungo
viaggio e la fatica della salita sulle colline, ma alla fine capisce che
tutta la sofferenza apre una porta all'amore.
Come dico spesso ai pellegrini che vengono a Medugorje, una guarigione
spirituale  infinitamente pi preziosa di una guarigione fisica.
Solo un tipo di guarigione porta alla vita eterna. Un uomo pu
entrare in Paradiso senza un braccio o una gamba, ma non con il
peccato nell'anima. La Madonna non pu guarire le persone - solo
Dio pu farlo - ma Lei pu intercedere per noi. Lei prega con noi
- e per noi - se glielo chiediamo. Se soffri fisicamente, il passo pi
importante  chiedere a Dio di aiutarti. Ges ha dimostrato con l'esempio
che la persona che cerca di portare sola la croce cade sotto il
peso di quest'ultima.
Una mattina sono andata a Messa nella Chiesa di San Giacomo e
mi sono seduta in un banco vicino alla statua della Madre Celeste.
Qualche istante dopo, una signora italiana  entrata e si  inginocchiata
davanti alla statua, poi ha iniziato a piangere. Sentivo che diceva
sussurrando: "Perch, Dio? Perch a me?".
Per tutta la Messa ha pianto e continuato a ripetere tali parole. Non
sapevo il motivo di tanta sofferenza, ma ho iniziato anch'io a piangere.
Al termine della Messa ha smesso improvvisamente di piangere e
lo sguardo triste che aveva si  trasformato in gioia. "Perch non a
me?", diceva. "S! Perch non a me?".
Dopo la benedizione sono andata da lei. "Salve", le dissi.
La donna sembrava imbarazzata. "Mi scusi", ha detto. "Spero di non
averla disturbata durante la Messa".
"Non si preoccupi. Se non altro, mi ha fatto pregare pi intensamente".
Sorridendo, ha voltato lo sguardo verso il soffitto della chiesa, dicendo:
"Oh, questo posto! Questo  il pi bel giorno della mia vita.
Glielo posso dire?"
"Non deve chiedermi il permesso. Racconti pure".
"Vede, a casa ho tre figli disabili. Sono venuta a Medugorje per supplicare
Dio di guarirli e volevo sapere perch mi avesse dato questa
croce. Ma ora capisco! Mi ha colpito mentre pregavo. Perch Dio
non dovrebbe darmi questa croce? Se me la d, vuol dire che secondo
Lui sono in grado di portarla! Ha fiducia in me e io confido in
Lui. Lui mi aiuter se la croce si fa troppo pesante. Non vedo l'ora
di andare a casa e di baciare i miei figli.  una grande grazia averli".
"E loro hanno la grazia di avere lei", dissi, ricominciando a piangere.
La donna guardava la statua della Beata Madre. "Sa,  buffo: non
ho neanche chiesto a Dio di guarirli, come avevo pensato di fare. E
pensi un po': credo che non sia pi necessario".


Capitolo 30.

"Cosa c' di cos bello della mia memoria che vada conservato? Solo le
mie lacrime e le mie preghiere, perch sono state pure".
(Tin Ujevic, poeta croato - 1891-1955).

I frutti di Medugorje vanno ben oltre le nostre uve e le melagrane.
Uno dei pi grandi frutti di Medugorje  il gran numero di vocazioni.
Un giorno il cardinale Christoph Schnborn, Arcivescovo di
Vienna, sostenne che se non fosse stato per le apparizioni, avrebbe
dovuto chiudere il suo seminario, dal momento che tutti i candidati
avevano ricevuto la vocazione al sacerdozio attraverso Medugorje.
Quando incontrai il cardinale Schnborn - venne in visita qui - per
un momento pensai di avere davanti a me Giovanni Paolo secondo. I suoi
occhi, le espressioni del viso e perfino il modo in cui si reggeva il
capo con la mano mi ricordavano il Papa.
" la prima volta che vengo a Medugorje", disse, "ma  dal 1991, da
quando sono diventato vescovo, che ne noto i frutti".
Nel Vangelo di Matteo (7, 16-18), Ges dice: "Si raccoglie forse uva
dagli spini o fichi dai rovi? Cos ogni albero buono produce frutti
buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono
non pu produrre frutti cattivi, n un albero cattivo produrre frutti
buoni". Molti vengono attratti in questo luogo notando i tanti frutti
che esso ha prodotto. Ma in mezzo a tutto il bene che scaturisce da
Medugorje, vi sono anche delle situazioni spiacevoli. Ad esempio,
mi sono state attribuite parole che non ho mai detto. Chi  venuto
qui in pellegrinaggio desidera divulgare quello che ha vissuto e alcuni
hanno scritto dei libri. Malgrado le buone intenzioni, tanti libri
contengono errori e continuano a riproporre da decenni le stesse
falsit.
Come dice la Lettera di Giacomo: "Fratelli miei, non siate in molti a
fare da maestri, sapendo che riceveremo un giudizio pi severo: tutti
infatti pecchiamo in molte cose".
Io sono chiamata solo a trasmettere il messaggio. Come tutti, anch'io
devo interpretare le parole della Madonna per la mia vita. La
preghiera  la chiave per decifrare ogni messaggio e capire come
integrarlo nella nostra esistenza. Anche se la Madonna parla in termini
semplici, i Suoi messaggi a volte sono stati mal interpretati,
spesso da persone che, con lunghi commenti, vi hanno inserito idee
e intenzioni personali. La Madonna si esprime in modo semplice
affinch tutti i Suoi figli possano capire. Ad esempio ha detto: "Vi do
la mia benedizione materna" e ci ha chiesto di essere le Sue "mani
tese". Alcuni hanno mal interpretato quest'affermazione, credendo
di dover andare a benedire gli altri, ma non penso che la Madonna
intendesse questo. Lei vuole invece che la nostra vita sia una benedizione
per gli altri. Io posso benedire i miei figli la notte, ma quella 
solo la mia benedizione di mamma.
Al contrario, la Madonna ci ha insegnato che la benedizione di Ges
avviene solo tramite i sacerdoti. "Le loro mani sono benedette da mio
Figlio", disse. Spesso ripete che i nostri sacerdoti non hanno bisogno
dei nostri giudizi, ma delle nostre preghiere. Molti abbandonano o
rifiutano la fede perch trovano difetti in un sacerdote, ma questa 
solo una scusa. Dio giudicher i sacerdoti dal modo in cui avranno
compiuto la loro missione e giudicher noi dal modo in cui li avremo
trattati.
San Francesco d'Assisi aveva un'opinione simile. Quando i parrocchiani
di un paese vicino si lamentarono con lui del fatto che il loro
sacerdote vivesse nel peccato, Francesco and con loro da tale prete
e invece di ammonirlo, come si aspettavano che facesse, si inginocchi
davanti a tale pastore ribelle e gli baci le mani. "L'unica cosa
che so e che voglio sapere  che queste mani mi danno Ges", disse.
"Queste mani hanno tenuto Dio".
Vorrei poter rivelare di pi su ci che accadr nel futuro, ma non
 possibile; tuttavia, posso dire qualcosa riguardo al collegamento
fra il sacerdozio e i segreti. Abbiamo questo tempo in cui viviamo
e abbiamo il tempo del trionfo del cuore della Madonna. Fra questi
due tempi ce un ponte e quel ponte  costituito dai nostri sacerdoti.
La Madonna ci chiede continuamente di pregare per i nostri pastori,
come Lei li chiama, perch tale ponte ha bisogno di essere abbastanza
forte per tutti noi, per poterlo attraversare fino all'ora del trionfo.
Nel Suo messaggio del 2 ottobre 2010 ha affermato: "Solo con i vostri
pastori il mio cuore trionfer".
A Medugorje, in nessun altro momento questo "ponte"  pi evidente
che durante il Festival dei Giovani, un'altra eredit di padre Slavko.
In tale occasione  facile vedere 500 sacerdoti che concelebrano
la Messa della sera e altre centinaia impegnati a confessare. Ogni
anno migliaia di giovani sfidano il gran caldo della prima settimana
di agosto per festeggiare la propria fede con canti e preghiere. Durante
la cerimonia di apertura, i rappresentanti delle varie nazioni si
avvicinano e in processione, presentano la propria patria sull'altare.
In mezzo alla gran folla sventolano bandiere della Cina, dell'Australia
e di tanti altri Paesi lontani, ma in realt tutti sono uniti sotto la
bandiera di Dio.
Quando i giovani mi chiedono consigli, di solito dico: "Non avere
paura di seguire Ges. Anzich cercare la pace nella droga, nell'alcool
e in cose che possono ucciderti, cercala nella fede e nella preghiera;
vedrai che ti divertirai di pi. Sar un vero divertimento".
Molti di loro pensano che seguire Ges significhi avere tante proibizioni,
ma la fede non pu essere ridotta a una serie di regole. Dico
loro che se amano uscire, socializzare, ballare, non ce nulla di male.
Purch ballino con Ges - come fanno tutti al Festival dei Giovani.
Spesso sento i pellegrini pi anziani lamentarsi delle cose sbagliate
che fanno i loro figli. Come il "Dio arrabbiato" delle mie lezioni di
catechismo, alcuni genitori non fanno altro che sottolineare gli errori.
A queste mamme e questi pap cerco sempre di far capire che
il modo in cui i nostri giovani si comportano dipende da noi - da
quello che abbiamo detto loro, da come li abbiamo guidati e soprattutto
dall'esempio che vedono in noi. La Madonna ha detto che noi,
in quanto genitori, siamo responsabili di come cresciamo i nostri
figli. Il criterio con cui verremo giudicati, penso, sar l'amore.
Parlare dei messaggi della Madonna  pi facile che viverli, ma i premi
per aver cercato di vivere secondo la volont di Dio non hanno
prezzo, come Marko e io abbiamo visto nella nostra famiglia. Marija
e Veronika sono diventate delle belle ragazze piene di fede. Ora che
sono pi grandi, non mi chiedo mai se stiano pregando, andando a
Messa o aiutando i bisognosi. A loro viene spontaneo farlo, perch
Marko e io glielo abbiamo insegnato con l'esempio. Se avessimo scelto
di rimanere a casa nei giorni di pioggia poi, pi in l nella vita,
avrebbero fatto lo stesso; invece ci siamo sempre andati, anche con
il tempo peggiore. Oppure, se non avessero mai visto me e Marko
pregare, penserebbero che la preghiera non sia una cosa cos importante.
Invece abbiamo cercato di dire ogni sera il Rosario. I bambini
vedono molto pi di quello che noi crediamo. Ogni buona madre,
finch vive, si preoccupa sempre se stia facendo abbastanza per i figli.
Lo stesso vale per la Madonna, ma Lei non obbliga mai nessuno
ad ascoltarla.
Nelle mie figlie apprezzo soprattutto la gioia. Sorridono, irradiano
pace, sanno scherzare, il che, credo,  il risultato di una sana fede.
Come scrisse una volta Benedetto sedicesimo "Dove manca la gioia, dove
l'umorismo muore, qui non c' nemmeno lo Spirito Santo, lo Spirito
di Ges Cristo". Marija e Veronika, per, si preoccupano vedendomi
spesso occupata con i pellegrini. Temono che possa ammalarmi se
mi stanco troppo, una preoccupazione che forse deriva dalla morte
del nostro carissimo padre Slavko. Se mi vedono stanca e addolorata
dopo un lungo colloquio con i pellegrini, mi portano dell'acqua e
mi ricordano: "Devi pensare anche a te stessa. Anche noi abbiamo
bisogno di te".  come se avessi due angeli al mio fianco.
Per fortuna, tuttavia, capiscono la mia missione. Abbiamo sempre
detto loro che le persone vengono a Medugorje in cerca di pace. Il
nostro compito - in quanto persone privilegiate per aver conosciuto
l'amore di Dio - consiste nell'aiutarle a trovare ci che cercano. Non
possiamo tenere per noi le grazie delle apparizioni della Madonna.
Dobbiamo condividerle con tutti, ora e in futuro. In questo momento,
secondo la Madonna, viviamo in un tempo di grazia. Dopodich
verr il tempo dei segreti e il tempo del trionfo di Maria. A Dio piacendo,
mi sentirete ancora in quel momento. Naturalmente non c'
alcuna garanzia che sar viva quando i segreti saranno rivelati. A chi
mi fa domande sulla fine del mondo, chiedo perch la cosa gli interessi
cos tanto. La fine del mio mondo pu avvenire in qualsiasi momento,
come per tutti. Questa  l'unica "fine" a cui devo prepararmi.
Tenendo sempre pulita la nostra anima, siamo pronti a presentarci
davanti a Dio in ogni momento.
Qualche anno fa, Marko e io ci siamo recati negli Stati Uniti per parlare
a un incontro di preghiera, seguiti da alcuni amici di Medugorje
che avevano tutti paura dell'aereo. Poco prima del decollo, uno di
loro si  aggrappato ai braccioli del sedile e ha detto: "Preghiamo
perch quest'aereo non precipiti".
L'altro amico ha chiuso gli occhi e ha detto: "Ti prego, facci arrivare
VIVI.
Ma un altro li ha interrotti, dicendo: "Aspettate un attimo, di cosa
stiamo parlando? Mirjana  con noi, lei non pu morire; lei ha i
segreti! Andr tutto bene per noi!".
Mi feci una risata. "Ho i segreti scritti, il che non vuol dire che devo
essere viva!".
Ad un tratto tornarono ad essere nervosi; ovviamente, arrivammo in
America sani e salvi.
Da quando un soldato dell'ONU me l'ha restituita, custodisco la
pergamena dei segreti in un luogo sicuro. Ma potrei anche averla
sul tavolo del mio salotto: non sapreste cosa sia. Quando sar ora,
coloro che avranno bisogno di leggerla la leggeranno.  possibile che
stiate leggendo questo libro dopo che i segreti siano stati rivelati; nel
caso contrario - qualora gli eventi predetti dalla Madonna debbano
ancora verificarsi e il segno permanente debba ancora apparire - vi
invito a non aspettare: abbandonatevi oggi a Dio.
L'argomento "segreti" ricorre sempre nelle varie domande che mi
fanno i pellegrini. Durante una testimonianza, un giovane di Napoli
non faceva che farmi domande al riguardo. Ero un po' dispiaciuta,
perch preferisco sempre parlare dell'amore di Dio. "Non sprecare il
tempo a preoccuparti dei segreti", gli dissi, "perch non sai quando si
manifesteranno. E se ti dicessi che il primo segreto si riveler entro
dieci giorni da ora, ma tu morissi domani?".
Il giovane ha assunto una strana espressione sul viso; poi, senza dire
una parola, si  voltato e si  allontanato di corsa. Temendo di aver
urtato i suoi sentimenti, gli sono corsa dietro: "Cosa c' che non va?".
Mi ha guardata con la paura negli occhi. "Come pu chiedermi cosa
ce che non va? Ha appena detto che morir domani!".
"Oh no!", dissi, non riuscendo a trattenermi dal ridere per quell'equivoco.
"Lei crede che ci sia da ridere?!".
"Mi dispiace. Forse non mi sono espressa bene in italiano. Io non
so quando morirai. Spero non accadr presto. Quello che cercavo di
dirti  che non importa quando i segreti saranno rivelati. Quello che
conta  essere pronti per presentarsi davanti a Dio".
Un giorno, comunque, anche quel giovane morir. Cos io, cos voi.
Il futuro lo conosce solo Dio e nessun altro. E se oggi fosse il tuo
ultimo giorno? Ci sar un ultimo giorno per molti, come c' gi stato
per nonna Jela, Vesna, Vittorio, Stjepan, padre Slavko, mio padre.
Papa Giovanni Paolo secondo e gli altri miliardi di esseri umani che sono
vissuti e morti su questo pianeta. Pensate solo a tutte le persone nella
vostra vita che sono decedute e rendetevi conto che Dio pu chiamarvi
in qualsiasi momento. Se sapeste che morirete domani, continuereste
a vivere come avete sempre fatto o cambiereste qualcosa?
Se ce qualcuno che non avete perdonato o qualcuno a cui avete fatto
del male o un peccato che non avete confessato, non aspettate domani
per riparare. Non sapete se domani verr.
Noi veggenti, quando siamo insieme, parliamo delle nostre famiglie
o delle nostre missioni, ma mai dei segreti. Non sappiamo neanche
se abbiamo ricevuto tutti gli stessi segreti. Alcuni chiedono perch
esistano dei segreti, ma non  stata la Madonna a decidere che fosse
cos. Tutto accadr secondo la volont di Dio, non la mia. La gente
mi chiedeva spesso perch non avessi scelto padre Slavko come
sacerdote a cui rivelare i segreti; dopo tutto era lo zio di Marko ed
eravamo molto vicini a lui. Ma padre Slavko  morto. Il piano di Dio
si sostituisce sempre al nostro.
Ripeto, i segreti sono segreti e le donne sanno come mantenerli.
Un giorno venne da me un signore argentino, che era venuto a
Medugorje. Mi osserv con uno sguardo serio e poi disse: "Prima di
venire qui, non credevo in Dio. La vita mi appariva senza senso. Ma
ora so che Dio esiste e voglio dirlo alla gente".
A giudicare dallo sguardo e dal tono della voce, pensavo-che stesse
per dirmi che stava morendo, invece era perfettamente in salute.
Gli dissi una cosa che dico a tutti: se vuoi essere un esempio per i
non credenti - se desideri dimostrare che hai fede - devi sorridere.
Conoscere l'amore di Dio  conoscere la gioia. Se Marija e Veronika
sono tristi per qualcosa, ovviamente lo sono anch'io. Lo stesso vale
per la Madonna. Il Suo cuore non pu trionfare se i Suoi figli sono
infelici.
Ho ancora tredici apparizioni all'anno, una il 18 marzo, le altre il
2 di ogni mese [n.d.e. il 2 marzo 2020 Mirjana ha avuto l'ultima
apparizione mensile]. Nel 2009 il vescovo Peric - ancora scettico
sulle nostre esperienze - richiese che le apparizioni non avvenissero
pi alla Comunit Cenacolo. All'inizio ero dispiaciuta di questa sua
decisione. Mi sembrava cos naturale essere con i giovani di quella
comunit quando la Madonna veniva a pregare per i non credenti.
Ciascuno di quei ragazzi mi ricordava il figliol prodigo nel Vangelo
di Luca che "era morto e poi tornato alla vita". Da cattolica, tuttavia,
ho accettato la decisione del mio vescovo con rispetto. Continuo a
pregare ogni giorno per lui. Se mi chiedesse di percorrere cento chilometri
solo per incontrarlo, lo farei senza esitare. A prescindere da
tutto,  il mio vescovo e io gli voglio bene.
Molte volte ho pensato di scrivergli una lettera. Reverendo Monsignore,
vorrei dirle tutto quello che ho nel cuore. Ma non sono mai stata capace
di scriverla.
Non potendo pi utilizzare la Comunit Cenacolo come spazio era
difficile trovare un'alternativa. Dovevo tornare ad avere le apparizioni
a casa o dovevo cercare un nuovo posto in pubblico? Ero tentata di
rimanere a casa, perch ho sempre prediletto i momenti di solitudine.
Ricordavo la tranquillit dei periodi durante i quali la Madonna
veniva a trovarmi nella mia stanza: non cera alcun trambusto, non
cerano folle o telecamere davanti a me; potevo concentrarmi solo
sulla preghiera mentre attendevo di vedere la Beata Vergine Maria.
Mai poi mi  venuta in mente una volta in cui tornavo in Croazia
dall'Italia. C'era un gran numero di pellegrini che prendevano la
nave per essere a Medugorje al momento dell'apparizione, ma non
mi avevano riconosciuto. Avevano lo sguardo felice, ma sembravano
stanchi mentre spingevano le valigie sul ponte della nave. Mi
vennero le lacrime agli occhi. Erano persone che avevano lasciato i
comfort delle loro case e viaggiato per giorni, tutto per rispondere
all'invito della Madonna. Qualsiasi difficolt che avrei dovuto sopportare
avendo le apparizioni in pubblico era niente in confronto ai
loro sacrifici. Quando pensai a tutti i pellegrini che venivano all'apparizione
del 2 del mese - e a tutte le conversioni che avevo visto e
sentito - capii che se mi fossi chiusa al mondo non avrei svolto bene
il mio ruolo di messaggera. Dopo molte ore di preghiera, decisi di
tornare ai piedi della Collina, dove tutto aveva avuto inizio.
Mentre mi arrampicavo per raggiungere la Croce Blu in tempo per
la mia prossima apparizione, vidi la mano di Dio nella decisione del
vescovo. Le apparizioni presso la Comunit Cenacolo avvenivano
in un piccolo auditorium con una capienza di alcune centinaia di
persone. All'inizio cera molto spazio, ma dopo un po' di tempo era
diventata troppo piccola, poich alle apparizioni venivano sempre
pi persone e la maggior parte dei pellegrini era costretta a restare
fuori. Sulla Collina delle Apparizioni potevano radunarsi migliaia di
persone. Tutto era tornato al punto di partenza, a quei primi giorni
durante le quali la Collina era piena di pellegrini e la Madonna ci appariva nell'aspro splendore della natura. La Madre Celeste continua
a venire sia nel gelo invernale che nel caldo rovente dell'estate, fra
credenti e non credenti, i Suoi cari Figli, i Suoi apostoli dell'amore,
tutti attratti da ogni angolo del mondo.


Capitolo 31.

"Solo con una totale rinuncia interiore riconoscerete l'amore di Dio e i
segni del tempo in cui vivete. Sarete testimoni di questi segni e
comincerete a parlare di essi".
(Dal messaggio della Madonna del 18 marzo 2006).

Dopo aver vissuto l'esperienza del Paradiso per tutti questi anni,
credo finalmente di poter rispondere a una domanda che mi
brucia dentro, la stessa che arde nel cuore di ogni essere umano:
qual  il senso della vita?
Tanti a questo punto si aspetterebbero una risposta complessa. La
mia risposta, invece, non potrebbe essere pi breve essendo costituita
da una sola parola:
l'amore.
La Madonna ha ripetuto la parola "amore" 400 volte nei Suoi messaggi
del 2 del mese e del 18 marzo. Dio  amore. Ges  l'amore
incarnato. La Beata Vergine Maria ci guida nell'amore. E tutto ci
che accade a Medugorje scaturisce da quest'amore.
Nell'apparizione del 2 marzo 2007 la Madonna ha parlato con una
convinzione particolare e mi ha dato questo messaggio: "Oggi vi parler
di quello che avete dimenticato. Cari figli, il mio nome  Amore!
Per questo sono con voi cos tanto del vostro tempo e questo  amore,
perch un Grande Amore mi manda. Cerco da voi lo stesso. Chiedo
l'amore nelle vostre famiglie. Chiedo che nel vostro fratello riconosciate
l'amore. Solo cos, tramite l'amore, vedrete il volto del pi Grande
Amore. Che il digiuno e la preghiera siano la vostra guida. Aprite i
vostri cuori all'Amore, anzi alla salvezza. Grazie".
I problemi fra le persone, gli Stati e le religioni sorgono se si dimentica
una verit fondamentale: Dio  quel Grande Amore. La Madonna
non dice semplicemente che Dio ha l'amore, ma che Dio  l'Amore
e che anche lei  amore e oltre a questo ci dice che il Suo nome 
Amore. Che la Madre Celeste sia sinonimo di amore  evidente; ma
nel messaggio, stava parlando anche in senso letterale? Secondo gli
studiosi, Miriam (nip). Maria in ebraico, deriva probabilmente dal
corrispondente termine egiziano che significa amore.
Anche la mia missione di preghiera  radicata nell'amore. Il 2 luglio
2015 la Madonna ci ha chiesto di trasmettere la fede a "coloro che
non credono, non sanno e non vogliono sapere. Perci voi dovete pregare
molto per il dono dell'amore, perch l'amore  un tratto distintivo
della vera fede e voi sarete apostoli del mio amore".
Il messaggio della Regina della Pace rispecchia quello di Suo Figlio.
Nel Vangelo di Matteo(22, 39-40), Ges dice: "Amerai il Signore tuo
Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua
mente. Questo  il grande e primo comandamento. Il secondo poi 
simile a quello: amerai il tuo prossimo come te stesso". Come il Piccolo
Principe, alla fine, aveva compreso se stesso incontrando gli abitanti
dei diversi pianeti, cos anche la nostra vita si forma dai nostri incontri
con gli altri.
Da bambina non avrei mai pensato che nella vita adulta sarei venuta
a contatto con persone di tutto il mondo. L'aver condiviso la
mia esperienza mi ha portato in grandi citt, in bellissime comunit,
perfino su isole lontane come l'Isola di Riunione o l'Isola di Mauritius,
dove ho pianto di commozione quando la gente del posto ha
imparato e cantato Gospa Majka Moja, l'inno in croato della Regina
della Pace.
Ora mi capita meno spesso di viaggiare, forse perch non ho bisogno
di allontanarmi da casa per vedere il mondo;  il mondo che
viene a Medugorje. Ogni tanto, comunque, vado in Italia a trovare
Lia, Alessandra, Antonio, Anna Maria e gli altri. Lia  diventata una
delle mie migliori amiche e Alessandra, che ora  sulla quarantina,
continua a pregare per "quelli che non hanno conosciuto l'amore
di Dio". Dice di avere tre madri: Lia, la Beata Vergine Maria e me.
Le storie sulla vita esemplare del padre, in seguito alla sua morte, si
sono sparse in tutta l'Italia; oggi Vittorio viene ricordato come "il
Santo della sala operatoria". Il Vaticano ha avviato il processo di
beatificazione e gli ha ufficialmente assegnato il titolo di "Servo di Dio".
Antonio, che ha il morbo di Parkinson,  ora confinato su una sedia
a rotelle; ma il gruppo di preghiera di cui fa parte si riunisce sempre
a casa sua ogni mercoled alle 11 di mattina. Ogni volta che vado a
trovarli, prego insieme a loro. Ancor oggi, come abbiamo sempre
fatto, preghiamo il Rosario e leggiamo versi della Bibbia; ora per
recitiamo anche una preghiera speciale per l'intercessione di Vittorio.
Ripensando al 24 giugno del 1981, quando abbiamo visto per
la prima volta la Madonna, spesso mi sono chiesta perch avesse
deciso di apparirci insieme con il Bambino Ges. Anni dopo sono
giunta alla conclusione che, in tale modo, avesse voluto dirci,
simbolicamente: "Vengo a portarvi mio Figlio".
La Madonna, portandoci Suo Figlio, ci d tutto. Ci d la pace. Da
oltre 35 anni ci offre questa pace attraverso i Suoi messaggi. Padre
Ljudevit Rupcic, il sacerdote che veniva spesso a trovarmi a Sarajevo,
 morto il 25 giugno 2003, nel 22 anniversario delle apparizioni.
Noto come uno dei pi illustri teologi croati della sua generazione, 
stato apprezzato, tra l'altro, per aver tradotto il Nuovo Testamento in
croato e per aver scritto diversi libri su Medugorje.
Padre Rupcic sosteneva: "Possiamo dire che i messaggi della Madonna
sottolineano che la pace  il bene pi grande e che la fede,
la conversione, la preghiera e il digiuno sono i mezzi per ottenerla".
La vera pace viene solo da Dio. Alcuni vengono da me pensando che
io possa risolvere i loro problemi; ma io sono solo un essere umano
che deve pregare come chiunque altro. Altri trattano la Madonna
come se fosse una divinit che soddisfa ogni desiderio e guarisce i
malati; ma anche Lei deve pregare per ottenere qualcosa.
"Ho vissuto la vostra vita terrena", ci ha detto la Madonna durante
l'apparizione del 2 settembre 2015. "So che non  sempre facile ma, se
vi amerete gli uni gli altri, pregherete col cuore, raggiungerete le altezze
spirituali e vi si aprir la via verso il Paradiso".
E il 2 febbraio 2016 ha affermato: "Vi conosco, conosco i vostri dolori
e le vostre afflizioni, perch anch'io ho sofferto in silenzio".
Con i Suoi messaggi recenti, sembra che la Madonna cerchi di avvicinarsi
a noi. Capisce cosa significhi vivere sulla Terra, perch  stata
una di noi. Ha avuto a che fare con le stesse sofferenze, gioie, paure
e speranze. Ha sorriso, gioito e ha sofferto attraverso il dolore e le
tribolazioni. I problemi che affrontiamo non sono niente di nuovo
per Lei; non dovremmo mai aver paura di chiederle aiuto, anche se
abbiamo qualcosa che ci imbarazza o di cui ci vergogniamo.
Nei primi tempi desideravo sapere di pi sulla Sua vita, visto che
nella Bibbia abbiamo poche informazioni su di Lei. La Madre Celeste,
allora, durante un'apparizione, mi fece vedere scene di vari periodi
della Sua esistenza terrestre, dalla Sua prima infanzia fino alla
morte di Suo Figlio.
Subito dopo mi annotai tutto su un quaderno; cos, quando inizieranno
a manifestarsi gli eventi che ha predetto, potr divulgare la
storia della Sua vita.
In seguito a quell'episodio, ho cominciato a vivere la mia fede in
modo molto pi profondo. Ad esempio, dopo aver visto scorci di
quella che ora chiamiamo "la Nativit", sono sempre emozionata
durante le feste. Alla Vigilia di Natale piango molto pensando alla
sofferenza che Maria deve aver patito, alla paura che deve aver avuto
nel partorire di notte e in un luogo sconosciuto. Ma il giorno di Natale
sono piena di gioia pensando a Lei che coccola il Suo figlioletto,
radiosa d'amore come una nuova madre e confortata dalla convinzione
di aver fatto tutto quello che Dio Le aveva chiesto. La Sua 
stata una vita semplice. Per Lei la cosa pi importante era l'amore,
l'abbandono totale a Dio. Ci chiede di aspirare al Paradiso vivendo
in modo simile al Suo, mettendo in pratica la nostra fede, anzich
teorizzarla. "Non perdete tempo pensando troppo", ci ha detto durante
l'apparizione del 2 agosto 2015. "Vi allontanereste dalla verit.
Accogliete la sua parola con cuore semplice e vivetela. (...).
Quanto pi amerete, tanto pi sarete lontani dalla morte".
Penso che non si riferisse alla morte terrena, che  inevitabile per
tutti. Credo che parlasse della morte eterna, che ognuno di noi ha
la possibilit di evitare. "Questo  il tempo delle decisioni" ha detto
una volta. La Madonna ha anche definito questo tempo come un
"tempo di grazia" e chiunque accetti questo dono capir come la
morte sia solo il passaggio per una vita migliore.
Fra Ljudevit Rupcic ha infatti scritto: La conversione  un altro dei
frequenti messaggi della Madonna. Ci presuppone che Lei sia consapevole
o della debolezza o della totale mancanza di fede dell'umanit
di questo tempo. E senza la conversione  impossibile raggiungere la
pace.
La tua conversione inizia quando ammetti di essere perduto. Gli antichi
cristiani diedero alla Beata Madre il titolo di Stella Maris, Stella
del Mare, vedendoLa come una luce-guida per i "marinai" ribelli
che navigano tra le acque tempestose della vita. Maria ti invita a
imbarcarti con Lei in un viaggio di cui ha gi tracciato l'itinerario;
devi solo salpare l'ancora e dirigerti nel "nuovo mondo" come un
Cristoforo Colombo dei nostri giorni che attraversa l'oceano con la
Santa Maria.
Nel messaggio del 2 dicembre 2011 ha invitato ciascuno di noi a "diventare
seme di ci che avverr, un seme che si svilupper in un forte
albero ed estender i suoi rami nel mondo intero".
E, con le Sue apparizioni, ha creato un "giardino" di conversione.
A Medugorje molti pellegrini sentono una grande forza, una forza
capace di ammorbidire i loro cuori induriti e di ispirarli a cambiare
vita. L'influenza della Madonna, tuttavia, non ha limiti geografici:
alcuni sentono il Suo invito da lontano, magari mentre leggono un
libro sulle apparizioni, guardano un documentario o ascoltano una
testimonianza. La maggior parte dei pellegrini, per, concorda che
la Sua presenza  pi forte a Medugorje, come se qui l'aria fosse intrisa
del Suo amore. Una volta che la respiri, la tua vita non  pi
la stessa. Un giorno sei italiani sono venuti a soggiornare alla mia
pensione qui a Medugorje. Erano tutti sulla sessantina; cinque di
essi erano molto credenti, uno no. Appena li ho salutati, quello che
non credeva in Dio ha detto: "Io non sono interessato. Sono venuto
solo per stare con i miei amici".
"Non ce problema", gli dissi, sorridendo. "Se mai avesse bisogno di
parlare...".
"No, grazie".
Percepivo un gran senso di tristezza in quell'uomo, che cercava di
nasconderlo con un aspetto rude. Ho imparato a captare alcune cose
su alcune persone, non su tutte per. Forse il fatto di essere a stretto
contatto con la Madonna mi ha resa pi sensibile, al punto che a
volte "vedo" la sofferenza spirituale. In tal caso, desidero ardentemente
parlare con tali persone, per aiutare a guarire le loro ferite.
Non posso togliere loro il dolore, ma posso ascoltarle e aiutarle a
capire che non sono sole, che Dio le ama. Ma devo attendere che si
aprano. Se si cerca di aprire una vongola con la forza essa si chiuder
ancora di pi.
Nel messaggio del 2 giugno 2010, la Madonna ha detto: "Liberatevi
da tutto quello che del passato vi appesantisce e d il senso di colpa,
da tutto ci che vi ha condotto nell'inganno e nelle tenebre. Accogliete
la luce".
Ogni tanto mi capita anche di sentire il male fuoriuscire dalle persone
e irradiarsi attorno a loro come una nube invisibile di paura.
Quando incontro persone del genere, sento i brividi lungo tutto il
corpo. Temo per loro e prego intensamente; non si rendono conto,
infatti, che il diavolo sta soffocando la loro anima.
Ma la sofferenza e il male sono due cose molto diverse. In quell'italiano
non sentivo alcun male, soltanto che era ferito. Ed ero certa
che anche lui, come altri che all'inizio si erano dimostrati scettici,
non sarebbe stato lo stesso al momento di ripartire.
Il giorno seguente lo trovai che piangeva sul divano, come un bambino.
Mi faceva pena vedere un uomo di 60 anni cos afflitto. Mi
sedetti accanto a lui e gli dissi: " per la mia cucina?".
Sorrise, poi fece un sospiro e si asciug gli occhi: "Pu scrivermi
l'Ave Maria?", chiese. "Non so le parole; vorrei andare sulla Collina e
pregare la Madonna".
"Ma certo!".
"Ho sciupato cos tanto tempo", disse, singhiozzando di nuovo.
Gli misi la mano sulla spalla. "Lei non ha sciupato neanche un secondo.
Pochi hanno la fortuna di sentire quello che lei sta sentendo
adesso".
Trascorse gran parte di quella notte a pregare sulla Collina.
Un'altra volta, un gruppo di americani arriv a casa nostra. Non appena
arrivarono, li salutai. Entrarono uno alla volta sorridenti tranne
l'ultimo, che aveva uno sguardo piuttosto accigliato.
"Chiariamo subito una cosa: io sono protestante", disse.
Rimasi un po' stupita da quella precisazione, ma poi gli risposi, sorridendo:
"E allora? Lei  protestante e io sono cattolica. Quello che
mi interessa  che si senta ben accolto".
Rimase da noi per sette giorni, durante i quali sal sulla Collina
insieme agli amici, fece passeggiate fra i campi e partecip al programma
di preghiera serale alla chiesa di San Giacomo. Ogni volta
che servivo la cena, andavo al suo tavolo e dicevo: "Vorrei darle
questo cibo, ma solo se non protesta".
Si faceva sempre una bella risata. Un giorno mi chiese: "Sa cos' un
protestante?".
Sorrisi. "So solo che voi protestate sempre su varie cose".
Ridemmo e parlammo fra noi per tutta la settimana. Quando dovette
ripartire ero dispiaciuta. Con la valigia in mano, mi abbracci
presso la stessa porta dove mi aveva incontrato all'inizio.
"Grazie", disse. "Questo viaggio mi ha cambiato la vita. Ora ho conosciuto
mia Madre".
Aveva riconosciuto la stessa cosa affermata dal primo protestante
della storia, Martin Lutero, che infatti scrisse: "Maria  la Madre di
Ges e la Madre di tutti noi".
Perch fuggire dalla Madonna? Nessuna famiglia qui sulla terra 
davvero completa senza una madre e lo stesso vale per la nostra famiglia
celeste. Escludere la Madre Celeste dalla nostra vita e ignorare
i Suoi messaggi significa escludere e ignorare l'amore. Lei personifica
l'amore - e lo parla.
"Immenso  il mio amore", ha detto il 2 gennaio 2013. "Non abbiate
paura".
Una volta una ragazza di Milano venne insieme al fidanzato il quale,
all'inizio, non era affatto contento di trovarsi a Medugorje; poi, al
momento di ripartire, sembrava felice. Qualche mese dopo ritorn.
"Per gran parte della vita non ho creduto in Dio", mi disse. "Pensavo
che non esistesse. Quando la mia ragazza mi ha detto che voleva
visitare Medugorje, ho accettato di venire solo perch la amo. Per lei
sarei anche andato all'Inferno - a cui comunque non credevo. Una
volta arrivati, volevo tornare a casa; ma il secondo giorno la Madonna
mi ha preso tra le braccia. Non so descrivere cosa ho sentito nel
cuore, so solo che non ho mai avuto una sensazione cos meravigliosa,
una cosa che mi ha completamente spiazzato. Tornato in Italia,
ho incontrato al bar i vecchi amici. Non ho raccontato nulla del mio
viaggio, ma notavo che mi guardavano in modo strano. Allora ho
chiesto se ci fosse qualcosa che non andava. 'Sei diverso', mi hanno
detto. 'Di solito sei molto chiassoso, arrogante, che ti succede?'.
Era incredibile che se ne fossero accorti. Sorridendo, risposi: 'Ho
conosciuto Dio'. Restarono scioccati. Sono tornato a Medugorje per
ringraziare. La Madonna mi sta aiutando a diventare una persona
nuova".
Il 18 marzo 2008 la Madonna ha detto: "Oggi tendo le mie braccia
verso di voi. Non abbiate paura di accoglierle... Riempite il mio cuore
di felicit e io vi guider verso la santit. La strada sulla quale io vi
guido  difficile, piena di prove e di cadute".
Ho sentito tantissime testimonianze simili a quelle di quel ragazzo.
 importante ammettere che nessuno pu mai dire: "Sono convertito",
perch la conversione  un processo che dura tutta la vita. Anche
i pi santi tra di noi possono sempre fare di meglio. La Madonna
ci invita alla conversione, non solo per aiutarci a salvare noi stessi,
ma per salvare tutta l'umanit e il pianeta su cui viviamo. Magari ci
facciamo del male fra noi, distruggiamo la natura e poi, quando veniamo
colpiti da una calamit, diciamo "Perch, Dio, perch?". Dio
ci ha dato la libera volont di scegliere come vogliamo vivere, ma
oggi cerchiamo di avere tutto senza pensare al futuro.
Medugorje, con la sua chiesa insolitamente grande avente il nome
del Santo patrono dei pellegrini e con un monte sormontato da una
croce, sembrava fosse preparata al ruolo di santuario molto prima
che la Madonna cominciasse ad apparire. Secondo alcuni, un uomo
del posto avrebbe predetto molti anni prima che la Madonna sarebbe
venuta in questo luogo. Mate Sego, nato nel 1901, sostenne che
Medugorje sarebbe stato un luogo Santo e che centinaia di gradini
avrebbero portato sul Podbrdo. Tutti lo prendevano in giro; oggi,
per, il sentiero sulla Collina  cos consumato e levigato dal passaggio
di innumerevoli pellegrini da sembrare quasi una scala di marmo.
Il paese, sempre secondo Mate, sarebbe cambiato notevolmente,
con l'arrivo di tanti stranieri che avrebbero fatto perdere il sonno
ai locali. Questo mi ricorda la risposta data da Jakov a chi gli aveva
chiesto com' la vita di un veggente.
"Immagini di venire svegliato alle 2 di notte dai pellegrini che, fuori
da casa sua, le cantano una canzone", scherz.
Mate disse anche che non sarebbe stato vivo quando le sue previsioni
si sarebbero avverate: mor, infatti, nel 1979. Due anni dopo,
quando iniziarono le apparizioni, la gente di Medugorje riconsider
le profezie espresse da quell'uomo, che aveva accantonato ritenendole
frasi farneticanti di un vecchio. La Medugorje di oggi  profondamente
diversa da quella in cui visse Mate. Le frazioni della
parrocchia si sono unite per formare un'unica cittadina. Ora il titolo
della canzone degli U2 - Where The Streets Have No Nume - non 
pi adatto per Medugorje: nel 2014, infatti,  stato dato un nome alle
sue vie: via San Giovanni Paolo secondo conduce alla parte principale del
paese; via Padre Slavko Barbarie gira intorno alla rotonda e arriva
fino alla scuola; e via Regina della Pace attraversa Bijakovici attorno
alla base della Collina delle Apparizioni. Per fortuna, malgrado tutta
l'attivit edilizia, le colline circostanti e la maggior parte dei campi
sono rimasti pressoch inalterati.
Proprio come aveva predetto Mate, ora arriva gente da tutto il mondo,
che trasforma Medugorje in una "Nazioni Unite della preghiera".
Oltre a tutti i cristiani, ho incontrato pellegrini di molte fedi, tra i
quali musulmani, buddisti, induisti e anche atei e agnostici. Spesso,
persone che hanno passato tutta la vita a ricercare qualcosa sembrano
trovare qui ci che stavano cercando.
Nel messaggio del 2 luglio 2014, la Madonna si  rivolta a noi dicendo
"Cari figli" e ha affermato: "Io, Madre di voi radunati qui e Madre
del mondo intero, vi benedico con la benedizione materna e vi invito a
incamminarvi sulla via dell'umilt".
Come il villaggio  cambiato ed  cresciuto, cos le apparizioni hanno
reso anche me pi forte. I primi tempi essendo una ragazza molto
giovane, sensibile e riservata, avevo difficolt a trovarmi improvvisamente al centro dell'attenzione. Ancora ricordo come piangevo dalla paura quando padre Jozo mi chiese di alzarmi e parlare all'assemblea dall'altare. Ma dopo tutte le esperienze che ho vissuto, sia positive che negative, a malapena mi riconosco in quella timida bambina che si nascondeva nella sua stanza ogni volta che venivano degli ospiti.
In un recente viaggio in Italia mi sono fermata a pregare alla Basilica
di Sant'Antonio da Padova, dove il Santo  sepolto. Mi sono
inginocchiata al banco e l'ho ringraziato dell'aiuto che mi ha dato
nella vita. Avevo la sensazione che lui fosse l con me, ad ascoltare le
mie preghiere e a consolarmi, come un fratello maggiore. Quando
ho iniziato a pregare la coroncina a Sant'Antonio, cosa che faccio
ogni giorno dai tempi della guerra, una signora anziana e i suoi due
nipoti si sono seduti al banco dietro di me.
"Di' tu il Padre Nostro", ha detto la donna a uno dei bambini.
"Ma non voglio, nonna!", ha risposto il piccolo, piagnucolando.
La donna ha alzato la voce: "Devi!".
Alla fine il bambino ha iniziato a pregare e io ho cercato di immergermi
nuovamente nella mia preghiera. Qualche istante dopo, per,
la signora ha detto all'altro nipote di pregare l'Ave Maria.
"Ma  noioso!".
"Pregala adesso!", ha ripetuto la donna, in tono brusco.
Di solito, se qualcuno disturba la mia pace in chiesa, non ci faccio
caso; ma stavolta mi sentivo di intervenire. Mi sono voltata verso
la signora e le ho detto: "Signora, mi scusi, ma se ora li costringe a
pregare, poi quando saranno grandi odieranno ancor di pi dire le
preghiere".
"Ah s? E cosa la rende cos esperta?".
Ero tentata di dire "Beh, vedo la Madonna" ma poi ho risposto:
"Non sono un esperta, ma sono una madre".
cDopo, quando mi sono voltata, la donna non parlava pi, cos ho
potuto pregare in pace. La Madonna non ci obbliga a niente; ci rivolge
solo un invito.


Capitolo 32.

"Sarete i miei portatori della luce dell'Amore di Dio. Illuminerete la
via a coloro a cui gli occhi sono donati, ma non vogliono vedere".
(Dal messaggio della Madonna del 2 ottobre 2012).

Le cose pi belle del mondo non si possono n vedere n toccare,
si sentono con il cuore".
Questa frase tratta da Il Piccolo Principe sembrerebbe adatta per
Medugorje.  difficile trovare le parole giuste per descrivere tutte le
cose belle che vedo e sento con il cuore durante le apparizioni, ma
sono sempre decisa a provare. Se fai esperienza di qualcosa per gran
parte della vita, di solito ci fai l'abitudine. Ma io non mi sono mai
abituata al fatto di vedere la Madonna. Ogni apparizione mi sembra
la prima e ogni volta che ne parlo piango. Anche oggi ho difficolt
a credere che tutto questo accada da cos tanto tempo. Ripensando
al 2 agosto 1987, quando iniziarono le apparizioni del 2 del mese,
noto la mano paziente e gentile della Madonna in ogni cosa che si 
sviluppata. Cose bellissime sono successe e succederanno, il 2 agosto:
in tale data, la Chiesa celebra la festa di Nostra Signora degli
Angeli, che  legata a San Francesco d'Assisi. Sempre in tal giorno,
nel 1981, la Madonna ha permesso ad alcuni del posto di toccarle il
vestito. E quando le cose delle quali Maria mi ha parlato inizieranno
a verificarsi, il mondo capir perch Lei ha scelto il 2 agosto come
prima apparizione per coloro che devono ancora fare l'esperienza
dell'amore di Dio.
All'inizio, durante le apparizioni del 2 del mese, con me c'erano
solo poche persone, mentre ora Medugorje si riempie di pellegrini
gi qualche giorno prima. Sono rimasta profondamente colpita dal
messaggio del 2 maggio 2009, in cui la Madonna ha detto: "Anelate
dal profondo del cuore a mio Figlio. Il Suo nome dissipa la tenebra pi
fitta. Io sar con voi, voi solo chiamatemi: 'Eccoci, Madre, guidaci!'".
Ora, prima di ogni apparizione, su alcuni pullman che arrivano
dall'Italia vedo scritte queste Sue parole: Eccoci, Madre!
Verso la fine di ogni mese comincio a pregare e a digiunare pi
intensamente, il che mi aiuta a sentirmi pi vicino alla Madre Celeste.
Mi sento pervasa da un'emozione enorme. La notte precedente faccio
fatica a prendere sonno, continuo a girarmi nel letto. Il senso di
aspettativa mi toglie il fiato e mi d la sensazione di soffocare. Ma
quando prego, sento che Dio mi d la forza, come se mi sussurrasse
"Ce la puoi fare" e solo allora posso attendere con pazienza fino al
mattino. Di solito, verso le 3 di notte, inizio a sentire deboli voci e
canti provenire dalla collina. Alcuni pellegrini trascorrono tutta la
notte l, al freddo e tra le pietre acuminate, in attesa, pregando e cantando.
Al che penso: Potrebbe mai esserci un suono pi bello!
Quando il primo bagliore dell'alba illumina la mia stanza, mi alzo
con l'entusiasmo che ha un bambino nel giorno del suo compleanno.
Mentre mi preparo, continuo a pregare. Guardo fuori dalla finestra
e vedo che ai piedi della collina, attorno alla Croce Blu, si sono radunati
tanti pellegrini. I loro canti, accompagnati con la chitarra,
riecheggiano in tutta Medugorje, rivaleggiando con il canto dei galli
e l'abbaiare dei cani.
In passato, sapevo solo che la Madonna mi sarebbe apparsa il 2 del
mese a un'ora indefinita. Ma ora so che mi appare sempre un po'
prima delle 9. Normalmente trascorro la prima parte del mattino
nel mio salotto. Mi sento invadere il cuore dall'amore: sento che
il momento si avvicina, ma non  ancora ora.
Guardo l'orologio e so che stanno per suonarmi alla porta. Prima di
ogni apparizione, puntualmente, Damir arriva alle 7,30. Temendo
che avr fame dopo tanto digiuno, mi porta delle pagnotte di pane,
anche se gli dico sempre che non  necessario. Ancor prima che venga
a casa mia, lui e il suo gruppo sono gi stati alla Croce Blu a montare
gli altoparlanti in modo che tutti possano sentire le preghiere e
il messaggio. Da molti anni Damir filma le apparizioni, sia per avere
un documento storico che per offrire ai pellegrini un ricordo da
portare a casa. Un tempo mi nascondevo dalle telecamere, ma con
gli anni ho dovuto farci l'abitudine. Non guardo mai, ancor oggi, i
video girati da Damir - mi impressiona troppo vedermi mentre vivo
ci di cui desidererei far esperienza in ogni momento della mia vita.
Non c' mai stato alcun tentativo di organizzare la mattinata; tutto
si svolge in modo spontaneo e ora c' un ritmo familiare. Miki viene
di solito a casa mia verso le 8 e prima che me ne renda conto, 
ora di andare. Dal momento in cui esco dalla porta e respiro l'aria
fresca del mattino, mi sento un'altra. Mirjana la casalinga - quella
a cui piacciono i romanzi storici, le candele profumate e le battute
scherzose con gli amici prendendo il caff -  ancora a casa. Ora
sono Mirjana la veggente. Ad aspettarmi fuori ce sempre una folla
di pellegrini. Rivolgo loro un sorriso, anche se mi chiedo perch non
siano gi sulla collina. In fondo, io non sono nessuno. Vorrei che si
emozionassero per la Madonna, non per me.
Inizio a sperimentare la sensazione del Paradiso e sento la presenza
della Madonna, sento la Sua voce nel cuore.  il momento in cui mi
faccio coraggio.
Ce la posso fare, penso. Vedi, lei mi ama. Non sono una peccatrice cos
orrenda da impedire che lei venga.
Ma mentre la mia coscienza si eleva sempre pi verso il Cielo, perdo
via via la cognizione di tutto ci che avviene intorno a me. Ad
esempio, di recente ho invitato un amico americano a venire alla
Croce Blu per assistere a un'apparizione. La mattina, quando l'ho
incontrato davanti a casa mia, l'ho salutato e gli ho chiesto come
stesse, ma lui non ha risposto. Gli ho detto di starmi vicino quando
camminavamo, in modo da non perderci in mezzo alla folla, ma
lui sembrava ancor pi esterrefatto. Alla fine mi ha detto, in modo
garbato: "Mirjana, mi dispiace, non parlo italiano". Naturalmente
sapevo che parlava inglese, ma avevo una tale confusione in testa
prima dell'apparizione che mi ero dimenticata in che lingua stessi
parlando. Alcuni si offendono quando non rispondo a qualcosa che
mi hanno chiesto, ma  difficile far capire loro che met di me  gi
in un'altra dimensione.
Marko e le ragazze escono prima, accompagnati di solito da qualche
nostro amico o parente. La madre di Marko viene sempre alle
apparizioni e cos mia madre, sebbene preferisca non starmi troppo
vicino. Non ce la fa a vedermi piangere senza potermi dare conforto.
"Mi addolora vedere le tue lacrime", dice.
Alcuni uomini del paese mi aspettano sempre al cancello per farmi
da scorta attraverso la folla. Indossano camicie gialle e si chiamano
Association Kraljica Mira, ossia "Associazione Regina della Pace". Tra
le altre cose, aiutano i pellegrini che hanno bisogno di assistenza.
Mio fratello Miro  entrato a far parte del gruppo per contribuire a
proteggere sua sorella pi grande.
Proteggermi da cosa? La risposta migliore che posso dare  "dal
troppo amore".
I volontari della Kraljica Mira mi accompagnano lungo la strada,
dove, se mi sento di farlo, mi fermo a salutare le persone. A questo
punto il mio cuore scoppia d'amore per tutti quelli che incontro. Di
solito, quando arriviamo sotto la collina, la folla di pellegrini  talmente
grande da bloccare tutta la strada. Altre migliaia aspettano
in cima. In passato ho dovuto anche "sgomitare" per farmi largo tra
la folla e raggiungere la Croce Blu; ora, per, Miro e i suoi amici mi
lasciano libero un sentiero per agevolarmi il cammino. Gli italiani, si
sa, hanno un carattere molto passionale; alcuni pensano che sia necessario
toccarmi, come se io fossi una Santa o una dispensatrice di
miracoli. Addirittura ce stata una volta in cui una donna ha cercato
di tagliarmi un ciuffo di capelli come ricordo.
Un'altra volta, mentre mi avviavo al luogo dove avrei avuto l'apparizione,
 spuntata dalla folla una donna evidentemente con disturbi
psichici, che mi ha afferrato il braccio cos forte da procurarmi una
lussazione alla spalla. Ho sentito un dolore lancinante per tutto il
corpo, ho pianto mentre mi reggevo il braccio leso con l'altra mano.
Alla fine, arrivata alla Croce Blu ero in agonia e tremavo tutta. Ho
pregato in silenzio: Santa Madre, ti prego, vieni presto, non riesco a
sopportare questo dolore ancora per molto.
Appena  arrivata la Madonna, la fitta dolorosa mi  scomparsa
all'istante.
In Paradiso non esiste il dolore; c' solo amore. In seguito
Damir mi ha detto che durante l'apparizione avevo mosso il braccio
leso senza problemi. Poi per, quando la Madonna  andata via, il
dolore  immediatamente ricomparso. Ho avuto bisogno di tante
visite mediche e di mesi di fisioterapia per tornare a muovere il braccio
senza problemi.
Non mi arrabbio mai quando alcuni cercano di afferrarmi o toccarmi;
pensano che vi sia qualcosa di speciale in una persona che vede
la Madonna: lo capisco, anche se non sono del tutto d'accordo. Quello
che invece non capisco  che mi si confonda con la Madre Celeste.
Io sono un essere umano, non migliore degli altri Suoi figli. Ho solo
una missione diversa nella vita. Per fortuna, la maggior parte dei
pellegrini che vengono sono rispettosi e gentili.
Mentre salgo sul sentiero ripido e sassoso che porta alla Croce Blu,
ho una strana sensazione. Migliaia di occhi sono puntati su di me.
La gente urla il mio nome e scatta fotografie. La bambina che  in
me vorrebbe fuggire e nascondersi; ma so che devo rimanere forte.
Lo spazio davanti alla Croce Blu  riservato soprattutto ai sacerdoti,
ai malati e a coloro che per tanti anni hanno guidato i pellegrini con
preghiere e canti. Mi si strugge il cuore a vedere persone affette da
tumore, da paralisi e altre malattie gravi. Le bacio, le abbraccio e
prego per loro in silenzio.
 confortante e bello udire migliaia di persone intonare canti locali
come Gospa Majka Maja (Madonna, Madre mia) e Zdravo Kraljce
Mira (Salve, Regina della Pace). Tra un canto e un altro, i pellegrini
pregano insieme il Rosario, passando da una lingua all'altra ad ogni
decina. Ave Maria, piena di grazia.....Zdravo Marijo, milosti puna...
Hail Mary, full ofgrace...
La croce che d il nome alla zona chiamata "Croce Blu"  incastonata
in un altarino tra le rocce dietro una piccola statua della Madonna.
La mattina dell'apparizione, l'altarino  coperto di fiori, oggetti religiosi
e foglietti ripiegati con richieste di preghiere scritte dai pellegrini
o portate da loro per i propri familiari che non sono potuti
venire in pellegrinaggio. Io comunque dico sempre che il modo migliore
di pregare non  con la penna o con la bocca, ma con il cuore.
Quando preghi con il cuore, Dio non solo ti ascolta, ti parla.
Quand' che prego con il cuore? Quando tutto ci che esprimo, oltre
ad averlo pensato, l'ho sentito nel profondo: in tal caso ogni parola,
prima di uscirmi dalla bocca, mi avr attraversato il cuore. Dicendo
Ave Maria, avr davvero la sensazione di salutare Maria con amore;
dicendo piena di grazia, prover meraviglia di fronte alla grazia che
la Madonna elargisce a tutti. Nella preghiera parlo con Lei - non
la vedo e non la sento, ma percepisco la Sua voce dentro di me. Ad
esempio, quando medito sull'Assunzione di Maria in Cielo, Le chiedo
come si sentisse, a cosa pensasse in quel momento. La preghiera
non mi  mai parsa una ripetizione di parole, perch ogni volta sento
cose nuove, diverse. "Con le preghiere e il digiuno possiamo elevarci
da tutte le cose materiali che ci legano e passare a contemplare Dio",
diceva padre Slavko. "Pi contempliamo Dio e la Madonna, pi diventiamo
come loro. E pi diventiamo come loro, pi facilmente
apriremo loro i nostri cuori".
Ci vuole esercizio, perseveranza e un'anima limpida per sentire la
presenza di Dio nella preghiera. Se non sai cosa vuol dire pregare
con il cuore, prova a fare cos: confessa i tuoi peccati e rimetti tutto
a Dio. Digiuna a pane e acqua. Prega il Rosario e poi parla con Dio
a parole tue, come se stessi parlando al tuo migliore amico o alla
persona a te pi cara. Continua il digiuno e la preghiera. Presto scoprirai
cosa significa pregare con il cuore. Riconoscerai la presenza
inconfondibile di Dio quando la sentirai e vorrai che non abbia mai
pi fine.
Mentre mi inginocchio sulla superficie rocciosa davanti alla Croce
Blu, sento che mi viene a mancare il respiro. Il mio cuore  in preda
a un vortice di emozioni. Attendo il momento in cui il Paradiso
viene sulla terra e io mi sento sempre indegna. Marko e Miki si
inginocchiano dietro di me, mentre Damir si mette davanti con la sua
telecamera. Di fianco a me ci sono di solito amici o parenti; a volte,
quando possono venire dall'Italia, ci sono anche Lia, Alessandra o
Antonio. Antonio, ora sulla sedia a rotelle, viene trasportato fino alla
Croce Blu dai ragazzi della Comunit Cenacolo, mentre i volontari
dell'associazione Kraljica Mira trasportano altri pellegrini incapaci
di arrivare da soli.
Mi unisco alla folla che prega il Rosario e mentre il momento della
apparizione si avvicina, mi sento sempre pi mancare il respiro e penso:
la Madonna sta per venire] Se non fosse per l'effetto calmante
della preghiera, probabilmente mi mancherebbe il respiro o sverrei.
Questa sensazione aumenta sempre di pi. Mi metto la mano sul
petto, come per impedire al cuore di saltar fuori. Mi manca il respiro.
Alla fine  come se qualcuno premesse un interruttore - il
mondo scompare e io vengo avvolta in un immenso mare azzurro.
Davanti a me, in mezzo a tutto, c' la Madonna. Ogni sofferenza,
ogni paura scompare. Sono confortata. Amata. Sono completa.
"Sia lodato Ges", dice.
Essendo paralizzata dalla meraviglia, senza parole, mi ci vuole un
momento prima di rispondere: "Sempre sia lodato o Madre mia".
Ora che ho il cuore completamente aperto, un fiume d'amore mi
scorre dalla bocca. "Oh, ti ringrazio. Madonna mia! Come sei bella!"
In quei momenti, quando sono senza fiato, non riesco a controllare
ci che dico. "Oh, mia cara Madre! Come mi sei mancata!".
Non sono pi sulla terra. I pellegrini mi vedono l - le mie labbra si
muovono in modo impercettibile e mi scendono le lacrime dal viso
- ma non sono consapevole di chi e cosa sia attorno a me. Non mi
sembra neanche di essere sulla collina. Tutto  nascosto nel mare di
azzurrit, che di per s  gi difficile da descrivere. Potrei paragonarlo
al colore del cielo di un giorno sereno di primavera, ma in realt
non  come il cielo: in effetti,  pi di un semplice colore.  nello
stesso tempo un luogo e una sensazione, che avvolge completamente
la Madonna e me.
Le uniche volte che vedo le persone intorno a me sono i rari casi in
cui la Madonna prega su di loro. In qualche modo non devo neppure
voltarmi per vederle. Quando prega per qualcuno in particolare,
alza la mano verso tale persona o semplicemente la guarda con una
espressione di affetto, di preoccupazione o tristezza, mai con rabbia.
Non mi dice il motivo per cui prega per determinate persone; io,
comunque, dopo l'apparizione di solito cerco di dire cos' successo
alla persona interessata.
Quando la Madonna mi guarda direttamente negli occhi - cosa che
avviene per gran parte dell'apparizione - io non vedo nessun altro,
sebbene sia circondata da persone; anche se queste pregano, parlano
o urlano, non le sento. Anche se i raggi del sole mi colpiscono negli
occhi, non li avverto. In quel momento sto vivendo il Paradiso. Sto
facendo l'esperienza dell'amore di Dio e ho una gioia mai provata
sulla terra. Ho la mente calma, sgombra da pensieri futili e nel cuore
desidero solo due cose: che quel momento non finisca mai e che la
Madonna mi porti con s.
La vedo come fosse una persona - un essere umano fisico, tangibile,
in nessun modo trasparente o spettrale. Ma la Sua bellezza, chiaramente,
non  di questo mondo e quando parla,  come se sentissi
una musica celestiale. Ma la Sua voce non  come un suono. Se dovessi
fare un paragone, direi che la Sua voce  l'amore. La sento e la
percepisco come amore. Sento la sua voce con le orecchie ma anche
con il cuore - con tutto il mio essere. Una volta  venuto da New
York un tecnico dell'acustica per identificare come fosse la voce della
Madonna. Mi sono messa le cuffie e ho ascoltato tutti i diversi tipi di
voce che aveva registrato: nessuno si avvicinava alla voce della Beata
Vergine Maria.
Verso la met dell'apparizione, la Madonna mi d di solito un messaggio.
Non mi avverte in anticipo, ma capisco che sta per farlo
quando La vedo che sposta il Suo sguardo da me alle persone presenti
e dice: "Cari figli". Poi mi guarda di nuovo e dice cosa desidera
comunicare al mondo. Talvolta mi sono preoccupata di non riuscire
a memorizzare il messaggio, specie se contiene qualche parola che
non utilizzo mai; le ho anche chiesto anche: "Riuscir a ricordare
tutto questo?".
In tal caso, mi risponde sorridendo dolcemente, come per dire che
non devo preoccuparmi. Nel darmi il messaggio non mi parla in
modo continuo, come faccio io quando lo comunico subito dopo,
ma associa certe parti a un fatto accaduto o che accadr in futuro.
Per ora non posso scendere nei dettagli, ma posso farvi questo
esempio: se nel messaggio ci chiede di perdonare, mi spiegher che
se non perdoniamo si verificher questo o quel fatto. Dopodich la
Madonna mi parla a volte di cose che per ora non posso rivelare
pubblicamente e poi prega con me. Recitiamo la preghiera speciale
per coloro che non hanno ancora conosciuto l'amore di Dio, che mi
ha insegnato molti anni fa. Un giorno potr condividerla con tutti.
Quando preghiamo, Lei tende le mani verso di me, ma non fa gli
stessi gesti per tutto il tempo. A volte, ad esempio, mentre mi parla,
unisce i palmi delle mani come se pregasse. Anche l'espressione sul
volto non  sempre la stessa ma, come accade anche a noi, varia a
seconda dell'argomento di cui parla. Tuttavia, a differenza delle persone
sulla terra, non esprime le emozioni ridendo, facendo spallucce
o - come dico sempre scherzando con gli italiani - gesticolando con
le mani in modo concitato.
Ogni tanto Le rivolgo una domanda a nome di qualcuno: si tratta
di un'intenzione speciale o di un problema serio, come una malattia
incurabile o un problema di famiglia. Nei primi tempi, la Madonna
ci permetteva di fare pi domande, forse per aiutarci a conoscerLa
meglio. In seguito ce lo ha sempre permesso, ma in qualche modo,
gi prima che aprissi la bocca, capivo se era il caso o meno di chiedere
una determinata cosa. A volte mi d un messaggio da riferire
privatamente a una persona che non conosco e sulla quale non ho
fatto domande.
Verso la fine dell'apparizione, alza dolcemente la mano e dice: "Nel
nome di mio Figlio, vi do la mia benedizione materna" enfatizzando
leggermente la parola materna. Nei Suoi messaggi sottolinea che
la benedizione di un sacerdote  la benedizione di Suo Figlio; cos
dopo l'apparizione, chiedo a tutti i sacerdoti presenti alla Croce Blu
di benedire la folla e gli oggetti religiosi di ognuno. A differenza dei
sacerdoti, la Madonna, nel dare la benedizione, solleva la mano anzich
fare il segno della Croce. Di solito conclude dicendo: "Pregate,
pregate, pregate" e poi, lentamente, sale nel mare di azzurrit, come
se venisse "aspirata".
In rare occasioni, mentre scompare, vedo in lontananza qualcosa
che fa pensare a un segno. Il 2 agosto 2006, ad esempio, il mare di
azzurro si  aperto e ho visto la sagoma di una croce davanti al sole.
Altre volte ho visto una luce bellissima e calda dietro la Madonna.
Il 2 giugno 2009 ho visto una grande croce dorata. Il risplendere della
sua meravigliosa luce, mi toglieva il respiro. Al centro, all'incrocio
dei suoi bracci, c'era qualcosa simile a un cuore - luminoso e bello,
circondato da una corona di spine.
Esattamente un anno dopo, il 2 giugno 2010, mentre la Madonna
scompariva, ho visto una colomba bianca. Le punte delle piume della
colomba avevano un color oro splendente ed emanavano qualcosa
di simile a una polvere luminosa. Pensavo che la colomba simboleggiasse
lo Spirito Santo, ma come tutti ho avuto bisogno di riflettere
sul suo significato. La Madonna non mi spiega mai questi segni.
Sono sempre sorpresa quando ne vedo uno.
Prima di scomparire, la Madre Celeste non si eleva troppo in alto
e anche il mare di azzurro che la circonda svanisce subito insieme
a Lei. Improvvisamente, mi trovo di nuovo in mezzo alla folla dei
pellegrini, vengo assalita da un'insopportabile tumulto di rumori,
come se la gente mi stesse urlando nelle orecchie e facendo rumori
assordanti con un megafono. In quel momento, in realt, tutti pregano
in modo quieto. Ma anche un sussurro sembra un grido, negli
attimi successivi a quelli in cui lascio la pace del Cielo.
Qualcuno mi aiuta ad alzarmi e a sedermi su una panchina di pietra
l vicino. Mi sento completamente esausta, senza vita, ho bisogno
di qualche secondo per riprendermi. A volte non riesco a smettere
di piangere. Ho appena sperimentato un breve momento di amore
nella sua forma pi pura e altrettanto rapidamente l'ho perso. Sperimentare
il Paradiso e vivere sulla terra  pi doloroso di quanto
si possa immaginare. Vorrei andare a casa e chiudermi nella mia
stanza a pregare; ma c' un'altra cosa che devo fare.
Dopo l'apparizione sono troppo provata emotivamente per prendere
una penna e scrivere; Miki, allora, si siede vicino a me con un
quaderno e trascrive il messaggio della Madonna. Negli anni ha riempito
tantissimi quaderni. Io riesco a ricordare il messaggio solo
per pochi minuti. Dopo non sono pi in grado di ripeterlo con esattezza,
so solo su cosa verteva. Cos, conscia dell'importanza di trasmetterlo
immediatamente, mi faccio forza e parlo, dettando a Miki
il testo. In quel momento, ho la sensazione che la Madonna me lo
stia ripetendo; sento le Sue parole nel cuore, anzich con le orecchie.
Non devo nemmeno concentrarmi su Miki, mentre scrive una
frase - tant' che posso voltarmi e dire qualcosa ai sacerdoti vicino
a me e poi riprendere il messaggio dal punto in cui l'ho interrotto.
 come se dentro di me vi fosse la registrazione temporanea del testo,
che posso interrompere e poi continuare ad ascoltare secondo le
necessit. Credo che la Madonna me lo trasmetta finch non viene
definitivamente registrato.
Miki legge il messaggio ai pellegrini con un microfono, prima in
croato e poi dandone una traduzione all'impronta sia in inglese che
in italiano. Precisa poi che una traduzione pi precisa del messaggio
sar disponibile pi tardi e che, dopo l'apparizione, lui e altri esperti
linguistici controlleranno meticolosamente ogni parola tradotta per
assicurare che il messaggio sia trasmesso nella sua forma pi pura.
In passato i messaggi viaggiavano lentamente, ma oggi, con la tecnologia
moderna, arrivano lo stesso giorno in ogni parte del mondo
e in tante lingue.
Ritengo che i messaggi della Madonna siano un invito alla conversione
e un'affermazione dell'esistenza di Dio. In sostanza, Lei ci d
degli strumenti che ci servono per unirci a Dio, tra cui la preghiera,
il digiuno, la confessione, la Santa Messa e la Bibbia. Ma l'enfasi maggiore
 sull'amore: Dio desidera che vediamo un fratello in ogni persona
che incontriamo, che lo aiutiamo senza condizioni o eccezioni
e che resistiamo alla tentazione di odiare e giudicare.
"Se giudicate gli altri, poi non avete il tempo di amarli", diceva Madre
Teresa.
Dopo l'apparizione, mentre ridiscendo la collina, sono stordita. L'amore
della Madonna  ancora molto forte in me. Guardo le persone,
ma non le vedo. Le ascolto ma non sento quello che dicono.  come
se qualcun altro avesse preso il mio posto.
A volte sono costretta a fermarmi e a parlare con certe persone,
come se qualcosa mi guidasse verso di loro. Dopo un'apparizione.
mentre ritornavo dalla Croce Blu, avevo una sensazione forte dentro
di me. Sapevo di dover dire qualcosa a qualcuno, ma non sapevo
cosa o a chi. Sulla collina cerano migliaia di persone, ma lo sguardo
mi  caduto su una ragazza tra la folla. Ho subito capito che era lei e
mentre mi avvicinavo, sapevo anche che dovevo parlarle in italiano.
"Devo dirti una cosa, non ho idea di cosa".
Gli occhi della ragazza hanno cominciato a riempirsi di lacrime. "S,
ma lo so. Grazie!".
Ha sorriso in modo radioso, come se le fosse stata tolta una spina
dal cuore. Piangendo,  scomparsa tra la folla. Non l'avevo mai vista
prima e non l'ho pi incontrata.
Continuando a scendere dalla collina, sento il desiderio di donare
la corona del Rosario che ho tenuto in mano durante l'apparizione.
Ma quando le persone mi ringraziano, dico subito di indirizzare a
qualcun altro la loro gratitudine: "Ringraziate Dio e la Madonna,
non me".
Una volta tornata a casa, vado subito nella mia stanza. Prego. Piango.
Chiedo a Dio di aiutarmi a capire perch devo rimanere sulla terra.
Attraverso questa preghiera, inizio a sentire che Dio, delicatamente,
mi spinge ad andare avanti. Comprendo allora che devo ricominciare
la mia missione terrena - portare la mia croce e cercare l'amore di
Dio, proprio come ogni persona di questo mondo; che devo adempire
al mio dovere di moglie, di madre e di messaggera; che non
posso ancora andarmene insieme alla Madonna e che Lei non pu
rimanere qui con me. Alla fine, dopo due-tre giorni, ho abbastanza
forza da affrontare la vita, come ogni altra persona - almeno fino al
mese successivo, quando assaporer di nuovo il Paradiso.


Capitolo 33.

"Mio Figlio avrebbe potuto vincere con la forza ma ha scelto la mitezza,
l'umilt e l'amore. Seguite mio Figlio e datemi le vostre mani
affinch saliamo insieme sul monte e vinciamo".
(Dal messaggio della Madonna del 2 luglio 2007).

Una volta il cardinal Schnborn afferm: "Milioni di persone
nel mondo leggono i messaggi di Medugorje e in essi riconoscono
l'invito della Madre di Dio nella loro vita". Nostra maestra della
"scuola dell'amore", la Madonna, tramite i Suoi messaggi, ci d un
programma. Le sue "lezioni" mirano ad aiutarci a conoscere l'amore
di Dio. Esse comprendono i "cinque sassi", come li ha chiamati padre
Jozo: la preghiera, il digiuno, la Santa Messa, la confessione e la
Bibbia.
La Madonna non ci obbliga a mettere in pratica queste cose, ma ci
incoraggia e ci presenta una "mappa" che ci condurr sulla via verso
l'amore. Attraverso i Suoi messaggi, ci ricorda che i mezzi per vivere
il Paradiso sulla terra - e dopo la terra - sono alla nostra portata e
pienamente disponibili per tutti.
Vi' vengono offerte molte false verit. Le supererete con un cuore purificato dal digiuno, dalla preghiera, dalla penitenza e dal Vangelo", ha detto il 2 gennaio 2015.
LA PREGHIERA.  -  Tutto ha inizio con la preghiera e la Madonna ne sottolinea il valore in quasi tutti i messaggi che mi d durante le apparizioni.
"Solo i cuori puri, riempiti con la preghiera e misericordiosi possono
sentire l'amore di mio Figlio" (2 dicembre 2005).
"Figli miei, il mio cuore materno vi prega di accettare la preghiera
perch essa  la vostra salvezza. Pregate, pregate, pregate, figli miei"
(2 gennaio 2005).
"Con l'abbandono e la preghiera, nobilitate il vostro corpo e perfezionate l'anima" (2 aprile 2010).
"Pregate affinch possiate essere apostoli della luce di Dio in questo
tempo di tenebra e disperazione. Questo  il tempo della vostra messa
alla prova. Col Rosario in mano e l'amore nel cuore, venite con me" (2
marzo 2012).
"Cari figli, la vera preghiera proviene dalla profondit del vostro cuore, dalla vostra sofferenza, dalla vostra gioia, dalla vostra richiesta di perdono dei peccati" (2 febbraio 2011).
Una giaculatoria detta con il cuore  pi potente di una lunga preghiera
composta da parole non sentite. Dio ci parla attraverso l'amore,
sicch l'amore  la lingua che Lui comprende.
Avendo visto la Madonna oltre 700 volte dal 1981, non mi annoio
mai quando prego il Rosario: ogni volta che dico Ave Maria, infatti
me La immagino davanti a me. Per ricordo ancora come fossi
insofferente da piccola ogni volta che nonna Jela guidava le preghiere
della sera. Non sempre  facile concentrarsi, ma la Madonna dice
che niente unisce una famiglia meglio di un Rosario recitato insieme.
Se mentre pregate iniziate a distrarvi, mettete da parte il Rosario
e parlate alla Madonna direttamente, come farebbe un bambino con
la mamma. DiteLe perch non potete restare tranquilli. DiteLe cos'
che vi turba. DateLe tutto ci che avete nel cuore e Lei vi dar ci che
 nel suo - la pace di Dio. Dopo essere stata costretta a nascondere
la mia fede dai comunisti, ancora prego il Rosario con le dita. Anche
quando ho una coroncina, di solito finisco per darla a qualcuno che
incontro; e se mi chiedono di guidare il Rosario in un gruppo, preferisco
usare le dita perch ho paura di saltare qualche grano.
IL DIGIUNO.  -  La Madonna, parlando del digiuno, cita quasi sempre la
preghiera. Le due cose sono collegate. Il digiuno dovrebbe sempre essere
accompagnato dalla preghiera.
" importante sapere che quando preghiamo e digiuniamo, lo facciamo
per aprirci a Dio e a ci che Dio ci d", diceva padre Slavko.
"Spesso, quando si prega e si digiuna, avviene uno scambio dazione.
Preghiamo e digiuniamo, poi attendiamo di ricevere qualcosa
in cambio. Quando non otteniamo ci per cui preghiamo o digiuniamo,
smettiamo di pregare.  importante restare aperti a ricevere
tutto ci che Dio vuole darci. Le grazie arrivano quando restiamo
aperti attraverso la preghiera e il digiuno".
Il digiuno a cui ci invita la Madonna  volto ad aprire i nostri cuori.
Digiunando, dimostro a me stesso che ho il dominio sul mio corpo.
Anche se si tratta solo di un piccolo sacrificio, sto comunque dimostrando a Dio che per Lui sono disposto a fare qualsiasi cosa. Il digiuno,  inoltre, rafforza la mia preghiera.
"L'amore grande di Dio mi manda per condurvi alla salvezza. Datemi
i vostri cuori semplici, purificati con il digiuno e la preghiera.
Solo nella semplicit dei vostri cuori ce la vostra salvezza"
(2 settembre 2007).
"Oggi vi invito affinch con il digiuno e la preghiera tracciate la strada per la quale mio Figlio entrer nei vostri cuori" (2 giugno 2010).
"Non opponetevi alla speranza e alla pace. Con la vostra preghiera e
il vostro digiuno, mio Figlio con la Sua croce scaccer la tenebra che
desidera circondarvi e impadronirsi di voi. Egli vi dar la forza per
una nuova vita" (2 marzo 2013).
"Figli miei, pregate e digiunate per poter comprendere tutto quello che
vi chiedo" (2 dicembre 2013).
"Desidero che, col digiuno e la preghiera, otteniate dal Padre Celeste la
consapevolezza di ci che  naturale, santo, divino" (2 febbraio 2014).
La Madonna ci chiede di digiunare i mercoled e i venerd. La forma
migliore di digiuno, dice,  quella a pane e acqua. In questo modo,
rinunciamo al piacere del mangiare e del bere senza per privare il
nostro corpo del nutrimento necessario.
Padre Stanko Cosc, un giovane sacerdote di servizio a Medugorje,
dice: "Il vero sapore del pane e dell'acqua potete apprezzarlo solo nel
deserto".
CONFESSIONE.  -  La Madonna ci chiede di confessare i nostri peccati almeno una volta al mese, attraverso un sacerdote, secondo il Sacramento della Riconciliazione.
"Figli miei, solo un cuore puro, non appesantito dal peccato, pu aprirsi
e solo occhi sinceri possono vedere la via per la quale desidero condurvi" (2 dicembre 2011).
"Cari figli, nel grande amore di Dio, oggi vengo a voi per condurvi
sulla via dell'umilt e della mitezza. Prima stazione su questa via, figli miei,  la confessione. Rinunciate al vostro orgoglio e inginocchiatevi davanti a mio Figlio" (2 luglio 2007).
"... desidero aiutarvi a liberarvi dalla sporcizia del passato, a
ricominciare a vivere e a vivere diversamente. Vi invito a risorgere
in mio Figlio. Con la confessione dei peccati rinunciate a tutto ci che vi ha allontanato da mio Figlio e ha reso la vostra vita vuota e infruttuosa"
(2 maggio 2011).
La Madonna ha detto che non ce uomo al mondo che non abbia
bisogno di andare a confessarsi almeno una volta al mese. Quando
lo riferisco ai pellegrini, sorrido sempre e aggiungo: "Notate che
non ha nominato le donne. La Madonna sa che abbiamo abbastanza
croci da portare!".
Jakov, ogni volta che me lo sente dire, dice: "S,  vero che gli uomini
dovrebbero andare a confessarsi ogni mese, ma le donne dovrebbero
confessarsi ogni giorno!". Una confessione sincera ti purifica dalle
trasgressioni compiute nel passato, ti toglie dalle spalle il peso del
peccato e permette a Dio ti riempirti della Sua pace.
"Una perla che cade nel fango  pur sempre una perla", dice Stanko
Cosic, "ma puoi vederne la bellezza solo dopo averla pulita. Lo stesso
 per le nostre anime nella confessione".
LA MESSA.  -  Durante le apparizioni, la Madonna a volte mi dice cose che
esulano dai messaggi. Spesso me ne ricordo pi tardi, quando prego.
Una volta ha detto una cosa che mi ha colpito profondamente. Avevo
la sensazione che fosse qualcosa di grande importanza, ma finora
non l'ho mai condiviso.
"Io sono stata il primo Tabernacolo" ha detto. "Il Corpo Santo  cresciuto dapprima dentro di me".
Sin dall'inizio delle apparizioni, la Madonna ha evidenziato l'importanza
della Messa. Ci ha detto che se mai ci trovassimo a decidere fra
partecipare alla Messa e vederla nell'apparizione, dovremmo sempre
scegliere la Messa.
"La Messa, il pi sublime e il pi forte atto della nostra preghiera, sia
il centro della vostra vita spirituale" (2 agosto 2008).
"Nell'Eucaristia, mio Figlio si dona sempre di nuovo..." (2 aprile 2015).
"Vi invito affinch la vita per la vostra anima sia l'Eucaristia" (2 agosto 2014).
Ricevendo la Comunione, sento che il mio Dio e io siamo una cosa
sola. Mi sento come se diventassi il Suo custode, sento che Lui vive
in me. Dopo, quando m'inginocchio e prego, Gli chiedo di rimanere
con me il pi a lungo possibile in modo da continuare a sentire l'amore
e la pienezza che solo Lui pu dare.
LA BIBBIA.  -  La Madonna ci chiede di riportare la Parola di Dio nelle nostre case.
Non lasciatela in un angolo a impolverarsi, come un soprammobile,
ma mettetela in un posto dove possa essere ben vista e utilizzata.
"Accogliete la Sua parola con un cuore semplice e vivetela. Se vivete
la Sua parola, pregherete. Se vivete la Sua parola, amerete con amore
misericordioso, vi amerete gli uni gli altri" (2 agosto 2015).
"Figli miei, vivere mio Figlio vuol dire vivere il Vangelo" (2 dicembre
2014).
Non ha specificato quante pagine al giorno della Bibbia dovremmo
leggere, ma meglio qualche frase piuttosto che nulla. La cosa pi
importante  aprirla regolarmente.
RISPONDERE ALL'INVITO.  -  Il 2 luglio 2013 la Madonna ha detto: "Prego che la luce dell'amore di mio Figlio vi illumini, che vinciate le debolezze e usciate dalla miseria".
Se la preghiera non  ancora una gioia per te, inizia piano piano. Se
ti forzi,  probabile che soccombi alla debolezza, che ti scoraggi e
abbandoni. La fede va coltivata come un fiore delicato, a cui va dato
il tempo di crescere.
La Madonna ci ha insegnato con l'esempio. La prima cosa che ci
ha chiesto  stata di pregare il Credo Apostolico e sette Pater, Ave e
Gloria ogni giorno. In seguito ci ha invitati a pregare il Rosario e a
digiunare il venerd. Una volta che ci siamo abituati, ci ha chiesto di
aggiungere un altro Rosario e poi ancora un altro, nonch di digiunare
anche il mercoled.
Scherzo sempre dicendo che spero che si fermi a questo. Ma realmente
la preghiera per me  diventata una gioia. Cominciando lentamente
e facendo tutto con il cuore, ognuno pu raggiungere quel tesoro
verso cui la Madonna cerca di portarci. Il Suo  un invito gentile. Non
obbliga mai.
La Madre nostra viene ogni mese a pregare per "coloro che ancora
non sentono l'amore di Dio" perch, per Lei, anche un solo figlio perduto
 troppo. Il Suo grande amore per noi La obbliga a intervenire.
Guarda come il mondo attorno a te e capirai perch  cos preoccupata.
Il 2 luglio 2011, mentre la Madonna stava scomparendo, ho visto un
segno particolarmente impressionante: alla Sua destra cera una bellissima
croce che splendeva di una luce d'oro, una luce che sembrava
emanare un senso di gioia e di vittoria. Ma alla Sua sinistra  apparsa
una tenebra, diversa da tutto ci che avevo mai visto - un vuoto
oscuro che emanava un senso di desolazione. Vedendola muoversi
e ondeggiare, mi riempiva di paura. Il Suo messaggio, quel giorno,
 stato un forte invito alla conversione. "Cari figli, oggi, per la vostra unione con mio Figlio, vi invito a un passo difficile e doloroso". Ci ha implorato di purificarci, spiegando che un cuore impuro "non  un
esempio della bellezza dell'amore di Dio per coloro che gli stanno attorno e che non l'hanno conosciuto".
Dopo l'apparizione, Veronika, preoccupata, mi ha chiesto se si fosse
inginocchiata dalla parte giusta o da quella sbagliata, ma io la
rassicurai dicendole di non preoccuparsi. La Madonna non mi ha
spiegato l'immagine; a mio avviso essa rivelava la differenza fra un
cuore puro e uno impuro, come se fosse un'illustrazione del messaggio,
volta a dimostrare che i nostri cuori saranno pieni di luce se
sceglieremo il cammino della virt. Come ha detto Ges: "Beati i
puri di cuore, perch vedranno Dio" (Matteo 5, 8).
Se Lo rifiutiamo, per, cammineremo nelle tenebre, non sapremo
chi siamo e dove staremo andando. Per fortuna, la differenza fra
luce e tenebra  una questione di scelta. Nessuno pu dire di essere
completamente puro di cuore, ma  di vitale importanza tentare di
esserlo. Mi fa paura chi sostiene che tutto ci che fa  perfetto.
L'apparizione del 2 ottobre 2011  un'altra che mi  rimasta particolarmente impressa. Nel Suo messaggio, la Madonna ci ha chiamati a
ricercare un rapporto stretto con Dio, dicendo che "Dio Padre non
vi  lontano e non vi  sconosciuto". Ha spiegato che Dio si  rivelato
a noi e ci ha dato la vita attraverso Ges, aggiungendo: "Non fatevi
vincere dalle prove che vogliono separarvi da Dio Padre". Ci ha chiesto
di pregare "affinch la bont che viene solo da mio Figlio, che  la vera
bont, inondi i vostri cuori" e ci ha implorato di non giudicare i nostri
pastori, in modo da non dimenticare che Dio li ha chiamati. La
Madonna, durante quell'apparizione, mi ha mostrato qualcosa di cui
non posso parlare; ad ogni modo, a colpirmi maggiormente  stata
la tristezza che aveva sul viso. Ho visto diverse donne sofferenti sulla
terra, ma niente  paragonabile al dolore sul volto della Madonna. In
un certo senso, invidio chi non l'ha mai visto. Ci che La ferisce di
pi  quando vede che non abbiamo fatto neanche un tentativo per
cambiare, che i nostri cuori restano duri e indifferenti, che abbiamo
scelto un cammino di perdizione anzich di salvezza. Lei ha cos
tanto amore e pazienza e si premura cos tanto per noi eppure noi
siamo spesso sordi al Suo invito e riluttanti a fare anche il minimo
passo avanti.
Immaginate qui sulla terra una madre, il cui fglio frequenti cattive
compagnie e ora viva nelle tenebre. Non parla pi con lei perch sa
quanto la deluderebbe. Che dolore, per quella madre. Ora, moltiplicatelo
per un miliardo e immaginate di guardarla negli occhi. Ecco
com' guardare la Madonna mentre prega per i Suoi innumerevoli
figli che hanno preso una cattiva strada. Oppure considerate la pena
indescrivibile di una madre che ha perso un figlio. La nostra Madre
Celeste  in lutto per ogni figlio che perde.
Dopo l'apparizione del 2 ottobre 2011 sono crollata a piangere. L'immagine della sofferenza della Madonna mi si era scolpita nella mente.
Guardando tutte le persone che avevo intorno, sentivo che vi era
il pericolo che le apparizioni venissero date per scontate. La gente
chiacchierava e faceva fotografie. Alcuni erano l solo in cerca di
segni visibili o per poter parlare di ci che avrebbero visto. Altri sentivano il messaggio ma subito dopo lo dimenticavano. Personalmente
non ho mai fatto un commento dopo un'apparizione, ma quella
volta sentivo di dover dire qualcosa.
"Fratelli e sorelle, siete consapevoli che la Madre di Dio era insieme
a noi?", ho detto, coadiuvata da Miki, che ripeteva tutto con il
microfono. "Ciascuno di noi dovrebbe chiedersi 'ne sono degno?'.
Dico questo perch per me  difficile vederLa soffrire. Ciascuno di
noi cerca un miracolo, ma non vogliamo un miracolo su noi stessi".
Dopo quell'apparizione sono stata male per tre giorni, durante i quali
avevo sempre davanti agli occhi il volto addolorato della Madonna.
Pensavo che sarei morta. Ma, attraverso la preghiera, Dio mi ha
rasserenata. Ne sono venuta fuori con la convinzione che se siamo
perseveranti, possiamo asciugare le lacrime della Madonna e diminuire
il Suo dolore.
La Madre Celeste, tuttavia, non appare sempre triste. Se, ad esempio,
mi dice qualcosa di grande importanza, lo fa mostrandosi determinata.
I momenti che preferisco sono quelli in cui la vedo gioiosa.
Ogni volta che parla di Suo Figlio, ha sul volto il sorriso pi bello.
La Sua gioia mi colpisce profondamente, tanto che quando l'apparizione
finisce, sono meno dispiaciuta di altre volte. VederLa triste.
invece,  per me una sofferenza enorme, che faccio fatica a superare.
Un giorno, mentre descrivevo il dolore della Madonna a un gruppo
di pellegrini, vedevo che una signora scuoteva il capo. Poi ha detto:
"Quando cambier questo mondo? Quando capir la gente?".
"Non  questo che dovremmo chiedere", ho detto. "Dovremmo invece
chiederci: 'Io quando cambier? Quando capir?' Non possiamo
dare la colpa agli altri. Dobbiamo iniziare da noi stessi; solo allora
potremo aiutare gli altri".
L'unica anima che sono tenuta a scrutare  la mia. Quando dovr
presentarmi a Dio, Lui non mi chieder di voi. Mi chieder solo
come io ho risposto alla Sua chiamata.
La Madonna crede sempre in te - anche se tu non credi in Lei. Il Suo
 un amore incondizionato. Ama il peccatore tanto quanto il Santo.
Ama l'ateo tanto quanto il credente. Ama te e tutti i Suoi figli tanto
quanto ama me.
La Madonna ha vissuto sulla terra e ha sperimentato le sofferenze
umane. Puoi rivolgerti a Lei per tutte le tue difficolt ed esigenze.
Lei  la tua vera Madre, ancor pi di quella che ti ha dato la vita. Lei
ti conosce e ti capisce pi di quanto ti conosci e ti capisci tu stesso.
Se ti senti perduto, se hai difficolt a capire la tua missione o a trovare il tuo posto nel mondo, guarda a Lei - la Madonna ti tende le Sue
mani. Prendile. Lei ti porter alla pace.
Se sei ferito, se c' qualcosa che ti ha rubato la luce dal cuore, ascoltaLa - la Madonna ti sta chiamando. Parla con lei. Lei ti riempir il cuore con la luce di Suo Figlio.
Con le apparizioni del 2 del mese, la Madonna ha avviato un grande
movimento. Tante persone nel mondo hanno risposto alla Sua chiamata
creando gruppi di preghiera, diffondendo i messaggi e dando
l'esempio di come vive chi ha fatto esperienza dell'amore di Dio. La
Madonna non pu vincere senza di noi e noi non possiamo vincere
senza di Lei.
"Aiutatemi", dice. "Incamminatevi con me". Il 2 gennaio 2014 ha affermato:
"Cari figli, per poter essere miei apostoli e per poter aiutare
tutti coloro che sono nelle tenebre affinch conoscano la luce dell'amore
di mio Figlio, dovete avere cuori puri e umili".
Con il Suo esempio di purezza e umilt, viene a trovarci e ci mostra
come pregare "per coloro che non comprendono l'amore, che non
comprendono cosa significhi amare". Ha fiducia in noi e ci chiede ripetutamente di unirci a Lei: "Vi invito a essere miei apostoli della luce che diffondono nel mondo amore e misericordia", ci ha detto in un
messaggio. E "mi servir di voi, apostoli dell'amore, per aiutare tutti i
miei figli a conoscere la verit".
Con la preghiera e il digiuno, ci dice, possiamo essere il Suo "fiume
d'amore" che scorre nel mondo e ci spinge a comprendere che non
dobbiamo essere perfetti per lavorare per il Cielo: "Non perdete tempo
a capire se siete degni di essere miei apostoli".
Capite che sta parlando per ciascuno di noi? Qualunque cosa noi
facciamo durante il nostro breve soggiorno sulla terra incider sulla
nostra eternit. Se per assicurarti la gioia eterna devi fare qualcosa di
difficile per un periodo di tempo relativamente breve, non lo faresti?
Ma la Madonna vuole che ci sforziamo per qualcosa di pi grande.
Ci chiama a lottare con Lei, su questa terra, per aiutare i nostri fratelli e sorelle a conoscere l'amore di Dio. Il maligno cerca in ogni
modo di non farci avere la ricompensa eterna attirandoci con tentazioni
e distruggendoci interiormente. Pi il pianeta viene coperto
dalle tenebre, pi anime andranno perdute.
"Come singoli, figli miei, non potete fermare il male che vuole regnare
nel mondo e distruggerlo. Ma per mezzo della volont di Dio, tutti
insieme con mio Figlio potete cambiare tutto e guarire il mondo", ha
detto il 2 agosto 2011.
La Madonna mi ha detto molte cose che ancora non posso rivelare.
Per ora posso solo immaginare ci che ha in serbo il futuro, ma da
alcune indicazioni capisco che gli eventi sono gi avviati. Le cose
stanno cominciando piano piano a svilupparsi. Come dice la Madonna,
guardate ai segni dei tempi e pregate.
Posso paragonare tutto ci alle pulizie di primavera. Se voglio che la
mia casa sia impeccabile, devo come prima cosa mettere tutto sottosopra:
spostare il divano, mettere le sedie sul tavolo, aprire tutte le
credenze - niente, insomma, resta al suo posto. La casa  nel caos, in
disordine,  irriconoscibile per i miei figli, non ce pi la pace. Ma poi
pulisco sotto ogni cosa. Tolgo tutta la sporcizia. Quindi rimetto ogni
mobile al suo posto. Alla fine, la mia casa  pi immacolata di prima.
Ecco come vedo la confusione nel mondo di oggi, come vedo le apparizioni
della Madonna e il piano di Dio. La vera pulizia di una
casa inizia da una grande confusione. Sarai forse come parte dei figli
che, mentre la mamma pulisce, se ne restano in disparte o non avrai
piacere di sporcarti le mani e di aiutarla?
Come la Madonna ha detto in uno dei Suoi messaggi: "Desidero che
insieme, per mezzo dell'amore, i nostri cuori trionfino".
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Fine.
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UNA SEMPLICE SOLUZIONE ALLA FAME NEL MONDO.
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Fine.